Nominativo - Augustino

Numero occorrenze: 1

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Fa ora anche di mestieri, che da noi si dia alquanto d’illustrazione al rimanente di quello, che accennò il Bicci nel suo Ricordo. Dice egli: E nel quadro di detto Tabernacolo feci un Muisè, e quattro Animali de’ Vangelisti: e nel frontone santo Giovanni Batista: e intorno a detto Muisè e Animali, fece gigli d’oro, e dentro il quadro dipinto, il quale ha stare d’attorno a uno arnese, dove stanno le Pandette, e un altro libro, il quale venne di Gostantinopoli, e certe altre solennissime cose di Firenze etc. Or qui vede ogni persona, anche di mediocre intelligenza, che il Moisè, ch’ei dipinse in quel suo tabernacolo, e il dovere stare nell’Audienza de’ Signori, fu per alludere alle Pandette, le quali, come antico monumento della Ragione Civile, come bene le chiamò l’Augustino, dovevano aver luogo ove ragione si teneva, cioè nell’Audienza de’ Signori. L’Immagine del Precursore fu dipinta in prima fronte, per significare la Protezione, che tiene il Santo della Città e Stato Fiorentino: e’l bell’ornato de’ gigli d’oro, per mostrare, che il tutto apparteneva alla Fiorentina Repubblica e alla città stessa. Resta ora il dar notizia dell’altro Libro, che il Bicci dice che dovesse stare insieme colle Pandette, e con altre solennissime cose di Firenze. Dico dunque, come il Libro, di cui ei parlò, non poteva essere se non il Libro dell’Evangelio di San Giovanni, e quello stesso, che appresso si dirà. Ed evvi forse qualche apparenza di vero, che tale preziosissimo Libro dovesse stare nel luogo detto, per quello, che disse il Bicci, cioè, che nel tabernacolo rappresentò i quattro Animali, ne’ quali sappiamo, che i Santi Evangelisti vengono figurati. Se noi non volessimo però dire, che la figura del Moisè, con quella degli Animali, fosse fatta per rappresentare l’Antica e la Nuova Legge, e nulla più; ma ciò non pare, che abbia luogo, perché, o vogliasi fare l’allusione agli Evangelisti immediatamente, o alla Nuova Legge, la quale ci fu divulgata dagli Evangelisti, sempre noi ci portiamo alla ricordanza degli stessi Evangelisti. La verità però si è, che oggi, e fino da tempo immemorabile, nella Cappella dello stesso Palazzo, già intitolata di San Bernardo degli Uberti Vallombrosano: poi, e fino ad oggi, di San Bernardo di Chiaravalle, fra le insignissime Reliquie di Santi, si conserva un grosso Libro: e questo credesi senza dubbio quello del quale fa menzione il Bicci. Egli è un grosso Volume, di grandezza di foglio, scritto in cartapecora, contenente tutto l’Evangelio di San Giovanni, in lettera Greca tonda bellissima, la quale lettera è stata tutta da capo a fondo coperta coll’oro, stante l’opinione, che si ha della somma antichità di questo Libro; talché egli è stato sempre tenuto, e fino al presente tempo si tiene per lo vero e proprio originale dello stesso Santo Giovanni Evangelista. Dico finalmente, che l’altre, che chiama il Bicci solennissime cose di Firenze, altro non erano, a mio credere, che il proprio originale del Sacro Concilio Fiorentino, chiamato il Decreto dell’Unione fra la Chiesa Greca e la Latina, in Greco e in Latino, colle sottoscrizioni originali de’ Padri dell’una e dell’altra Chiesa: e l’altre Carte, che pure con esso si conservano, appartenenti agli Armeni e a’ Ruteni. E tanto ci basti aver detto in quanto appartiene alle Notizie di Neri di Bicci.

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