Nominativo - Albertinelli

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Discepolo di Cosimo Rosselli, nato 1469, ?1517. In questi tempi nacque Fra Bartolommeo, che per corrottela del nome, fu chiamato Baccio, nella Villa di Savignano, vicino a Prato di Toscana: e pervenuto a competente età, essendo stato da’ parenti conosciuto assai inclinato alla Pittura, fu condotto a Firenze, dove vicino alla Porta a San Pier Gattolini gli fu data sua abitazione; che però per tutto il tempo ch’e’ visse al secolo, fu sempre chiamato Baccio dalla Porta. Accomodatosi all’arte appresso a Cosimo Rosselli, fece insieme con Mariotto Albertinelli, suo condiscepolo ed amicissimo, grande profitto; ma datosi poi a studiar le opere di Lionardo da Vinci, si formò quella bellissima maniera di dar rilievo e vivacità alle pitture, che non solo al più perfetto dell’arte esso medesimo condusse, ma che fu poi al Divino Raffaello da Urbino di gran lume, per migliorar l’antico modo appreso dal Perugino, ed arrivare al segno, al quale ei giunse. Quindi è, che lo stesso Raffaello fece poi di lui sì grande stima, che nel tempo ch’e’ si trattenne nella città di Firenze, parve che da esso non mai separar si potesse; anzi non isdegnò di essergli maestro ne’ buoni termini della Prospettiva, e intanto ricercarne i più apprezzabili precetti della grande ed ottima maniera di condurre le opere sue con grazia e morbidezza, fino allora non più riconosciuta in altro pittore: e diede gran testimonianza di questa grande stima lo stesso Raffaello, quando, dopo alcun tempo, impiegò il proprio pennello in Roma nel dar fine ad un’opera, cominciata da Fra Bartolommeo in quella città, e lasciata imperfetta. Onde, se a gran cagione ascrivesi a gloria d’Apelle il non essersi trovato Artefice, che raccomodasse la tanto celebrata sua Venere di Coo, detta Anadiome, cioè Emergente o Sorgente dal mare, dedicata poi da Augusto nel Tempio di Giulio Cesare, guasta nelle inferiori parti, onde fu poi da’ tarli corrosa ed in tutto disfatta; gloria maggiore può dirsi del nostro Fra Bartolommeo, l’essersi trovato un Raffaello, che non solo desse fine alla di lui opera, ma quella con la sua ingegnosa mano consegnasse all’eternità. Tornando ora al nostro Pittore, egli per qualche tempo si trattenne a dipignere in compagnia dell’Albertinelli, e talora da sé solo, Immagini di Maria Vergine con Gesù e d’altri Santi, delle quali fece moltissime a diversi cittadini. Poi dipinse a fresco la tanto celebrata storia del Giudizio Universale nell’antico Cimitero dello Spedale di Santa Maria Nuova, detto fra l’Ossa, che rimase imperfetta, e poi fu finita dall’Albertinelli, come alle notizie della Vita di lui si è detto. Erasi Baccio acquistato fama in Firenze, non solo di giovane valorosissimo nell’arte, ma di persona quieta e buona, e di grande applicazione al lavoro; ma quello che è molto più, di assai timorato di Dio, e di assiduo all’opere di pietà; onde per questa e per ogni altra simile cagione, beato si chiamava colui, che poteva aver dell’opere sue. Ma perché egli rivolgeva nell’animo suo più pensieri del cielo, che del mondo, poco incentivo gli abbisognò per risolversi a lasciare il secolo, e vestire abito religioso: e ciò, secondoché racconta il Vasari, del quale son proprie parole quelle che seguono, seguì nel modo, che appresso. Perchè trovandosi in questi tempi in S. MarcoFra Girolamo Savonarola da Ferrara, dell’Ordine de’ Predicatori, Teologo famosissimo: e continuando Baccio la udienza delle prediche sue, per la devozione, che in esso aveva, prese strettissima pratica con lui, e dimorava quasi continuamente in convento, avendo anche con gli altri Frati fatta amicizia. Avvenne, che continovando Fra Jeronimo le sue predicazioni, e gridando ogni giorno in pergamo, che le pitture lascive, e le musiche, e i libri amorosi, spesso inducono gli animi a cose mal fatte; fu persuaso, che non era bene tenere in casa, dove son fanciulle, figure dipinte di uomini e donne ignude: per il che riscaldati i popoli dal dir suo, il carnevale seguente, che era costume della Città far sopra le piazze alcuni capannucci di stipa, e altre legne, e la sera del martedì, per antico costume, arderle queste con balli amorosi, dove presi per mano un uomo e