Nominativo - Iacopo di Piero

Numero occorrenze: 5

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Discepolo di Taddeo suo Padre, nato … ? 1387. Fra le molte opere, che fece Agnolo Gaddi, vedesi oggi in Firenze nell’Oratorio Or San Michele una storia a fresco, ove è Cristo fanciullo disputante co’ Dottori, e questa è sotto l’organo dalla parte di Sagrestia. In san Pancrazio dipinse la tavola della Cappella maggiore, nella quale figurò Maria Vergine, san Gio: Batista, san Gio: Evangelista, e i santi Nereo, e Achilleo, ed in santa Maria maggiore quella pure dell’Altar grande, dove fece la Coronazione della Madrea d’Iddio. Dipinse a fresco per la famiglia de’ Soderini la Cappella maggiore del Carmine, e quella di santa Croce per la famiglia degli Alberti; nella prima figurò istorie della vita di Maria Vergine; e nella seconda del ritrovamento della Croce: L’una e l’altra delle quali colorì molto bene, tutto che mancasse alquanto nel buon disegno. In Prato Città di Toscana dipinse a fresco la Cappella della sacra Cintola della Vergine con istorie della vita della medesima. Io trovo nell’antico Libro di ricordanze del Provveditore dell’Opera di santa Maria del FioreStieri di Francesco degli Albizzi dell’anno 1367 essere stati pagati a Agnolo di Taddeo pittore, ch’è quegli, del quale si parla, fiorini dua, e dissero di sua mercede per l’esemplare che va facendo delle figure da porsi alla loggia della Piazza de’ Signori Priori; da che si deduce, che Iacopo di Piero, e altri che le intagliarono, il facessero con disegno di lui, e non contraddice molto a questo pensiero il vedersi in altri libri di deliberazioni degli stessi Operai, particolarmente del 1384. esser’ essi stati soliti di valersi di Agnolo in fare i disegni delle cose, che alla giornata loro abbisognavano.

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Datosi poi agli studj d’architettura, fece in quegli si gran progressi, che in breve potè con suo modello edificare la bellissima loggia de’ Signori, al presente detta de’ Lanzi nella piazza di essa Città di Firenze, e la gran fabbrica della Zecca; non è già vero che egli, come scrisse il Vasari, nella facciata di quella loggia intagliasse tutti e sette gli ornamenti, e figure di marmo di mezzo rilievo rappresentanti le sette virtù teologiche, e cardinali, perché io trovo negli antichi libri di ricordanze del Provveditore dell’Opera di S. ReparataStieri di Francesco degli Albizzi, che le quattro virtù cardinali furono intagliate da un certo Iacopo di Piero circa agli anni 1368. come io nelle Notizie di lui ho narrato, non ostante tutto cio, che da altri, seguitando il Vasari, è stato erroneamente scritto, ma di questo errore del Vasari, e d’altri dopo di lui parleremo in fine dalla presente narrazione.

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Tornando ora all’Orcagna, fu costume di questo artefice lo scrivere il suo nome nell’opere, e perché la sua abilità nella pittura si riconoscesse nella scultura, e nella pittura quella, ch’egli aveva alla scultura, ne’ marmi scriveva Andreas pictor faciebat, e nelle pitture Andrea sculptor faciebat. Molte furon l’opere che fece Andrea sopra tavole a tempera per diverse Chiese di Firenze, ed altre sue tavole furon mandate al Papa in Avignone, avendone anche lasciate molto imperfette, le quali furon finite dopo sua morte da Bernardo suo fratello. Furon discepoli d’Andrea Orcagna nella pittura Bernardo Nello di Gio: Falconi Pisano, che dipinse molte tavole nel Duomo di Pisa; e Tommaso di Marco fiorentino, che fra l’altre opere fece l’anno 1392. una tavola, alla quale in sant’Antonio di Pisa fu dato luogo nel tramezzo. Dicemmo di sopra, e dicemmo bene, che errò il Vasari, affermando che tutte le figure delle virtù teologiche, e cardinali, che si veggono nella facciata della loggia de’ Lanzi fossero fatte da Andrea Orcagna; mentre io trovo, che le quattro cardinali furono opera d’un tal Iacopo di Piero. Ora io considero, che lo stesso Vasari nella Vita d’Andrea Orcagna afferma, ch’egli ebbe, oltre a Bernardo, un altro fratello chiamato Iacopo, che attese, ma con poco profitto, alla scultura, e non ci da contezza se non d’alcune poche opere fatte da costui, e così pare che a prima vista si potrebbe dubitare, se il Vasari, non avendo fatto conto di questo suo Iacopo, come quegli che non fusse valuto moltissimo in scultura, che però avesse supplito alla sua debolezza il fratello Andrea, fosse venuto a dire, che quelle figure fossero state intagliate da Andrea, con tutto che vi avesse avuta mano Iacopo, col disegno però, e assistenza d’Andrea; ma ciò non potiamo noi

