Nominativo - Cardinal Leopoldo

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Riuscì anche uno de’ più degni quadri d’Alberto, quello, che donò il Consiglio o Magistrato di Norimbergh a quella Maestà, in cui egli aveva figurato il portar della Croce di Cristo. Eranvi moltissime figure, co’ ritratti di tutti i Consiglieri di quella città, che in quel tempo vivevano; e questo pure ebbe luogo nella nominata Galleria di Praga. In un Monastero di Monaci a Francfourt era l’anno 1604 un bellissimo quadro dell'Assunta di Maria Vergine, ed una Gloria con Angeli, bellissima: e fra l’altre cose si ammirava in essa una pianta del piede di un Apostolo, fatta con tanta verità e di tanto rilievo, che era uno stupore: e tale era il concorso della gente a veder questo quadro, che afferma il Vanmander, che a que’ Monaci frullava gran danari di limosine e donativi, che erano loro fatti in ricompensa della dimostrata maraviglia. Fece quest’opera Alberto l’anno 1509. Erano similmente nel Palazzo di Norimbergh sua patria diversi suoi quadri di ritratti d’Imperadori, cominciando da Carlo Magno, con altri di Casa d’Austria, vestiti di bellissimi panni dorati: ed alcuni Apostoli in piedi, con be’ panneggiamenti. Aveva anche Alberto ritratta la propria sua Madre in un quadro: ed in un’altra piccola tavola sé medesimo, l’anno 1500, in età di trent’anni. Aveva fatto anche un altro ritratto di sé medesimo l’anno 1498, in una tavola minore di braccio: e questo si conserva nel non mai abbastanza celebrato Museo de’ Ritratti di proprie mani degli eccellenti Artefici, che ha il Serenissimo Granduca di Toscana, i quali furono raccolti dalla gloriosa memoria del Serenissimo Cardinal Leopoldo. Vedesi esso Alberto in figura di un uomo con una bellissima zazzera rossastra, vestito d’una veste bianca, listrata di nero, con una berretta pure bianca, anch’essa listrata di nero: la parte destra è coperta con una sopravveste capellina: ha le mani giunte inguantate: v’è figurata una finestra, che scuopre gran lontananza di montagne: e nel sodo, o vogliamo dire parapetto di essa finestra, sono scritte dipoi dopo alcun tempo le seguenti parole in quella lingua Tedesca: 1498. Questa pittura ho fatta io quando era in età di ventisei anni Alberto Durer: e vi è sotto la sua solita cifra A. D. Abbiamo per testimonianza di Mons. Felibien nel suo Trattato in lingua Franzese, che nel Real Palazzo della Maestà di quell’invitto Re, si ammirino fatti, con cartone d’Alberto, quattro parati di nobilissime tappezzerie di seta e oro: in uno si rappresenta storie di San Giovambatista, in un altro la Passione del Signore. Sarei troppo lungo, se volessi descriver tutte le opere e i quadri d'Alberto, quanto di Luca d’Olanda e d’altri insigni Artefici Tedeschi e Fiamminghi, che sono nel Palazzo Serenissimo; ma non voglio già lasciare di far menzione di un altro maraviglioso ritratto di mano d’Alberto, che si trova pure nelle stanze, che furon già del nominato Serenissimo Cardinal Leopoldo, in una tavola, alta quasi un braccio, che a parer degl’intendenti è una delle più belle cose che si vedano di mano sua. È questo un Vecchio, con berretta nera, con sopravveste capellina pelliccia, che ha in mano una coronetta di palle rosse, alla qual figura non manca se non il favellare. Vi è la solita cifra A D e la data del 1490. Vi sono anche due teste quanto il naturale, una di un Cristo coronato di spine, e l’altra di Maria Vergine colle mani giunte, ed alcuni veli bianchi in capo, delle quali meglio è tacere, che non lodarle abbastanza. Dipinse anche una Lucrezia, che era in Midelburgh appresso a Melchior Wyntgis: e in Firenze nel passato secolo venne in mano di Bernardetto de’ Medici, un piccol quadro della Passione del Signore fatto, con gran diligenza: e molti e molti altri furono i parti del suo pennello, che per brevità si tralasciano, e de’ quali anche non è venuta a noi intera notizia.