una donna, giravano cantando intorno certe ballate; fe’ sì Fra Jeronimo, che quel giorno si condusse a quel luogo tante pitture e sculture ignude, molte di mano di maestri eccellenti, e parimente libri, liuti e canzonieri, che fu danno grandissimo, ma particolare della pittura: dove Baccio portò tutto lo studio de’ disegni, che egli aveva fatto degl’ignudi, e lo imitò anche Lorenzo di Credi, e molti altri, che avevano nome di piagnoni; là dove non andò molto, per l’affezione, che Baccio aveva a Fra Jeronimo, che fece in un quadro il suo ritratto, che fu bellissimo, il quale fu portato allora a Ferrara, e di lì, non è molto, che egli è tornato a Fiorenza nella casa di Filippo d’Alamanno Salviati, il quale, per esser di mano di Baccio, l’ha carissimo. Levatesi poi contro al Padre le Parti contrarie, e’ seguitò nella presa di lui l’abbattimento del Convento di San Marco, che è noto al mondo, descritto da diversi Storici, e particolarmente dal Nardi nella sua storia. E questo, in tempo appunto, che Baccio si trovava per sua devozione in esso Convento; sentito il rumore, e appresso la morte seguita di alcuni dell’una e dell’altra parte, pel timore che ebbe di sé stesso, fece voto a Dio, se egli scampava da quel pericolo, di farsi Religioso di quell’Ordine: il che poi effettuò, vestendo l’abito del Patriarca San Domenico, nel Convento di Prato a’ 16. di Luglio l’anno 1500. E qui noti il Lettore, come Gio. Paolo Lomazzo nel suo Teatro della Pittura a 366 ver. 10. erra, dicendo, che Fra Bartolommeo fosse dell’Ordine di Santo Agostino. Vestito dunque che ebbe Baccio l’abito, per quattro anni interi, tutto dedito agli esercizj di religiosa perfezione, nulla volle mai operare in pittura, risoluto di perseverare in tal sua determinazione fino alla morte; se per altro la volontà di coloro, a’ quali era egli tenuto ubbidire, non l’avessero necessitato a dar qualche luogo all’antiche applicazioni. La prima opera, ch’egli facesse in istato di Religioso, fu la bella tavola di San Bernardo, in atto di scrivere, appresso alla Beatissima Vergine, col Bambino Gesù, e molti Angeli, per la Cappella di Bernardo del Bianco, nella Chiesa di Badia di Firenze. Dipinse poi le tre maravigliose tavole, che fino a’ presenti tempi si son venute e godute nel Convento di San Marco, che fu quasi continova abitazione di Fra Bartolommeo, in una delle quali è Maria Vergine, con San Gregorio, ed altri Santi, con più Angeletti, di così rara bontà, che fu parere di alcuni gran maestri, e fra questi, di Pietro da Cortona, che fra le più stupende opere di pittura, di che è piena la nostra città di Firenze, sia la più bella. In altra tavola, che fu posta rincontro a questa, colorì un’altra Vergine, con Gesù, e due Santi: e nell’altra finalmente la non mai abbastanza lodata, anzi impareggiabile figura del San Marco Evangelista, di cui è fama per tutta l’Italia e fuori. Di queste tre stupende opere del Frate, nel tempo che io queste cose scrivo, son rimase in essa Chiesa di San Marco le copie della prima, e dell’ultima, e il proprio originale della seconda, giacché gli originali dell’altre due sono venuti in potere del Serenissimo Principe Ferdinando di Toscana, che le conserva fra l’altre pitture di primo pregio, che l’Altezza Sua in gran numero possiede. Fece anche il Frate pel Re di Francia un’altra tavola con moltissime figure. Inventò egli il bel modo di fumeggiar le figure, col diminuir l’ombre e gli scuri in guisa, che ad una maravigliosa unione e accordamento tengono congiunto un gran rilievo: e di questa maniera, a cagione di esser dagl’invidiosi stato imputato di non saper fare le figure ignude, fece egli per la sua Chiesa di San Marco un bel San Bastiano, che riuscì di così dolce colorito, e tanto simile al naturale, che per iscandalo preso da alcuno in rimirarlo, se pure non fu un pretesto per farne esito con gran vantaggio, fu levato di luogo, e mandato in Francia. In Roma fece Fra Bartolommeo opere maravigliose: e colorì molti quadri per la città di Prato, di Lucca, e per altri luoghi, ed un’infinità di altri ne fece per nobili e civili persone. Volle sempre nel suo dipignere avere appresso di sé il naturale: e a tale effetto però erasi fatta fare una figura di legno quanto il vivo, la quale in