Nominativo - Granduca Cosimo I

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Discepolo di Buonamico Buffalmacco, nato 1307. ? 1365. Attese costui non meno all’arte della pittura nella scuola di Buonamico Buffalmacco, che a quella di prendersi tutti i sollazzi, staatre propria del maestro suo; onde non fu gran fatto, che siccome Buonamico avendo menato sua vita accompagnata da povertà, e finalmente nel pubblico Spedale si morì; questo suo discepolo ancora, che in ogni cosa volle essere imitatore del maestro, non avendo mai riportato alcun profitto, né da’ guadagni del suo mestiero, ne dalle eredità, che gli pervennero di taluno ch’egli mai non pensò, nella fine sua si trovasse si povero, che appena fusse stato bastante il suo avere per dare al suo corpo sepoltura. Diede costui i primi saggi di suo parere nella terra d’Empoli, quindici miglia distante dalla Città di Firenze, dove nella Pieve dipinse a fresco con istraordinaria diligenza la Cappella di san Lorenzo con istorie della vita di esso santo. In san Francesco d’Arezzo colorì l’anno 1344. l’Assunzione di Maria Vergine, e nella Pieve la Cappella di sant’Onofrio, e quella di sant’Antonio; e fece in santa Giustina, e in san Matteo alcune pitture, che poi colle medesime Chiese perirono nell’occasione di farsi, per ordine del Granduca Cosimo I. in quella Città alcune nuove fortificazioni.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Discepolo di Ruggieri di Bruges, fioriva circa il 1460. Non è a nostra memoria di aver trovato fra quanto ci lasciò scritto Carlo Van Mander Pittor Fiammingo, che e’ facesse menzione di questo Ans, siccome del suo maestro Ruggieri di Bruges, sappiamo aver fatto. Veggiamo però, che il Vasari nel suo trattato della pittura, al capitolo 21. laddove e’ parla del dipignere a olio, dice, che un tale Ans di Bruges, fosse discepolo di esso Ruggiero, e che facesse nello Spedale di Santa Maria Nuova di Firenze, pe’ Portinari, un piccolo quadro, che poi passò in mano del Serenissimo Granduca Cosimo I, e ancora una tavola, che fu posta nella Villa di Careggi della Serenissima Casa de’ Medici. Quivi ancora fa menzione di un certo Lodovico da Luano, cioè Lovanio, di Piero Crista, di Maestro Martino, e di un tal Giusto da Guanto, o vogliam dire da Gante, che fece la tavola della Comunione pel Duca d’Urbino, ed altre pitture: e similmente di Ugo di Anversa, che dipinse la tavola, che fino a’ nostri tempi si vede nella Chiesa di detto Spedale di Santa Maria Nuova nella facciata principale del Coro: tutti pittori, che egli dice, che si contassero fra’ primi, che dopo Giovanni da Bruggia, avessero incominciato a dipignere a olio, di alcuni de’ quali abbiamo noi a suo luogo fatto più diffuso racconto.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Discepolo di Pietro Perugino, morì nel 1557. Dopo l’essersi questo Pittore bene approfittato nella scuola di Pietro Perugino, nell’arte della pittura, fu in Firenze molto adoperato in ogni sorta di lavoro, mercé dell’esser egli universalissimo, ed oltre ogni credere, diligente, e nelle figure piccole, fra i migliori, che ne’ suoi tempi operassero. Fu amicissimo di Bastiano da San Gallo, Pittore e Architetto, detto Aristotile; e ancora di Jacone, eccellente Pittore de’ suoi tempi, e con essi molte cose dipinse. La conversazione di questo Jacone, conciossiacosachè fosse alquanto scostumata e plebea, non ebbe però forza tale di punto fregolare il buono e costumato vivere di Francesco, il quale tenne sempre vita molto lodevole. Conversò con Andrea del Sarto, e ne riportò ajuti validissimi nelle cose dell’arte. Opera de’ suoi pennelli sono le storiette, che tuttavia si veggiono nella predella della tavola de’ Martiri, fatta da Giovanni Sogliani già per la Chiesa di Camaldoli di Firenze, che oggi è nella Chiesa di San Lorenzo: e similmente le storiette della predella dell’Altare del Crocifisso nella stessa Chiesa. Si trovò il Bacchiacca con gli altri eccellenti Pittori del suo tempo, a dipignere nella bella camera di Pier Francesco Borgherini, spalliere e cassoni: e nella casa di Gio. Maria Benintendi. Fece anche molti quadri di piccole figure a diversi cittadini, i quali poi, come cose preziosissime, gli mandarono in Francia e in Inghilterra. Volle la gloriosa memoria del Granduca Cosimo I che molto lo stimava, averlo a’ suoi servizj, in riguardo massimamente di un singolar talento, che egli aveva di ritrarre al vivo ogni sorte di animali. Per questo Principe dipinse egli uno Scrittojo, dove fece gran quantità di uccelli ed erbe di rara qualità, condotte a olio maravigliosamente. Per le tappezzerie, che quell’Altezza fece fabbricare di seta e d’oro, compose l’invenzione di tutti i mesi dell’anno, in proporzione di piccole figure, nelle quali si portò così bene, che fu creduto, che in quel secolo, nessun altro potesse operar meglio. Queste furono messe in opera dall’eccellente maestro Giovanni Rosto Fiammingo. Dipinse a grottesche una grotta di una fontana d’acqua nel Palazzo de’ Pitti. Fece i disegni di un letto Reale, che ordinò quel Signore doversi condurre di ricamo e perle, con tutte storie di piccole figure e d’animali, da Antonio Bacchiacca, fratello del nostro Francesco, uomo insigne in simil facoltà: il qual letto poi servì per lo Sposalizio del Serenissimo Granduca Francesco, e della Serenissima Giovanna d’Austria. Questo Antonio fu così eccellente in quell’arte del ricamare, che non temé la dottissima penna di Messer Benedetto Varchi, comporre in lode di lui un bel Sonetto, cui mi piace recare in questo luogo, ed è il seguente: Antonio, i tanti, così bei lavori, Che Vostra dotta mano, ordisce e tesse, Lodi v’arrecan sì chiare e sì spesse, Che piccoli appo voi sieno i maggiori: Chi è, non dico, tra i più bassi cori, Ma fra i più alti ingegni, il qual credesse, Che poca seta, e piccolo ferro avesse Agguagliato il martel, vinto i colori? Onde superbo, e pien di gioja parmi L’Arno veder, che se felice chiami, E dica: i figli miei m’han fatto bello. I Bronzi al gran Cellini deono: i marmi Al Buonarruoto: al Bacchiacca i ricami: Le pietre al Tasso: al Bronzino il pennello. Vedesi il ritratto al naturale del Bacchiacca, insieme con quello di Jacopo da Pontormo, celebre pittore, e di Giovambatista Gello, famoso Accademico Fiorentino, fatto per mano di Agnolo Bronzino, nella bella tavola de’ Zanchini, dove esso Bronzino rappresentò la scesa di Cristo al Limbo. Molte altre opere, che per brevità si tralasciano, fece il Bacchiacca fino alla sua morte, che occorse l’anno 1557.

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