Nominativo - Agnolo

Numero occorrenze: 13

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

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CIMABUE Pittore Margheritone
nato 1240. d’ Arezzo Pit.
morto 1300. Scult. e Archit.

Arnolfo di Lapo Gaddo Gaddi Andrea Tafi Giotto di Bondone Ugolino Sanese Oderigi d’Agobbio
Scult. e Archit. Pittore Pittore Pitt. e Archit. Pittore Miniatore
Nato 1232. Nato 1239. Nato 1213. Nato 1276. Nato … Nato …
Mor. 1300. Mor. 1312. Mor. 1294. Mor. 1336. Mor. 1349. Fior. del 1299

Nello BrunoNozzo di PerinoF. Iacopo da Giovanni Pisano Marino Boccanera
Pittore Pittore d. Calandrino Torrita Pitt. Scult. e Archit. Archit. Genovese
Fior. 1320. Fior. 1320. Pitt. Fior. 1280. Fior. 1280. Nato… mor. 1320. Fior. del 1283.

Agnolo e Agostino Sanesi
Scult. e Architetti
Fior. 1300

Fra Ristoro Converso Fra Sisto ConversoFra Giovanni da Campi
dell’ord. de’ Predic. dell’ord. de’ Predic. dell’ord. de’ Predic.
Architetto nato … Architetto nato … Architetto nato …
Morto 1283. Morto 1289. Morto 1339.

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Di questo Gaddo fu figliuolo Taddeo Gaddi, pure anch’esso Pittore, e degnissimo Discepolo di Giotto. E di Taddeo nacque Agnolo altro rinomato Pittore de’ suoi tempi. Quali poi doppo costoro siano state le glorie di questa Famiglia, sentiamolo dalla celebre Piero di Giovanni MonaldiStoria delle Famiglie Nobili Fiorentine, e della Nobiltà de’ Fiorentini Manoscritto originale nella Libreria del Serenissimo Granduca Cosimo III Nostro Signore, ed eccone le parole. La Famiglia de’ Gaddi, così detta da Gaddo famoso Pittore, vien gradita con due del numero de’ Signori, cioè il primo nel 1437, si chiamò Agnolo di Zanobi, e l’ultimo nel 1505. fu Taddeo d’Agnolo. Fu questa Familia illustrata da Niccolò, e Taddeo, ambidue degnissimi Cardinali della Romana Chiesa, Girolamo Vescovo di Cortona, Giovani Cherico Apostolico Ambasciatore del Concilio di Trento; Francesco Dottor di legge Oratore al Duca d’Urbino, Luigi fatto Cavaliere da Papa Leon Decimo; Agnolo Cavaliere Sprondoro e Senatore Fiorentino, Sinibaldo ancor lui dello stesso Senato, di cui nacque Niccolò Cavaliere e Senator Fiorentino di maravigliose ricchesse; il quale fabbricò quella ricchissima Cappella di prezziosi marmi Orientali nella vaghissima Chiesa di S. Maria Novella. L’arme loro si trova una grande dorata Croce, la quale riempie tutto il campo nel cilestre luogo; anno avuto nove signori, il primo nel 1437. Senatori quattro; si estinse in Luigi d’Agnolo, e si propaginò per così dire in Cammillo Pitti, che ebbe l’eredità, e prese il Cognome, doppo la morte di Luigi, per il testamento del Cavaliere Niccolò suo Zio.

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Discepoli di GIO. DI NICCOLA PISANO, fiorivano del 1300. Furono gli Antenati di questi Artefici Professori d’Architettura, essendo che si trovi, che fino dell’anno 1190. reggendo il governo di Siena lor Patria i tre Consoli, fusse data con loro disegno l’ultima perfezione a Fontebranda, e poco doppo sotto lo stesso governo alla Dogana di quella Città, ed altri edifici; questi però, de’ quali ora intendiamo parlare, cioè Agostino, e Agnolo, avendo apprese le belle arti da Gio: di Niccola Pisano, migliororono molto coll’operar loro la maniera degli Antenati.

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1681

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Agostino l’anno 1308. nel reggimento de Nove eresse nella sua Patria il Palazzo de’ medesimi Nove in Malborghetto, ed insieme con Agnolo suo Fratello fece fece la facciata del Duomo. Nel 1321. diedero principio questi due all’edificazione della Porta Romana, che rimase finita del 1325. Fecero similmente la Porta a Tufi racchiudendovi il Borgo, ch’era fuori della Porta a S. Agata.

