Nominativo - Giovanni Bellini

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Ma tornando a Fra Gio. Angelico, sarà egli sempre glorioso, non solo per avere con grande studio e perfezione esercitata l’arte della pittura, ma per l’eccellenza di quei maestri, che da lui ebbero derivazione; conciossiacosaché egli l’insegnasse a Gentile da Fabbriano, e questi a Jacopo Bellini, padre e maestro di Giovanni Bellini, dal quale impararono Giorgione, il famosissimo Tiziano ed altri, da i quali derivò poi la non mai abbastanza celebrata maniera Veneta. Dicono alcuni, persuasi dalla somiglianza della maniera, esser parimente di mano del Beato Fra Giovanni Angelico la pittura di un Tabernacolo, che è fuori della Porta a Pinti, vicino alle mura di Firenze, in un campo già de’ Frati della Calza, oggi delle Monache di Santa Maria Maddalena, nel quale è rappresentato Gesù Cristo Crocifisso, e a’ piedi di esso due Santi dell’Ordine de’ Frati Gesuati di San Girolamo della Calza, detti così da una certa rivolta, che sur una spalla faceva l’abito loro simile ad una calza. Fu institutore di questa Religione il Beato Giovanni Colombini nobile Senese, e fu soppressa da Clemente IX l’anno 1668. insieme con altre di poco numero, in fra le quali quella degli Eremiti di San Girolamo, differente, benché in alcune cose simile, da quella de’ Gesuati. Di essi era stato fondatore il Beato Antonio, Conte di Montegranelli, nobile Fiorentino, nel Convento degli Eremiti di San Girolamo di Fiesole, luogo, che oggi posseggono i Signori Bardi Gentiluomini Fiorentini, e quivi godesi una delle più belle vedute, che sieno intorno a Firenze. Avevano questi Gesuati un Convento nel detto luogo di Pinti, presso al detto Tabernacolo, che in congiuntura dell’assedio di Firenze l’anno 1528. fu demolito con altre molte fabbriche e chiese, in fra le quali la tanto celebre di San Gallo, aggiacenti per ogni parte alle mura della città: ed ottennero in quella vece la Chiesa di San Giovambatista, oggi detta la Calza, posta dentro e presso alla Porta Romana, o di San Piero in Gattolino; onde lasciato l’antico luogo rovinato, restò però loro la padronanza del suolo e del predetto Tabernacolo ove è dipinta la mentovata sacra Immagine.

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Or qui è da sapere, che essendo capitate a Venezia molte delle sue stampe, e particolarmente i trentasei pezzi della Vita di Cristo; e date alle mani di Marc’antonio Raimondi Bolognese, che quivi allora si ritrovava, egli le contraffece, intagliando il rame d’intaglio grosso, a similitudine di quelle che erano in legno, e spacciavale per di Alberto, perché vi aveva intagliato ancora il proprio segno di lui, che era un A. D. Seppelo Alberto, ed ebbene sì gran dispiacere, che fu costretto venire in persona a Venezia. Quivi essendo ricorso alla Signoria, e avendo fatta gran doglianza di un tanto aggravio, non altro ne cavò, se non un ordine, che il Raimondi non ispacciasse più sue opere col segno e marca di lui, come altrove abbiamo raccontato. Con tale occasione visitò Giovanni Bellini, celebre Pittore di quella città; e vedute le sue opere, fecegli anche veder le proprie, con iscambievol soddisfazione e contento. Ma tempo è oramai di dare alcuna notizia dell’opere di questo Artefice, fatte col pennello, le quali, contuttoché ritengano alquanto di quel secco, che hanno tutte quelle fatte in quei tempi, e prima da’ maestri di quelle parti, che per non aver vedute le belle pitture d’Italia, si erano formati una maniera come potevano; contuttociò non lasciano di far conoscere al mondo, quale e quanto fosse l’ingegno di quest’uomo, il quale per certo fu di gran lunga superiore ad ogni altro, che vi avesse operato avanti a