Nominativo - Bernardo

Numero occorrenze: 11

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 13

Vedi

XIV. 1420 in circa. LIONARDO BRUNI detto l’ARETINO, Secretario della Fiorentina Repubblica, nel libro VI. della sua StoriaPer hoc tempus marmorea turris fundari cœpta est architectata quidem à IOCTO insigni per eam tempestatem pingendi Magistro. XV. 1435 in circa.FRANCO SACCHETTI nelle sue trecento novelle che si veggono manoscritte nella nominata Libreria; nella Novella riportata da don don Vincenzio Borghini nel Trattato delle Arme. Ciascuno può aver già udito chi fu GIOTTO, e quanto fu gran Dipintore sopra ogn’altro; sentendo la fama sua un grossolano Artefice etc. Lo stesso FRANCO SACCHETTI, Novella 136. Nella Città di Firenze, che sempre di nuovi uomini è stata doviziosa, furono già certi Dipintori, et altri Maestri, gli quali essendo a un luogo fuori della Città, che si chiama S. Miniato a Monte, per alcuna dipintura e lavorìo, che alla Chiesa si doveva fare; quando ebbono desinato coll’Abate, e ben pasciuti, e bene avvinazzati, cominciarono a questionare; e fra l’altre questione mosse uno che aveva nome l’Orcagna, il quale fu Capomaestro dell’Oratorio di nostra Donna d’Orto S. Michele, qual fu il maggior Maestro di dipignere, che altro che sia stato, da GIOTTO in fuori. Altri dicea che fu CIMABUE, chi Stefano, chi Bernardo, e chi Bufalmacco, e chi uno, e chi un altro. Taddeo Gaddi, che era nella brigata disse per certo assai valenti Dipintori sono stati etc.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 64

Vedi

Discepolo d’Andrea Pisano, nato 1320, ? 1389. Attese Andrea Orgagna ne’ suoi principj, come ci lasciò scritto il Vasari, all’arte della scultura, dipoi datosi con grande applicazione al disegno colla scorta di Agnol Gaddi, e di Bernardo suo fratello divenne pittore; ed io trovo ch’egli si matricolò per pittore non prima che l’anno 1358. sicché non pare che errasse punto il Vasari in farcelo per qualche tempo scultore, poi pittore: egli è però vero ch’egli trovasi descritto al libro della Compagnia de’ Pittori sotto nome d’Andrea di Cione, o Cioni del popolo di san Michele Bisdomini fino del 1350. al qual numero vedesi essere stato aggiunto di diverso carattere il numero di 19. Aiutò Bernardo l’anno 1350. a dipignere la Cappella maggiore di santa Maria Novella della nobil famiglia de’ Ricci richiestone dal Padre Fra Iacopo Passavanti Religioso di quell’Ordine de’ Predicatori, uomo di gran bontà, e dottrina, che allora viveva in quel Convento, assistendo alla gran fabbrica della nuova Chiesa. Occorse poi a’ 20. d’Aprile del 1358. che in uno strano temporale cadde un fulmine sopra il campanile di essa Chiesa, il quale, oltre all’avere spezzata in più parti una figura d’un Angelo di ferro di braccia quattro, il quale con un braccio steso girando attorno un gran palo pure di ferro, dimostrava i venti, a guisa d’una simile figura, che si vede in Vitruvio, e fatto del palo un arco, corse di repente in essa Cappella maggiore, e talmente abbronzò, percosse, e guastò quelle pitture, che elle rimasero in istato di non potersi più godere, e passato un intero secolo è statasi la Cappella sempre così; finalmente ad istanza di Giovanni Tornabuoni fu di nuovo dipinta dal celebre pittore Domenico del Grillandaio.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 65