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1681

Pagina 67

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Dice il Vasari, che costoro l’anno 1329. scolpirono nella Chiesa di S. Francesco di Bologna una tavola di marmo, e lo stesso anche afferma il Gherardacci; ma Anton Masini dice essersi dipoi trovate scritture autentiche nel Convento di que’ padri, dalle quali apparisce, che quel lavoro fusse fatto non altrimenti da Agostino, e da Agnolo Sanesi, ma da Iacopo, e Pietro Paolo Veneziani; e soggiugne questo Autore, che essi Agostino, e Agnolo fussero Architetti della Fortezza alla Porta di Galliera; nel che ci rimettiamo alla verità.

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1686

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Molte furon l’opere di questo gran maestro fatte per l’Italia in pittura, le quali per brevità si tralasciano. Errò il Vasari in dire, che Taddeo morisse del 1350. essendosi riconosciuto da un Libro segnato E 4. a 66. esistente nella Gabella de’ Contratti di Firenze, che esso Taddeo Gaddi pittore fu Arbitro nel 1352. in alcune differenze. Trovasi di più in un Protocollo di ser Giovanni di Gino da Prato nell’Archivio Fiorentino l’anno 1383. fatta menzione d’una tale Madonna Francesca figliuola del già Albizzo Ormanni, moglie del già Taddeo Gaddi del popolo di S. Pier maggiore. Dirò ancora, per aggiugner notizia della Casa di Taddeo Gaddi, aver ritrovato come un figliuolo di Taddeo, per nome Zanobi, che abitò a Venezia, sotto dì 27. Giugno 1400. per rogito di ser Dionigi, detto Nigi di ser Giovanni Tucci da san Donato in poggio, fece suo Testamento, nel quale si fa menzione di Caterina del già ser Donato del Ricco Aldighiori sua moglie, di Francesca, e Filippa figliuole d’Agnolo Gaddi sue nipote, e di Giovanni, e Niccolò suoi nipoti, e s’instituiscono eredi universali con fidecommisso TaddeoLorenzo, e Agnolo suoi figliuoli con più sostituzioni.

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1686

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Discepolo di Taddeo suo Padre, nato … ? 1387. Fra le molte opere, che fece Agnolo Gaddi, vedesi oggi in Firenze nell’Oratorio Or San Michele una storia a fresco, ove è Cristo fanciullo disputante co’ Dottori, e questa è sotto l’organo dalla parte di Sagrestia. In san Pancrazio dipinse la tavola della Cappella maggiore, nella quale figurò Maria Vergine, san Gio: Batista, san Gio: Evangelista, e i santi Nereo, e Achilleo, ed in santa Maria maggiore quella pure dell’Altar grande, dove fece la Coronazione della Madrea d’Iddio. Dipinse a fresco per la famiglia de’ Soderini la Cappella maggiore del Carmine, e quella di santa Croce per la famiglia degli Alberti; nella prima figurò istorie della vita di Maria Vergine; e nella seconda del ritrovamento della Croce: L’una e l’altra delle quali colorì molto bene, tutto che mancasse alquanto nel buon disegno. In Prato Città di Toscana dipinse a fresco la Cappella della sacra Cintola della Vergine con istorie della vita della medesima. Io trovo nell’antico Libro di ricordanze del Provveditore dell’Opera di santa Maria del FioreStieri di Francesco degli Albizzi dell’anno 1367 essere stati pagati a Agnolo di Taddeo pittore, ch’è quegli, del quale si parla, fiorini dua, e dissero di sua mercede per l’esemplare che va facendo delle figure da porsi alla loggia della Piazza de’ Signori Priori; da che si deduce, che Iacopo di Piero, e altri che le intagliarono, il facessero con disegno di lui, e non contraddice molto a questo pensiero il vedersi in altri libri di deliberazioni degli stessi Operai, particolarmente del 1384. esser’ essi stati soliti di valersi di Agnolo in fare i disegni delle cose, che alla giornata loro abbisognavano.

