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Per l’assertiva di Credette CIMABUE nella pittura Tener lo campo ed ora ha GIOTTO il grido
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A’ PAESANI DEL
Credidit ut CIMABOS picturae castra tenere; Sic tenuit. Verum nunc tenet astra poli,
Credette
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Ma perché più facil cosa è, che sappia un forsennato ciò che si fece nella propria casa, di quel che il savio saper possa ciò che nell’altrui; veggiamo un poco, quanto sopra di ciò, ci lasciò scritto uno della propria casa e famiglia di Et maxime modicum durat hæc nostra fama vanagloriosa, si ætates subtiles sequantur, ut patet in
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IV. 1334 Un Fu
Fu ed è
Provveditore della detta opera di
Tabulam depictam de manu
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IX. 1370 in circa nella nominata In sulla cima dura etc. Vuol dire che la fama di molti dura molto tempo, ma non eccellente; perocché sopravviene un altro eccellente Maestro, che fa scemar la fama del primo: ma se uno suttile Artefice fosse tra uomini grossi, e dietro a lui anche seguitassono lungo tempo genti grossi, allora la sua eccellenza e fama durerebbe lungo tempo: ma quando seguita un altro suttile Artefice, il primo perde l’eccellenza; e dà esempio
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X. 1375 in circa. Credette
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XII. 1395 in circa. Credette
Questo
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XXII. 1460 in circa Ma tale doppo sua perfezione come molte altre nell’Italica Servitù quasi si spense, ed erano le pitture in quel Secolo non punto atteggiate, e senza affetto alcuno d’animo; fu adunque il primo
Dalla disciplina di
Costui essendo la Pittura in oscurità la ridusse in buona fama.
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XXV. 1476 ……………
Ille Florentinis parentibus
Paulo post
In pictura
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XXXV. 1540 Ben’è vero, che nissuna Arte fu trovata e compiuta, o in un medesimo tempo, o da un solo, ma di mano in mano, e da
diversi; perché sempre si va o aggiugnendo, o ripulendo, o quello che manca, o quello che è rozzo e imperfetto; e perciò disse
Credette
Potremmo addurre infiniti altri esempi, sì di molte altre città, e sì massimamente di
Vi fu
Non solo in questo tempo, ma per molt’anni andati fu
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LVIII. 1633 En en año de nuestro bien de 1240. Nacio en
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L’anno di nostra salute 1240. nacque in
Credette
E dando già, como l’Aurora, alcuna luz a quelle tenebre, uscirono poscia algunos buonos Pintores, cuales fueron,
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Essendo poi seguita la morte di
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Nel tornarsene poi alla
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Oltre alle notate di sopra molte altre pitture fece
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Narra il già nominato
Quia pingo de die, sed fingo de nocte
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Consideri ora il mio Lettore a quali cimenti mi sia trovato nel compilar la vita dell’eccellente Miniatore
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Non è dubbio adunque che
O dissi a lui non sè tu
L’onor d’
Ch’aluminare è chiamata in
Frate diss’egli più ridan le carte
Che pennelleggia
L’onore è tutto or suo, e mio in parte.
Ben non sarei stato si cortese
Mentre ch’i’ vissi, per lo gran disio
Dell’eccellenzia, ove mio core intese.
Di tal superbia qui si paga il fio;
Et ancor non sarei qui, se non fusse,
Che possendo peccar mi volsi a Dio.
Oh vanagloria dell’umane posse!
Con poco
Se non è giunta dall’etadi grosse.
Credette
Tener lo campo, et ora à
Sicche la fama di colui oscura, etc.
