Nominativo - Brueghel

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Discepolo di Pieter Koeck, fioriva nel 1550. In questo tempo fiorì nel Brabante, nella città di Brueghel vicino a Breda, il famoso Pittore Pieter Brueghel, così cognominato dal nome di sua patria. Posesi a imparar l’arte col pittor Koeck d’Aelst; e poi lasciato il maestro s’accomodò con Heroon Koeck, Pittore di Bolduc. Aveva Pieter Koeck, primo maestro di lui, una piccola figliuolina, la quale il giovanetto Brueghel era solito, dopo aver dato posa al matitatojo ed a’ pennelli, pigliarsi in collo, vezzeggiandola con festose carezze, come si costuma di fare a’ piccoli bambini. Questa, come a suo luogo diremo, fu poi la sua sposa. Intanto egli, dopo aver fatto grandi studj sopra la maniera di Jeronimo Koeck, se ne partì per alla volta di Francia; di lì se ne passò in Italia: e nel viaggiar che fece, non s’imbatté mai, per così dire, in alcuna cosa fatta dalla Natura, o paese, o veduta, o rovina, o animale, che gli paresse curiosa e degna di rappresentarsi in pittura, che egli non la disegnasse; onde gli venne fatto un così gran fascio di queste sue belle fatiche, che poté poi del continuo far vedere nell’opere sue cose bizzarre e nuove; intantoché i suoi paesani, che poi le videro, usavano di dire, che il Brueghel nel suo viaggio aveva inghiottito tutte le montagne, grotte e caverne dell’alpi, per cui era passato, e tornato a casa sua, aveva sputato fuori ogni cosa sulle tele. Fatti questi viaggi, se ne passò in Anversa, dove si fermò di stanza: e si trova, ch’egli entrasse in quella Compagnia de’ Pittori l’anno 1551. Ebbe questo artefice un genio tutto allegrezza, col quale seppe sì bene accompagnar l’arte sua, che non solo l’uno non fu punto di pregiudizio all’altro; ma l’uno e l’altro fecero in lui un mirabil composto; perché il suo dipignere fu sempre di cose allegre, però modeste, e grandemente ridicole; tantoché da’ suoi familiari era per ordinario chiamato Pietro ridicoloso. Mostrò questo suo particolar talento ne’ Baccanali, de’ quali fece moltissimi. Aveva egli non ordinaria amicizia e familiarità con un Gentiluomo, chiamato Hans Frunckert, che lo veniva a visitare frequentemente alla sua stanza. Stavasi assai con esso, ed insieme con lui se n’andava ora in questo ora in quel contado, dove sapeva, che si facevano le feste per le Nozze e i Maritaggi di Contadini: e quivi vestiti l’uno e l’altro all’usanza contadinesca, si accompagnavano ancor essi con loro; e perché è in quelle parti un’usanza, che chiunque si trova a que’ loro conviti, dona un regalo alla sposa, ancor essi porgevano il lor regalo. Gustava sommamente il Brueghel di vedere quelle danze, que’ salti sconci, e que’ moti fregolati e goffi, e gli amoreggiamenti di que’ villani: e se n’empiva di tal sorta la fantasia, ch’egli con questo studio e osservazione, e col suo bel genio, faceva poi cose curiosissime e naturalissime, tanto a tempera, che a olio; perché nell’uno e nell’altro modo di dipignere, fu ben pratico. In questo tempo il Brueghel non si era ancora accasato, ed aveva una sua serva fanciulla, che per essere di bello aspetto, e di maniere confacevoli all’animo suo, più volte ebbe pensiero di farla sua sposa: e già le ne aveva fatta una condizionata promessa; ma comeché egli era di mente schietta e forte, gli dispiacevano le bugie: e questa, all’ncontro, era molto bugiarda. Pietro dopo averla assai avvertita di tal mancamento, fece una taglia di legno ben lunga, e ad ogni bugia, che diceva la fanciulla, vi faceva sopra una tacca, con dire a lei, che quando la taglia fosse piena, non l’avrebbe più voluta né per moglie né per serva: e così veramente seguì, perché continuando la serva la sua mala usanza di dir bugie, arrivata ben presto la taglia al segno, svanì del tutto la cosa del parentado; e il Brueghel, che aveva alquanto amoreggiato colla nominata figliuola di Pieter Koeck, stato suo maestro, la quale, dopo la morte del padre, colla vedova madre se ne stava in Bruselles, risolvette di pigliarla per moglie, come di sopra abbiamo accennato. Voleva la madre della novella Sposa, che il Brueghel, lasciata Anversa, se ne venisse ad abitare a Bruselles; temendo tuttavia, ch’egli non si fosse scordato affatto della prima fanciulla: e fattane grande istanza al giovane, che era discreto e modesto, ne fu compiaciuta, perch’egli subito se ne venne a stare a Bruselles. Moltissime furono le opere del Brueghel, ed io ne noterò in questo luogo alcune delle più principali. Ebbe la Maestà de lo’mperadore una tavola, dove egli aveva dipinto la Torre di Babilonia, con infinite figure di proporzioni diverse. Similmente due quadri, l’uno e l’altro de’ quali rappresentava il Signore portante la Croce, con varie invenzioni e concetti bizzarrissimi di gruppi e azioni di figure. E vaglia la verità, questo artefice fu così copioso d’invenzione, e tanto vario nel rappresentare diversi personaggi, che per lo più non poteva saziare il suo genio, se non toglieva