Nominativo - il Franciabigio

Numero occorrenze: 4

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina X

Vedi

F Fancelli, Chiarissimo, decen. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 136. Farinati, Paolo, decen. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 213. Fasuolo, Giovannantonio, dec. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 58. Favarone, Lazzaro, dec. 2. della parte 3. del sec. 4. a c. 289. Fei, Alessandro di Vincenzio, decen. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 186. Feltrini, Andrea, decenn. del sec. 4. a c. 287. Vedi di Cosimo. Feminet, Martino, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 229. Ferrata, Ercole, decen. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 516. Ferrucci, Francesco di Gio. di Taddeo, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 190. Ferrucci, Niccodemo, dec. I. della p. 3. del sec. 4. a c. 193. al verso 37. Ferrucci Pompeo, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 196. al verso 14. Ferrucci, Romolo, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 193. al verso 4. Fetti, Giovanni, dec. 7. del sec. 2. a c. 80. Fiacco, Orlando, decen. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 138. Fiasella, Domenico, dec. 5. della p. I. del sec. 5. a c. 537. Vedi da Sarzano. Ficherelli, Felice, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 219. Vedi Riposo. Fidani, Orazio, decen. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 276. al quarto ult. verso. Filarete, Antonio, dec. I. della par. I. del sec. 3. a c. 40. Filippi, Alessandro, dec. 8. par. 2. del sec. 3. a c. 137. Vedi Botticelli. Finiguerra, Maso, dec. 5. della par. 2. del sec. 3. a c. 107. Fiorini, Gio. Batista, dec. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 119. Flynk, Guobert, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 484. Floris, Cornelio, decen. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 398. al verso 17. Floris, Francesco, d. 5. del sec. 4. a c. 342. Floris, Francesco di Francesco, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 143. Floris, Francesco di Francesco, dec. 5. del sec. 4. a c. 352. Foder, Antonio, decen. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 211. Foggini, Gio. Batista, dec. 5. della parte I. del sec. 5. a c. 527. Foggini, Jacopo Maria, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 352. Fontana, Domenico, dec. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 106. Fontana, Lavinia, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 96. Fontebuoni, Astasio, dec. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 86. Folli, Sebastiano, decen. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 161. Fortunatino, Tommaso di Stefano, decen. 6. del sec. 2. a c. 75. Fra Ascanio, dec. 2. del sec. 5. a c. 79. Vedi Mascagni. Fra Bartolommeo, detto Fra Carnovale, decenn. 3. del sec. 4. a c. 265. Fra Bartolommeo di S. Marco, dec. 10. par. 2. del sec. 3. a c. 148. Fra Carnovale, decenn. 3. del secolo 4. a c. 265. Fra Bartolommeo. Fra Giovanni da Fiesole, detto Fra Gio. Angelico, dec. 2. della par. I. del secolo 4. a c. 42. Fra Gio. Vincenzio de’ Servi, dec. 3. della p. 2. del s. 4. a c. 238. Vedi de’ Servi. Francia, Francesco, dec. 10. par. 2. del sec. 3. a c. 155. Francia, Jacopo, decen. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 56. Francavilla, Pietro, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 203. Francesco Fiorentino, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 95. Francesco Senese, decen. 3. del sec. 4. a c. 248. al verso 3. Franceschini, Baldassarre, dec. 5. della par. I. del secolo 5. a c. 381. Vedi Volterrano. Franciabigi, Marco Antonio, dec. 2. del sec. 4. a c. 235. Vedi il Franciabigio. Franchi, Antonio, dec. 5. della p. I. del s. 5. a c. 414. al verso 31. verso il fine. Franco Bolognese, dec. I. del sec. 2. a c. I. Francofoort, Adamo, dec. 3. del sec. 4. a c. 399. al ver. 12. Fredeman, Hans, dec. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 72. Furini, Francesco, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 258.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 83