Vedi

Colorì poi, come a suo luogo si dirà, Andrea insieme col nominato Bernardo suo fratello la gran Cappella degli Strozzi nella medesima Chiesa, nella quale (come anche a’ presenti tempi si riconosce) rappresentò da una parte la gloria de’ Beati, e dall’altra figurò l’Inferno, e questo dispose secondo l’invenzione del divino Poeta Dante. Io trovo nell’insigne Libreria de’ manoscritti, e spogli dell’altre volte nominato senatore Carlo Strozzi, al libro segnato let. G a 18. che l’Orchagna ad istanza di Tommaso di Rossello Strozzi dipignesse per detta Cappella anche la tavola, della cui allogagione lo stesso Tommaso fece un ricordo, che quantunque alquanto informe si riconosca, è tale appunto quale a lui bastò per aiuto di sua memoria in ordine alle varie circostanze, e patti di essa allogagione; contuttociò penso che sarà caro al mio lettore, che io lo porti in questo luogo tolto a verbo a verbo, siccome nel citato libro trovasi registrato. Qui aperesso saranno scri parte, et Andrea vocato orchangniaAndrea vocato orchangnia Chio Tommaso di Rossello detto ho dato a dipignere al d. altare la quale è fatta per l’altare de. in Santa Maria novella di lalgezza di braccia v. sol. I. quivi, o intorno dela dipigniere il detto Andreaà colore fine maesteriò, et oro; ariento, et ogni altra veramente de mettere in tutta la tavola ciuori fogl. solamente le colone da lato de’ mettere ariento donella ditta tavola, et quante figure che per me tam. dare compiuta, et dipinta la detta tavola d’ogni suo. ma. tricento cinquanta quattro a venti mesi, et questo di li demo. avenisse che il detto Andrea no ci desse compiuta, et dipinta mi de dare pe ogni settimana che più la penasse a diping: secondo parrà alla descrettione di detti Arbitri scritti qui et suo maesterio, oro, , colori et ogn’altra cosa fior. cc. si et in tal modo, che meno se ne venisse se ne de stare al giudizio et Carlo delli Strozzi, et frate Iacopo di Andrea cose la facesse ne venisse più del sopradetto prezzo dobbiamo stare al giudizio Paolo, Carlo, e frate Iacopo. Fin qui il ricordo di Tommaso di Rossello Strozzi. Col quale anche fassi vedere assai manifesto l’errore preso dal Vasari, e da un moderno, che l’ha seguitato, chiamando quest’Artefice Andrea Orgagna, quando veramente egli dicevasi Andrea Orcagna; ed io n’ho un altro attestato per quanto leggesi nell’antico manoscritto nella Libreria di san Lorenzo, dico delle Novelle di Franco Sacchetti, la dove nella novella 136. si dice E fra l’altre questione mosse uno che aveva nome l’Orcagna, il quale fu capomaestro dell’Oratorio di nostra Donna d’Orto san Michele, qual fu il maggior maestro di dipignere, che altro che sia stato da Giotto in fuori, ec.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 68

Vedi

Tornando ora all’Orcagna, fu costume di questo artefice lo scrivere il suo nome nell’opere, e perché la sua abilità nella pittura si riconoscesse nella scultura, e nella pittura quella, ch’egli aveva alla scultura, ne’ marmi scriveva Andreas pictor faciebat, e nelle pitture Andrea sculptor faciebat. Molte furon l’opere che fece Andrea sopra tavole a tempera per diverse Chiese di Firenze, ed altre sue tavole furon mandate al Papa in Avignone, avendone anche lasciate molto imperfette, le quali furon finite dopo sua morte da Bernardo suo fratello. Furon discepoli d’Andrea Orcagna nella pittura Bernardo Nello di Gio: Falconi Pisano, che dipinse molte tavole nel Duomo di Pisa; e Tommaso di Marco fiorentino, che fra l’altre opere fece l’anno 1392. una tavola, alla quale in sant’Antonio di Pisa fu dato luogo nel tramezzo. Dicemmo di sopra, e dicemmo bene, che errò il Vasari, affermando che tutte le figure delle virtù teologiche, e cardinali, che si veggono nella facciata della loggia de’ Lanzi fossero fatte da Andrea Orcagna; mentre io trovo, che le quattro cardinali furono opera d’un tal Iacopo di Piero. Ora io considero, che lo stesso Vasari nella Vita d’Andrea Orcagna afferma, ch’egli ebbe, oltre a Bernardo, un altro fratello chiamato Iacopo, che attese, ma con poco profitto, alla scultura, e non ci da contezza se non d’alcune poche opere fatte da costui, e così pare che a prima vista si potrebbe dubitare, se il Vasari, non avendo fatto conto di questo suo Iacopo, come quegli che non fusse valuto moltissimo in scultura, che però avesse supplito alla sua debolezza il fratello Andrea, fosse venuto a dire, che quelle figure fossero state intagliate da Andrea, con tutto che vi avesse avuta mano Iacopo, col disegno però, e assistenza d’Andrea; ma ciò non potiamo noi