sempre a rappresentare storie, dove esse figure si potessero contare, per così dire, a migliaja. Ebbe pure di sua mano lo stesso Imperadore la strage degl’Innocenti, della quale altrove si è parlato; e una Conversione di San Paolo, con belle vedute di dirupi e di mari. Fece molti quadri d’Inferno, Stregherie, scherzi e giuochi, che fanno sulle veglie ne’ balli i contadini: un quadro della Tentazione di Cristo, e sotto la montagna, dove il Signore fu tentato, rappresentò vedute di città e campagne, e lontananze sterminate. Rappresentò con vaga e ridicolosa invenzione, l’arrabbiata Margherita, che fa un furto avanti all’Inferno: i quali tutti quadri si crede, che pervenissero poi in mano dello’mperadore. In Amsterdam, appresso l’amator dell’arte Ser Herman Pilgrims, era, l’anno 1604 una festa di contadini, figurati in tempo di notte al fresco, dove si vedevano lumeggiati in quella oscurità, molto bene e graziosamente, i loro ceffi arsi dal Sole. Fece anche il Brueghel un pezzo di quadro, dove rappresentò il Carnovale, che combatte colla Quaresima: e un altro, nel quale volle mostrare tutti i rimedj, che adoperano gli uomini contra la Morte: ed in un altro tutti i giuochi de’ ragazzi, ed altri di simili nuove e belle invenzioni.

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Willem Jacobsz, che abitava in Amsterdam l’anno 1604 presso alla nuova Chiesa, aveva un bel quadro d’una festa di contadini in occasione di nozze, dov’erano rappresentate infinite azioni ridicolose e naturali, e particolarmente l’atto del regalar la Sposa con que’ lor regali contadineschi, mentre una vecchia contadina, con una gran borsa legata al collo, sta ricevendo i quattrini. Ha il Granduca di Toscana nella sua Real Galleria, un quadro di mano di lui, dove si legge anche il nome di Pietro Brueghel. In questo quadro, che è una tavola di circa due braccia e tre quarti, egli rappresentò il portar della Croce del nostro Signore, con figure, la maggior delle quali è alta un palmo. Vedesi in esso una spaziosa campagna ben digradata, col punto alto, dove è la gran città di Gerusalemme: e appresso a questa il Monte Calvario, verso il quale s’invia il Signore colla sua Croce, vestito d’una veste di color cenerino, tirato e spinto da’ manigoldi, mentre la Veronica gli porge pietosamente il velo: dietro è il Cireneo, che regge il fusto della medesima Croce, e moltissime figure, che rappresentano Ufiziali della Corte, ed altre d’ogni età e sesso. Precede al Signore una gran Cavalleria d’uomini armati, coll’insegna, in cui si legge S.P.Q.R. La strada, che batte questa gran comitiva torce dolcemente, secondo il taglio, che apparisce in un gran masso, di che mostra esser composto il Monte Calvario, fino alla sua sommità, dove si riducono le figure di questa numerosa e lagrimevol processione, piccolissime: altre in atto di pigliar posto per veder lo spettacolo, altre per operare in quella tragica azione, altre forse per piagner da vicino il gran misfatto. La Beatissima Vergine, in qualche distanza dal figliuolo, quasiché lo abbia già da lontano veduto sotto quel duro peso, si vede genuflessa sopra la nuda terra, colle spalle voltate a quella dolorosa comitiva, e piange amaramente, mentre la Maddalena la sta confortando. Due altre divote donne si veggiono poco da lungi, pure anch’elleno genuflesse, in atti dolentissimi: e dietro a queste è San Giovanni Evangelista. Scorgesi in tutta quest’opera, la quale è fatta alla solita maniera Fiamminga, una gran varietà d’abiti, d’arie di teste e d’azioni, congiunte alla diligenza ed all’amore grandissimo, col quale è condotta. Per ultimo avevano i Signori di Bruselles determinato di far dipignere al Brueghel alcuni quadri, che rappresentassero coloro, che operavano ne’ canali, che conducono a Bruselles in Anversa; quando nell’ordinarsi questa pratica, il valoroso artefice venne a morte, e rimase la cosa senza effetto. Veggionsi molte carte in istampa di sua invenzione: ed aveva anche fatti alcuni disegni poco onesti, che pure si dovevano intagliare con alcuni versi sotto; ma quando si vide in pericolo di morte, forte temendo il Divino giudizio, chiamò la moglie, e volle, che ella tutti in sua presenza gli abbruciasse. Alla stessa sua moglie lasciò per testamento un pezzo di quadro, che al parere degl’intendenti fu stimato il migliore, che uscisse mai dalle sue mani, dove fra le altre cose era dipinta una gazzera sopra una forca. Rimasero due suoi figliuoli, che pure sono stati eccellenti Pittori: uno chiamato Pieter, che imparò l’arte da Gillis Van Conincxloo, che dipingeva di ritratti alla naturale: l’altro si chiamò Giovanni, che studiava dalla Donna, che fu la moglie di Pietro d’Alost: e da questo Pietro di Alost imparò a dipignere a guazzo, e dipoi a olio da un certo Pieter Goe Kindt, che noi diremmo Pietro buon bambino. Andò in Colonia, e dipoi venne in Italia, dove si guadagnò grande stima, dipingendo paesi e piccole figure, nelle quali ebbe veramente una bella maniera.

