Luogo - Spedale di Santa Maria Nuova

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 13

Vedi

Finalmente perché rare volte accade, che simili huomini di buon tempo, si dieno a pensare a tutto ciò che col crescere dell’età, e col mancar delle forze è per succeder loro, nel fine si condusse costui dopo i gran guadagni, fatti ne più verdi anni, in tanta povertà, che trovandosi privo d’ogni aiuto, aggravato da infermità, nello Spedale di Santa Maria Nuova finì miseramente i giorni suoi, e nel luogo detto fra l’ossa, Cimiterio de’ Miserabili. Fu dato al suo corpo sepoltura secondo’l Vasari l’Anno 1340. lo però ritrovo, che Buonamico Cristofani (cioè di Cristofano) detto Buffalmacco, fu descritto nell’antico libro degli huomini della Compagnia de’ Pittori l’Anno 1351. onde fa di mestiero il dire, che egli molto sopravvivesse a quel che dice il Vasari.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 95

Vedi

Fu Andrea dal Castagno bravo inventore, e bonissimo disegnatore, e gran prospettivo: trattò sempre sé stesso onoratamente, e nel vivere e nel vestire; ma restarono le buone parti sue oscurate molto in vita, a cagione di una natura iraconda, vendicativa, e invidiosa; ed in morte, come lasciò scritto il Vasari , con una vituperosa e non mai abbastanza detestata azione, fatta molto prima, che si riducesse alla fine del suo vivere, ed allora solamente saputasi, e fu la seguente. Era nel suo tempo in Firenze un tal Domenico da Venezia , pittore di buon nome, col quale egli aveva fintamente legata grande amicizia, affine di cavargli di mano la maestria del colorire a olio, che allora in Toscana non era da alcun altro praticata, né meno saputa, fuori che da Domenico , siccome gli riuscì di fare. Nel tempo dunque, che Andrea dipigneva entro lo Spedale di Santa Maria Nuova , come sopra accennammo, furono anche a Domenico allogati i lavori di alcune opere nello stesso Spedale di Santa Maria Nuova , dove all’uno ed all’altro furono date stanze per tal effetto. Ed è da sapersi, come Domenico , oltre agli applausi, che e’ riceveva in Firenze per la portata novella invenzione del colorire a olio, si andava sempre più inoltrando nel concetto di gran pittore per le belle opere, che giornalmente si vedevano uscire dalle sue mani. Questa cosa molto affliggeva l’invidioso Andrea , comecché in questa città aspirasse al potervi godere la prima lode; onde vinto da invidia, pensò, con detestabile tradimento, non potendo farlo altrimenti, levarselo d’intorno: e ben gli riuscì il mandare ad effetto il suo perverso pensiero, in questo modo. Continuava egli con Domenico le dimostrazioni di non ordinaria benevolenza: e una sera, che Domenico , che molto si dilettava di sonare il liuto, volle, come era costume suo, tor seco Andrea per condurlo agli usati passatempi di serenate; esso Andrea recusò di andare, dicendo doversi trattenere in camera per fare alcuni disegni: e Domenico se ne andò solo. Allora il traditore uscitosi di camera e dello Spedale segretamente, si pose ad aspettare il misero Domenico dietro ad un canto, poco distante dalla solita loro abitazione: e nel tornar, che Domenico faceva al suo riposo, corsegli addosso, e con alcuni piombi gli sfondò il liuto e lo stomaco in un tempo medesimo: poi percossagli fortemente la testa co’ medesimi piombi, e lasciatolo come morto, tornossene alla sua stanza, e si mise al suo lavoro. Intanto sentite da i serventi dello Spedale le grida di quel misero, accorsero con gran fretta: e riconosciuto che l’ebbero per esso, subito portarono la nuova a Andrea , il quale prorompendo in grandi grida, precipitosamente corse alla volta dello agonizzante compagno, e presolo fra le braccia, non cessava di gridare: O fratel mio: oimé fratel mio; mostrandosi in tutto e per tutto incapace di conforto; finché Domenico , che già era all’ultimo di sua vita arrivato, nelle braccia del suo amico, o per meglio dire, perverso traditore, diede fine al viver suo. Qui deve ammirarsi la profondità de’ Divini giudicj; imperciocché (cosa che rarissime volte addiviene) non mai per quanto poi visse Andrea , si scoprì questo delitto; e finalmente egli medesimo, come si è detto, giunto alla morte, che seguì circa l’anno 1477. nella sua età di anni 71. in circa, nello stesso Spedale di Santa Maria Nuova , ove gli furono fatte odiose esequie, e dove fu ancora egli seppellito: a chi assisteva al suo transito (forse perché di tal misfatto col tempo non fosse qualche innocente incolpato, o per altro buon fine, che egli il facesse) lo rivelò.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 237

