Nominativo - Domenico del Ghirlandajo

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Discepolo di Alesso Baldovinetti. Nato 1451. ?1495. Fu Domenico del Ghirlandajo, siccome io trovo in antiche scritture, figliuolo di un tal Tommaso di Currado di Gordi, che si esercitava nella Professione dell’orafo, che oltre all’aver fatto di sua mano tutti i voti d’argento, che si conservano nell’armadio della Santissima Nunziata, e le lampane della Cappella della medesima, le quali tutte cose per l’assedio di Firenze l’anno 1529 furon disfatte; fu anche il primo, che trovasse l’invenzione di certi ornamenti del capo per le fanciulle Fiorentine, che si chiamavano ghirlande, dal che acquistò il nome del Ghirlandajo. Questo Tommaso dunque, riconoscendo in Domenico uno spirito molto vivace; e parendogli perciò doverne trarre grande ajuto, lo pose nella propria sua stanza ad imparar l’arte sua. Diedesi il fanciullo con tale occasione allo studio del disegno, e fin da quella prima età eravisi così bene approfittato, che ritraeva coloro, che passavano dalla sua bottega, dando loro in un subito, con pochi segni somiglianza. Lasciata poi la professione dell’orafo, si diede in tutto e per tutto, nella scuola di Alesso Baldovinetti, allo studio della Pittura, e in poco tempo divenne ottimo pittore. Vedesi di sua mano a’ nostri tempi in Firenze la Cappella a fresco di Francesco Sassetti in Santa Trinita, con istorie di San Francesco: ove in quella, che rappresenta il fanciullo risuscitato dal Santo, ritrasse Maso degli Albizzi, Mess. Agnolo Acciajuoli, e Mess. Palla Strozzi, cittadini molto celebrati nelle storie di que’ tempi. In quella, dove rappresentò San Francesco davanti a Papa Onorio, dipinse il Magnifico Lorenzo, il Vecchio, de’ Medici: e dalle parti laterali della tavola, fece i ritratti di Francesco Sassetti, e di Mona Nera sua donna. Nella volta colorì alcune Sibille: e nella fronte, oggi mezza imbiancata, esteriore di essa Cappella, figurò la Sibilla Tiburtina, e Ottaviano Imperadore. Fu poi chiamato a Roma da Sisto IV e per lui dipinse nella sua Cappella due storie, cioè, quando Cristo chiama all’Apostolato Pietro e Andrea; e la Resurrezione del Signore. Tornato a Firenze, fece nella Chiesa degl’Innocenti la tavola de’ Magi: e in Ognissanti, a concorrenza di Sandro, detto il Botticello, colorì a fresco un San Girolamo, che già nel tramezzo di quella Chiesa era allato alla porta del Coro: levato poi il tramezzo, fu questa figura trasportata alla parete nel mezzo di essa Chiesa, da quella parte, che entrando in Chiesa, torna a mano sinistra: e nella medesima Chiesa dipinse ancora la Cappella de’ Vespucci. È di sua mano la Vergine a fresco, che si vede oggi sopra la porta di Santa Maria degli Ughi, a cui è stato ne’ moderni tempi, dato di bianco; onde questa pittura più non si vede: e la Cappella maggiore di Santa Maria Novella della famiglia de’ Ricci, che fino da 100. anni avanti al tempo del Ghirlandajo era stata dipinta da Andrea Orgagna; ma a cagione di un fulmine caduto in quel luogo, e della poca cura, che n’era stata avuta dipoi, eransi quelle pitture ridotte in cattivo stato, come altrove s’è detto. Dipinse il Ghirlandajo questa Cappella ad istanza di Giovanni Tornabuoni: e vi rappresentò storie della vita di Maria Vergine, di San Domenico, e di San Pietro Martire: e diedela finita in quattro anni, cioè del 1485.