lui. Dipinse l’anno 1504 una Visitazione de’ Magi, il primo de’ quali teneva un calice d’oro, il secondo e terzo una piccola cassetta. Del 1506 fece una Madonna, sopra la quale erano due Angeli, in atto di coronarla con una corona di rose; l’anno 1507 un Adamo ed Eva, grandi quanto il naturale; e un altro Adamo ed Eva, pure di sua mano, della stessa grandezza, si conserva oggi nella Real Galleria del Serenissimo Granduca. Questo quadro è diviso in due parti, che unite insieme compongono un sol quadro, e si può piegare in mezzo. Dalla parte sinistra si vede la nostra prima Madre in piedi, la quale, colla destra alzata alquanto, tiene in mano il pomo, quasi in atto di porgerlo al suo marito, il quale ella guarda fissamente, quasi persuadendolo a prenderlo; dalla parte destra è Adamo, pure in piedi, il quale in vaga attitudine tien la mano dritta appoggiata al capo, e colla mano manca stringe un cingoletto di foglie, con cui si cuopre le parti, e guardando la Moglie con occhio vivacissimo, pare veramente che esprima un certo stare in forse, se deva compiacerla o no. Le figure son colorite benissimo, e tanto finite, che è una maraviglia il vederle. Nella stessa Galleria di Sua Altezza Serenissima, sono di mano di lui due bellissime teste a tempera, sopra tele, una rappresenta un San Filippo Apostolo, e l’altra un S. Jacopo: nella prima è scritto Sancte Philippe ora pro nobis, colla data del 1506, e la solita cifra d’Alberto A. D.; sopra l’altra è l’altro Apostolo con barba lunga, nella quale si possono numerare tutti i peli; ed è cosa da stupire, come un uomo sia potuto arrivare a tanta finezza, massimamente nel colorito a tempera; ed in questa è scritto Sancte Jacobe ora pro nobis, colla medesima data e cifra. Queste due teste erano nella Galleria dell’Imperadore, quando la gloriosa memoria del Granduca Ferdinando II andò all’Imperio; e avendole vedute e molto lodate, subito le furono da quella Maestà donate. Vi è ancora un altro quadro di sua mano, in tavola, alto circa due braccia e mezzo, dov’è figurato Gesù Cristo appassionato con mani legate, e tutti gli strumenti della Passione, e dal ginocchio in giù è nel sepolcro. Questo quadro fu della gloriosa memoria del Cardinal Carlo de’ Medici; e similmente un altro, dipintovi una Pietà, ancora esso in tavola, con figure alte tre quarti di braccio in circa, dove si vede il Signore morto, in atto di esser adorato e pianto da Maria Vergine, che è dalla parte destra, e dalla sinistra San Giovanni. Davanti vedesi la Madonna inginocchione, e presso al Sepolcro è Giuseppe di Arimatia, con un’altra figura, che ambedue reggono il corpo del Redentore. Nel 1508 una Crocifissione, nella quale, in lontananza, aveva figurati diversi martirj, dati poi a’ Cristiani, ad imitazione del Crocifisso Signore, alcuni de’ quali si vedevano lapidati, e altri con varj e crudeli supplicj fatti morire. In questo quadro dipinse al naturale sé stesso in atto di tenere un'insegna, in cui aveva scritto il proprio nome: e appresso alla sua persona fece il ritratto di Bilibaldo Pirchemerio, uomo virtuoso, che fu suo amicissimo. Dipinse anche un eccellente quadro, e vi figurò un Cielo, in cui si vedeva un Crocifisso pendente dalla Croce, sotto il quale erano il Papa, l’Imperadore e i Cardinali, che fu in istima di una delle più belle opere che uscissero dalle sue mani: e nel paese sopra il primo piano fece un ritratto di sé stesso, in atto di tenere una tavola in mano, dove era scritto Albertus Durer Noricus faciebat Anno de Virginis partu 1511. Queste belle opere pervennero tutte nelle mani dell’Imperadore, che diede loro luogo nel Palazzo di Praga, nominato la Galleria nuova, tra altre opere di celebri Pittori Tedeschi e Fiamminghi.

