Io aveva già tutte queste cose scritte, quando dall’eruditissimo Dottor Antonio Maria Salvini Accademico della Crusca, Lettor pubblico di lettere Greche nello Studio di Firenze, mi fu data notizia, che il libro del Cennino da Colle di Valdelsa , quello stesso, di cui parla il Vasari , che in suo tempo era nelle mani di Giuliano Orefice Sanese , capitato, non si sa quando, alle mani dei Sereniss. si trovasse fra altri antichissimi manoscritti nella Libreria di san Lorenzo , ed in luogo appunto, ove difficilissimo saria stato il rinvenirlo a chi a caso non vi fosse abbattuto, già che egli è legato in un volume, ov’è un’antica traduzione di Boezio, con altre cose, e fra queste alcune delle figure delle Profezie dell’Abate Giovacchino al Banco 78. Codice 24. onde io portatomi in essa Libreria, ravvisai tanto, che soprabbondantemente basta per approvare quanto il Vasari, ed io medesimo scrissi, cioè che la cognizione del nuovo modo di dipignere a olio, venuta ad esso Cennino, fu appunto fra’l 1410. e’l 1440. già che egli la nota come segreto saputo da pochi nel 1437. in cui egli scrisse quel libro, dicendo al Capitolo 89. Innanzi che più oltre vada, ti voglio insegnare a lavorare d’olio in muro, o in tavola, che l’usano molto i Tedeschi (intendendo per Tedeschi anche i Fiamminghi) e conclude, che ciò debba farsi cocendo l’olio della semenza del lino; ed è anche da notarsi, che il Cennino qui non fa menzione se non di muro, e di tavole, con che si conferma ciò che per altro è tanto risaputo, che moderno sia per le pitture a olio l’uso delle semplici tele. Vedesi ancora da esso libro, che il Vasari, o fosse lo Stampatore della sua storia, ove trascrisse le parole Cennino di Drea Cennini da Colle di Valdelsa, dopo quest’ ultima lasciò la parola nato, onde abbiamo che Cennino nascesse veramente a Colle di Valdelsa. Fra l’altre cose, che di passaggio osservai nel far menzione di quella pietra, con cui disegnasi, che noi diciamo matita, egli gli da nome di Lapis Amatito, conforme alla sua vera origine di Lapis Hœmatitos, quasi pietra di color sanguigno; e dove degli acquerelli per disegnare ragiona gli chiama talvolta con nome di acquerelle, che secondo me è il proprio, come che altro non siano gli acquerelli, che acqua naturale alquanto alterata, o tinta con poco colore, onde non lascia perciò d’essere più acqua, che altra cosa.