Nominativo - Antonio del Pollajuolo

Numero occorrenze: 3

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Venuto a Firenze Papa Eugenio IV, per causa del Concilio, in cui fu unita la Chiesa Greca colla Latina, ebbe a fare per esso Pontefice molte belle cose, delle quali fu riccamente ricompensato. Intanto essendo state date gran lodi, in Italia e fuori, alla città di Firenze per la bella opera ch’ella aveva esposto al pubblico della Porta di S. Giovanni, deliberarono quelli della stessa Arte de’ Mercatanti, che e’ gettasse la terza Porta. Questa fu da Lorenzo spartita in dieci quadri, cinque per parte, ne’ quali rappresentò Storie del Vecchio Testamento, la creazione d’Adamo ed Eva, la transgressione del precetto, la cacciata del Paradiso, con altre, che io lascio per brevità, per essere state da altri descritte. Ed in vero, che questo Artefice cresciuto e d’animo e di studj, si mostrò in quest’opera di gran lunga superiore non solo a sé stesso, ma a quanti mai avessero operato per molti secoli fino al suo tempo: e dove le figure della prima Porta, ed anche la statua del S. Gio: Batista dimostravano di ritenere un non so che dell’antico modo d’operare Giottesco, questa riuscì della più maravigliosa maniera, che mai immaginar si possa; onde gli uomini dell’Arte fecero tor via la porta di mezzo, fatta già da Andrea Pisano, ed in suo luogo porre quella di Lorenzo, e quella d’Andrea fecero situare rimpetto alla Misericordia. Le lodi, che furono date a Lorenzo per quest’opera veramente maravigliosa, non si possono rappresentare: basterà solo il dire, che fermatosi un giorno ad osservare queste belle porteMichelagnolo Buonarroti, richiesto del suo parere, ebbe a dire: elle son tanto belle, ch’elle starebbon bene alle porte del Paradiso. Impiegò il Ghiberti in tutte due queste porte lo spazio di 40. anni in circa: e fu ajutato a rinettarle e pulirle da molti allora giovani, che tutti poi fecero grandissima riuscita nell’arte di Pittura e Scultura. Tali furono il Brunellesco, Masolino, che poi sotto lo stesso Gherardo Starnina, stato maestro di Lorenzo, attese alla Pittura, Niccolò Lamberti, Parri Spinelli, Antonio Filareto, Paolo Uccello, e Antonio del Pollajuolo, allora fanciulletto. Circa il luogo, dove furono queste porte lavorate, dice queste parole: Dopo fatta e secca la forma con ogni diligenza in una stanza, che aveva compero dirimpetto a S. Maria Nuova, dove e oggi lo Spedale de’ Tessitori, che si chiama l’Aja, fece una fornace grandissima, la quale mi ricordo aver veduto, e gettò di metallo il detto telajo: fin qui. Ma io mi persuado, che non dispiacerà al Lettore l’avere dello stesso luogo e suoi annessi una più minuta descrizione, che trovo fatta in uno strumento, rogato da Ser Matteo di Domenico Zafferani alli 12. di Maggio 1445. cioè: Domina Maritana, filia olim Taldi Ricchi Taldi, et uxor Michælis Jacobi Vanni Cittadini Setaioli pp. S. Margherite vendidit ven. viro presbitero Andreæ de Simonis, Rectori et Hospitalario Hospitalis S. Marie Nove de Florentia, unam Domum cum volta, terreno, cucina, puteo, salis, cameris, et aliis edificis ad d. domum pertinent. posit. in pp. S. Michælis Vicedominorum in via de Santo Egidio. cui a p. dicta via, a 2. bona dicti Hospitalis, a 3. e 4. hortus et area, ubi fabbricantur Januæ S. Johannis Bapt. de Florentia, pro pretio flor. ducentorum sexaginta auri, quam Domum d. Venditrix asseruit emisse anno 1438. a Domina Piera Vidua filia q. Lapi Francisci Chursi, et uxore olim Bartoli Laurentii Cresci Tintoris, etc. È anche fatta menzione di questo luogo nell’originale strumento di Lodo fra Vettorio e i figli soprammentovato. Quedam Domus, seu apotheca, sive quædam Casolaria cum hortis, curiis, et portichis, et puteo, et sala, et chameris, et habitationibus, et edificiis, ad quæ habetur introitus, et aditus, et exitus in via, et per viam S. Mariæ Novæ de Florentia, sic vulganter denominata per ostium, et anditum ad dictam, et in dicta via respondentem, etc. cui, et