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SONO già cinque anni passati, AMICO LETTORE, che io vi diedi a vedere il primo aborto de’ miei poveri studj in materie appartenenti a cose di Pittura, Scultura, e Architettura, ed a Pittori, Scultori, e Architetti, col dare alla luce parte delle Notizie compilate da me de’ Professori del Disegno da
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Mi sovvengono altresì le proteste, ch’io feci con voi, a cagione della da me ben conosciuta poca mia sufficienza, massimamente in materia si vasta, e che di momento in momento andavami sempre sotto l’occhio crescendo, per non dire raddoppiando. Non mi è fuggito dalla mente quanto io vi dissi pure alla lontana intorno alla ragione, che mossemi a dar fuori i quattro Decennali, dal 1260 al 1300, con si poca quantità di nomi, e notizie di Artefici degli molti, che furono in quegli antichi tempi; e fu questa, cioè, che oltre alla gran fretta, che mi facevano gli amici d’incominciare ad esporre al pubblico alcuna cosa del mio, non parvemi conveniente, che quel poco, ch’io aveva già ridotto a qualche perfezione, dovesse stare nascoso, fino a tanto che io avessi terminata tutta l’Opera; perché sarebbevi stato pericolo, anzi una morale certezza, attesa la mia età già molto avanzata, che potesse restarsi, in caso di mia mancanza, e l’antico finito, e’l moderno ancora non perfezionato, sepolto nell’oblivione. E che però per fuggire tale inconveniente (se pure potea dirsi inconveniente la perdita nel Mondo d’un parto miserabile dell’intelletto mio) deliberai d’eleggere un ordine di fare un primo libro di ciascheduno Decennale, non pure del detto primo Secolo dal 1200. fino al 1300. ma poi a suo tempo di tutti i Secoli susseguenti, fino al termine dell’Opera, per assicurarmi dal pericolo d’accavallare i tempi, per quello che all’ordine cronologico appartiene; siccome per poter lasciare indietro in qual si fosse Secolo, o Decennale, tanto nell’antico, che nel moderno, molti Artefici, de’ quali si ha cognizione, ma non già tanta, che basti per farne un Trattato intero, per doversi poi loro dar luogo o da me, o da altri, a chi dopo me piacesse di continuare questa serie, ne’ secondi, terzi, o quarti Libri di qualsisia Decennale. Ora sappiate che le medesime cagioni, che mossero l’animo mio allora a dar fuori solamente quel poco, che io aveva di ordinato, e di rivisto nel primo Secolo dal 1260. al 1300. cioè a dire l’istesse persuasioni degli amici, e’l timore, che tale mia povera fatica coll’indugio non perisca, mi muovono adesso a farvi vedere il secondo Secolo dal 1300. e al 1400. diviso in dieci Libri, cioè i primi Libri d’ogni Decennale, scarso ne piu, ne meno del primo, con animo di seguitare l’ordine stesso di fare il primo Libro d’ogni Decennale de’ tre Secoli, che rimangono fino al presente; i quali però e per ragione delle minori antichità, e dell’abbondanza di notizie, che con lunga fatica m’è riuscito raccogliere, spero che saranno di gran lunga più copiosi. Fu allora mia intenzione il darvi in ogni Tomo, o volume dell’Opera, una particella dell’albero universale, che io conservo fatto da me degli Artefici da
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nato 1240. d’
morto 1300. Scult. e Archit.
Scult. e Archit. Pittore Pittore Pitt. e Archit. Pittore Miniatore
Nato 1232. Nato 1239. Nato 1213. Nato 1276. Nato … Nato …
Mor. 1300. Mor. 1312. Mor. 1294. Mor. 1336. Mor. 1349. Fior. del 1299
Pittore Pittore d.
Fior. 1320. Fior. 1320. Pitt. Fior. 1280. Fior. 1280. Nato… mor. 1320. Fior. del 1283.
Scult. e Architetti
Fior. 1300
dell’ord. de’ Predic. dell’ord. de’ Predic. dell’ord. de’ Predic.
Architetto nato … Architetto nato … Architetto nato …
Morto 1283. Morto 1289. Morto 1339.
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DECENNALE I. del Secolo I. dal 1260. al 1270.
I Proemio, e
2
3
DECENNALE II. del Secolo I. dal 1270. al 1280.
I
2
DECENNALE III. del Secolo I. dal 1280. al 1290.
I
2
3
DECENNALE IV. del Secolo I. dal 1290. al 1300.