Vedi

Fra le tavole, che Masaccio dipinse in Roma , una fu in Santa Maria Maggiore , per una Cappelletta vicino alla Sagrestia, nella quale figurò la storia di Santa Maria della Neve con quattro Santi. In questa ritrasse al naturale Papa Martino con una zappa in mano, colla quale disegna i fondamenti di quella Chiesa: ed appresso a lui Sigismondo Imperatore, secondo di questo nome. Attesta il mentovato Vasari, che Michelagnolo Buonarroti si fermasse un giorno a considerare questa tavola con attenzione, e che molto la lodasse. Afferma inoltre, aver avuta dallo stesso Michelagnolo questa notizia, cioè, che quel Pontefice, che regnava ne’ tempi di Masaccio , mentre che e’ faceva dipignere a Pisanello , e a Gentile da Fabbriano le facciate della Chiesa di San Giovanni, ne allogasse una parte ancora a lui; ma questi, prima di por mano all’opera, avendo avuto di Firenze la nuova, che Cosimo de’ Medici suo grande amico e protettore, era stato richiamato dall’esilio, qua se ne tornò: dove già era passato all’altra vita Masolino da Panicale suo maestro, che aveva dato principio a dipignere nella Chiesa del Carmine la Cappella de’ Brancacci: nella volta della quale aveva figurato i quattro Evangelisti, e da’ lati la vocazione di Santo Andrea e di San Pietro all’Apostolato: la Negazione e Predicazione del medesimo: e quando egli risana Petronilla sua figliuola: il Naufragio degli Apostoli: e quando lo stesso Pietro, insieme con San Giovanni, se ne va al Tempio, e vi libera l’Infermo, che gli chiede limosina. Rimasa dunque, per morte di quell’artefice, imperfetta quell’opera, fu essa subito allogata a Masaccio : il quale, prima di cominciare a dipignerla, volle dare alla sua patria alcun segno del suo miglioramento, ch’egli aveva fatto nell’arte, nel tempo, ch’egli aveva operato in Roma; onde in essa Chiesa del Carmine , in faccia ad un pilastro della gran Cappella, rimpetto alla già nominata de’ Brancacci, dipinse a fresco una figura di un San Paolo, la testa del quale ritrasse al vivo di un tale Bartolo d’Angiolino Angiolini , con tale spirito nel volto, che altro non gli mancava, che la favella. Questa figura, che (avuto riguardo al tempo) riuscì maravigliosa, insieme con un’altra di un San Pietro Apostolo, stata dipinta per avanti in faccia all’altro pilastro da Masolino , si è conservata molto bene fino all’anno 1675, in circa, nel qual tempo, tanto l’una che l’altra, furon mandate a terra, a cagione del nobile abbellimento di marmi, statue e pitture stato fatto ad essa Cappella da’ Marchesi Corsini , per dar luogo in essa al Corpo del glorioso Santo Andrea Carmelitano, di loro famiglia, Vescovo di Fiesole, trasportato in essa con maestosa pompa l’anno 1683. Questa figura adunque del San Paolo Apostolo fu quella, la quale fece conoscere apertamente, che Masaccio aveva scoperte e superate a benefizio di coloro, che dopo di lui dovevano operare, due grandissime difficultà, che poco o nulla erano state fino allora osservate, non che intense da chi aveva dipinto innanzi a lui. Tali furono lo scortare, che fanno le vedute di sotto in sù, e questo particolarmente mostrò ne’ piedi di quell’Apostolo: ed il modo di disegnare il piede in iscorto in atto di posare, a differenza de’ passati pittori, che facevano le figure ritte, tutte apparire in punta di piedi, senza che mai nessuno, per istudioso che fosse stato fino da’ tempi di Cimabue , avesse o saputo conoscer quell’errore, o saputovi rimediare: il che solo fece il nostro Masaccio . Ciò fatto, si pose a dipignere la detta Cappella de’ Brancacci, e vi condusse di sua mano la storia della Cattedra: la liberazione degl’infermi: il risuscitare de’ morti: l’andare al tempio con San Giovanni: il sanare gl’infermi coll’ombra: il cavare il danaro dal pesce, per pagare il tributo, e l’atto stesso del pagamento: dove in un