Nominativo - Cennino da Colle di Valdelsa

Numero occorrenze: 5

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

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Discepolo d’Agnolo Gaddi. Essendo notissimo a ciascheduno, che ha veduto quel tanto ch’io promessi nel principio di questa mia Operetta di Notizie de’ Professori del disegno, da Cimabue primo rerestauratore dell’arte della pittura in qua, che fu di far menzione di lui, e di tutti gli artefici, che dopo di esso, e del suo tanto rinomato discepolo Giotto avevanla con lode professata, non doverà parere strano, se talvolta vedrà, che fra le antichissime Notizie ritrovatesi da me a costo di non ordinaria fatica, io forzato da necessità, averò dato luogo a taluna di quelle, che ci furon lasciate da altri scritte conciosiache possa ben conoscere ognun, che abbia in sé principio di discretezza, che tanto, e non meno è duopo il fare, a chi prese per assunto di compilare un’opera universale, e che il non aver talora da accrescere, o da correggere quanto da altri fu detto, non dee ritenere altri dal valersene a suo bisogno, che si riduca (siccome nel caso mio) a fare di molte parti un bel tutto, in quella guisa appunto che si loda quell’architetto, che per costruire, e adornare una gran fabbrica, si vale di materie infinite, che a lui non costarono ne pure un colpo di martello, purché egli con dare ad ogni materia il suo luogo, sia pervenuto all’intento di condurre l’edificio a fine di comodo, e vaghezza. Questo appunto convien fare ora in gran parte a me nel dar notizia di Cennino da Colle di Valdelsa , cioe a dire del valermi di quella, che ce ne lasciò il Vasari nella vita d’ Agnolo Gaddi , anzi voglio che mi si conceda, che io qui di parola in parola tutto quello trascriva, che esso Vasari ne lasciò scritto di lui, procurando d’illustrarlo alquanto con ciò che a me è riuscito di ritrovare dipoi. Dice egli dunque così Imparò dal medesimo Agnolo Gaddi la pittura Cennino da Colle di Valdelsa , il quale, come affezionatissimo dell’arte, scrisse in un libro di sua mano i modi del lavorare a fresco, a tempera, a gomma, e a colla; ed in oltre, come si minia, e come in tutti i modi si mette d’oro, il qual libro è nelle mani di Giuliano Orefice Sanese eccellente maestro, e amico di quest’arti, e nel principio di questo suo libro trattò della natura de’ colori, così minerali, come di cave, secondo che imparò da Agnolo Gaddi suo maestro, volendo poi, che forse non gli riuscì, imparare a perfettamente dipignere, sapere almeno le maniere de’ colori, delle tempere, delle colle, e dell’ingessare, e da’ quali colori dovemo guardarci, come dannosi nel mescolargli, ed in somma molti altri avvertimenti, de’ quali non fa bisogno ragionare, essendo oggi notissime tutte quelle cose, che costui ebbe per gran secreti, e rarissime in que’ tempi. Non lascierò già di dire, che non fa menzione, e forse non dovevano essere in uso, d’alcuni colori di cave, come terre scure, il cinabrese, e certi verdi in vetro. Si sono similmente ritrovate poi la terra d’ombra, che è di cava, il giallo santo, gli smalti a fresco, e in olio, ed alcuni altri verdi, e gialli in vetro, de’ quali mancarono i pittori di quell’età.