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G Galeazzo Campi 230. Galeazzo Pisenti, detto il Sabionetta 330. Galeazzo Rivello, detto Barba 198. Gaudenzio Pittore 194. Geertgen di Sant’Jans, cioè Giorgio di San Giovanni Pittore 154. Gentile da Fabriano pittore 104. Giacomo Pampurino 200. Gio. Anton Beltraffo Pittore 213. Giovacchino Patener pittore 222. Gio. Antonio Razzi. Sua patria incerta 228. Fu trascurato e negligente nella sua professione. Sue opere. Morì allo spedale mendico 229. Gio. Battista Mantovano 333. Gio. Francesco Caroti pittore 184. Gio. Francesco Penni, detto il Fattore 240. Gio. Francesco Rustici 140. Fu uomo senza interesse e limosiniere, né teneva alcun conto del danaro 140. Atto, generoso fatto a favore d’un povero 141. Gio. Maria Chiodarolo 280. Gio. Van Calcker, detto Gio. Fiammingo 334. Giovanni Bellini Pittore, sue opere 124. Giovanni Cambioso 263. Giovanni Caroti 186. Giovanni Holbeen pittore 313. Fu mandato da Erasmo Roterodamo in Inghilterra appresso a Tommaso Moro. Sue molte opere e ritratti 314. Gran disgrazia seguitagli nella città di Londra. Fu grande amico e confidente del Re Enrico VIII, e fece il suo ritratto 315. Quadri di sua mano nella Tribuna dellaGalleria del Granduca di Toscana, bellissimi, e sua descrizione 317. Altre opere e ritratti in varj luoghi 319. Ritratto suo, e di sua mano vedesi nella stanza de’ Ritratti de’ Pittori nella detta Galleria 318. Giovanni Nani da Udine 278. Gio. Niccola 237. Giovanni Spagnuolo, detto lo Spagna 278. B. Fra Giovanni da Fiesole, detto Fra Giovanni Angelico dell’Ordine de’ Predicatori, e sue notizie 42. Capitolo di San Marco dipinto dal medesimo, e molte altre immagini sacre 44. Fu Miniatore eccellente. Semplicità del medesimo. Dipinse sempre immagini sacre 46. Rifiutò l’Arcivescovado di Firenze, e propose in luogo suo S. Antonino 47. Morte di esso, e suo Epitaffio. Ebbe un fratello della medesima Religione, uomo di santa vita, e gran Miniatore. Dalla scuola del P. Gio. venne poi quella di Tiziano 47. Giovanni di Paolo da Siena pittore 98. Giovanni della Robbia 131. Giovanni de’ Santi, padre di Raffaello da Urbino, Pittore, e sue opere 171. Giovanni, detto l’Olandese 312. Giovanni e Uberto Eyck fratelli 24. Dipignevano con colla e chiara d’uovo in vece d’olio, di cui ancora non era ritrovata l’invenzione. Inventò il colorire a olio 26. Non volle più esser veduto dipingere 27. Fu Consigliere segreto del Conte di Borgogna. Fece molte opere per l’Italia. Morte d’ambedue 28. Fecero molti allievi. Pittori, che fiorirono nella Germania alta, e nei Paesi Bassi dopo la mancanza di Giovanni e Uberto 29. Girolamo da Codignola 280. Girolamo Genga pittore 214. Girolamo Lombardo 291. Sue opere 293. Giulio Campi e sue opere 296. Giulio Caporali 289. Giulio Raibolini 190. Giulio Romano e sue opere 238. Grecia inventrice delle favole e falsi avvenimenti 71.

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