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Discepolo di Fra Filippo Lippi, nato 1437, ?1515.* Fu Sandro Botticelli, fin da’ primi anni della sua puerizia, d’ingegno molto elevato: e mostrò sempre una più che ordinaria facilità in apprendere tutte le cose, che il padre suo, cittadin Fiorentino, desiderosissimo del profitto di lui, procurava fargli insegnare; ma il figliuolo aveva altresì un cervello così stravagante ed inquieto, che in nessuna cosa trovava fermezza; tantoché annoiatosi Mariano, che così chiamavasi suo padre, di tanta instabilità, levollo da ogni altro studio, e messelo a bottega dell’orefice. E perché pel grande affaticarsi, che in que’ tempi facevano gli uomini di quel mestiere, nelle cose appartenenti al disegno, prima di mettersi all’arte, era una gran famigliarità, e pratica fra’ Pittori, Scultori e Orefici; coll’occasione della conversazione di costoro, cominciò il giovanetto a darsi tutto al disegno e alla pittura, talché avendo in quella interamente fermato suo genio volubile, fu dal padre accomodato con Fra Filippo Lippi, il quale così bene l’istruì ne’ precetti dell’arte, che in breve tempo reselo bonissimo pittore. Dal che in somma si riconosce esser verissimo, che non mai si adatta l’ingegno dell’uomo, tuttoché perspicace ed elevato si manifesti, a cosa, che buona sia, ogni qualvolta questa alla di lui inclinazione anche confacevole non sia. Onde scrisse una dotta penna, essere il genio una calamita fedele, che può bene violentata volgersi all’opposto della sua tramontana, ma non può giammai acquietarvisi tanto, che ella non senta il forte stimolo della contraria inclinazione, finché gli venga fatto finalmente il condur l’uomo per quella via, alla quale lo destinò la natura. Quindi è, che dovrebbe essere il primo pensiero de’ padri, che desiderano mettere i proprj figliuoli nella strada della virtù (ciocché degli Ateniesi raccontano gli antichi Scrittori) il porre ogni studio, prima di ogni altra cosa, nel riconoscere il genio: e poi, secondo esso, quegli incamminare. La prima opera, che partorisse il pennello di Alessandro, fu una figura della Fortezza, dipinta da lui fra le tavole di altre Virtù, che colorirono Antonio e Piero del Pollajuolo, nella Residenza del magistrato della mercanzia di Firenze, nelle spalliere del tribunale. Dipinse poi una tavola in Santo Spirito per la Cappella de’ Bardi, dove con grande amore e diligenza colorì alcune olive e palme: un’altra tavola per le Monache di San Barnaba: e una altresì per le Convertite. Dipoi nella Chiesa d’Ognissanti dipinse un S. Agostino, a concorrenza di Domenico del Ghirlandajo, che nell’altra parte aveva dipinto un San Girolamo: le quali pitture erano già situate nel tramezzo di quella Chiesa, allato alla porta del Coro; ma volle il Granduca Cosimo l’anno 1566. affinch’ella fosse più luminosa capace, si levasse il tramezzo; il che anche fu fatto alle Chiese di Santa Croce, e di Santa Maria Novella, di San Remigio, ed altre, dentro e fuori di città, stando allora il Clero nel Coro avanti all’Altare; onde fu necessario, con ordinghi ed instrumenti adatti al bisogno, levar’ esse pitture dell’antico luogo, ed in altro luogo di quella Chiesa collocarle, ove fino al presente tempo si veggono ben conservate. Lavorò molto per diverse altre Chiese delle città, e pel Magnifico Lorenzo de’ Medici, e per molte case di cittadini condusse gran quantità di quadri, e molti tondi; uno de’ quali, e de’ maggiori, con Maria Vergine e Gesù ed alcuni Angeli, si vede oggi nella casa del Cavaliere Alessandro Valori. Ebbe particolar talento in dipignere piccole figure, e vaghe storiette, fra le quali bellissime furono reputate alcune, ch’egli condusse per la casa de’ Pucci in quattro quadri, ne’ quali egli rappresentò la Novella del Boccaccio di Anastasio degli Onesti.

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