Ora per tornar laonde partimmo; chi chiamasse, o Cimabue o Gioto molto meglio, ritrovatori della Pittura, non errerebbe gran fatto, anzi per lui giudicherei che fosse reso al merito il suo dovere; ritrovatori intendendo non assolutamente e nel primiero significato, che è il mostrar cosa che più non sia vista il primo; ma nel secondo, perciocché essi furono i primi a dar lume e crescer perfezzione all’Arte, che poi di mano in mano in così alto pregio salì, e cotanto chiara ed onorata divenne: né è vero che’l Vasari tenesse già mai, che al tempo di questi due, e innanzi ancora, stesse il Mondo senza pitture e Pittori, come in moltissimi luoghi dell’Opera di lui si riconosce: né la Cristiana Religione mai fu senza l’immagini da venerarsi su gli Altari, e nelle Chiese, il culto delle quali ebbe il cominciamento suo, fino da’ tempi Apostolici; poiché si à da Nicero Callisto citato dal Baronio al primo Tomo degli Annali, che S. Luca oltre all’altre immagini, un Salvadore, e una nostra Donna dipinse, con cui eccitava i popoli alla devozione, e gli convertiva a Dio miracolosamente. E non mi si fa credibile che quest’uso cotanto utile e necessario, sia mancato mai del tutto per alcun tempo; ma dico bene ch’ei corse la medesima fortuna dell’altre liberali e belle Arti; le quali, se bene patirono alcun naufrafio, e furon vicine al sommergersi, non si spensero affatto, e per bontà di Dio anche nelle cieche età si trovarono ingegni, che tennero vivi per quanto fu in loro i miseri avanzi della poco meno che morte professioni. E così, innanzi che Cimabue e Giotto fossero al Mondo, si dipigneva nel Mondo: ma Cimabue scoperse, e Giotto finì di trovare una così nuova, e bella, e non più dagli uomini d’allora veduta maniera, che le pitture usate fino a quel dì parvero ch’ogni altra cosa fossero che pitture. Laonde non deve a chi che sia apportar maraviglia, quando udisse o leggesse darsi questo titolo a Giotto d’inventore della Pittura; perché la migliorò di tanto, e tanto vi aggiunse con la sua dotta ed agil mano, che si può dire che di quest’Arte perfezzionata da esso mirabilmente, non solo egli fosse Maestro, ma Padre; giacché tutta sua fattura si vede esser’ ella: e questo anche dimostra chiaro l’essere egli come s’è detto stato quasi per tutta l’Europa chiamato, ed in lavori sì nobili adoperato; la sua maniera come nuova e graziosa, abbracciata studiosamente da tutti gli intendenti Artefici per lungo tempo; il pubblico grido ch’egli ebbe dal Mondo tutto, in vita e doppo, che potè tanto che scura ne divenne la fama di Cimabue, e solo egli fu nominato e celebrato; e finalmente il vivo testimonio dell’opere sue fra tutte l’altre di que’ tempi maravigliose, conferma tutto ciò, le quali infinite essendo, e per tanti luoghi sparse non à tutte potuto lacerare il tempo talmente che non resti luogo di vedere, che il giudizio degli uomini di quell’età, e delle susseguenti ancora non fu vano, come l’Autor vuole nato da affezzione, o da IPERBOLICO INGRANDIMENTO.
Plus licuit nulli pingere, nec melius,
non potè dir meglio né più veramente d’un gran Pittore qual fu Giotto, un grande altresì e giudicioso Litterato come ognun sà essere stato il Poliziano.