Nominativo - Domenico da Venezia

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 92

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Ora io mi persuado, che chiunque leggerà quanto io ho portato in questo luogo, dico ciò che già fu scritto da Cennino da Colle di Valdelsa nel suo libro, poi ricopiato dal Vasari , subito sarà preso da forte dubbio, di come fosse possibile, che il Cennino da Colle di Valdelsa avesse notato fra gli altri suoi allora secreti di pittura, quello del macinare i colori a olio, già che lo stesso Vasari nella vita d’ Antonello da Messina dice, essere stato inventato quel modo di colorire da Giovanni da Bruggia , poi insegnato a Ruggieri ad Aus , poi lo fa pervenire in Antonello da Messina , e poi in Domenico da Venezia , in che pare ch’egli consumasse tant’anni, che non sia più luogo a credersi, che Cennino da Colle di Valdelsa ne’ suoi tempi, ne la Toscana, ne l’Italia potesse averne avuto il primo barlume, non ch’egli avesse potuto impararlo, e scriverlo nel suo libro. . Questo dubbio per certo a me non venne mai, come quegli, che chiaramente riconobbi colla traduzione di quanto scrisse Carlo Vanmander pittor Fiammingo in suo idioma, parlando di Giovanni, e Euberto Eich pittori di Bruggia, dico di Giovanni Eich, che è quello stesso Giovanni, di cui parlò esso Vasari, chiamandolo Giovanni da Bruggia: che il Vasari nel ritrovamento di questo segreto, siccome de’ passaggi, che gli fece fare d’uno in un altro artefice, non ebbe notizia de i tempi appunto, potè forse credere, siccome fu in verità, che il segreto fosse stato ritrovato fra’l 1400. e’l 1440. il che si deduce dall’ordine, ch’ei tenne in dar luogo alle vite de’ suoi pittori; e se pure di tal tempo non ebbe alcuna cognizione, almeno l’ordine de’ tempi, come sopra, dati alle vite de’ suoi professori, non contraddice a quello, nel quale io trovo essere occorsa tale novità, cioè circa al 1410. e così fatto il conto del tempo, che potè sopravvivere al 1400. il nostro Cennini; che poterono essere trenta, quaranta, e anche cinquant’anni, e più (giacché non sappiamo altro de’ suoi principj, se non ch’è fosse discepolo per dodici anni d’Agnol Gaddi, che morì nel 1387.) torna molto bene, che quell’invenzione, avendo già dopo il 1410. fatto suo corso in Italia, e Toscana, ed essendo pervenuta in Cennino Cennini, fosse stata potuta esser notata da lui nel suo libro, e anche praticata; e tanto basti aver accennato a fine di togliere ogn’ombra di difficultà in cosa di tanto rilievo per la notizia delle cose dell’arti nostre, riserbandomi a dar di tutto un più chiaro, e distinto ragguaglio nelle Notizie della vita di Giovanni, e Euberto Eich, tolta dalla sopra nominata Fiamminga traduzione, siccome d’altronde, e posta nel Secolo 3. dal 1400. al 1500. nel primo Decennale.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 108

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D Deposito di finto marmo del Cardinale Corsini primo Arcivescovo di Firenze in Duomo da chi dipinto 100. Deposito in d. Chiesa di Fra Luigi Marsili 100. Difficultadi che s’incontrano nell’interpretrazioni de’ libri de’ Poeti Provenzali 79. Detto di Donatello sopra le pitture di Stefano Veronese 79. Difficultadi che s’incontrano nell’interpretazioni de libri de Poeti Provenzali 69. Domenico da Venezia pitt. 92. Domenico del Grillandaio pitt. Fior. 64. Donato scult. Fior. 107. di chi discepolo 97. Duccio da Siena pitt. sua vita 58. Duomo di Siena 4. Deliberazione d’accrescerlo, poi non adempiuta 42. 58. Duomo di Firenze 59. Duomo di Pisa 61.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 95