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In Delft, città di Olanda, in casa uno di coloro, che lavorano di terra, che chiamano Bierbrovver, erano alcune tele a guazzo, con istorie della vita di Gioseffo, con varj panneggiamenti; ma perchè in quel luogo sono frequentissime le piogge e i tempi tempestosi, molto più che negli altri paesi di Olanda, le calcine non sono tanto perfette: e l’acqua portata impetuosamente da’ venti, penetra molto le muraglie, questi quadri si condussero in male stato, e fu gran perdita per la gran quantità de’ ritratti, che erano in essi, fatti al naturale, in che Luca fu veramente eccellentissimo. Ma giacchè parlavamo di ritratti, uno ne era di sua mano, grande quasi quanto il naturale, in Leida in casa del Maestro de’ Cittadini, che noi diremmo il Console, prima dignità del Magistrato di quella città, chiamato per nome Claes Ariaensz, che in nostra lingua vuol dire Niccolò di Adriano. Altri maravigliosi ritratti di sua mano sono sparsi in diverse parti d’Europa; ma quanto ogni altro apprezzabile è quello, che si vede nel Palazzo del Serenissimo di Toscana, nelle stanze, dove sono le pitture, che furono della gloriosa memoria del Cardinal Leopoldo, fatto al vivo dalla persona di Ferdinando Principe e Infante di Spagna, Arciduca d’Austria. È un giovane di vago aspetto, ritratto in profilo, in quadro minore di braccio, con capelli distesi, con berretta in capo alla gran giojellata, con una tesa larga a foggia di cappello, e collana da Grande di Spagna al collo: e nella più alta parte del quadretto sono scritte, con gran leggiadria, le seguenti parole: Effig. Ferdin. Princip. et Infant. Hispan. Arch. Austr. et Ro. Imp. An. aetat. suae XI. Nè voglio lasciar di dire per ultimo, come il ritratto di Luca, intagliato da Teodoro Galle, va alle stampe fra quegli di altri valentissimi maestri, che noi Italiani diciamo de’ Paesi Bassi: ed in piè del ritratto si leggono i seguenti versi: Lucae Leidano Pictori Tu quoque Durero non par, sed proxime Luca, Seu tabulas pingis, seu formas sculpis ahenas Ectypa reddentes tenui miranda papyro Haud minimam in partem (si qua est ea gloria) nostrae Accede, et secum natalis Leida Camaenae. Nella Reale Galleria del Serenissimo Granduca si conserva un quadro in tavola di mano di Luca, alto circa un braccio e mezzo, dove si vede Maria Vergine, in atto di sedere, col suo Divino Figliuolo in collo, e dalla parte destra San Giovanni fanciullo, che lo adora: la Vergine con una mano posta sopra l’altra, si tiene dolcemente a sedere sopra il seno il suo Gesù: l’aria della testa è bellissima, di un colorito acceso e ben colorata. Questo quadro avanzato al fuoco unicamente, colà nelle parti di Sassonia, fra altri, che tutti perirono, fu mandato a donare alla gloriosa memoria di Ferdinando Il Granduca. Bartolommeo Ferreres, Pittore di quelle parti, aveva di mano di Luca una bellissima Vergine. Fu anche molto stimata una sua tavola, la quale fu poi comprata dal virtuoso Goltzio di Haerlem in Leiden l’anno 1602 a gran prezzo. Era figurata in questa tavola la storia del Cieco di Jerico, quando fu da Cristo illuminato; gli sportelli eran dipinti di dentro e di fuori: dalla parte di dentro erano figure appartenenti a quel fatto, e molti ritratti al naturale, con abiti, berrette e turbanti, tanto vaghi, quanto mai dir si possa: nella parte di fuori era una donna e un uomo, che tenevano alcune armi. Nella figura del Cristo appariva una mirabil mansuetudine: e il Cieco quivi condotto, vedevasi porger la mano, e stare avanti al Signore in attitudine molto propria. In lontananza erano boscaglie naturalissime: e vedevasi in piccola figura lo stesso Cristo, in atto di chiedere il frutto all’albero del fico: e vi era la data del tempo del 1531; e questa fu l’ultima opera, che Luca facesse a olio, nella quale, quasi presago di sua vicina morte, che seguì due anni dopo, parve, ch’e’ volesse fare gli ultimi sforzi dell’arte, e lasciare al mondo un vivo testimonio di quanto valessero i suoi pennelli.

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