NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2
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Ma giacché non so come, mi son trovato in discorso del vero soprannome, o casato di quest’artefice, contentisi il mio lettore, che io, come per ischerzo dica in questo luogo ciò che forse potrebbe affermarsi intorno all’etimologia dello stesso; è dunque da sapersi come la voce cagnare, quantunque rare volte, o non mai si trovi nell’antico, e moderno tempo essere stata usata in Firenze, era però, siccome è ancora al presente assai propria di alcuni popoli d’Italia, e suona lo stesso, che a noi cambiare; ond’è che potrebbe chiamarsi colui che cambia oro, colui che oro cagna, preso poi per soprannome con poca abbreviatura, colui che orcagna, e volendolo nominare per eccellenza senza il proprio nome direbbesi l’Orcagna, cioè colui che fa il cambiatore d’oro: e tanto basti intorno al casato, o soprannome del nostro artefice. Chiamata a Pisa, dipinse nel Campo santo una grande storia del Giudizio universale; ed in un’altra figurò tutti i gradi de’ signori del mondo immersi fra’ diletti di quello; e in altra parte fece vedere i pentiti del peccato in atto di rifuggirsi alle montagne fra gli Anacoreti; da basso espresse la figura di san Maccario, che a tre Coronati fa vedere tre cadaveri di Re defunti non del tutto consumati. Nella stessa Città nella Chiesa dalla coscia del Ponte vecchio fece alcune opere di scultura. Tornato a Firenze, gli fu data a dipignere la facciata destra della Chiesa di santa Croce, dove toltane quella di san Maccario, rappresentò le medesime storie, che nel Campo santo di Pisa fatte avea, le quali poi nel passato secolo per occasione della fabbrica delle nuove Cappelle furon gettate a terra. In quella del final Giudizio dalla parte degli Eletti ritrasse al vivo molti suoi amici; e da quella de’ Presciti effigiò i volti, e le persone di coloro, a’ quali egli voleva poco bene: fra questi ritrasse un tal Guardi Messo del Comune in atto d’essere dal Diavolo strascinato per un uncino allo ‘nferno, e accanto a questo, Cecco d’Ascoli medico, astrologo, ed anche poeta, di cui io leggo nella real Libreria di san Lorenzo alcune rime intitolate L’acerba Vita; ed un trattato di sfera in lingua latina ne va attorno stampato d’antica stampa sotto titolo di Cicci Asculani, insieme con Autolico, e Teodosio, ed altri autori di sfera, e fu quegli che ne’ tempi di quest’artefice era stato in Firenze per erronee opinioni, e astrologiche superstizioni morto, e abbruciato: concetti bizzarri in vero furono questi dell’Orcagna, ma non so quanto lodevoli per la dignità del luogo, e per la terribilità della storia rappresentata; coll’una, e l’altra delle quali cose, male si accordano simili baie.