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Attribuisce il Baldinucci a questo Brueghel, dagli Scrittori detto il Vecchio, e che fu padre, come l’Autore scrive, dell’altro Pietro, e di Giovanni; quasi tutto ciò che si vede di questi tre Professori, a’ quali, gl’Intendenti più moderni, assegnano caratteri diversi, e pregi non inferiori a quelli del padre, vedendosi chiaramente ne i tre Brueghel tre diverse maniere sì nel disegno, sì nel colorito; quindi è che al padre vien dato il nome di Pittore delle Processioni e Feste contadinesche: all’uno de’ figliuoli quello del Pittore delle Streghe, e da taluno della casa del diavolo, perché in tutti i suoi quadri vi si trova un diavolino; e all’altro del Paesista. Al Vecchio appartiene certamente il quadro della Processione al Monte Calvario, descritto con esattezza dal nostro Autore, per della Galleria Medicea, in cui della stessa maniera se ne conserva un altro piccolo composto di moltissime figure, quali intere, quali mezze, e quali colla sola testa, che tutte insieme rappresentano una festa contadinesca. Un altro quadro di singolar curiosità può ancora vedersi in questa Galleria, preso dal Brueghel, di cui parliamo, sopra un disegno in chiaroscuro di Alberto Duro, rappresentante la Passione di Nostro Signor Gesù Cristo, e colorito da lui con la solita diligenza e amore. Il disegno è alto e circa un braccio, e tanto è il quadro colorito, e in ciascheduno vi è la cifra del nome loro, né si può concepire, senza vederli la vastità del pensiero di Alberto, e la fedeltà di Brueghel, rendendosi molto facile una tale osservazione, per essere ambedue le opere congeniate con sì fatta maestria, che formano un sol quadro. Del Brueghel delle Stregherie, o casa del Diavolo, in detta Galleria si vede un graziosissimo quadro con Orfeo tasteggiante la sua lira davanti a Plutone, e a Proserpina coronati di raggi di fuoco, e assisi sopra trono infernale, sostenuto da orrendi mostri, e nel rimanente del quadro non saprebbero ridirsi le fantastiche immaginazioni rappresentatevi, sì nelle figure diavolesche, come di mostri ove pur senza sbaglio potrebbero contarsi; questo bensì, che la maniera è totalmente differente dall’altra, e i viaggiatori o curiosi, o dilettanti o intendenti, dicono di averne veduti molti in Germania, e ne’ Paesi Bassi, e tutti d’accordo lo chiamano Brueghel della Casa del Diavolo. Del Paesista poi, per distinguerlo dal padre, basta osservare il paese della Processione al Monte Calvario, e poi guardare alcuni paesi di varia proporzione, che di presente stanno nella medesima stanza, e subito si viene in cognizione, anche da occhi meno raffinati, che non sono dello stesso pittore; ma d’altro Brueghel famosissimo in questa sorte di pittura, siccome le figurine, che per entro vi sono disposte, mostrano una molto migliore avvenenza, e un altro gusto d’operare. Arnoldo Houbraken Olandese, che ha scritto le Vite e le Notizie de’ Pittori del suo paese, stampate in Amsterdam l’anno 1718, assegna a Giovanni Brueghel il carattere di Pittore Paesista e Fiorista, e dice che ne’ suoi quadri vi adattava figure piccole e in sommo graziose. E questo si accorda con quanto scrive il Baldinucci.

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