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Trattò finalmente de’ musaici, del macinare i colori a olio per far campi rossi, azzurri, verdi, e d’altre maniere, e de’ mordenti per mettere d’oro, non già per figure. Oltre l’opere, che costui lavorò in Fiorenza col suo maestro, è di sua mano sotto la loggia dello Spedale di Bonifazio Lupi una Nostra Donna con certi Santi di maniera si colorita, ch’ella si è infino a oggi molto bene conservata. Questo Cennino da Colle di Valdelsa nel primo capitolo di detto suo libro, parlando di sé stesso, dice queste proprie parole. Cennino da Colle di Valdelsa fui informato in nella detta arte dodici anni da Agnolo Gaddi da Firenze mio maestro, il quale imparò la detta arte da Taddeo suo padre, el quale fu battezzato da Giotto , e fu suo discepolo anni ventiquattro, el quale Giotto rimutò l’arte del dipignere di Greco in Latino, e ridusse al moderno, e l’ebbe certo più compiuta, che avesse mai nessuno. E seguita a dire il Vasari Queste sono le proprie parole di Cennino da Colle di Valdelsa , al quale parve, siccome fanno grandissimo benefizio quegli, che di Greco traducono in Latino alcuna cosa, a coloro che il Greco non intendono, che così facesse Giotto in riducendo l’arte della pittura, d’una maniera non intesa, ne conosciuta da nessuno (se non, se forse per goffissima, a bella, facile, e piacevolissima maniera intesa, e conosciuta per buona da chi ha giudizio, e punto del ragionevole) quali tutti discepoli d’ Agnolo Gaddi , gli fecero onore grandissimo. Fin qui il Vasari .

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Ora io mi persuado, che chiunque leggerà quanto io ho portato in questo luogo, dico ciò che già fu scritto da Cennino da Colle di Valdelsa nel suo libro, poi ricopiato dal Vasari , subito sarà preso da forte dubbio, di come fosse possibile, che il Cennino da Colle di Valdelsa avesse notato fra gli altri suoi allora secreti di pittura, quello del macinare i colori a olio, già che lo stesso Vasari nella vita d’ Antonello da Messina dice, essere stato inventato quel modo di colorire da Giovanni da Bruggia , poi insegnato a Ruggieri ad Aus , poi lo fa pervenire in Antonello da Messina , e poi in Domenico da Venezia , in che pare ch’egli consumasse tant’anni, che non sia più luogo a credersi, che Cennino da Colle di Valdelsa ne’ suoi tempi, ne la Toscana, ne l’Italia potesse averne avuto il primo barlume, non ch’egli avesse potuto impararlo, e scriverlo nel suo libro. . Questo dubbio per certo a me non venne mai, come quegli, che chiaramente riconobbi colla traduzione di quanto scrisse Carlo Vanmander pittor Fiammingo in suo idioma, parlando di Giovanni, e Euberto Eich pittori di Bruggia, dico di Giovanni Eich, che è quello stesso Giovanni, di cui parlò esso Vasari, chiamandolo Giovanni da Bruggia: che il Vasari nel ritrovamento di questo segreto, siccome de’ passaggi, che gli fece fare d’uno in un altro artefice, non ebbe notizia de i tempi appunto, potè forse credere, siccome fu in verità, che il segreto fosse stato ritrovato fra’l 1400. e’l 1440. il che si deduce dall’ordine, ch’ei tenne in dar luogo alle vite de’ suoi pittori; e se pure di tal tempo non ebbe alcuna cognizione, almeno l’ordine de’ tempi, come sopra, dati alle vite de’ suoi professori, non contraddice a quello, nel quale io trovo essere occorsa tale novità, cioè circa al 1410. e così fatto il conto del tempo, che potè sopravvivere al 1400. il nostro Cennini; che poterono essere trenta, quaranta, e anche cinquant’anni, e più (giacché non sappiamo altro de’ suoi principj, se non ch’è fosse discepolo per dodici anni d’Agnol Gaddi, che morì nel 1387.) torna molto bene, che quell’invenzione, avendo già dopo il 1410. fatto suo corso in Italia, e Toscana, ed essendo pervenuta in Cennino Cennini, fosse stata potuta esser notata da lui nel suo libro, e anche praticata; e tanto basti aver accennato a fine di togliere ogn’ombra di difficultà in cosa di tanto rilievo per la notizia delle cose dell’arti nostre, riserbandomi a dar di tutto un più chiaro, e distinto ragguaglio nelle Notizie della vita di Giovanni, e Euberto Eich, tolta dalla sopra nominata Fiamminga traduzione, siccome d’altronde, e posta nel Secolo 3. dal 1400. al 1500. nel primo Decennale.