quibus bonis prædictis, a primo dicta via, a 2. bona HospitalisS. Mariæ Novæ de Florentia, a 3. Societatis S. Zenobii, et seu della Compagnia delle laudi, a 4. bona dicti HospitalisS. Mariæ Novæ de Florentia, infra prædictos confines, vel alios si qui forent plures aut veriores, in quibus apotheca, et porticis, et habitationibus, et cippo bonorum predictorum fuerunt, ut vulgo dicitur olim in vita M. d. Laurentii patris dicti Victorii, lavorate le porte di S. Gio: di Firenze. Circa al tempo de i 40. anni, che impiegò il Ghiberti in far il lavoro delle porte, disse bene, che ne diede tal notizia; perché s’è trovato in un libro di Ser Noferi di Ser Paolo Nemi Notajo de’ Signori appo agli eredi del già Stefano Nemi, che in dì 7. di Gennaio 1407. fu concessa licenza a Lorenzo Ghiberti, maestro, ed a Bandino di Stefano, Bartolo di Michele, Antonio di Tommaso, Maso, Cristofano, Cola di Domenico di Gio: e Barnaba di Francesco tutti lavoranti nel lavoro delle porte di S. Gio: di potere andare per Firenze per tutte l’ore della notte, ma però con lume acceso e patente. E mostra l’altro citato strumento, che l’anno 1445. ancora si fabbricavano le porte.

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Discepolo di Piero Pollajuolo suo fratello, nato 1426. ? 1498. Ne’ tempi, che Bartoluccio Ghiberti, patrigno di Lorenzo Ghiberti, esercitava in Firenze, con fama di ottimo artefice la professione dell’orafo, era lo stesso mestiere in mano di persone così esercitate nel disegno e nel modellare, che per lo più le medesime, tirate dal piacere, che ne cagionano sì belle facoltadi, abbandonavano quell’arte, e in breve tempo Pittori e Scultori eccellentissimi addivenivano. In questi tempi adunque fu accomodato in bottega del nominato Bartoluccio Ghiberti, Antonio del Pollajuolo, giovanetto, di poveri natali bensì, ma dotato di tanto spirito e inclinazione al disegno, che in breve tempo nell’orificeria fece miracoli; il perché lo stesso Lorenzo Ghiberti (che allora faceva le porte di San Giovanni) lo volle appresso di sé, ed insieme con molti altri giovanetti, poselo attorno al suo proprio lavoro. E primieramente lo fece operare intorno ad un festone, sopra il quale Antonio lavorò una quaglia, che si vede tanto ben fatta, che è veramente cosa maravigliosa. Giunsero poi in poco tempo a tal segno i progressi del giovanetto, che gli guadagnarono fama di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri giovanetti del suo tempo; che però si risolvè a lasciare Bartoluccio e Lorenzo; e far da per sé, dandosi tuttavia più che mai al disegnare e al modellare. Era allora nella città di Firenze un altro orefice, chiamato Maso Finiguerra, accreditatissimo in lavorar di bulino e di niello; e che fino a’ suoi tempi non aveva avuto eguale nel disporre in piccoli spazj grandissima quantità di figure: uomo, che per quanto io ho riconosciuto da’ moltissimi disegni di sua mano, che ancora si trovano fra gli altri nella bellissima raccolta, fattane dalla gloriosa memoria del Cardinal Leopoldo di Toscana, aveva fatto grandi studj sopra le opere di Masaccio, e sopra il naturale; che però era divenuto buon disegnatore. Ad esso avevano i Consoli dell’Arte de’ Mercatanti date a fare le storie dell’Altar d’argento pel Tempio di San Giovanni; ma avendo poi questi riconoscito il Pollajuolo in disegno e diligenza a lui molto superiore, vollero, che ancora esso, a concorrenza del Finiguerra, molte ne lavorasse. Tali furono la Cena di Erode, il Ballo di Erodiade, ed il San Giovanni, che è nello spazio di mezzo dell’Altare: le quali opere riuscirono assai migliori di quelle del Finiguerra; onde gli furon dati a fare per la stessa Chiesa i Candellieri d’argento di tre braccia l’uno: la Croce proporzionatamente maggiore di quelli: e le Paci, le quali colorì a fuoco tanto bene, quanto mai dir si possa. Fece poi lo stesso Antonio ancora infiniti altri lavoro d’oro e d’argento per diversi luoghi e persone. In proposito di che non