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Fu Andrea dal Castagno bravo inventore, e bonissimo disegnatore, e gran prospettivo: trattò sempre sé stesso onoratamente, e nel vivere e nel vestire; ma restarono le buone parti sue oscurate molto in vita, a cagione di una natura iraconda, vendicativa, e invidiosa; ed in morte, come lasciò scritto il Vasari , con una vituperosa e non mai abbastanza detestata azione, fatta molto prima, che si riducesse alla fine del suo vivere, ed allora solamente saputasi, e fu la seguente. Era nel suo tempo in Firenze un tal Domenico da Venezia , pittore di buon nome, col quale egli aveva fintamente legata grande amicizia, affine di cavargli di mano la maestria del colorire a olio, che allora in Toscana non era da alcun altro praticata, né meno saputa, fuori che da Domenico , siccome gli riuscì di fare. Nel tempo dunque, che Andrea dipigneva entro lo Spedale di Santa Maria Nuova , come sopra accennammo, furono anche a Domenico allogati i lavori di alcune opere nello stesso Spedale di Santa Maria Nuova , dove all’uno ed all’altro furono date stanze per tal effetto. Ed è da sapersi, come Domenico , oltre agli applausi, che e’ riceveva in Firenze per la portata novella invenzione del colorire a olio, si andava sempre più inoltrando nel concetto di gran pittore per le belle opere, che giornalmente si vedevano uscire dalle sue mani. Questa cosa molto affliggeva l’invidioso Andrea , comecché in questa città aspirasse al potervi godere la prima lode; onde vinto da invidia, pensò, con detestabile tradimento, non potendo farlo altrimenti, levarselo d’intorno: e ben gli riuscì il mandare ad effetto il suo perverso pensiero, in questo modo. Continuava egli con Domenico le dimostrazioni di non ordinaria benevolenza: e una sera, che Domenico , che molto si dilettava di sonare il liuto, volle, come era costume suo, tor seco Andrea per condurlo agli usati passatempi di serenate; esso Andrea recusò di andare, dicendo doversi trattenere in camera per fare alcuni disegni: e Domenico se ne andò solo. Allora il traditore uscitosi di camera e dello Spedale segretamente, si pose ad aspettare il misero Domenico dietro ad un canto, poco distante dalla solita loro abitazione: e nel tornar, che Domenico faceva al suo riposo, corsegli addosso, e con alcuni piombi gli sfondò il liuto e lo stomaco in un tempo medesimo: poi percossagli fortemente la testa co’ medesimi piombi, e lasciatolo come morto, tornossene alla sua stanza, e si mise al suo lavoro. Intanto sentite da i serventi dello Spedale le grida di quel misero, accorsero con gran fretta: e riconosciuto che l’ebbero per esso, subito portarono la nuova a Andrea , il quale prorompendo in grandi grida, precipitosamente corse alla volta dello agonizzante compagno, e presolo fra le braccia, non cessava di gridare: O fratel mio: oimé fratel mio; mostrandosi in tutto e per tutto incapace di conforto; finché Domenico , che già era all’ultimo di sua vita arrivato, nelle braccia del suo amico, o per meglio dire, perverso traditore, diede fine al viver suo. Qui deve ammirarsi la profondità de’ Divini giudicj; imperciocché (cosa che rarissime volte addiviene) non mai per quanto poi visse Andrea , si scoprì questo delitto; e finalmente egli medesimo, come si è detto, giunto alla morte, che seguì circa l’anno 1477. nella sua età di anni 71. in circa, nello stesso Spedale di Santa Maria Nuova , ove gli furono fatte odiose esequie, e dove fu ancora egli seppellito: a chi assisteva al suo transito (forse perché di tal misfatto col tempo non fosse qualche innocente incolpato, o per altro buon fine, che egli il facesse) lo rivelò.

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