Nominativo - Giovannino

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Fu ancora in Bruges un tal Gio: Vereycke, chiamato per soprannome Giovannino, che fu molto vago e gentile ne’ paesi, che gli faceva naturali, e molto ben finiti: e per ornamento di quelli, era solito farvi alcune storiette di Maria Vergine in piccole figure: e fece anche ritratti al naturale assai bene. Era altresì molto lodato da Pietro Purbus, eccellente Pittore, come di proprio udito attesta il Vanmander, un certo Gherardo di Bruges, del quale non si ha altra notizia. In Haerlem fu un Giovanni Hemsen, cittadino di quella Città, che lavorava d’antica maniera, in figure grandi, che fu molto pulito e curioso. Di sua mano l’anno 1604. vedevasi un quadro a Middelborgh, in casa il Sig. Cornelio Moninex, grande amatore di quest’arte: v’era un Cristo con gli Apostoli quando vanno a Gerusalemme. Fu ancora in essa città un tal Jan Mandyn, che faceva molto bene sulla maniera di Girolamo Bos, cioè streghe e maleficj: questi morì in Anversa, dove era provvisionato dalla città. In Harlem pure fu un eccellente spirito in disegno, pittura, e invenzione, che fu Volckaert Claetz, che vi fece di sua mano alcuni quadri in tela, nella camera del Magistrato, con buona franchezza, ma pendevano assai verso l’antica maniera: disegnò molte invenzioni per gli scrittori in vetro, e operavana per pochi danari. Fu ancora in Anversa un tal Giovanni de Duitlcher, ovvero Singher. Era di sua mano in essa città una stanza intera a fresco, nella strada dell’Imperadore, in casa un tal Carel Cockecl, con alberi grandi in paesi, e si conosceva la differenza d’una sorte d’albero ad un’altra, molto chiaramente. Disegnò assai per gli Arazzieri; ma ebbe un mancamento, che non poté mai dipignere a lume mancino: fioriva questo artefice l’anno 1543. Nel 1535. si trova entrasse nella compagnia de’ Pittori d’AnversaGiovannino di Vander Elburcht, vicino a Campen, detto Niccolò Piccino: di mano del quale era nella chiesa della Madonna di Campen sua patria la tavola dell’Altare de’ Pesciajuoli, colla storia, quando s. Pietro pescava: eravi la figura di Cristo, che veniva innanzi presso a un bell’albero, e la tempesta del mare bene imitata. Fu anche in essa Città d’Anversa della Compagnia de’ Pittori l’anno 1529. Aert de Beer, che disegnava assai per gli Scrittori in vetro: e un tale Jan Cransse, e di sua mano era nella chiesa della Madonna, nella cappella del Sacramento, la storia quando Cristo lava i piedi agli Apostoli, stimata assai bella. Altresì l’anno 1547. con tale Amers Ffoort chiamato Lambrecht Vanoort, Pittore e Architetto valente. un Michele de Gast l’anno 1558. che dipigneva ruine, e colorì dal vero la città di Roma. Disegnò assai bene, e fu capriccioso nelle sue invenzioni, e non mandò mai fuori sua pittura, ch’ei non sigillasse con un certo suo sigillo. Nel 1560. fu di essa Compagnia Pieter Bortn: e fino del 1556. un tal Cornelis Vandale, buon Pittore di scogli marittimi.

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Fioriva nel 1522. La Frisia non fu mai così addiacciata, ch’ella non producesse alcun odoroso fiore, con che potesse abbellirsi il mondo. Tale fu Jan Swart, celebre pittore, in nostra lingua diciamo Giovannino Nero: e altri ancora, de’ quali siamo pur ora per dare alcuna breve notizia. Nacque Giovannino in Groeninghe nella Vrieslandt, che vuol dire paese addiacciato, e da noi detto la Frisia. Abitò alcuni anni in Goude: e fu nel tempo, quando Joan Scoorel venne in Italia, cioè del 1522 o 1523. Attese a dipignere paesi e figure ignude, e nell’una e nell’altra operazione seguitò la maniera del nominato Scoorel. Venuto poi in Italia, e stato alcuni anni a Venezia, prese (siccome lo Scoorel aveva fatto) un’altra maniera al modo Italiano. Non sono a nostra notizia i molti luoghi, dove furono mandati i suoi lavori di pittura; ben è vero, che uscirono dalla sua mano alcuni intagli in legno, cioè: certi Turchi a cavallo, con loro archi, frecce e simili, che sono assai ben fatti: un Cristo predicante ad infinito popolo, che l’ascolta dalla barca. Questo maestro ebbe un discepolo, che si chiamò Ariaenpietersz Crabeth, il padre del quale si chiamava Krepelpieter. Questi imparò sì presto, che in gioventù avanzò il maestro. Andò in Francia, e dopo esservi stato alcun tempo, morì nella città Austum, e fu di gran danno all’arte, per la sua grande espettazione. Vi fu ancora un tal Cornelisz, nato in Goude, discepolo di Hemskerck, che dipinse assai bene al naturale. Questi nella sua gioventù fu assai dedito all’ebrietà; ma, comeché frequentava assai la corte, vinto da un certo prudente rispetto e timore delle beffe, facendo forza a se stesso, si mutò a gran segno. Ma non saprei già io dire il perché costui, nell’abbandonare il bere, perdesse ancora l’arte, perché da lì in poi, non mai più diede in nulla; se non volessimo dire, che il passato disordine già gli avesse guasto talmente il cervello, che e’ non fosse poi più a tempo ad approfittarsi dell’emenda.

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