voglio lasciar di dar notizia in questo luogo di uno di essi, che io ho trovato in una Deliberazione nel Libro de’ Venti di Balia per l’impresa di Volterra del 1472. colle seguenti parole: A dì 18. giugno 1472. s’ebbe la Vittoria di Volterra, essendo Capitano della Lega il Conte d’Urbino; e però si delibera di donare una Casa in Firenze a detto Conte: e se gli doni ancora boccali e bacili d'argento, ed un elmetto d’argento, che si fece lavorare da Antonio del Pollajuolo. Si trattenne dunque il nostro artefice in simil sorta di lavori molto tempo, e fecevi allievi, che riuscirono di valore; ma invaghitosi poi della pittura, si fece da Piero suo fratello, stato discepolo d’Andrea dal Castagno, insegnare il modo del colorire, e in pochi mesi, non solo l’agguagliò, ma molto lo superò. Dipinse insieme con lui assai cose, delle quali si è parlato abbastanza nelle notizie della vita del medesimo Piero. Fece poi il ritratto di M. Poggio Bracciolini Fiorentino, Segretario della Signoria di Firenze, che dopo Lionardo Bruni Aretino, detto M. Lionardo d’Arezzo, scrisse la storia Fiorentina: e quello di M. Giannozzo Manetti, pure Fiorentino, uomini tutti e tre di gran letteratura: il qual Manetti, oltre ad altre opere scrisse la Vita latina di Papa Niccolò V. la quale si conserva nella Libreria di San Lorenzo. L’uno e l’altro ritratto fece in luogo, dove già faceva Residenza per far ragione sopra gli affari de’ Giudici e Notai, il Proconsolo: il qual luogo, vicino alla Badia di Firenze, fu dipoi la Residenza del Magistrato di Sanità, ed ora della Nunziatura Apostolica, come si è detto altrove. Fece ancora molti altri ritratti, che si veggiono a’ nostri tempi per le case e gallerie de’ Cittadini, molto ben conservati, e lavorati con tanta diligenza, e tanto al vivo, quanto mai in quella età si fosse potuto desiderare. Fra le belle pitture, che di tutta sua mano si veggiono pubblicamente in Firenze, una è la tavola del San Sebastiano della Cappella de’ Pucci, contigua alla Chiesa della Santissima Nunziata, la qual tavola fece l’anno 1475. per Antonio Pucci, che gliele pagò 300. scudi, onorario, per quei tempi, straordinarissimo; ma contuttociò fece di quell’opera il Pucci, e con esso tutta la città, sì grande stima, che si dichiarò non avergli pagati né meno i colori. In questa tavola ritrasse Antonio, nella persona del Santo, Gino di Lodovico Capponi. Fino ne’ nostri tempi si vede di sua mano la maravigliosa figura del San Cristofano, a fresco, alta dieci braccia, che esso dipinse nella facciata della Chiesa di San Miniato fra le Torri, figura, che ebbe lode della più proporzionata, che fosse stata fatta fino a quel tempo. Sta una gamba del Santo in atto di posare; e l’altra di levare; e sono così ben disegnate, proporzionate, e svelte, che è fama, che lo stesso Michelagnolo Buonarroti in sua gioventù, per suo studio, molte volte le disegnasse. Altre pitture in gran numero fece Antonio, al quale veramente è molto obbligata l’arte del disegno, per esser esso stato il primo, che mostrasse il modo di cercare i muscoli, che avessero forma e ordine nelle figure: il che fece scorticando di sua mano moltissimi cadaveri di uomini morti, per istudio dell’Anatomia. E perché migliorò ancora alquanto il modo d’intagliare in rame, da quello che per avanti era stato tenuto da altri maestri; gli si dee ancora la lode di quest’arte. Fu ottimo Scultore ne’ suoi tempi; che però fu da Innocenzio VIII chiamato a Roma, dove a sua istanza fece di metallo la sua sepoltura colla statua: e quella ancora di Sisto IV suo antecessore. È fama, che lo stesso Antonio desse il disegno pel Palazzo di Belvedere, e che poi fosse da altri tirato a fine. Nel Bassorilievo valse non poco: e di sua mano veggionsi molte medaglie di Pontefici e d’altri. Finalmente pervenuto all’età di 72. anni, nella stessa città di Roma l’anno 1498. finì la vita, e nella Chiesa di San Pietro in Vincola, coll’onore dovuto al suo merito, ebbe sepoltura il suo cadavero.

