Nominativo - Giovanni Eych

Numero occorrenze: 1

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Fiorivano dal 1400. al 1410. Che i primi, che dopo i moderni Greci a ritrovare il nuovo e miglior modo del dipignere, fossero Cimabue, e’l famosissimo Giotto suo discepolo, l’uno e l’altro Fiorentini, come abbiamo altrove mostrato, non è chi senza nota di troppa temerità, né punto né poco possa dubitare: e lasciato da parte il veridico testimonio dell’antiche e moderne storie, delle pubbliche e private scritture di nostra città, quando mai altro non fosse, incontrastabile argomento ne sono (e il fanno anche patentissimo al senso) molte ragioni. La prima è, che non mai si vide essere a notizia d’alcuno de’ veri intelligenti, che avessero scorse molte parti del Mondo, che di quelli ultimi secoli, che precederono al 1300. si veggano in alcun luogo pitture d’altra maniera, che solamente Greca e Giottesca. La seconda, che quest’ultima si vegga poi per un intero secolo, quasi in ogni luogo continuata, conosce ognuno, che ha occhio erudito, che siccome ne’ primi albori del giorno non si scorge del tutto sbandita la notte, e nell’imbrunir della sera, che sia in tutto svanito il giorno, per la participazione degli estremi; così esser verissimo, che il modo del fare di Cimabue e di Giotto, co’ loro estremi, dico di cominciamento e di fine, fanno conoscere per indubitata tal verità; perché e’ si scorge, che la maniera di Cimabue, con esser di gran lunga migliore di quella de’ moderni Greci, contuttociò partecipa tanto di quel fare, e tanto se gli assomiglia, quanto basta per far conoscere ch’ella ebbe da quella il suo principio. Similmente la maniera di Giotto, con quella di Cimabue, e le maniere di coloro, che vennero dopo la Giottesca maniera, anch’elleno per qualche tempo ritennero tanto quanto di quella dello stesso Giotto. Siccome abbiamo veduto, non tanto nelle pitture, quanto nelle sculture de’ più celebri artefici, che furono nel secolo del 1400. fra le quali non hanno l’ultimo luogo le prime opere di Lorenzo Ghiberti, e di più altri celebri Pittori e Scultori di quella età; finché poi coll’imitazione del vero, e del modo d’operare di coloro, che a passo a passo sono andati aggiugnendo a queste arti alcun miglioramento, son poi pervenuti gli artefici al sommo d’ogni perfezione. Supposta dunque questa verità, non ha dubbio alcuno, che tal miglioramento, o immediatamente per mezzo de’ proprj discepoli di Giotto, o de’ discepoli degli stessi, o fuor d’Italia o nell’Italia medesima, sia stato agli Oltramontani comunicato. Mentre abbiamo per certo, che non mai del tutto in alcuna principal Provincia sia mancata quest’arte, come altrove dicemmo. Non è già potuto riuscire a me ne’ presenti tempi, ciò che più di cento anni addietro, quando erano più fresche le memorie, non potè venir fatto al curiosissimo investigatore delle notizie degli artefici Giorgio Vasari, né tampoco al diligente Carlo Vanmander, pittor Fiammingo, circa 80. anni sono, di rintracciare, chi degli Oltramontani, dalle parti di Germania e Fiandra venisse in Italia, ad apprendere tal miglioramento nell’arte da’ derivati da Giotto: o quale di questi si portasse ad insegnarlo in quelle parti. Disse però assai apertamente il nominato Vanmander nella sua storia, scritta in quel suo natìo idioma, laddove parla di Cimabue, queste parole: Quando l’Italia era travagliata dalle guerre, non solo mancarono le pitture, ma gli stessi pittori. Per fortuna nacque l’anno 1240. per far risorgere la pittura, uno chiamato Giovanni, cognominato Cimabue, Fiorentino ec. e finalmente dice in più luoghi, che il modo di dipignere con gomma e uova ne’ Paesi Bassi venne d’Italia, per aver tal modo avuto suo principio in Firenze l’anno 1250. Quindi è, che, quantunque io non possa accertare chi fosse il maestro di questi due Oltramontani Pittori, de i quali ora intendo dar notizia, noi possiamo dire, che fossero i primi, che tal miglioramento prendessero. Io non dubito contuttociò d’affermare sopra tali fondamenti, che siccome ad ogni nazione potettero trapassare gli artefici Italiani, a portar questo nuovo abbellimento, di cui il Mondo fu sempremai sì curioso. O d’ogni nazione poterono venire uomini in Italia per quello prendere da’ nostri artefici; così fu facil cosa agl’ingegni elevati, e dell’arte studiosi, in ogni parte, dopo aver quello appreso, andar sempre più migliorando il modo dell’operare, facendosi una maniera secondo il proprio gusto, ma diversa da quella dell’altre lontane nazioni, siccome hanno mostrato per più secoli l’opere di essi Oltramontani. Furono dunque nella Fiandra poco avanti al 1400. all’ora appunto, che i seguaci di Giotto avevano sommamente dilatata l’arte della Pittura, molto stimati i due fratelli, Giovanni Eych, e Uberto Eych di Maeseych: il primo de’ quali fu il ritrovatore del modo di colorire a olio, di cui disse alcuna cosa Giorgio Vasari, nella vita d’Antonello da Messina, chiamandolo Giovanni da Bruggia. Ma perché quest’autore non solamente ne disse poco, ma anche scambiò i tempi, ne’ quali egli fiorì nell’operar suo, ponendolo molti anni dopo il suo vero tempo, io sono ora per portarne, quanto il nominato Vanmander Fiammingo, in sua lingua ne scrisse l’anno 1604. con tutto quel più, che d’altronde io ne ho potuto di più certo ricavare. Fu Giovanni nella sua gioventù versato nelle lettere, di prontissimo e nobile ingegno, e da natura grandemente inclinato all’arte della pittura: quale poi si mise a imparare da Uberto suo maggior fratello, che pure fu bravo e artificioso pittore; ma da chi questi imparasse è al tutto ignoto. Fu il natale d’Uberto, per quanto il citato autore scrisse averne potuto congetturare, circa al 1366. e di Giovanni qualche anno dopo. Non si sa che il Padre loro fosse pittore; ma sì bene, che i loro antenati e tutta quella casa fosse dotata d’ingegno non ordinario: ed ebbero una sorella maritata, la quale anch’essa esercitò l’arte della Pittura. Questi due fratelli fecero molte opere a tempera con colla e chiara d’uovo; perché allora non avevano in quelle parti altro modo di lavorare, che quello venuto loro d’Italia, non essendovi la maestranza di lavorare a fresco.

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