ogni sua congiuntura egli snodava e volgeva a proprio piacimento: e quella copriva di panni per potergli a sua comodità imitare: costume stato poi usato dopo di lui (che di tale istrumento fu primo inventore) da moltissimi altri ottimi artefici. Ultimamente essendogli stato ordinato da Pier Soderini di far una tavola per la Sala del Consiglio, posevi le mani, disegnolla tutta, e colorilla in chiaroscuro, rappresentando in essa que’ Santi, nella solennità de’ quali aveva la città di Firenze avute Vittorie, e Protettori di essa città: in uno de’ quali, quasi presago di sua vicina morte, volendo, che restasse, oltre alla memoria gloriosa che avevangli guadagnata i proprj pennelli, anche quella di sua effigie, fece il ritratto al vivo del proprio volto. Quest’opera però, che diede segni di voler riuscire una delle più belle, che avessero mai partorite i suoi pennelli, diede non poca occasione a quella infermità, che fu l’ultima per lui, e quella, che lo privò di vita; perché avendola egli lavorata al lume di una finestra, per cui infondevasi nella stanza di suo lavoro un’aria grave e penetrante, fu assalito da un gran flussione catarrale, che a termine il ridusse di non potersi quasi muovere. Non giovarono, per suo scampo, rimedj di sorte alcuna; onde non andò molto, che avendoci aggiunto a’ suoi l’effetto di un poco di disordine, fatto in caricarsi alquanto lo stomaco di certe appetitose frutte, delle quali era amicissimo, dopo una febbre di quattro giorni, con gran dolore de’ suoi Frati, ma con dimostrazioni però da buono e santo Religioso, se ne morì in esso Convento di San Marco agli 8 d’Ottobre l’anno 1517. e in quella loro Chiesa aspetta il suo cadavero l’ultimo giorno. La nominata tavola così imperfetta, dipinta a chiaroscuro, fu posta dipoi nella Chiesa di San Lorenzo nella Cappella del Magnifico Ottaviano de’ Medici, dove ella è stata anch’essa fino al tempo, che io ne scrivo, sempre ammirata dagl’intendenti dell’arte: ed è pure anch’essa poi pervenuta in mano del già nominato Serenissimo Principe di Toscana, e nel regio appartamento di quell’Altezza, fra l’altre bellissime pitture, fa pompa di sua bellezza. Il Vasari in fine della Vita di Fra Bartolommeo della Porta dice, che alla di lui morte lasciò tutti i suoi Disegni a una sua scolara Monaca in Santa Caterina di Firenze. E quest’istessi sono presentemente nelle mani del Cav. Gabburri in Firenze al numero di 500. in circa, avuti dal medesimo Monastero, dopo averne ricavato questo lume dalla lettura del medesimo Vasari. Molti e molti però de’ detti Disegni si sono perduti.

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Discepolo di Mariotto Albertinelli, nato 1483, morto 1524. Dopo avere il Franciabigio ricevuti i principj dell’arte dall’Albertinelli, ed essersi colle proprie fatiche acquistato buon credito, furongli date a fare alcune opere in pubblico, una delle quali fu un San Bernardo e una Santa Caterina da Siena, a fresco, nella Chiesa di San Pancrazio de’ Monaci Vallombrosani. Fece poi a olio una Vergine, con Gesù, per la Chiesa di San Pier Maggiore; e’l tabernacolo di Sant’Job dietro a’ Servi, dove a fresco figurò la Visitazione della Madonna, e alla medesima Compagnia dipinse la tavola dell’Altare maggiore. Colorì ancora i due angeletti che nella Chiesa di Santo Spirito sull’Altare di San Niccola, si vedono da’ lati dell'immagine del Santo, che in que’ tempi fu fatta di legno con modello di Jacopo Sansovino. E anche dipinse i due tondi, dov’è la Nunziata, e le storiette della vita del Santo: nella predella della tavola delle quali opere fu molto lodato, perché in esse, siccome poi fece in alcune altre, si sforzò al possibile di seguitar la maniera d’Andrea del Sarto, con cui tenne sua stanza molto tempo. A concorrenza del medesimo, nel cortile dinanzi alla Chiesa de’ Servi, dipinse la storia dello Sposalizio di Maria Vergine, con San Giuseppe: ed occorse, che avendo i Frati di quel Convento, coll’occasione di certa solennità, voluto scoprirla senza sapere del Franciabigio, al quale ancora restavano da finire il basamento e altro, che a lui fosse paruto necessario: esso se ne chiamò sì fattamente disgustato, che sopraffatto da collera, subìto avutane la nuova, se ne andò al luogo della pittura, e