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 69

Vedi

Mentre Andrea Orcagna attendeva ne’ primi tempi de’ suoi studj all’arte della scultura, questo Bernardo, che fu suo fratello, e seguace della scuola d’Agnol Gaddi, attese sempre a quella del dipignere; onde essendo poi venuto voglia ad Andrea, a fine di rendersi in queste belle facultà universale, di farsi anche pittore, gli fu di non poco aiuto al conseguimento dell’intento suo, e finalmente avendo Andrea fatto in quell’arte assai buon profitto, Bernardo se lo prese in aiuto, ed insieme con esso lui condusse quasi ogni sua opera. Fra queste fu la Cappella maggiore della famiglia de’ Ricci, e quella degli Strozzi in Santa Maria Novella, come si è detto nelle Notizie di esso Andrea. Similmente tutta la Cappella a fresco della famiglia de’ Cresci nella Nonziata a’ Servi; la facciata di fuori di Sant’Appolinare; e una tavola dell’incoronazione di Maria Vergine nella Chiesa di San Pier maggiore; gli fu anche in aiuto Andrea nelle facciate del Campo santo di Pisa, ma essendo Andrea stato chiamato a Firenze, dopo aver finite le sculture nella Madonna su la coscia del Ponte vecchio, rimaso Bernardo in Pisa, condusse da per sé stesso in detto Campo santo un Inferno secondo l’invenzione della Commedia di Dante, che fu poi l’anno 1530. Guasto, e racconcio dal Sollazzino Pittore; e perché Bernardo sopravvisse al fratello alcuni anni, gli toccarono a finire molte sue tavole, che alla morte di lui eran rimaste imperfette.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 95

Vedi

Discepolo di … . nato …. ? …. Fra gli altri pittori di nome, che ebbe la città di Siena nel secolo del 300. uno fu il Berna, ch’è un nome tronco da Bernardo, o da Bernaba, siccome Francia puote essere da Francese; e se a costui il Cielo avesse voluto conceder lunga vita, siccome la trista sorte, sua presto volle che fosse reciso il filo de’ suoi giorni averebbe egli lasciato di sé stesso gran fama; ma non è però ch’egli nel picciol corso degli anni suoi non operasse tanto, che bastasse per farlo conoscere, per quanto concedeva quella età, per valent’uomo. Dipinse in Siena sua patria nella Chiesa di Sant’Agostino a fresco due Cappelle; ed in una facciata una grandissima storia, in cui fece vedere un giovane condotto alla morte dalla Giustizia, assistito da Religiosi, che il confortavano, e lo rappresentò tanto al vivo, che fu stimata opera singularissima. Dipinse in Cortona, poi fu chiamato a Firenze, dove nella Cappella di san Niccolò in santo Spirito fece le pitture, delle quali fino a’ nostri tempi si ragiona, non tanto per fama di lor bontà, quanto per la disgrazia, che toccò alle medesime di essere nel terribile incendio di quella Chiesa rimase preda del fuoco. Andò poi a Sangimignano, Terra di Valdelsa, dove dipinse a fresco nella Pieve cose assai; e già aveva alle medesime dato quasi l’ultima mano, quando volle la sventura sua, ch’egli cadesse da un palco fatto per quel lavoro, a cagione della quale caduta infranto, e percosso in due giorni se ne morì, e ciò fu circa gli anni di nostra salute 1380. Ebbe costui un suo discepolo, che si chiamò Giovanni, nativo del Castello di Asciano dello Stato di Siena; al quale toccarono a finire le poche cose, che di quell’opera restarono imperfette. Questi pure fu chiamato a Firenze, dove dipinse nel Palazzo de’ Medici, ed in Siena sua patria fece vedere sue pitture nello Spedale della Scala, che furon molto lodate.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina IV