I
2
3
4
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Erano dunque gli anni di nostra salute al numero pervenuti di mille dugento quaranta, quando nella Città di
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Doveavansi fare alcune Pitture nell’antica Chiesa per entro la Cappella, che stata di diverse famiglie, poi fu ed è della nobil famiglia de’
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Dipinse in oltre
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Similmente la Città di
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Ben è vero che poi a cagion dell’essere stato diminuito il patrimonio, esse prestanze si ridussero a poco, finché per quanto s’è potuto fino a ora riconoscere, non si faceva più menzione di tal famiglia, o perché ella rimanesse estinta, o perché ella avesse abbandonato la Città: trovasi dunque nella prestanza del
CREDIDIT UT
PICTURÆ CASTRA TENERE:
SIC TENUIT.
VERUM NUNC TENET ASTRA POLI.
S. Io. Lombardi, e poi Nota
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Per l’assertiva di Credette CIMABUE nella pittura Tener lo campo ed ora ha GIOTTO il grido
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A’ PAESANI DEL
Credidit ut CIMABOS picturae castra tenere; Sic tenuit. Verum nunc tenet astra poli,
Credette
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Ma perché più facil cosa è, che sappia un forsennato ciò che si fece nella propria casa, di quel che il savio saper possa ciò che nell’altrui; veggiamo un poco, quanto sopra di ciò, ci lasciò scritto uno della propria casa e famiglia di Et maxime modicum durat hæc nostra fama vanagloriosa, si ætates subtiles sequantur, ut patet in
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IV. 1334 Un Fu
Fu ed è
Provveditore della detta opera di
Tabulam depictam de manu
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IX. 1370 in circa nella nominata In sulla cima dura etc. Vuol dire che la fama di molti dura molto tempo, ma non eccellente; perocché sopravviene un altro eccellente Maestro, che fa scemar la fama del primo: ma se uno suttile Artefice fosse tra uomini grossi, e dietro a lui anche seguitassono lungo tempo genti grossi, allora la sua eccellenza e fama durerebbe lungo tempo: ma quando seguita un altro suttile Artefice, il primo perde l’eccellenza; e dà esempio
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XII. 1395 in circa. Credette
Questo
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XIV. 1420 in circa. Per hoc tempus marmorea turris fundari cœpta est architectata quidem à
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XXII. 1460 in circa Ma tale doppo sua perfezione come molte altre nell’Italica Servitù quasi si spense, ed erano le pitture in quel Secolo non punto atteggiate, e senza affetto alcuno d’animo; fu adunque il primo
Dalla disciplina di
Costui essendo la Pittura in oscurità la ridusse in buona fama.
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XXIII. 1470. Un buon Qui per esemplo mostra, e dice che quello Dipintore che ebbe nome
Ille ego sum, per quem Pictura extinta revixit,
Cui tam recta manus, tam fuit et facilis.
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XXV. 1476 ……………
Ille Florentinis parentibus
Paulo post
In pictura
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Venghiamo adesso a far nota d’alcuni pochi Autori fra’ molti, che sono stati NEL SUO PASSATO E PRESENTE SECOLO, cioè di alcuni di quegli che prima del
Pittori celebrati da’ nostri Poeti,
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XXXV. 1540 Ben’è vero, che nissuna Arte fu trovata e compiuta, o in un medesimo tempo, o da un solo, ma di mano in mano, e da
diversi; perché sempre si va o aggiugnendo, o ripulendo, o quello che manca, o quello che è rozzo e imperfetto; e perciò disse
Credette
Potremmo addurre infiniti altri esempi, sì di molte altre città, e sì massimamente di
Vi fu
Non solo in questo tempo, ma per molt’anni andati fu
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XLI. 1568 Il Citato Ma tempo è di venire oggi mai alla Vita di
Inter aulam, quam salam Concilij vocant, et hanc, quam supra descripsi, porticum, est alia porticus oblonga etc. in cuius fine occidentem versus, est pulpitum marmoreum à Bonifacio VIII. factum, totum ferè depictum, emblematibus ornatum; pulpitum extra Concilij aulam porrectum est totum è lateribus è marmore factum, picturæ pro temporum conditione elegantissimæ, existimantur
Quando come volle Iddio l’anno 1240. nacque in
Io ho favellato delle cose di
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XLVII. 1584 Veggonsi opere de’ più antichi Pittori in fin da
Ei fu nel tempo, che questa onorata Arte era nel maggior colmo di perfezione, che mai fusse da
Resumpto autem prioris narrationis proposito, rursus dicamus reliqua. Ergo quod spectat ad secundam Ecclesiam, quæ est instar Oratorij, paupertatem in humilitate fundatam designans, omnibus ibidem pie orantibus afflat insolitam pietatem: cuius pavimentum variis coloribus, et vermiculatis lapidibus intertextum est. At testudo seu fornix, instar cupæ vel dolij, cum certis quibusdam figuris, exquisita arte assoluta est; dicunt eas factas a
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L. 1593 Era per le molte e lunghe correrìe de’ Barbari la Pittura, una di esse, quasi morta affatto negli umani ingegni, e massime negl’
In
Per cui molto, e bene scorge chi è intendente, obliata la maniera de’ Greci, la quale oltramodo era rozza e goffa, quanto i Pittori moderni a questo antico Pittore siano obbligati.
