Nominativo - Francesco Petrarca

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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VII. 1350 Messer FRANCESCO PETRARCA, nel quinto Libro dell’Epistole sue famigliari, in lode di Giotto e de’ seguaci di lui, così ragiona. Duos ego novi pictores egregios, nec formosos, Ioctum florentinum Civem, cuius inter modernos fama ingens est, et Simonem Senensem. Lo stesso FRANCESCO PETRARCA nel suo testamento, lasciò a Francesco da Carrara Signor di Padova, un quadro di Nostra Donna; disse egli, Operis IOCTIPictoris egregij, quæ mihi ab amico meo Michele Vannis de Florentia missa est; in cuius pulchritudinem ignorantes non intelligunt, Magistri autem Artis stupent. VIII. 1360 in circa L’eloquentissimo Messer GIOVAN BOCCACCIO Fiorentino Giornata sesta, Novella quinta, dove parla di Giotto. E per ciò avendo egli quell’arte ritornata in luce, che molti Secoli sotto gli errori d’alcuni, che più a dilettare gli occhi delli ignoranti, che a compiacere all’intelletto de’ Savi, dipignendo era stata sepolta, meritamente una delle luci della Fiorentina gloria dir si puote. Lo stesso nella GIOVAN BOCCACCIOvisione Amorosa, Umana man non credo che sospinta Mai fusse a tanto ingegno quanto in quella, Mostrante ogni figura lì distinta; Eccetto se da GIOTTO, al quale la bella Natura parte di sé somigliante Non occultò, nell’Arte in che suggella.

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XII. 1395 in circa. BENVENUTO DA IMOLA Comentatore di Dante detto L’IMOLESE, nel suo Comento, che pure è manoscritto nella nominata Libreria di S. Lorenzo: Credette CIMABUE etc. Hic Poeta confirmat dictum suum per exempla moderna, quæ clare manifestant expositionem factam; et primo ponit exemplum duorum concivium suorum, quorum unus nomine CIMABOS fuit excellens Pictor, alter nomine GIVOTUS fuit excellentior illo, imo cito derogavit gloriæ eius; ad litteram ergo dicit Poeta velut OdorisiusCIMABU Civis Florentinus, credette tener lo campo nella pentura idest victoriam gloriæ in Arte pingendi; sed spes eius est delusa, quia non reperit se in ætatibus grossis, imo subtilioribus; unde dicit, e ora à Giotto il grido, idest rumorem famæ, et gloriæ: Sì che la fama di colui, scilicet CIMABOVIS ee scura; et hic nota lector, quod Poeta noster merito facit commendationem GIOTTI, ratione Civitatis, ratione virtutis, ratione familiaritatis. De isto namque GIOTTO faciunt mentionem et laudem alij duo Poetæ Florentini, scilicet Petrarcha, et Boccatius, qui scribit quod tanta fuit excellentia ingenij et artis huius nobilis Pictoris, quod nullam rem rerum Natura produxit, quam iste non representaret tam propriam, ut oculus intuentium sæpe falleretur, accipiens rem fictam pro vera. Accidit autem semel, quod dum GIOTTUS pingeret Paduæ adhuc satis iuvenis unam Cappellam, in loco ubi fuit olim Theatrum sive Arena, Dantes pervenit ad locum, quem GIOTTUS honorifice receptum duxit ad domum suam; ubi Dantes videns plures infantulos eius summe deformes, et ut ita dicam similissimos Patri; petivit: Egregie Magister nimis miror, quod cum in Arte pictoria dicamini non habere parem; unde est quod alienas figuras facitis tam formosas, vestras vero tam turpes? Cui GIOTTUS subridens presto respondit: Quia pingo de die, sed fingo de nocte. Hæc responsio summe placuit Danti, non quia sibi esset nova, cum inveniatur in MacrobiusLib. Saturnalium; sed quia nata videbatur ab ingenio hominis. Iste GIOTTUS vixit postea diu; nam mortuus est 1336. et sic nota quod GIOTTUS ad huc tenet campum; quia nondum venit alius subtilior eo, cum tamen fecerit aliquando magnos errores in picturis suis, ut audivi a magnis ingeniis. Qui notisi come a questo Autore si vede indirizzata un’epistola Latina da Francesco Petrarca. XIII. 1400 in circa. FRANCESCO di Bartolo da BUTI Cittadino Pisano, che lesse pubblicamente in Pisa la DanteCommedia, nel suo Comento originale, che pure è nella Libreria di S. Lorenzo, sopra le parole dette, così ragiona. Questo CIMABU fu uno Dipintore, e ebbe grande nome nell’Arte del dipignere, e tenne lo nome insino che venne GIOTTO, che fu molto eccellente più di lui nella dipintura; e ora anco lo tiene GIOTTO, perché la sua fama è stata vinta dalla età grossa in quell’Arte; imperocché nessuno è stato poi che in quell’Arte sia valuto, quanto egli, non che più che egli; e però dice tener lo campo, cioè aver la gloria, come lo Cavaliere che sta in sul campo vincitore; ed ora à GIOTTO il grido, cioè la fama, sicché la fama di colui, cioè CIMABU oscura la fama di GIOTTO, e falla apparire nulla.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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F Franco Bolognese *sua vita* 1. Versi di Dante intorno a sue qualitadi 2. Opera di manio per la Libreria Vaticana 2. Fonda sua scuola in Bologna 2. Francesco Petrarca suo ritratto 4. fatto due volte ritrarre da Pandolfo Malatesta da Rimini. Suoi versi sopra Laura sua amata 4. 5. Illustrazione di alcuni di essi 4. Sue Lettere familiari 5. Franco Sacchetti novellatore Fiorentino 11. sue novelle 13. 16. 18. 22. 29. 67. Francesco Rondinelli scrittore della Relazione del Contagio l’anno 1630. e 1633. 56. Francesco di Neri Sellari scult. 80. Fraternita di santa Maria della Misericordia d’Arezzo 107. Fulmine caduto l’anno 1358. sopra il Campanile di santa Maria Novella 63.

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