Vedi

B Badens, Francesco, decenn. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 244. Badens, Giovanni, decennale 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 244. Bacchiacca, Francesco d’Ubertino, decenn. 4. del sec. 4. a c. 290. Backer, Jacopo, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 375. Bajardo, Gio. Batista, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 533. Balassi, Mario, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 233. Baldovinetti, Alesso, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 87. Balducci, Gio. detto Cosci, decenn. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 218. Vedi Cosci. Balestri, Pietro, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 528. Bally, David, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 379. Balten, Pieter, decenn. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 265. Bembi, Bonifazio, e Francesco, dec. I. del sec. 4. a c. 199. Bandini, Gio. di Benedetto, decenn. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 187. Barbatelli, Bernardino, decenn. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 241. Vedi Poccetti. Barbieri, Cav. Gio. Francesco, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 270. Vedi il Guercino. Barbone, Jacopo, decenn. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 225. Barent, decenn. I. del sec. 4. a c. 192. Baretsen, Dirick, decenn. 2. della parte 2. del sec. 4. a c. 146. Barocci, Federigo, decenn. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 110. Bartoli, Domenico, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 86. Bartolo Gioggi, decenn. 2. del sec. 2. a c. 28. Bartolo di Fredi, decenn. 7. del sec. 2. a c. 84. Barozzi, Jacopo, decenn. 4. del sec. 4. a c. 321. Vedi da Vignola, e vedi il Vignola. Bartolommeo del Rosa, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 591. Baßetti, Marc’Antonio, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 292. Buti, Lodovico, decenn. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 124. Battiloro, Taddeo, decenn. 2. della parte 2. del secolo 4. a c. 170. Vedi Curradi. Batista d’Agnolo Veronese, detto Batista del Moro, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 55. Bavvur, Gio. Guglielmo, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 197. Beccafumi, Domenico, decenn. I. del sec. 4. a c. 196. Vedi Mecherino. Beck, David, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 376. Belearo, Damiano, decenn. 8. par. 2. del sec. 3. a c. 133. Bellini, Giovanni, decenn. 7. par. 2. del sec. 3. a c. 124. Beltraffo, Gio. Antonio, decenn. 2. del sec. 4. a c. 213. Benfatto, Luigi, decenn. 3. della parte 2. del sec. 4. a c. 240. Vedi Friso. Berckmans, Errico, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 416. Berna, il Berna da Siena, decenn. 8. del sec. 2. a c. 95. Bernino, Gio. Lorenzo, decenn. 2. della par. 1. del sec. 5. a c. 54. Benso, Giulio, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 536. Bertolodo, decenn. I. della par. I. del sec. 3. a c. 41. Bianchi, Francesco Buonavita, dec. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 74. Bianucci, Paolo, decenn. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 82. Bilivert, Giovanni, dec. 2. della p. I. del secolo 5. a c. 68. Bylort, Gio., decenn. 4. della p. I. del sec. 5. a c. 378. Bizelli, Gio. di Francesco, decenn. 2. della p. 3. del sec. 4. a c. 266. Bloemart, Abraam, decenn. 2. della p. 3. del sec. 4. a c. 241. Bloemart, Cornelio, dec. 3. della p. I. del sec. 5. a c. 238. Boccacci, Boccaccino, decenn. 2. del sec. 4. a c. 226. Boccacci, Boccaccio, decenn. I. del secolo 4. a c. 199. Boccanera, Marino, decenn. 3. del secolo I. a c. 43. Boel, Pietro, decenn. 7. della par. 2. del sec. 7. a c. 624. Boering Sindeschaer, Gregorius, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 70. Bol, Hans, dec. 5. del sec. 5. a c. 354. Bologhini, Bartolommeo, decenn. 6. del sec. 2. a c. 70. Giovanni, decen. 2. della parte 2. del sec. 4. a c. 120. Bolzone, Luciano, decenn. 2. della parte I. del sec. 5. a c. 159. Bossaert, Tommaso Willeborts, dec. 4. della par. I. del sec. 3. a c. 376. Borromino, Francesco, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 370. Bosboon, Simone, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 378. Boschi, Alfonso, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 426. Boschi, Prete Francesco, decenn. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 428. Boschi, Fabbrizio, decenn. 2. della parte 3. del sec. 4. a c. 250. Boscoli, Andrea, decenn. 3. della parte 2. del sec. 4. a c. 209. Bos, Jeronimo, decenn. 3. del sec. 4. a c. 242. Botalla, Gio. Maria, decenn. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 159. Vedi Raffaellino Botalla. Bot, Gio., decen. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 375. Botticelli, Sandro, decenn. 8. par. 2. del sec. 3. a c. 137. Vedi Filippi. Braccelli, Gio. Batista, decenn. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 419. Bramer, Lionardo, decenn. 3. della parte I. del sec. 5. a c. 197. Brandi, Diacinto, decenn. 6. della parte 2. del sec. 6. a c. 613. Bresciano, Tommaso Sandrino, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 292. Brilli, Matteo, e Paolo fratelli, decenn. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 186. Brisone, Gio. Batista, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 295. Brueghel, Pieter, decenn. 5. del sec. 4. a c. 335. Bruno di Giovanni, decenn. 2. del sec. 2. a c. 25. Brusasorci, Domenico, decenn. 4. del sec. 4. a c. 320. Vedi Riccio. Brusasorci, Felice, decenn. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 212. Vedi Riccio. Buccklaer, Giovachim, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 77. Buffalmacco, Buonamico di Cristofano, decen. 2. del sec. 2. a c. 11. Bugiardini, Agostino, dec. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 83. Vedi Ubaldini. Brunel, Jacopo, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 273. Buontalenti, Bernardo, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 89. Butteri, Gio. Maria, decenn. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 171.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina XVIII