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A Aertgen di Leiden Pittore. Opere sue, e quasi sempre fece quadri di devozione 348. Agnolo di Donnino, e sue opere 120. Agostino della Robbia 67. Alberto Duro Pittore, Scultore, Architetto, e Intagliatore 161. Sue opere in intaglio 163. Sue pitture 165. Morte del medesimo 167. Qualità personali 168. Lodava e non biasimava mai l'opere degli altri 169. Alberto Ouvvater, cioè dell’Acqua, Pittore 114. Aldegraef Intagliatore e Pittore 307. Alessandro Filipepi, detto Sandro Botticelli, e sue opere 137. Alesso Baldovinetti Pittore 63. Errore del Vasari intorno al suo nascimento. Fu discepolo di Paolo Uccello 87. Altare d’Argento e Candellieri di San Giovanni, da chi fatti 116. Altobello Inclone Pittore 199. Amico Aspertino. Sfuggiva l’imitazione di Raffaello. Fu uomo stravagantissimo 233. Andrea del Bresciano 227. Andrea dal Castagno fu discepolo di Masaccio 91. Opere sue a fresco, demolite per ignoranza di chi le fece distruggere 92. Misfatto enorme, fatto da Andrea poco avanti la morte 94. Andrea Contucci Scultore assiste alla restaurazione della Santa Casa 292. Andrea Feltrini 287. Andrea Luigi Pittore 185. Luca della Robbia Scultore 130. Sua norte e sepoltura. Suo ritratto bellissimo da Andrea del Sarto nel piccolo chiostro della Santissima Nunziata 131. Sua genealogia e descendenza 132. Andrea Morenello 232. Andrea del Sarto 201. Va in Francia 204. Sue opere. Vedi per tutto il disteso di sua vita. Ultima sua opera. Sua morte 206. Andrea del Verrocchio Pittore e Scultore e Architetto. Fu scolare di Donatello 118. Operò anche in pittura, e sue opere. Abbandona la pittura, e si dà alla scultura e al getto, e perché. Fu l’inventore di gettare le cose natural, per potersele meglio studiare. Sua morte 119. Angiolo Poliziano e suo componimento nel chiostro di S. Maria Novella 63. Ans di Bruges Pittore 115. Ansano di Piero da Siena Pittore 98. Anselmo Cammei 329. Antonio del Cerajolo 264. Antonio Filarete. Fu grande Scultore, e fece molte opere, e fu gentilissimo e modestissimo 40. Antonio Gamberelli, detto Antonio Rossellino, e sue opere 39. Antonio del Pollajuolo Pittore, Scultore e Architetto. Fu prima valoroso orefice. Lavorò molto sopra l’Altare d’argento di San Giovanni. Fece molte altre opere d’oro e d’argento, tra le quali i candellieri grandi di argento pel medesimo Altare 116. Attese poi allá pittura, e superò Pietro suo maestro. Sue opere. Fece il San Cristofano nella facciata della Chiesa di S. Miniato fra le Torri 117. Morì in Roma, e sua sepoltura 118. Anton Semino Pittore 219. Anton Semino 231. Arme di Leone X sul canto di via de’ Servi sopra le case de’ Pucci 147.

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