salendo sul ponte, che ancora non era interamente disfatto, benché fosse scoperta l’opera, presa una martellina, percosse alcune teste e di fermo e un ignudo, che egli aveva figurato, in atto di rompere una mazza, e quasi interamente le scalcinò. E se non che da’ Frati e da altra gente concorsa al rumore fu egli ritenuto, l’avrebbe disfatta tutta, né mai più, anche per doppio pagamento statogli offerto da’ Frati, volle raccomandarla. Onde non essendosi trovato né allora né poi, alcuno eccellente pittore, che vi abbia voluto metter la mano, per la reverenza, in che è stata sempre tenuta quell’opera, essa si è rimasta in quel modo stesso, nel quale dal pittore fu lasciata. Per la Cappella de’ Corinzi in San Pier Maggiore, dipinse poi la piccola tavola di Maria Vergine Annunziata, che fino ad oggi si conserva. Fu opera delle sue mani un Cenacolo pe’ Frati del Beato Gio. Colombino, detti della Calza (Religione stata a’ dì nostri soppressa) nel Refettorio di lor Convento, presso alla Porta di San Pier Gattolini. E nel Cortile della Compagnia dello Scalzo, dipinto da Andrea del Sarto, sono di sua mano gli ornamenti di tutte le pitture, e due storie della Vita di San Giovambatista, cioè quando il Santo piglia licenza dal padre per andare al deserto: ed il medesimo Santo fanciullo, in atto d’incontrarsi con Gesù, Maria e San Giuseppe, le quali storie non aveva potuto fare Andrea, per esser stato chiamato in Francia. Dipinse nella Sala della Villa del Poggio a Cajano, a concorrenza d’Andrea del Sarto e di Jacopo da Pontormo, una facciata con istorie de’ fatti di Cicerone. Ad instanza d’Andrea Pasquali, eccellentissimo Medico Fiorentino, fece per lo Spedale di Santa Maria Nuova una bella Anatomia. Operò ancora il Franciabigio in figure piccole ottimamente: fece ritratti molto al vivo, e intese molto di prospettiva. Fu grande amico degli studj dell’arte; onde ne’ tempi della state, non lasciò mai passar giorno, che e’ non disegnasse uno ignudo dal naturale, tenendo in sua stanza uomini a tal’ effetto salariati. Non ebbe gran concetto di sé stesso; anziché avendo vedute alcune opere di Raffaello, seppe così ben contenersi, che non mai volle uscir di Firenze, non parendogli per verun conto di poter concorrere con uomini di sì rara virtù. Non era però egli di così mediocre valore, quanto la sua modestia il faceva parere: e avrebbe senza dubbio la nostra città, oltre alle tante opere da esso condotte, vedutene di sua mano anche delle più belle, se però la morte, nel più bello del suo operare, cioè nella sua età d’anni quarantadue, non l’avesse tolto da questo mondo, il che seguì appunto l’anno 1524.

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B Baccio da Montelupo, ed è il soprannome di Bartolommeo Lupi 146. Sue opere. Fece molti Crocifissi 147. Il Bagnacavallo. Vedi come sopra. Sue opere 328. Autori, che hanno scritto di questo pittore 329. Baldassar Peruzzi 244. Suoi infortunj e disgrazie. Fece il ritratto di Borbone, saccheggiatore di Roma. Sua morte e sepoltura 246. Barent Pittore 192. Fra Bartolommeo, detto fra Carnovale. Fu maestro di Bramante Architetto 265. Fra Bartolommeo di San Marco Pittore. Fu chiamato Baccio dalla Porta, e perché. Studia sotto Cosimo Rosselli. Fu per qualche tempo compagno dell’Albertinelli 148. Si fa Domenicano, illuminato dalle prediche del Savonarola 140. Sue opere 150. Bartolommeo di Donato Pittore 68. Bartolommeo Raminghi, detto il Bagnacavallo 327. Base della statua di Donatello, rappresentante un Daviddi bronzo, che stà in Gallera 41. Bassirilievi del Campanile di Santa Maria del Fiore 65. Bassirilievi di marmo della Cappella del Santissimo Sagramento nella Chiesa di San Lorenzo 41. Benozzo Gozzoli Pittor Fiorentino 89. Iscrizione sepolcrale 90. Benvenuto Cellini e sue lodi 267. Sue opere fatte in Francia. Suo vago racconto di dette opere 269. Bernardino Gatti, detto il Sojaro. Fu allievo del Correggio 294. Bernardino Ricca, detto il Ricco 231. Bertoldo Fiorentino 41. Bernardo Pinturicchio Pittore. Fu uomo stravagantissimo 217. Bernardo Van-Orlai Pittore 225. Boccaccino Boccacci Pittore 220 e 199. Bonifazio e Francesco Bembi 199. Byckaert Aertsz Pittore 218. Il Brusasorci 320.

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