Vedi

S Saadaler, Egidio, a c. 45. dell'Int. in rame. Sadalaer, Giovanni, a c. 26. dell'Int. in rame. Sadalaer, Raffaello, a c. 34. dell'Int. in rame. Sadalaer, Raffaello, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 151. Saenredam, Giovanni, a c. 43. dell'Int. in rame. Salimbeni, Arcangelo, dec. 2. della parte 2. del sec. 4. a c. 109. Salimbeni, Ventura, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 127. Salvator Rosa, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 553. Sansovino, dec. I. del sec. 4. a c. 193. Vedi Niccolò Soggi. Sasteleven, Erasmo, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 379. Savio, Francesco, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 328. al verso 24. Savonanzi, Emilio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 105. Schiavone, Andrea, dec. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 81. Schoorel, Joan, dec. 3. del sec. 4. a c. 253. Scorza, Sinibaldo, dec. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 154. Scorza, Gio. Batista, dec. 2. della parte I. del sec. 5. a c. 155. in mezzo. Scorza, Girolamo, dec. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 156. Segiers, Daniel, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 415. Segiers, Geraldo, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 378. Sellari, Francesco di Neri, dec. 7. del sec. 2. a c. 80. Sementi, Gio. Giacomo, 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 329. Semini, Andrea, e Ottavio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 223. Semino, Antonio, decen. 2. del sec. 4. a c. 219. e 231. Serafini, Serafino, dec. 10. del sec. 2. a c. 110. ed è all'ultimo di questo Tom. Sesto, Cesare, dec. 5. del sec. 4. a c. 330. Signorini, Fulvio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 153. Silvani, Gherardo, decen. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 93. Silvani, Pier Francesco, decen. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 528. Silvestro, Don Silvestro Monaco Camaldolese, dec. 5. del sec. 2. a c. 61. Simone detto l'Avanzi, Simone, e Jacopo, dec. 7. del sec. 2. a c. 83. Simone fratello di Donatello, decen. 4. della par. I. del sec. 3. a c. 105. Snayers, Pietro, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 198. Snellinck, Hans, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 238. nel mezzo. Snyders, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 201. Snyder, Francesco, decenn. 2. della par. 2. del sec. 5. a c. 120. Soens, Hans, decen. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 189. Soggi, Niccolò, decenn. I. del sec. 4. a c. 193. Vedi Sansovino. Somer, Bernardo, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 399. al verso 6. Somer, Paolo fratello di Bernardo, decen. 3. della p. 3. del sec. 4. a c. 399. Sorri, Pietro, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 146. Sormani, Lionardo, e Gio. Antonio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 223. Spagna, Giovanni, decenn. 3. del sec. 4. a c. 278. Vedi lo Spagna. Spezzini, Francesco, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 215. Spierre, Francesco, dec. 7. della par. 2. del sec. 7. a c. 625. Spinelli, Parri, decen. 3. della par. I. del sec. 3. a c. 34. Spinello Aretino, dec. 5. del sec. 2. a c. 56. Spiringh, Francesco, dec. 2. della p. 3. a c. 231. in fine. Spisanelli, o Pisanelli, Vincenzio, decen. I. della p. 4. del sec. 4. a c. 99. Sprangher, Bartolommeo, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 214. Starnina, Gherardo di Jacopo, dec. 9. del sec. 2. a c. 102. Stefano, dec. 3. del sec. 2. a c. 33. Stefano della Bella, a c. 65. dell’arte dell’Int. In rame, e a c. 242. dec. 3. della p. I. del sec. 5. Vedi della Bella. Stefaneschi, P. F. Gio. Batista, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 163. Vedi di Padre Fra Gio. Batista. Stellaert, Francesco, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 238. Stivens, Pieter, decen. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 191. in fine. Stradano, Giovanni, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 140. Strozzi, Bernardo, dec. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 157. Subtermans, Giusto, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 167. Suitter, Joseph, ovvero Giuseppe Svizzero, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 124. Susini, Antonio, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 372. Suuart, Jan, dec. 3. del sec. 4. a c. 252. Suvarts, Cristoffel, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 265.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 45