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LIV. 1601 Quando l’
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L’anno di nostra salute 1240. nacque in
Credette
E dando già, como l’Aurora, alcuna luz a quelle tenebre, uscirono poscia algunos buonos Pintores, cuales fueron,
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LXVI. 1666 Voilà l’estat où estoit l’
Ecco lo stato, nel quale era l’Italia al principio dell’anno 1240. quando CIMABUE venne al Mondo; il quale essendo
nato per istabilire la Pittura, la quale i disordini e le guerre ne avevano bandita, ebbe i suoi natali in questo mentre, nel tempo delle più gran turbolenze, dalle quali era stata già mai afflitta l’
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1672 Ma perché le cose giù in terra non serbano mai uno stato medesimo; e quelle, che son giunte al sommo, è forza di nuovo tornino a cadere con perpetua vicissitudine, l’Arte che da
Viddero insieme coll’antichissima
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Ora se da quanto s’è portato fin quì, che pure è un bene scarso saggio di ciò che del molto, ch’è stato detto e scritto in quattro interi secoli, potrebbe addursi, si può cavar conseguenza, che L’IGNARA PLEBE NON SOLO, MA QUALCHE BUONO AUTORE DEL PASSATO, E DEL PRESENTE SECOLO, CAMMINANDO SU L’ALTRUI FEDE, ED ALLA CIECA, SIASI
LASCIATO PORTARE DA SÌ VANA CREDENZA, ED ERRONEA OPINIONE, il lasciamo alla
considerazione di chi legge; e se l’Autore soggiungerà che con le pochissime pitture da esso addotte a confermazione di sua sentenza, dico di quelle ch’egli stesso confessa che oggi più non si veggono, ma resta la fede di lor bontà appresso al
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E pure l’opere di
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Ora per tornar laonde partimmo; chi chiamasse, o Plus licuit nulli pingere, nec melius,
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Discepolo di
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Fu la Patria di questo Artefice
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Fu la Patria di questo Artefice
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Scultore, e Architetto discep. di
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Pittore, discep. di
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Lasciando io ora da parte questa ragione, che a mio parere nulla stringe, io trovo che il
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Discepolo di
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Volle il Cielo, che a gran cose destinato l’avea, che
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Diedesi
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Non parrebbe dunque verisimile che
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Giunto in
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E si tien per fermo che fusse della Scuola di
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Non è dubbio adunque che
O dissi a lui non sè tu
L’onor d’
Ch’aluminare è chiamata in
Frate diss’egli più ridan le carte
Che pennelleggia
L’onore è tutto or suo, e mio in parte.
Ben non sarei stato si cortese
Mentre ch’i’ vissi, per lo gran disio
Dell’eccellenzia, ove mio core intese.
Di tal superbia qui si paga il fio;
Et ancor non sarei qui, se non fusse,
Che possendo peccar mi volsi a Dio.
Oh vanagloria dell’umane posse!
Con poco
Se non è giunta dall’etadi grosse.
Credette
Tener lo campo, et ora à
Sicche la fama di colui oscura, etc.
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Ma di chi ei fusse Discepolo nel disegno, e da chi l’Arte apprendesse del miniare, e lo stimolo d’avanzarsi sopra delli altri suoi simili professori, vien passato sotto silenzio: laonde ad effetto di rintracciare cosa cotanto astrusa, son forzato a farmi alquanto dalla lontana. Suppongasi dunque primieramente, che dalla professione del disegno non solamente son nate quelle tre celebri sorelle Architettura, Pittura, e Scultura, ma tutte l’altre derivate da esse; onde non essendo altro l’arte del miniare che una tal sorte di pittura, il miniare è stato sempre al pari del dipignere, ed à corso la medesima fortuna di quello o prospera, o avversa; or siccome avanti a
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Quando poi migliorò il disegno per le mani di lui, e di quei della sua Scuola ubbidienti all’intelletto, già risvegliato a più nobile idea di quella, che i Maestri suoi coetanei, e dell’età superiore avevano tenuta, migliorò altresì l’Architettura, la Scoltura, e la Pittura, come s’è detto, e megliorò in conseguenza la Miniatura: perché poteron i Maestri del disegno, i quali per l’
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Adunque in quella maniera, che tanti altri di già Professori del disegno, ed allievi de’ Greci divennero seguaci della maniera di
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Né temo mi si opponga che in quella guisa che
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Attesta il
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Quanto alla terza, furono tutti e’ tre nella Bottega di
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Siccome dalle fattezze, dalle inclinazioni, e da’ costumi ritraggono la somiglianza de’ loro genitori i figliuoli naturali; e così e non altrimenti addiviene negli allievi d’ogni professione, che sono i figliuoli, per così dire, artificiali; perché non solo le fattezze, cioè la maniera d’operare, esprimono il Maestro, che loro insegnò, ma ancora i costumi, i concetti, l’opinioni, e l’usanze medesime, che ebbe quello in proprio, avendole imbevute con la disciplina, che da esso impararono, secondo quel nostro volgare proverbio, che a chi usa andar col zoppo, si appicca di quel modo di camminare. In quella nobiltà di concetto, che ebbe Credidit ut Cimabos picturæ castra tenere / Sic tenuit, etc.
