Dice il Vanmander che egli imparò anche l’arte d’intagliare in acquaforte: e che avutone i principj da un orefice, poi seguitò con un maestro, che intagliava i morioni a’ soldati, costume usato in quella età, e che con questa egli fece varj intagli. Volle anche intagliare in legno, e se ne veggono molte sue carte, maneggiate con gran franchezza. Non è possibile a raccontare, quanto Luca valesse nel dipignere in vetro, e le belle cose, che se ne son vedute di sua mano. Il virtuoso Pittore Goltzio, teneva in conto di preziosa gioja un vetro, dove Luca aveva dipinto il ballo delle donne, ch’esse fanno incontro a David, nel suo tornare colla testa di Golia, invenzione, che fu poi data alle stampe con intaglio di Gio. di Sanredam, quello stesso che intagliò il bellissimo ritratto del tante volte nominato Carlo Vanmander, e quasi tutte le opere del Goltzio. Pel nome, che correva dappertutto di sua virtù, fu questo grande artefice spesso visitato da’ più rinomati maestri di quelle provincie: e fino lo stesso Alberto Duro, per conoscerlo di persona, andollo a trovare a Leida; stette con lui qualche giorno, ne fece il ritratto, e volle che Luca gli facesse il suo, strignendo con esso grande amicizia. Era già pervenuto il nostro artefice all'età di trentatré anni, quando gli venne voglia di conoscere di presenza i maestri più singolari di Zelanda, Fiandra e Brabanza: e trovandosi molto ricco, si mise in viaggio con una nave, presa tutta per sé, dopo averla provveduta di ogni più desiderabile comodità. Giunto a Midelburgh,
molto si rallegrò in vedere le opere dell’artificioso Pittore Gio. de Mabuse, che allora abitava in quella città, e vi aveva fatte molte cose; e volle a proprie spese banchettare esso ed altri Pittori di quella patria, con regia magnificenza. Lo stesso fece a Ghent, in Haerlem e in Anversa. Il nominato Gio. de Mabuse, volle in ogni luogo accompagnarlo. Andavano insieme per quelle città, il Mabuse vestito di panni d’oro, e Luca aveva semplicemente indosso un giustacuore di seta gialla di grossagrana: ed era cosa graziosa, che nell’arrivar che e’ facevano in qualche città, spargendosi la fama tra la minuta gente, ch’e’ fosse giunto il famoso artefice Luca d'Olanda, correva la plebe curiosa per vederlo: e nel camminar che facevano tutti e due insieme, a detta del popolo, toccava sempre al Mabuse, per avere indosso quel bel vestito, ad esser Luca: e Luca, che non era molto ajutato dalla presenza, e’l cui vestito non lustrava tanto quanto quello del Mabuse, rimaneva appresso di loro un non so chi. Or perché il povero Luca, che era di statura piccolo, di poca lena, e non avvezzo a’ disagi de’ viaggi, e, quel che è più, si trovava indebolito da’ grandi studi dell’arte, forse si affaticò troppo più in quel pellegrinaggio, di quel che le proprie forze comportavano; tornossene finalmente a casa con sì poca buona sanità, che da lì in poi, in sei anni, ch’e’ sopravvisse, non ebbe mai più bene, e per lo più non uscì di letto. Credette egli, e qualcun’altro con lui, che per invidia gli fosse stato dato il veleno, di che stette sempre con una tormentosa apprensione; contuttociò fu da ammirarsi, che tanto fosse in lui l’amore dell’arte, che non ostante il male, si era fatto accomodare sopra il letto tutti i suoi strumenti, in tal modo, che e’ potesse sempre intagliare o dipignere. Cresceva frattanto la malattia, e mancavano le forze, e già era divenuto sì debole, che i medici si erano persi d’animo, e non sapevan più, con che ajutare la mancante natura. Occorse finalmente un giorno, che egli conoscendo, che già si avvicinava il termine de’ suoi giorni, voltandosi agli astanti, disse loro, che desiderava ancora un’altra volta di veder l’aria, per di nuovo ammirare le opere d’Iddio: e tanto gl’importunò, che fu necessario, che una sua servente se lo pigliasse in braccio, e per un poco lo tenesse fuori all’aria. Giunta finalmente per Luca l’ora fatale, placidamente se ne morì, nell’età sua di trentanove anni, nel 1533. Fu l’ultimo suo intaglio e bellissimo, un piccol pezzo, dove aveva rappresentata una Pallade; e questo fu trovato sopra il suo letto quando morì. Lasciò di sua moglie una figliuola maritata, che nove giorni avanti la morte del padre, aveva partorito un figliuolo: e nel ricondurlo dal Battesimo, aveva domandato Luca, che nome fosse stato dato al nuovo bambino: al che una donna scioccherella aveva risposto: Ben sapete, che e’ s’è fatto per modo, che dopo di voi, resti un altro Luca di Leida; di che il povero Luca si era tanto turbato, che fu opinione, che se gli accelerasse alquanto la morte. Questo figliuolo, che fu di casa Demessen, riuscì ancor egli pittore ragionevole, e morì in Utreck l’anno 1604 in età di ventun’ anno. Un fratello di questo, pure anch’esso nipote di Luca, chiamato Giovanni de Hooys, nello stesso anno 1604 era Pittore del Re di Francia . E questo è quanto ho io
potuto raccogliere di notizia, appartenente alla vita di questo grande artefice, Luca d’Olanda, la fama del cui valore vivrà eternamente.