Vedi

Non so se avanti o dopo di aver condotta quest’opera, dipinse il buono artefice tutta la facciata del Capitolo del suo Convento di San Marco, ove figurò il Calvario, col Signore, Crocifisso fra i due Ladroni, Maria Vergine a piè della Croce, e Santa Maria Maddalena: e vi fece ancora più figure intere di Santi, stati nella Chiesa Cattolica, valendosi di una certa licenza, usata talvolta da’ pittori, per dimostrare la continova memoria avutasi a quel Sacrosanto Mistero di nostra Redenzione degli stessi Santi, non già per far credere altrui, che i medesimi ritrovati si fossero in tal tempo e in tal luogo a quel fatto. Sotto a questa grande opera dipinse, in un lungo fregio, diciassette teste con busto, con cui volle rappresentare Santi e Beati di sua Religione; tali sono: San Domenico Fondatore dell’Ordine, il Beato Buoninsegna Martire, il Beato Remigio da Firenze, il Beato Niccola Provinciale, il Beato Giordano secondo Maestro dell’Ordine, Santo Antonino Arcivescovo di Firenze, il Beato Ugo Cardinale, postillatore della Bibbia, il Beato Innocenzio V. Papa, il Beato Benedetto XI. Papa, il Beato Gio. Domenico Fiorentino Cardinale, il Beato Pietro Parute Patriarca Jerosolimitano, il Beato Alberto Magno Alemanno, San Raimondo terzo Maestro dell’Ordine, il Beato Claro di Firenze Provinciale Romano, San Vincenzio Ferrero di Valenza Predicatore, ed il Beato Bernardo martire. Ma io nel dar questa notizia mi sento tacciare dal mio lettore di poco accurato, in ciò che a Cronologia appartiene, mentre io ho nominato fra’ Santi e Beati, ritratti in quel fregio dal nostro pittore, quello di Santo Antonino Arcivescovo di Firenze, mentre noi sappiamo, che la morte di questo seguì alli 2. di Maggio del 1459. che è quanto dire circa quattro anni dopo che il Beato Fra Giovanni Angelico se n’era andato al cielo: e così era stata fatta la pittura in tempo, che Antonino Santo sì, ma non morto né Canonizato, reggeva ancora la Chiesa Fiorentina. Or sappiasi, che io pure nel mettere insieme queste notizie, nel riscontrare i tempi da indubite scritture, come è mio solito, diedi d’occhio a sì fatta implicanza: ed a principio ne fui in gran pensiero; onde mi posi ad osservar di nuovo la pittura stessa, la quale pure, e per la maniera e per gli antichi scritti, sappiamo esser di mano di tale artefice e non d’altri: e venni in chiara cognizione, che la figura, che quì rappresenta Santo Antonino (benché a primo aspetto, siccome fanno anche altre delle teste ivi dipinte da questo pittore, per essere con barba rasa, di età grave, ed asciutta in volto, veduta così in astratto, tanto quanto arieggi quel Santo) non fu però dipinta per Santo Antonino, ma per altro Santo di quell’Ordine. Scrissi poi in tempo, che la medesima figura (per mano di chi non ci è noto, e secondo quello che mostra l’antichità del colore, crediamo che fosse poco dopo la Canonizazione del Santo) che quei Padri, desiderosi di aver fra quei grand’uomini anche la memoria di Santo Antonino, fecero ricoprire a tempera il campo fatto a fresco, ove era scritto il nome dell’altr’uomo di loro Religione, del quale antico nome traspajono ancora fra certi azzurretti alcune lettere: e sopra l’abito fecero accomodare il Pallio Arcivescovale, vi fecero aggiugnere gli splendori e diadema e nuove lettere, che lo qualificassero per esso Santo