Apostolo, che è l’ultimo in quella storia, vedesi il ritratto dello stesso Masaccio . Fecevi anche la storia, quando San Pietro e San Paolo risuscitano il figliuolo del Re; questa però alla morte di Tommaso restò non finita. Dipinse anche la storia del San Pietro, che battezza, nella quale fu sempre stimata per una bellissima figura un ignudo, che fra gli altri battezzati fa atto di tremare pel freddo. Nel tempo, che il nostro pittore conduceva quest’opera, si dice, che occorresse la Sagra della stessa Chiesa del Carmine , in memoria di che Masaccio si ponesse a dipignere di verde terra a chiaroscuro sopra la porta di dentro il Chiostro, che va in Convento, la tanto celebre storia di tutta quella funzione, figurando sul piano di quella piazza, a cinque o sei per fila, un gran numero di cittadini, in atto di camminare in ordinanza con maravigliosa distinzione, e così ben posati sul piano, e con un diminuire, secondo la veduta dell’occhio, così proporzionato, che fu cosa di maraviglia. Fra questi dipinse al naturale, in mantello e in cappuccio, dietro alle processioni, Filippo Brunelleschi , Donatello , Masolino , Antonio Brancacci , che gli fece fare la Cappella, Niccolò da Uzzaano , Giovanni di Bicci de’ Medici , Bartolommeo Valori , e Lorenzo Ridolfi , allora Ambasciadore di Firenze a Venezia. Ed io non penso mai a quest’opera, che io non mi dolga in estremo, non so se io dica del tempo, che’l tutto guasta e consuma, o dell’ignoranza e poco amore che hanno bene spesso gli uomini alle antiche memorie, che abbiano permesso, che ricordanza sì bella sia affatto perita, per qualsisia anche urgentissimo bisogno, che ne abbia dato occasione. Dissi affatto perita, perché non sarebbe quella stata la prima volta, né sarebbe stata per esser l’ultima, che dovendosi demolire mura per occasione di nuove fabbriche, o ne siano prima state tolte le pitture, e con inestimabile dispendio siano state collocate altrove: o pure almeno ne siano state fatte copie, ad effetto di lasciar sempre viva a’ secoli avvenire la memoria dell’effigie de’ grandi uomini, degli abiti, de’ siti delle fabbriche, de’ riti, e d’altre simili cose, che in un tempo son o di non poco diletto, ammaestramento e utilità eziandio agli uomini sensati, e che debbono gli altri uomini reggere e governare. Dopo tutto ciò fece Masaccio ritorno al lavoro della sua Cappella , nella quale trall’altre cose maravigliose, si veggono i ritratti di diversi cittadini, fatti al vivo, che più non si può dire. In quest’opera s’inoltrò egli tanto verso l’ottima maniera moderna, che da tali pitture studiarono poi coloro, che son diventati valenti uomini ne’ tempi a lui piu vicini: e quelli, che nel secolo passato ebbero fama de’ primi pittori del mondo. Tali furono il Beato Fra Giovanni Angelico Domenicano , Fra Filippo Lippi del Carmine , Andrea dal Castagno , Alesso Baldovinetti , Andrea del Verrocchio , Sandro Botticelli , Domenico del Grillandajo , Lionardo da Vinci , Mariotto Albertinelli , Pietro Perugino , Fra Bartolommeo di San Marco , Lorenzo di Credi , il Granaccio , Ridolfo del Grillandajo , il Rosso , il Franciabigio , Alfonso Spagnuolo , Baccio Bandinelli , Jacopo da Pontormo , Toto del Nunziata , Pierin del Vaga , e nel poco tempo, ch’e’ si trattenne in Firenze, anche Raffaello da Urbino , e finalmente il Divino Michelagnolo Buonarruoti , senza l’infinito numero di pittori Fiorentini, e forestieri, che in ogni tempo son venuti a studiare da tali pitture; talmenteché a gran ragione potè il dottissimo Annibal Caro , cento anni dopo il passaggio del nostro artefice, lodarlo co’ seguenti versi: Pinsi, e la mia pittura al ver fu pari: L’atteggiai, l’avvivai, le diedi il moto, Le diedi affetto: insegni il Buonarruoto A tutti gli altri, e da me solo impari.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 237

