Nominativo - Ferdinando re d’Ungheria e di Boemia

Numero occorrenze: 1

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Mosso dallo stesso affetto dell’arte e de’ professori, volle visitare i più celebri artefici de’ Paesi Bassi, e veder le opere loro, e particolarmente quelle di Luca d’Olanda , che fino del 1509 aveva cominciato a dare gran saggi di sé co’ suoi intagli, i quali per certo, quantunque in disegno non arrivassero alla bontà di quelli d’ Alberto , gli furono però alquanto superiori in diligenza e delicatezza. In tale occasione avvenne, che al primo vedere che fece Alberto l’aspetto di Luca , che era di persona piccolo e sparuto, forte si maravigliò, come da uno, per così dire, aborto della natura potessero uscire opere di tanta eccellenza, delle quali a lode si parlava pel mondo. Dipoi fattagli grande accoglienza, ed abbracciandolo cordialmente, stettesi con lui qualche giorno, con gran dimostrazione d’amore. Fecionsi il ritratto l’un l’altro, e strinsero fra di loro una inseparabile amicizia. Questo medesimo affetto che egli ebbe all’arte e a’ professori, aggiunto all’ottima sua natura, cagionò in lui una inarrivabile discretezza nel parlare dell’opere loro: e quando era domandato del suo parere, lodava tutto ciò che e’ poteva lodare; e quando non aveva che lodare, se la passava con dire. Veramente questo Pittore ha fatto tutto il possibile per far bene: e così lasciava le opere e i maestri nel posto e pregio loro, il perché era da ognuno, per così dire, adorato. E sia ciò detto a confusione di certi maestrelli, che essendo, come noi sogliamo dire, anzi infarinati nell’arte, che professori, ardiscono por la bocca nelle opere de’ grand’uomini, facendosi temerariamente giudici di tutto ciò ch’ e’ non conoscono, o non intendono; per non parlar di tanti altri, i quali col solo avere in puerizia sporcate quattro carte con iscarabocchi e fantocci, si usurpano il nome di dilettanti nell’arte, con cui presumono di tenere a sindacato del loro sconcertato gusto anche i professori di prima riga; altro finalmente non riportando di tal loro temerità, che nimicizia e vergogna. Alberto dunque, per tante sue virtù e ottime qualità, oltre alla reverenza e stima, in che fu sempre appresso all’universale e a’ professori, fu stimatissimo da’ Grandi, che facevano a gara a chi più poteva ricompensarlo ed onorarlo. Massimiliano , Avo di Carlo V , fecegli una volta in sua presenza disegnare sopra una muraglia alcune cose: e perché queste dovevano avanzarsi sul muro alquanto più di quello che egli potesse giugnere colla mano, non essendo allora in quel luogo altra miglior comodità, comandò lo’mperadore ad un Cavaliere pettoruto e di buone forze, che era quivi presente, di porsi per un poco piegato in terra a guisa di ponte, affinché Alberto , montato sopra di lui, potesse arrivar colla mano, ove faceva di bisogno. Il Cavaliere, parte per timore, parte per adulare a quel Monarca, subito ubbidì; ma però sopraffatto da insolita confusione, non lasciava di dare alcun segno colla turbazione dell’aspetto, di parergli strana cosa, che dovesse un Cavaliere servir di sgabello ad un pittore; di che avvedutosi Massimiliano , gli disse, che Alberto , a cagione di sua virtù, era assai più nobile di un Cavaliere: e che poteva bene un Imperadore di un vil contadino fare un Cavaliere, ma non già di un ignorante uno così virtuoso. E qui è da notarsi, che questo Cesare fu così amico dell’Arte, che diede alla Compagnia di Santo Luca, pe’ Pittori, un’Arme propria, che sono tre scudi d’arme d’argento in campo azzurro, la quale, oltre a quanto io trovo in alcuni Autori, vedesi espressa in faccia di un Frontespizio de’ Ritratti degl’illustri Pittori Fiamminghi, che diede alle stampe di suo intaglio Tommaso Galle circa il 1495. Fu ancora Alberto in grande stima appresso di Carlo V , e Ferdinando re d’Ungheria e di Boemia, oltre una grossa provvisione, con che era solito trattenerlo, faceva gli onori straordinarissimi; e in somma fu egli tanto in patria che fuori, e da ogni condizione di persone, sempre stimato e reverito a quel segno, che meritava un uomo di eccellente valore, qual egli fu. Della scuola di questo grand’Artefice uscirono uomini eccellenti, e particolarmente ALDOGRASSE da Norimbergo , che ancora esso fu celebre intagliatore, così abbiamo dal Lomazzo, e da Ricciardo Taurini , scultore di legname eccellente, il quale, ad istanza di san Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano, intagliò, con modello di Francesco Brambriella , scultore rinomato, le bellissime sedie del Coro nel Duomo di essa Città.

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