Antonino: e questo affermiamo essere verissimo, perché oltre al vedersi chiaro da chi attentamente considera la diversità de’ due benché antichi coloriti, lo scoprimento del più antico, a cagione della consumazione del più moderno, che come fatto a tempera, è stato meno costante dello a fresco: la diversità del carattere nuovo, benché fatto ad imitazione del vecchio, che contengono le altre figure: ed il comparire ancora che fanno alcune delle antiche lettere, ha poi chiarito il tutto, quanto basta per potersene da noi raccontare il vero. Ed io ho voluto dare di tutto questa notizia, acciocché non rimangano a’ posteri nostri, in quanto appartiene alla storia, cose che confonder possano la mente degli studiosi di antichità, massimamente in ciò che tocca alle nostre arti ed agli artefici: siccome quella di che ora parliamo, confuse, anzi ingannò la mente del Vasari, il quale, senz’aver fatto tale riscontro, si lasciò portare a scrivere quanto appariva allora, e non quello che fu in verità, cioè, che il ritratto non fu a principio fatto pel Santo Antonino, ma di altro Santo o Prelato di quella Religione.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 225

Vedi

Fioriva circa il 1520. Nel tempo, che operava in Roma il Divino Raffaello, visse ancora ed operò in essa città un valente Pittore di Bruselles, per nome Bernardo Van-Orlai. Questi, essendosi a principio fatta una maniera, che pendeva verso il secco, modo di dipignere antico: col darsi poi a vedere e studiare le pitture dello stesso Raffaello e de’ suoi buoni discepoli, come Giulio Romano ed altri simili, quella manchevole maniera, mutò in altra molto nobile e vaga. A questo artefice, tornato ch’e’ fu alla patria, fu data la cura di far condurre tutte le bellissime tappezzerie, che i Papi, Imperatori e Re facevano fare in Fiandra, con disegni di pittori Italiani: e non è mancato chi affermi, che alcune tappezzerie, in cui sono rappresentate storie di San Paolo, che si vedono nella Guardaroba della Maestà del Re di Francia, le quali furono sempremai stimate, fatte con disegno di Raffaello, fossero disegnate da Bernardo sopra alcune piccole invenzioni dello stesso Raffaello. È stata anche opinione, che alcune altre bellissime tappezzerie, in cui si vedevano le cacce dell’Imperatore Massimiliano, tessute con gran quantità d’oro, le quali furono già di Monsù di Ghisa, e sono state credute fatte con disegno d’Alberto Duro, ancor’esse siano state inventate da Bernardo, forse nel tempo ch’e’ egli cominciava a migliorare la prima maniera. Ma comunque si sia la cosa, giacché io non avendo veduto quest’opere, non ne so dare giudizio, egli è certo, che a questo Bernardo, per la sua virtù, toccò a sostenere il carico di soprintendere a tutte le opere di pittura e di tappezzerie, che dall’Imperatore Carlo V si facevan fare in quelle parti, siccome a tutti i vetri, che si fecero per le chiese di Bruselles. Ebbe costui un discepolo, che fu anche suo ajuto nel dipignere, che si chiamò per nome JONS, gran pittore di paesi, che dicono anche aver lavorato in dette cacce dell’Imperatore Massimiliano. Fu similmente suo scolaro PIETRO KOECK, nativo d’Alost, buonissimo pittore ed architetto, il quale poi, come si è narrato nelle notizie della sua vita, se ne passò in Turchia.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 302

