Dopo, che il Morto da Feltro Pittore, ebbe fatti grandi studj per l’anticaglie e grotte della città di Roma, per segnalarsi, come fece, nel bel modo di dipignere grottesche, vennesene a Firenze. Ricevettelo nella propria sua casa Andrea Feltrini, che fino allora, sotto la disciplina di Cosimo Rosselli, aveva atteso alla pittura, ed a lungo andare avendo osservata la bizzarra e nuova maniera del Morto, talmente s’invogliò di quell’arte, che a quella in tutto e per tutto si diede; onde in breve tempo, non solo operò ottimamente
di grottesche; ma quelle arricchì di molte e belle invenzioni. Incominciò a far le fregiature maggiori più copiose e piene, di maniera al tutto diversa dall’antica, accompagnandole con figure. Inventò capriccioso modo di dipignere le facciate delle case, che oggi si dice a sgraffio, quale io non saprei meglio descrivere, che colle proprie parole del Vasari; dice egli dunque. Costui cominciò a dar principio di far le facciate delle case e palazzi nell’intonacato della calcina, mescolata con nero di carbon pestato, ovvero paglia abbruciata, che poi sopra questo intonacato fresco dandovi di bianco, e disegnate le grottesche con quei partimenti, ch’ei voleva, sopra alcuni cartoni, spolverandogli sopra l’intonaco, veniva con un ferro a graffiar sopra quello, talmenteché quelle facciate venivano disegnate tutte da quel ferro, e poi raschiato il bianco de’ campi di queste grottesche, che rimaneva scuro, le veniva ombrando, o col ferro medesimo tratteggiando con buon disegno, tutta quell’opera con acquerello liquido, come acqua tinta di nero, andava ombrando, che ciò mostra una cosa bella, vaga e ricca da vedere. Fin qui il Vasari. Di questo modo dipinse egli in Firenze la facciata della casa de’ Gondi in Borgo Ognissanti, quella de’Lanfredini lung’Arno, tra’l Ponte a Santa Trinita e la Carraja verso Santo Spirito, quella de’ Sertini da San Michele di piazza Padella, oggi detta degli Antinori, quella già di Bartolommeo Panciatichi sulla piazza degli Agli, oggi de’ Ricci, e la facciata della Chiesa della Santissima Nunziata sopra il primo Chiostro. Fu Andrea molto adoperato in occasione di nozze e d’esequie, e d’ogni altra sorte d’apparato, e assai operò per la Serenissima Casa de’ Medici. Sono in Firenze, per le case de’ particolari, lavori finiti di sua mano, di fregiature, soffitte, cassoni, forzieri, e simili, tutti bellissimi. Fece con molta grazia, varietà e bellezza, disegni di ogni sorte di drappi e di broccati, che aggiunti alla nobiltà della materia ed eccellente maestria, con che si fabbricarono sempre nella città di Firenze simili cose, riuscirono desideratissimi per tutto il mondo. Fu però Andrea uomo tanto timoroso, che mai non volle pigliar lavoro sopra di sé, non bastandogli l’animo, dopo fatta l’opera, di farsi pagare, al contrario di tanti, e poi tanti, che dopo essersi fatti pagare, mai non lavorano, e piuttosto volle in bottega far la seconda, che l’ultima figura, benché in vita nel suo mestiere non avesse pari. Dalla medesima cagione derivò il conoscer che fece così poco la propria virtù, che potendo con poca fatica farsi ricco, contuttociò stando sempre al lavoro come un giumento, fecesi pagare scarsissimamente. Fu malinconico per natura, al che aggiunta l’incessante applicazione alle cose dell’arte, fu più volte in pericolo di esser per forza dell’umor malinconico, portato a male risoluzioni di sé, pur tuttavia volle Iddio ajutar la bontà di esso, perché fu sempre dagli amici e compagni assistito; finché ridottosi all’età di sessantaquattro anni gravemente infermatosi, se ne passò a vita migliore.