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1686

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Essendo state ne’ tempi di questo artefice rovinate molte case in Firenze per allargare la piazza del Palazzo de’ Signori, e con quelle la Chiesa di santo Romolo, il medesimo Agnolo la rifece con suo disegno. Operò anche di musaico; che però gli furon fatti risarcire i musaici fatti già da Andrea Tafi nella Tribuna del Tempio di san Giovanni, in parte guasti per causa d’essersi i marmi, che coprivano essa Tribuna in più luoghi aperti; ed aver dato adito par entro quelle aperture all’acque, e a’ ghiacci. Risarciti i musaici, fece coprire la stessa Tribuna di nuovi marmi, con intaccare dall’uno, e l’altro de’ lati delle commettiture fino a mezzo il marmo, e rapportare con istucchi composti di mastice, e cera alcuni pezzi in quelle intaccature. Con tale invenzione assicurò per molto tempo quei lavori da ogni accidente. In oltre fece rifare con suo disegno la cornice di marmo sotto il tetto di quella Tribuna, conciosiacosache fosse per avanti assai minore, e men bella. Molto, e molto operò Agnolo, benché con minore applicazione di quel che per altro avrebbe potuto fare, e meno si avanzò nell’arte di quello che presagirono i suoi principj, e la cagione di ciò, fu l’affetto che egli ebbe sempre alla mercatura, alla quale finalmente più si diede, che ad altra cosa.

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1686

Pagina 41

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Io trovo in un antico, ed autentico Strumento, che oggi è appresso l’altre volte nominato Dottore Giovanni Renzi pratichissimo di nostre antichità, che Agnolo ebbe per moglie Giovanna figliuola di Landozzo Loli, famiglia che l’anno 1351. godè il Prioraro nella persona d’Andrea Loli, e altre volte dipoi, e le parole dello Strumento sono le seguenti. 1404. Dom. Iohanna filia Landozzi Loli populi sancti Petri Maioris, uxor Dom. Angeli Taddei Gaddi pictoris. Rogò ser Tommaso di Fronte di Gio: di Firenze 27. Ottobre 1404. che poi agli 6. Dicembre rogò il Testamento di Bartolomea moglie già di Niccolò Rinaldi, e figliuola di Bartolo di Cione del popolo di san Simone, che fece un legato a favore di detta Giovanna di una casa nel popolo di S. Simone in luogo detto la via della Stufa. Applicarono anche i figliuoli d’Agnolo alla mercatura, con questi tenne egli casa aperta a Venezia, e lavorò tuttavia alcuna cosa di pittura più per suo passatempo, che per altro fine. Morì in Firenze l’anno 1387. lasciando il valore di 50. mila fiorini d’oro. Crebbe poi questa famiglia de’ Gaddi in ricchezze, ed onori, fino ad essere illustrata di due Cardinali di santa Chiesa, Vescovi, ed altri nobilissimi uomini, ‘e finalmente rimase estinta, come nella nota a Gaddo Gaddi pittore discepolo di Cimabue, e avolo di esso Agnolo si è narrato nelle Notizie del primo secolo dal 1260. al 1300.

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1686

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Il primo Oratorio di questi artefici fu la Cappella maggiore dello Spedale di santa Maria nuova, stata loro concessa dalla famiglia de’ Portinari. Fin qui il Vasari; e trovasi nell’antico libro di detta Compagnia, che Iacopo di Casentino fu uno de’ primi due Consiglieri di quella: Siccome ancora trovasi notato per uno de’ fratelli nel 1373. Matteo Iacopi di Casentino dipintore, che io stimerei fosse stato figliuolo del nostro Iacopo; è però da avvertire, che la parola dipintore si vede ivi d’altra mano. Dando fine adunque alla notizia di Iacopo, dico come a questi, ed a Giovanni da Milano suo condiscepolo nella scuola di Gaddo Gaddi, esso Gaddo nel suo morire raccomandò Giovanni, e Agnolo suoi figliuoli a fine che essi seguitassero a fargli camminare secondo i precetti dell’arte, che esso aveva loro insegnata. Venne in pensiero, già che il Vasari nel dar notizia dell’accennata fondazione in Firenze della Compagnia de’ Pittori se la passò alquanto strettamente, di dirne alcuna cosa di più in questo luogo: Ma già che noi troviamo, ch’ell’ebbe suo principio nel 1349. abbiamo stimato miglior consiglio il lasciar per ora tale assunto, per farne poi nel Decennale ove cade esso anno 1349. una diffusa narrazione.