Vedi

Discepolo di Bernaert di Bruselles, nato 1497, morto 1592. Nacque questo rinomato artefice nella città di Malines l’anno 1497. Cresciuto in età, fece sotto la disciplina di Bernaert di Bruselles, diligentissimi studj, per giugnere alla perfezione dell’arte del dipignere. Se ne venne poi in Italia; e in Roma studiò le opere di Raffaello, e nella Chiesa vecchia di San Pietro dipinse una Resurrezione. Operò in Santa Maria della Pace, ed in altri luoghi della stessa città. Tornossene poi alla patria, accasato con una donna di tanto suo genio, che godendo con essa una tranquillissima vita, poté, senz’alcun disturbo, attendere, a tutto suo piacere, alle cose dell’arte. Quella poi mancatagli, prese altra moglie, della quale non ebbe figliuoli. Fra le opere principalissime di questo artefice, fu una tavola da Altare nella Chiesa della Madonna di Halsembergh, tre leghe lontano da Bruselles, in cui aveva rappresentato un Crocifisso, con tanto artifizio e maestria, che molti amatori dell’arte concorrevano bene spesso a quella Chiesa, per vedere tale opera. Questa tavola fu poi, a tempo de’ tumulti di Fiandra, da un tal Thomas Werzy Mercante di Bruselles, portata in Ispagna (dove anche aveva portate molte altre belle cose di tal genere) e venduta pel Re Filippo al Cardinal Granvela. Era in Bruselles ancora di mano del Cocxie, nella Chiesa Cattedrale di Santa Giulia, una bellissima tavola, in cui era figurato il Transito di Maria Vergine, che pure fu venduta in Ispagna a gran prezzo. Ad un Altare di Santo Luca, attorno ad una tavola fatta da Bernardo suo maestro, aveva egli dipinto due sportelli, i quali, nel partir che fece di Fiandra il Duca Mattias, volle portar con sé come cose rarissime. Dipinse per la Chiesa Cattedrale d’Anversa la tavola di San Sebastiano. Similmente per la nominata Chiesa di S. Giulia in Bruselles una stupenda tavola della Cena di Cristo Signor nostro, e altre moltissime opere fece nel lungo corso di sua vita, colle quali divenne ricco: e fra gli altri beni, ch’egli acquistò nella città di Malines sua patria, furono tre bellissime case, anzi piuttosto tre gran palazzi. Ebbe questo artefice aveva una bella maniera di colorire, ed alle sue figure dava gran naturalezza, particolarmente quando erano immagini di Maria Vergine e de’ Santi. Nell’inventario non fu molto ricco. Erasi egli ajutato assai coll’opere Italiane, avendo anche posto in opera molte cose di Raffaello, sopra le pitture del quale egli aveva fatto tutti i suoi grandi studj. Onde quando Girolamo Cock messe alla stampa le stesse opere di Raffaello, il Cocxie si trovò in grandi angustie, vedendosi scoperte per non sue alcune maravigliose figure, delle quali egli s’era servito nella nominata tavola del Transito di Maria Vergine in S. Giulia a Bruselles. Giunto che fu Michele al novantesimoquinto anno della sua età, avendo poco avanti fatte alcune opere nella casa o palazzo della città, cadde da una scala, o da un ponte di tavole, dove forse egli s’era messo a fare alcuna cosa in pittura, e di tal caduta morì l’anno 1592.

Con il contributo di