NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1
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Perocché queste appena nate, non altrimenti che i favolosi denti di Cadmo, a mortal guerra si disfidarono; e sono poi a tale venute per il soverchio desìo di sovrastare l’una all’altra, che scordatesi d’esser sorelle, sonosi in mille guise azzuffate insieme: e per eternare i loro sdegni, fatta lega con le penne degli Scrittori più famosi, anno riempiute le carte e i volumi, non men di veleno che d’inchiostro.
E pure se con purgato sguardo, all’una e l’altra si porrà mente, chi potrà a buona equità negare, che ambedue non sieno una cosa stessa, e che la lor divisione da altro non proceda, che dal capriccio di chi ne à scritto, o dall’affetto di chi le à con troppa parzialità professate? E di vero non ardirei io, che di quest’Arti così poco intendo, entrar per niuna condizione in sì fatto campo, e farmi Giudice di sì gran lite; né pur presumerei di poter liberamente affermare quel ch’io ne senta, se non mi affidasse l’autorità di tanti grand’uomini, e del divin Michelagnolo Buonarroti , il quale, e l’una e l’altra in eminente grado professò, e si sottoscrisse al parere di chi affermò, che siccome la Pittura e la Scultura dallo stesso principio procedono, cioè dal Disegno, di cui son figliuole, e tendono ad un fine medesimo, ch’è un’artifiziosa imitazione della Natura, così sieno amendue un’Arte sola, non ostante l’accidental differenza della materia, e di molt’altre circostanze che le fanno parere sostanzialmente diverse: alla qual sentenza, come più autorevole e più fondata accostandomi, crederei che posto una volta silenzio a tante dispute, che intorno all’antichità e nobiltà di quest’Arti sono state fatte e fannosi tuttavia, si dovesse mettere pace fra loro, e far sì che rimettendosi scambievolmente le passate ingiurie, si amassero per l’avvenire, e si abbracciassero cordialmente; perché nel vero sono elleno per le ragioni apportate, e per quelle che apportar si potrebbono, una stessa cosa, e per conseguenza non dee essere fra loro né competenza né gelosìa, sendo l’una e l’altra, egualmente antiche, egualmente nobili e gloriose.