Nominativo - Filippo Titi

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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E Empoli Terra di Toscana. Eremo di Camaldoli 56. Errore di Scrittor Francese 26. Errore del Vasari intorno al tempo nel quale fu fatta da Andrea Pisano la prima porta di bronzo del Tempio di S. Giovanni 32. Intorno alla morte di Gaddo Gaddi 37. Intorno alla Sagrazione della Chiesa di S. Maria Maggiore 56. Errore del medesimo, e d’un moderno intorno al casato di Andrea Orcagna 64. Intorno alle figure della Loggia de’ Lanzi 65. 71. Errore d’un moderno intorno all’Imagine di M. Vergine in Or S. Michele 67. Errore del Vasari, e di Fra Isidoro Ugurgieri, e d’altri intorno all’Imagine di Maria Vergine di marmo, ch’è sopra la porta del fianco del Duomo dalla parte de’ Servi 96. Facciata della Chiesa di santa Croce da chi dipinta, e quando 97. 100. Facciata della Chiesa di santa Maria nuova da chi dipinta 100. Festa di sant’Anna, Madre della Gran Madre di Dio in Firenze si solennizza come Pasqua, si corre il palio di panno lucchesino, e fannosi altri divoti ufici, perché 60. Filippo Rossuti pitt. *sua vita* 9. Abate Filippo Titi scrittore 10. Figure delle Profezie dell’Abate Giovacchino nella Real Libreria di S. Lorenzo 93. Fortezza di Firenze d. la fortezza da basso 12. Figure della Loggia de’ Signori in Firenze 41. Fonte nella Città d’Arezzo 43. Fortificazioni d’Arezzo fatte dal Granduca Cosimo I 44.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Fu anche opinione di molti, che nella medesima Chiesa, accanto alla porta, che metteva in Convento, fosse di mano di Tommaso la figura a fresco di un Santo in abito di Vescovo. Ma il Vasari tenne opinione, che ella fosse di mano di Fra Filippo suo discepolo. Molte altre opere fece Tommaso, finché stimolato da desiderio di vedere le pitture degli altri artefici de’ suoi tempi, e parte per provvedere colla mutazione dell’aria a qualche imminente pericolo di sua sanità, se ne andò a Roma, dove subito che fu gustata la sua bella e nuova maniera di operare, fu adoperato in diversi lavori di tavole per molte Chiese, le quali poi nelle turbolenze sopravvenute a quella città, per lo più si smarrirono. Ad istanza del Cardinale di San Clemente nella Chiesa di esso Santo, che anticamente fu abitazione de’ Frati di Santo Ambrogio ad Nemus, Ordine, che ebbe suo principio in una boscaglia poco lontana da Milano, e dipoi estinto ne fu data la Chiesa da Urbano VIII. a’ Frati Domenicani; dipinse Masaccio, secondo quello che ne lasciò scritto il Vasari, seguito dall’Abate Filippo Titi, in una Cappella, la Morte in Croce di Cristo Signor nostro fra due Ladroni, ed alcune storie di Santa Caterina Vergine e Martire. Ma Giulio Mancini in un suo Trattato di Pittura, che va attorno manoscritto, attribuisce tale opera a Giotto: e dice cavarlo, non meno dalla maniera, che dal tempo, il quale si riconosce in alcuni versi, che asserisce aver letto egli medesimo, scritti a lettere d’oro, a mano sinistra della tribuna, del tenore che segue: Ex annis Domini elapsis mille ducentis Nonaginta novem Jacobus Collega minorum Hujus Basilicæ titulo pars cardinis alti Huic jussit fieri, quo placuit Roma Nepote Papa Bonifatius VIII ……… proles.

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