Nominativo - Giovacchimo Patenier

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Fioriva del 1520. Ne’ tempi che la città d’Anversa fioriva per molte ricchezze pel gran negoziare, che vi facevano i mercanti di ogni nazione, che era circa al 1515 entrò in quella Compagnia de’ Pittori un tal Giovacchimo Patenier, che aveva una maniera di far paesi molto finita e bella. Conduceva gli alberi con certi tocchetti, come se fossero stati miniati, aggiugnendovi bellissime figurine; tantoché i suoi Paesi, non solo erano stimati molto in quella città, ma ancora erano trasportati in diverse provincie. Si racconta di un tale Hendrick Metdebles, che in nostra lingua vuol dire Enrigo colla macchia, ancora egli pittore di paesi, in sulla maniera dello stesso Giovacchimo, che fu solito in tutti i suoi paesi dipignere una civetta. Ma questo nostro Giovacchimo ebbe un certo suo sordido costume, quale io qui non racconterei, s’io non credessi, che’l saperlo, potesse apportar qualche facilità maggiore a conoscere le sue opere da quelle d’altri: e se ancora Carlo Vanmander, Pittor Fiammingo, che fa menzione di quest’artefice, nel suo libro scritto in quell’idioma, non avesse ciò raccontato. Dipigneva egli dunque in ogni suo paese, niuno eccettuato, un uomo, in atto di sodisfare a’ corporali bisogni della natura: e alcune volte situavalo in prima veduta, ed altre volte con più strano capriccio, lo faceva in luogo tanto riposto, ch’e’ bisognava lungamente cercarlo, e in fine sempre vi si trovava tal figura. Fu costui molto dedito al bere, ed era suo più ordinario trattenimento la taverna, dove prodigamente, e senz’alcun ritegno, spendeva i suoi gran guadagni, fino al rimanersi senza un quattrino: ed allora solamente, forzato da necessità, faceva ritorno a’ pennelli. Aveva un discepolo, che si chiamava Francesco Mostardo, Pittore d’incendi stimatissimo, al quale convenne aver con lui una gran pazienza, perché e’ non fu quasi mai volta, che Giovacchimo tornasse dall’osteria alterato dal vino, che non lo cacciasse fuor di bottega; ma egli, che desiderava di approfittarsi, tutto dissimulava. Alberto Duro fece così grande stima dei paesi di Giovacchimo, e del suo valore in quella sorte di lavoro, che una volta si mise a fare il suo ritratto sopra una lavagna, con uno stile di stagno, e riuscì tanto bello, che e’ fu poi da Cornelio Coort di Hoorn, città delle sette provincie, intagliato in rame, sotto il quale scrisse alcuni versi composti da Lansonio. Molte opere di Giovacchimo furon portate a Midelburgh, che poi l'anno 1604 si vedevano in casa di Melchior Wyntgis, Maestro della Zecca di Zeilanda. Fra queste era un quadro di una battaglia, tanto finito, che ogni più squisita miniatura ne perdeva. Fu anche il ritratto di Giovacchimo dato alle stampe poco avanti a detto anno, con intaglio di Tommaso Galle, e sotto co’ seguenti versi, composti dal nominato Lansonio: Has inter omnes nulla quod vivacius Joachime, imago cernitur Expressa, quam vultus tui: non hinc modo Factum est quod illam Curtii In aere dextra incidit, alteram sibi Quae nunc timet nunc aemulam. Sed quod tuam Durerus admirans manum, Dum rara pingis, et casas, Olim exaravit in palimpsesto tuos Vultus ahena cuspide: Quas aemulatus lineas se Curtius, Nedum praeivit caeteros.

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Della scuola di Giovacchimo Patenier, fioriva circa il 1520. Ancora questo Pittore, che fu nativo di Bovines, luogo della Fiandra, vicino a Dinant, fu detto per soprannome de Bles, che significa colla macchia, perché aveva una ciocca di capelli interamente bianca; seguitò la maniera di Giovacchimo Patenier, l’opere del quale molto studiò. Ebbe un modo di colorire diligentissimo, che però nel suo dipignere impiegava gran tempo. Ebbe talento particolare ne’ paesi, che soleva fare piccoli assai. In essi rappresentava massi, alberi e infinite figure, ed in ogni paese dipingeva una civetta, la quale alcune volte collocava in un luogo tanto strano, che per quanto minutamente, che si osservasse ogni parte del paese, bene spesso non si trovava, e faceva di mestieri tornarne a cercare; finché finalmente, ove meno si sarebbe creduto, si vedeva questo animale. Erano di mano di quest’artefice l’anno 1604 in Midelburgh appresso Melchior Wyntgis, Maestro di Zecca di Zeilanda, tre paesi assai grandi, bellissimi, in uno de’ quali era la storia di Lot. In Amsterdam, appresso Marten Papembroeck, un paese anch’esso grande assai, in cui Enrigo aveva figurato un botteghino, che dorme sotto un albero, mentre molte scimie, avendogli aperte le scatole e sciorinata la mercanzia, cavatogli le calze e i calzoni, fanno con essi varj gesti ridicolosi: altre appiccano all’albero i nastri, altre si pettinano, altre si specchiano, una si prova le calze, una si veste i calzoni del mercante, ed una messosi un pajo di occhiali al naso, fissamente gli guarda quanto egli ha di scoperto. Nella stessa città aveva Melchior Moutheron un quadretto piccolo, assai finito, dove era la storia de’ due Discepoli di Cristo, che vanno in Emaus, molto artificiosamente lavorati: e in lontananza aveva il pittore rappresentati gli stessi Pellegrini posti a tavola col Signore. Colorì lo stesso molti quadri della Passione, ed altre opere fece, che ebbero la Maestà dell’Imperadore e altri Monarchi e private persone. Fu anche suo particolare talento, ajutato in ciò dalla natura, perch’egli ebbe un’ottima vista, il far figure piccolissime, e quasi invisibili, e in grandissima quantità, in che veramente fu singolare.

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