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1686

Pagina 46

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Ne’ tempi di costui operarono altri discepoli d’Agostino, e Agnolo; tali furono Iacobello, e Pietro Paolo Veneziani, che in san Domenico di Bologna fecero la sepoltura di marmo per Messer Giovanni da Lignano Dottor di leggi l’anno 1383. e’l Pesarese, che in sua patria fece la Chiesa di san Domenico, e la porta di marmo, colle tre figure, dico, Iddio Padre, san Giovan Batista, e san Marco; ed osserva il Vasari, che questi, ed altri discepoli de’ sopra notati Agostino, e Agnolo, che tutti operarono d’una stessa maniera, si sparsero talmente per l’Italia, che tutta l’empierono di loro architetture, e sculture, delle quali molte e molte rimangono fino al presente tempo.

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1686

Pagina 58

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Discepolo di Taddeo Gaddi, fioriva del 1350. Oltre all’essere stato questo artefice discepolo di Taddeo Gaddi, gli fu anche si confidente, ed amico, che ad esso alla sua morte, che seguì del …. raccomandò Agnolo, e Giovanni suoi figliuoli, accioché egli continuasse ad ammaestrargli in quell’arte, nella quale egli medesimo già avevagli incamminati. Operò costui di maniera Giottesca, e furono sue pitture in Ascesi la Tribuna della Cappella maggiore, dove fece un Crocifisso, la Vergine, e santa Chiara, e nelle facciate, e dalle bande, storie di Maria Vergine. In santa Croce di Firenze, una tavola per l’Altar di san Gherardo da Villa magna; ed in Ognissanti, Convento ove già stavano i Frati Umiliati, una tavola, che allora fu posta all’Altar maggiore. Condottosi poi a Milano sua patria, colorì molte tavole a tempera, e quivi finì il corso di sua vita.

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Credesi della scuola di Cosimo Rosselli. Fioriva intorno al 1460. Ne’ tempi, che operava in Firenze Cosimo Rosselli, esercitò l’arte della Pittura nella medesima Città Agnolo di Donnino, che fu amicissimo dello stesso Cosimo: e per cagione della maniera ch’e’ tenne, si crede ancora ch’e’ fosse della sua scuola; tanto più, che trovasi avere lo stesso Agnolo fatto di sua mano il ritratto al naturale di Cosimo. Questo pittore disegnò eccellentemente, e nell’operar suo fu diligentissimo. Nella loggia dello Spedale di Bonifazio Lupi in via di San Gallo, in fondo della medesima, in quella parte che guarda verso Tramontana, dipinse il peduccio della volta, in cui rappresentò una Trinità con più figure appresso: e accanto alla porta fece vedere alcuni poveri uomini e donne, in atto di essere ricevuti nello Spedale dallo Spedaliere: e fecevi una figura di San Giovambatista, opere veramente tanto belle, quanto mai si fosse potuto desiderare in quella età. Una delle prime opere, che facesse questo artefice a fresco, direi, che fosse stata una Vergine, col Bambino Gesù, un San Giovanbatista, un Santo Stefano, con San Pietro, San Bastiano, e altri Santi, e una Trinità, le quali figure occupano tutta l’interior parte di una bella Cappelletta, che è in sulla piazza di un villaggio, detto Calcinaja, nel Popolo di Santo Stefano a Calcinaja, in sul Poggio poco distante dalla Lastra, e sei miglia lontano dalla città di Firenze: la quale opera avendo io con grande agio potuta vedere e considerare, per esser’essa vicinissima ad una mia villa; non mi ha quasi lasciato di dubitare dell’esser’essa fattura de’ suoi pennelli; ma però delle prime cose sue, come io già diceva; giacché coll’avere essa in sé tutto il fare di questo pittore, non lascia di scoprire una certa secchezza ne’ dintorni, la quale non si vedde poi nell’altre pitture sue. Raccontasi di lui, che per essere stato tanto affezionato allo studio, spendesse egli tanto tempo nel disegnare, che poco poi gliele rimanesse per condurre i lavori, onde poverissimo e mendico se ne morisse; ma viverà egli però sempre nella memoria degli uomini, per la sua molta virtù: la quale, al certo, per quanto poteva volersi da’ Pittori di quel tempo, non fu ordinaria, ma singolare.

Con il contributo di