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Ma questa somiglianza e di mano, e di concetti, e di costumi non si acquista da colui, che per pochi giorni conversa nella squola di qualche Professore, ma da chi usa l’altrui consuetudine per lungo tempo, come son que’ che si pongono sotto la direzione del maestro quasi fin da’ primi anni: che però è da credere, che
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Aggiugne per ultimo, che
Oh vanagloria dell’umane posse
Con poco
Se non è giunta dall’etadi grosse.
Credette
Tener lo campo, et or’ à
Sicché la fama di colui oscura.
Così à tolto l’uno all’altro Guido
La Gloria della Lingua: e forse è noto
Chi l’uno, e l’altro caccierà di Nido.
Colui che del cammin sì poco piglia
Dinanzi a me Toscana sonò tutta,
Ed ora a pena in Siena sen bisbiglia.
Ond’era Sire quando fu distrutta
La rabbia Fiorentina, che superba
Fu a quel tempo siccom’ora è Putta.
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Concludiamo adunque per le ragioni allegate, senza altre che allegar si potrebbero, che verissima cosa essendo, che dalla Professione del disegno le belle arti d’Architettura, Scultura, e Pittura, son derivate. Che l’Arte del Miniare specie di pittura camminasse in bontà sempre mai di pari passo con la stessa pittura. Che al tempo di
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E dice ch’egli partecipa dell’onor di
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A
Adorazione de’ simolacri proibita al popolo di
Albero della casa di
Apologia a pro delle glorie della
Autori, che appresso i Greci scrissero avanti a
Avanti a
Amicizia tra
Amicizia tra
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C
Altro Comento del 1334. 11.
Altro Comento con gli argomenti delle due Cantiche fatti da
Cristiana Religione non mai fu senza immagini da venerarsi su gli altari 28.
Culto dell’immagini quando ebbe principio 28.
Chiese si dedicano a Dio in onore de’ Santi 32. Uso di dedicarle 32.
Casa de’
Il
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E
Epitaffio sopra il sepolcro di
Esenzioni concesse in
Etimologia del nome di
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F
S. Francesco Patriarca, sua immagine al vivo di mano di
Fede necessaria anche nelle cose mondane 16.
Figura del Cristo fatto dal
Figura del falso Dio Marte già nell’antico Tempio che oggi è il
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G
Greci Pittori in
F. Gio: da
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I
Idoli di
Inventore d’alcune cose quale, e come possa dirsi 27.
F.
F.
Immagine di Maria Verg. nel pilastro della loggia alla piazza a’
Il primo lume di dipingere fu condotto da
Istoria della Beata Umiliana de’
Il
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L
S. Luca Vangelista nel giorno della sua festa si pone la prima pietra della
S. Luca. Altare a lui dedicato nella
S. Luca con alcune immagini di Cristo e di Maria da sé dipinte converte l’anime a Dio 29.
Lastricare le strade in
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S
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Dipignere
Pingere, depingere.
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Studio di Notomia
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Verdaccio
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Discepolo d
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Or sia com’esser si voglia; cominciamo a dire alcuna cosa di
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Dopo che
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Della scuola di
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Della Scuola di
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Io trovo in un antico, ed autentico Strumento, che oggi è appresso l’altre volte nominato Dottore 1404. Dom.
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Essendosi a tempo di questo pittore ridotte a termine le volte della
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Giache il seguitare a dar notizia dell’opere de’ Professori del disegno stati in
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Come si vede adunque, la pietà e divozione di questi pittori verso il santo Evangelista, e pittore gli fece risolvere a far questo corpo di Compagnia, volendo che le loro opere fossero accompagnate da religiosi esercizzj; ed io non son lontano dal credere che eglino per avventura facessero reflessione a ciò che non senza disegno dell’alta provvidenza d’Iddio era accaduto 70. anni innanzi, cioè a dire che quando l’anno 1279. dal
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Discepolo d’
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C
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O
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Fiorivano dal 1400. al 1410.
Che i primi, che dopo i moderni Greci a ritrovare il nuovo e miglior modo del dipignere, fossero
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Discepolo di
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Io però mi son sempre molto maravigliato, come potesse lo stesso
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Discepolo di
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Questi poi, per disgusti ricevuti da
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Fra le tavole, che
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Pervenuto finalmente
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M