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dire, perché per molte scritture sommamente autentiche, e vere, sappiamo ch elle furon fatte, non da uno Iacopo di Cione, ma da uno Iacopo di Piero, come più chiaramente nelle Notizie di esso Iacopo di Piero dimostreremo; e tanto basti intorno all’errore del Vasari. Tornando ora ad Andrea, essendo egli finalmente al sessantesimo anno di sua età pervenuto, fu colpito dalla morte l’anno 1389. Vissero, ed operarono in Firenze ne’ tempi di questo artefice assai maestri in scultura, e pittura, che s’impiegarono nel lavoro del maraviglioso Convento della Certosa, fabbricato pure in quei tempi due miglia fuori della Città per ordine di Messer Niccola Acciaiuoli Gran Siniscalco del Reame di Napoli, e di Sicilia, i nomi de’ quali maestri non c’è ancora riuscito di ritrovare; ed i molti sepolcridi quei della detta nobil famiglia degli Acciaiuoli, che tuttavia vi si veggono ne’ sotterranei, ed altrove fatti di lor mano, fanno conoscere fino a qual segno giugnesse il lor valore, secondo ciò che in que’ tempi concedere potevano.

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Iacopo di Piero scultore, che fiorì circa al 1360. o fosse perché avesse imparata l’arte da Andrea Orcagna (com’è assai verisimile, giacché l’Orcagna in quei tempi era nella Città di Firenze in concetto di maestro singolarissimo, ed a lui per lo più tutto l’opere più degne raccomandavansi) o fosse perch’egli ne avesse studiata, o del tutto presa la maniera; onde le cose dell’uno poco o non punto da quelle dell’altro si distinguessero; diede al certo materia a coloro, che dopo gran tempo anno scritto, cioè a dire al Vasari, ed a chi ne moderni tempi l’ha seguitato, di credere, ed affermare, che alcune opere molto nobili da lui condotte fossero parte degli scarpelli del medesimo Orcagna. Tali furono le quattro statue di mezzo rilievo rappresentanti le quattro virtù teologiche, che furon poste sopra la bellissima loggia de’ Signori, detta oggi la loggia de’ Lanzi in Piazza del Granduca, architettata pure con vaga, magnifica, ed in quei secoli quasi non mai più usata maniera, dal medesimo Andrea Orcagna, al quale i soprannominati scrittori attribuirono con queste, anche tutte l’altre, delle quali pure lasciamo luogo a quello che ne sia la verità. Per confermazione dunque di quanto io dico, e per dimostrare ad evidenza l’errore e del Vasari, e degli altri, sappiasi, come io trovo fra l’antiche scritture dell’Opera di Santa Maria del Fiore in un libro di ricordanze del Provveditore Stieri di Francesco degli Albizzi dell’anno 1367. quanto appresso Iacobo Pieri magistro pro manifactura virtutum cardinalium pro loggia Dominorum Priorum et Vexilliferi Flor 2. sol. I. I. Ed in altro libro del 1384. Die 3. Augusti stantiaverunt Iacobo Pieri intagliatori pro parte solutionis duarum figurarum, quas intagliat cum figura videlicet una cum Figura fidei, et alia cum figura Spei pro ponendo ad Loggiam DD. Priorum Flor. 30 auri. Ed appresso Die 22. Novembris Iacobo Pieri intagliatori, qui facit figuram Fidei pro loggia Dominorum Priorum videlicet pro integra solutione dicte figure. E di più Iacobo Pieri magistro et predicto in prestantia super Angelum quem celat pro loggia dicta Flor. 10 auri, Ancora vi si legge Iacobo Pieri Sculptori, che fabbrica due figure d’Angeli di marmo da porsi sopra la porta dell’Udienza de’ Signori in Palazzo per prezzo di dette figure in tutto Fior. 25. Ed inoltre Iacobo Pieri Scarpellatori, pro complimento sue mercedis, et salarij cuiusdam imaginis Angeli cum Psalterio in lapide marmoreo, per eum sculpte pro dicta Opera Flor. 25. auri. Ed ancora Iacobo Pieri pro parte solutionis sue mercedis cuiusdam imaginis Angelice de marmore per eum sculpte dicte Opere, cum Cinnamillis. Ed è da credere, che le figure degli Angeli scolpite per l’Opera, fusser collocate nella facciata di Santa Maria del Fiore, quella che nel passato secolo, com'è notissimo, fu demolita.

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