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Io aveva già tutte queste cose scritte, quando dall’eruditissimo Dottor Antonio Maria Salvini Accademico della Crusca, Lettor pubblico di lettere Greche nello Studio di Firenze, mi fu data notizia, che il libro del Cennino da Colle di Valdelsa , quello stesso, di cui parla il Vasari , che in suo tempo era nelle mani di Giuliano Orefice Sanese , capitato, non si sa quando, alle mani dei Sereniss. si trovasse fra altri antichissimi manoscritti nella Libreria di san Lorenzo , ed in luogo appunto, ove difficilissimo saria stato il rinvenirlo a chi a caso non vi fosse abbattuto, già che egli è legato in un volume, ov’è un’antica traduzione di Boezio, con altre cose, e fra queste alcune delle figure delle Profezie dell’Abate Giovacchino al Banco 78. Codice 24. onde io portatomi in essa Libreria, ravvisai tanto, che soprabbondantemente basta per approvare quanto il Vasari, ed io medesimo scrissi, cioè che la cognizione del nuovo modo di dipignere a olio, venuta ad esso Cennino, fu appunto fra’l 1410. e’l 1440. già che egli la nota come segreto saputo da pochi nel 1437. in cui egli scrisse quel libro, dicendo al Capitolo 89. Innanzi che più oltre vada, ti voglio insegnare a lavorare d’olio in muro, o in tavola, che l’usano molto i Tedeschi (intendendo per Tedeschi anche i Fiamminghi) e conclude, che ciò debba farsi cocendo l’olio della semenza del lino; ed è anche da notarsi, che il Cennino qui non fa menzione se non di muro, e di tavole, con che si conferma ciò che per altro è tanto risaputo, che moderno sia per le pitture a olio l’uso delle semplici tele. Vedesi ancora da esso libro, che il Vasari, o fosse lo Stampatore della sua storia, ove trascrisse le parole Cennino di Drea Cennini da Colle di Valdelsa, dopo quest’ ultima lasciò la parola nato, onde abbiamo che Cennino nascesse veramente a Colle di Valdelsa. Fra l’altre cose, che di passaggio osservai nel far menzione di quella pietra, con cui disegnasi, che noi diciamo matita, egli gli da nome di Lapis Amatito, conforme alla sua vera origine di Lapis Hœmatitos, quasi pietra di color sanguigno; e dove degli acquerelli per disegnare ragiona gli chiama talvolta con nome di acquerelle, che secondo me è il proprio, come che altro non siano gli acquerelli, che acqua naturale alquanto alterata, o tinta con poco colore, onde non lascia perciò d’essere più acqua, che altra cosa.

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Quest’opera potiamo dire, che facesse Cennino da Colle di Valdelsa senz’alcun’altro disturbo, o occupazione d’animo, o di persona, di quella che altrui possa dare la povertà, mercè che la medesima si vede data dalle Stinche, carcere in Firenze , così detta da’ primi prigioni, che là furon messi, che erano del già Castello delle Stinche in Valdigreve. Non credo che sarà per dispiacere al mio Lettore, ch’ io porti in questo luogo alcuni pochi versi del principio, e fine di quel trattato nel modo appunto, che qui si legge compitato, e scritto, potendo per avventura trarre alcun diletto dalla sincerità, e semplicità, che ivi si riconosce. Incomincia . il libro. dellarte. fatto . e composto da Cennino da Colle di Valdelsa . arriverenza diddio . e della Vergine . Maria e di Santo Eustacchio. e di santo Franciescho. e di san Giovanni Batista . e di santo .Antonio dapadova . e gieneralmente di tutti e santi e sante diddio e a riverenza di Giotto . di Taddeo e dagnolo . maestro di Cennino da Colle di Valdelsa . e aultolita e bene e guadangnio di chi alla . detta . arte vorra pervenire Nel fine dice Finito libro referamus gratia Christi 1437. adi 31. di Luglio ex Stincarum .

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