Vedi

Discepolo di Mariotto Albertinelli, nato 1483, morto 1524. Dopo avere il Franciabigio ricevuti i principj dell’arte dall’Albertinelli, ed essersi colle proprie fatiche acquistato buon credito, furongli date a fare alcune opere in pubblico, una delle quali fu un San Bernardo e una Santa Caterina da Siena, a fresco, nella Chiesa di San Pancrazio de’ Monaci Vallombrosani. Fece poi a olio una Vergine, con Gesù, per la Chiesa di San Pier Maggiore; e’l tabernacolo di Sant’Job dietro a’ Servi, dove a fresco figurò la Visitazione della Madonna, e alla medesima Compagnia dipinse la tavola dell’Altare maggiore. Colorì ancora i due angeletti che nella Chiesa di Santo Spirito sull’Altare di San Niccola, si vedono da’ lati dell'immagine del Santo, che in que’ tempi fu fatta di legno con modello di Jacopo Sansovino. E anche dipinse i due tondi, dov’è la Nunziata, e le storiette della vita del Santo: nella predella della tavola delle quali opere fu molto lodato, perché in esse, siccome poi fece in alcune altre, si sforzò al possibile di seguitar la maniera d’Andrea del Sarto, con cui tenne sua stanza molto tempo. A concorrenza del medesimo, nel cortile dinanzi alla Chiesa de’ Servi, dipinse la storia dello Sposalizio di Maria Vergine, con San Giuseppe: ed occorse, che avendo i Frati di quel Convento, coll’occasione di certa solennità, voluto scoprirla senza sapere del Franciabigio, al quale ancora restavano da finire il basamento e altro, che a lui fosse paruto necessario: esso se ne chiamò sì fattamente disgustato, che sopraffatto da collera, subìto avutane la nuova, se ne andò al luogo della pittura, e salendo sul ponte, che ancora non era interamente disfatto, benché fosse scoperta l’opera, presa una martellina, percosse alcune teste e di fermo e un ignudo, che egli aveva figurato, in atto di rompere una mazza, e quasi interamente le scalcinò. E se non che da’ Frati e da altra gente concorsa al rumore fu egli ritenuto, l’avrebbe disfatta tutta, né mai più, anche per doppio pagamento statogli offerto da’ Frati, volle raccomandarla. Onde non essendosi trovato né allora né poi, alcuno eccellente pittore, che vi abbia voluto metter la mano, per la reverenza, in che è stata sempre tenuta quell’opera, essa si è rimasta in quel modo stesso, nel quale dal pittore fu lasciata. Per la Cappella de’ Corinzi in San Pier Maggiore, dipinse poi la piccola tavola di Maria Vergine Annunziata, che fino ad oggi si conserva. Fu opera delle sue mani un Cenacolo pe’ Frati del Beato Gio. Colombino, detti della Calza (Religione stata a’ dì nostri soppressa) nel Refettorio di lor Convento, presso alla Porta di San Pier Gattolini. E nel Cortile della Compagnia dello Scalzo, dipinto da Andrea del Sarto, sono di sua mano gli ornamenti di tutte le pitture, e due storie della Vita di San Giovambatista, cioè quando il Santo piglia licenza dal padre per andare al deserto: ed il medesimo Santo fanciullo, in atto d’incontrarsi con Gesù, Maria e San Giuseppe, le quali storie non aveva potuto fare Andrea, per esser stato chiamato in Francia. Dipinse nella Sala della Villa del Poggio a Cajano, a concorrenza d’Andrea del Sarto e di Jacopo da Pontormo, una facciata con istorie de’ fatti di Cicerone. Ad instanza d’Andrea Pasquali, eccellentissimo Medico Fiorentino, fece per lo Spedale di Santa Maria Nuova una bella Anatomia. Operò ancora il Franciabigio in figure piccole ottimamente: fece ritratti molto al vivo, e intese molto di prospettiva. Fu grande amico degli studj dell’arte; onde ne’ tempi della state, non lasciò mai passar giorno, che e’ non disegnasse uno ignudo dal naturale, tenendo in sua stanza uomini a tal’ effetto salariati. Non ebbe gran concetto di sé stesso; anziché avendo vedute alcune opere di Raffaello, seppe così ben contenersi, che non mai volle uscir di Firenze, non parendogli per verun conto di poter concorrere con uomini di sì rara virtù. Non era però egli di così mediocre valore, quanto la sua modestia il faceva parere: e avrebbe senza dubbio la nostra città, oltre alle tante opere da esso condotte, vedutene di sua mano anche delle più belle, se però la morte, nel più bello del suo operare, cioè nella sua età d’anni quarantadue, non l’avesse tolto da questo mondo, il che seguì appunto l’anno 1524.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 360

Vedi

F Facciata della Chiesa del Gesù disegno del Vignola 324. Fatti miracolosi, accaduti per zelo di giustizia 145. Il Fattore Pittore 240. Figure di terracotta dello Spedale degl’Innocenti e de’ Convalescenti 131. Fra Filippo di Tommaso Lippi 100. Varietà del Vasari nel formare la di lui nascita 101. Si vestì Frate del Carmine 102. Lascia l’abito di età di 17 anni; e messosi in mare per suo spasso, fu fatto schiavo de’ Barbareschi, e stette 17 mesi in catena, e come poi riscattòsi. Sue molte opere. Sua cattiva morte 103. Fonte di Palazzo vecchio 119. Francesco di Francesco Floris Pittore 350. I suoi scolari furono sopra cento 351. Francesco Francia Pittore 155. Fu amicissimo di Raffaello, e mandogli il suo ritratto 156. Francesco Fiorentino Pittore 95. Francesco Granacci Pittore. Fu molto stimato da Michelagnolo 212. Sua morte 213. Francesco Martini Scultore 106. Francesco Melzo Milanese, Miniatore 157. Francesco, detto Pesello 120. Colorì molti cassoni di battaglie, d’animali e d’altro all’usanza de’ suoi tempi 121. Abate Francesco Primaticcio. Fu mandato in Francia a Francesco II 266. Francesco di Simone Scultore 139. Francesco Torbido, detto il Moro 286. Francesco d’Ubertino, detto il Bacchiacca 290. Il Franciabigio 235. Frans Crebbe 305. Frans Floris Pittore 342. Sue opere 343. Fu velocissimo nell’operare 343. Qualità detestabili della sua moglie 344. Come sia burlata dal cognato. Si diede a bere esorbitantemente, e quello che dicevasi pubblicamente di lui a questo conto 344. Bevute straordinarie e incredibili. Morte del medesimo 345. Frans Minnerbroes 304. Frans Verbeech 304.

Con il contributo di