Nominativo - Filippo Lippi

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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M Madonna in sul canto delle due vie, cioè il Chiassuolo che vien di via de’ Martelli, e la via che da S. Giovanni porta a S. Maria Nuova, ritrovatasi ultimamente 13. Madonna sul d. canto di Fra Filippo Lippi 12. Madonna del Campo Santo di Pisa da chi dipinta 34. Madonna de’ Denti di Bologna 35. Madonna de’ Tribolati in S. Petronio di Bologna da chi dipinta 83. Marco da Montepulciano pitt. 100. Marco di Guccio scult. 80. Mariotto Orcagna pitt. Fiorentino 73. Masolino da Panicale pit. sua vita 108. Maso del Saggio 25. 27. Matteo Iacopi dipintore 43. Michel Ruoti nobile Fiorentino 99. Michelagnolo Buonarroti loda una pittura a 83. Mino da Siena pitt. 74. Miracolo della neve nel luogo ov’è S. Maria Maggiore di Roma 9. Moccio scult. e archit. Sanese 74. Modello della Chiesa di S. Maria del Fiore rappresentato da Simon Memmi 4. Monaco dell’Isole d’Oro sua vita 88. interpetra più poetici scritti de’ Poeti Provenzali 89. nato della nobilissima famiglia Cibò 90. predice cose future 90. Monastero degli Angeli di Firenze 61. Monastero di Certosa 56. quando fabbricato 69. Monte Esquilino in Roma, luogo ove fu edificato il Tempio di S. M. Maggiore 9. Monte Giovi, Monsommano, Marti da che detti così 99. Mortalità dell’anno 1348. sua descrizione 66. Mulina di S. Gregorio in Firenze da chi architettate 37. Munistero delle Donne di Porta a Faenza 12. 26. Mura della Città del Borgo a San Sepolcro rovinate l’anno 1383. 107. Musaico di S. Maria Maggiore in Roma 9. Musaici della Tribuna del Tempio di san Giovanni restaurati 41.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Discepolo di Fra Filippo Lippi, nato 1437, ?1515.* Fu Sandro Botticelli, fin da’ primi anni della sua puerizia, d’ingegno molto elevato: e mostrò sempre una più che ordinaria facilità in apprendere tutte le cose, che il padre suo, cittadin Fiorentino, desiderosissimo del profitto di lui, procurava fargli insegnare; ma il figliuolo aveva altresì un cervello così stravagante ed inquieto, che in nessuna cosa trovava fermezza; tantoché annoiatosi Mariano, che così chiamavasi suo padre, di tanta instabilità, levollo da ogni altro studio, e messelo a bottega dell’orefice. E perché pel grande affaticarsi, che in que’ tempi facevano gli uomini di quel mestiere, nelle cose appartenenti al disegno, prima di mettersi all’arte, era una gran famigliarità, e pratica fra’ Pittori, Scultori e Orefici; coll’occasione della conversazione di costoro, cominciò il giovanetto a darsi tutto al disegno e alla pittura, talché avendo in quella interamente fermato suo genio volubile, fu dal padre accomodato con Fra Filippo Lippi, il quale così bene l’istruì ne’ precetti dell’arte, che in breve tempo reselo bonissimo pittore. Dal che in somma si riconosce esser verissimo, che non mai si adatta l’ingegno dell’uomo, tuttoché perspicace ed elevato si manifesti, a cosa, che buona sia, ogni qualvolta questa alla di lui inclinazione anche confacevole non sia. Onde scrisse una dotta penna, essere il genio una calamita fedele, che può bene violentata volgersi all’opposto della sua tramontana, ma non può giammai acquietarvisi tanto, che ella non senta il forte stimolo della contraria inclinazione, finché gli venga fatto finalmente il condur l’uomo per quella via, alla quale lo destinò la natura. Quindi è, che dovrebbe essere il primo pensiero de’ padri, che desiderano mettere i proprj figliuoli nella strada della virtù (ciocché degli Ateniesi raccontano gli antichi Scrittori) il porre ogni studio, prima di ogni altra cosa, nel riconoscere il genio: e poi, secondo esso, quegli incamminare. La prima opera, che partorisse il pennello di Alessandro, fu una figura della Fortezza, dipinta da lui fra le tavole di altre Virtù, che colorirono Antonio e Piero del Pollajuolo, nella Residenza del magistrato della mercanzia di Firenze, nelle spalliere del tribunale. Dipinse poi una tavola in Santo Spirito per la Cappella de’ Bardi, dove con grande amore e diligenza colorì alcune olive e palme: un’altra tavola per le Monache di San Barnaba: e una altresì per le Convertite. Dipoi nella Chiesa d’Ognissanti dipinse un S. Agostino, a concorrenza di Domenico del Ghirlandajo, che nell’altra parte aveva dipinto un San Girolamo: le quali pitture erano già situate nel tramezzo di quella Chiesa, allato alla porta del Coro; ma volle il Granduca Cosimo l’anno 1566. affinch’ella fosse più luminosa capace, si levasse il tramezzo; il che anche fu fatto alle Chiese di Santa Croce, e di Santa Maria Novella, di San Remigio, ed altre, dentro e fuori di città, stando allora il Clero nel Coro avanti all’Altare; onde fu necessario, con ordinghi ed instrumenti adatti al bisogno, levar’ esse pitture dell’antico luogo, ed in altro luogo di quella Chiesa collocarle, ove fino al presente tempo si veggono ben conservate. Lavorò molto per diverse altre Chiese delle città, e pel Magnifico Lorenzo de’ Medici, e per molte case di cittadini condusse gran quantità di quadri, e molti tondi; uno de’ quali, e de’ maggiori, con Maria Vergine e Gesù ed alcuni Angeli, si vede oggi nella casa del Cavaliere Alessandro Valori. Ebbe particolar talento in dipignere piccole figure, e vaghe storiette, fra le quali bellissime furono reputate alcune, ch’egli condusse per la casa de’ Pucci in quattro quadri, ne’ quali egli rappresentò la Novella del Boccaccio di Anastasio degli Onesti.

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