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Attesta il
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Quanto alla prima, vissero questi tre nel medesimo tempo: Di E DI SUA MANO EGREGIAMENTE DISEGNAVA
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Quanto alla terza, furono tutti e’ tre nella Bottega di
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Ma questa somiglianza e di mano, e di concetti, e di costumi non si acquista da colui, che per pochi giorni conversa nella squola di qualche Professore, ma da chi usa l’altrui consuetudine per lungo tempo, come son que’ che si pongono sotto la direzione del maestro quasi fin da’ primi anni: che però è da credere, che
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Aggiugne per ultimo, che
Oh vanagloria dell’umane posse
Con poco
Se non è giunta dall’etadi grosse.
Credette
Tener lo campo, et or’ à
Sicché la fama di colui oscura.
Così à tolto l’uno all’altro Guido
La Gloria della Lingua: e forse è noto
Chi l’uno, e l’altro caccierà di Nido.
Colui che del cammin sì poco piglia
Dinanzi a me Toscana sonò tutta,
Ed ora a pena in Siena sen bisbiglia.
Ond’era Sire quando fu distrutta
La rabbia Fiorentina, che superba
Fu a quel tempo siccom’ora è Putta.
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So che non mancherà chi dica, che in tanta scarsezza di notizie, più sicure e più certe d’un antico Valentuomo, come fu
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Ma quantunque si ricavi dal
Et un di lor (non questi che parlava)
Si torse sotto’l peso, che l’impaccia.
E videmi, e conobbemi, e chiamava
Tenendo gli occhi con fatica fisi
A me che tutto chin con loro andava.
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E che a questa voce voltatosi
Oh dissi lui, non sè tu
Così adocchiato da cotal famiglia
Fui conosciuto da un che mi prese
Per lo lembo, e gridò qual maraviglia?
Aguzza ver me l’occhio,
Sicché la faccia mia ben ti risponda.
E vedrai ch’io son l’ombra di
Che falsai li metalli con Alchimia,
E ti dee ricordar, se ben t’adocchio
Com’io fui di natura buona Scimia.
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Ma che l’anno 1300, solennissimo, e degno di venerazione per l’universal giubbileo detto volgarmente l’Anno Santo, e
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Il primo dal tempo, nel quale seguì lo smarrimento del Poeta dentro d’un’oscura Selva, il quale smarrimento afferma egli che seguì:
Nel mezzo del cammin di nostra vita.
Ier più oltre cinque ore che quest’otta
Mille dugento con sessantasei
Anni compier, che quì la via fu rotta.
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Se dunque nel principio della Primavera del 1300. finge
Di tal superbia qui si paga il fio:
Et ancor non sarei qui, se non fosse,
Che possendo peccar mi volsi a Dio.
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Concludiamo adunque per le ragioni allegate, senza altre che allegar si potrebbero, che verissima cosa essendo, che dalla Professione del disegno le belle arti d’Architettura, Scultura, e Pittura, son derivate. Che l’Arte del Miniare specie di pittura camminasse in bontà sempre mai di pari passo con la stessa pittura. Che al tempo di
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A
Adorazione de’ simolacri proibita al popolo di
Albero della casa di
Apologia a pro delle glorie della
Autori, che appresso i Greci scrissero avanti a
Avanti a
Amicizia tra
Amicizia tra
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B
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C
Altro Comento del 1334. 11.
Altro Comento con gli argomenti delle due Cantiche fatti da
Cristiana Religione non mai fu senza immagini da venerarsi su gli altari 28.
Culto dell’immagini quando ebbe principio 28.
Chiese si dedicano a Dio in onore de’ Santi 32. Uso di dedicarle 32.
Casa de’
Il
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D
S. Domenico Patriarca 3. a
Detto di moderno Autore contro un’opera d’
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Colorì poi, come a suo luogo si dirà,
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Mentre
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B
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F
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R
San Ranieri Pisano Protettore della Città di Pisa 8. 55.
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Furono a
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Or venendo alle opere di costui, egli fece molte belle cose a fresco nella città di Firenze e fuori, che poi, per la demolizione delle fabbriche, furono disfatte: e furono le più belle quelle di alcune
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In su quel gusto medesimo fece anche per la