Vedi

Discepolo di Mariotto Albertinelli, nato 1483, morto 1524. Dopo avere il Franciabigio ricevuti i principj dell’arte dall’Albertinelli, ed essersi colle proprie fatiche acquistato buon credito, furongli date a fare alcune opere in pubblico, una delle quali fu un San Bernardo e una Santa Caterina da Siena, a fresco, nella Chiesa di San Pancrazio de’ Monaci Vallombrosani. Fece poi a olio una Vergine, con Gesù, per la Chiesa di San Pier Maggiore; e’l tabernacolo di Sant’Job dietro a’ Servi, dove a fresco figurò la Visitazione della Madonna, e alla medesima Compagnia dipinse la tavola dell’Altare maggiore. Colorì ancora i due angeletti che nella Chiesa di Santo Spirito sull’Altare di San Niccola, si vedono da’ lati dell'immagine del Santo, che in que’ tempi fu fatta di legno con modello di Jacopo Sansovino. E anche dipinse i due tondi, dov’è la Nunziata, e le storiette della vita del Santo: nella predella della tavola delle quali opere fu molto lodato, perché in esse, siccome poi fece in alcune altre, si sforzò al possibile di seguitar la maniera d’Andrea del Sarto, con cui tenne sua stanza molto tempo. A concorrenza del medesimo, nel cortile dinanzi alla Chiesa de’ Servi, dipinse la storia dello Sposalizio di Maria Vergine, con San Giuseppe: ed occorse, che avendo i Frati di quel Convento, coll’occasione di certa solennità, voluto scoprirla senza sapere del Franciabigio, al quale ancora restavano da finire il basamento e altro, che a lui fosse paruto necessario: esso se ne chiamò sì fattamente disgustato, che sopraffatto da collera, subìto avutane la nuova, se ne andò al luogo della pittura, e salendo sul ponte, che ancora non era interamente disfatto, benché fosse scoperta l’opera, presa una martellina, percosse alcune teste e di fermo e un ignudo, che egli aveva figurato, in atto di rompere una mazza, e quasi interamente le scalcinò. E se non che da’ Frati e da altra gente concorsa al rumore fu egli ritenuto, l’avrebbe disfatta tutta, né mai più, anche per doppio pagamento statogli offerto da’ Frati, volle raccomandarla. Onde non essendosi trovato né allora né poi, alcuno eccellente pittore, che vi abbia voluto metter la mano, per la reverenza, in che è stata sempre tenuta quell’opera, essa si è rimasta in quel modo stesso, nel quale dal pittore fu lasciata. Per la Cappella de’ Corinzi in San Pier Maggiore, dipinse poi la piccola tavola di Maria Vergine Annunziata, che fino ad oggi si conserva. Fu opera delle sue mani un Cenacolo pe’ Frati del Beato Gio. Colombino, detti della Calza (Religione stata a’ dì nostri soppressa) nel Refettorio di lor Convento, presso alla Porta di San Pier Gattolini. E nel Cortile della Compagnia dello Scalzo, dipinto da Andrea del Sarto, sono di sua mano gli ornamenti di tutte le pitture, e due storie della Vita di San Giovambatista, cioè quando il Santo piglia licenza dal padre per andare al deserto: ed il medesimo Santo fanciullo, in atto d’incontrarsi con Gesù, Maria e San Giuseppe, le quali storie non aveva potuto fare Andrea, per esser stato chiamato in Francia. Dipinse nella Sala della Villa del Poggio a Cajano, a concorrenza d’Andrea del Sarto e di Jacopo da Pontormo, una facciata con istorie de’ fatti di Cicerone. Ad instanza d’Andrea Pasquali, eccellentissimo Medico Fiorentino, fece per lo Spedale di Santa Maria Nuova una bella Anatomia. Operò ancora il Franciabigio in figure piccole ottimamente: fece ritratti molto al vivo, e intese molto di prospettiva. Fu grande amico degli studj dell’arte; onde ne’ tempi della state, non lasciò mai passar giorno, che e’ non disegnasse uno ignudo dal naturale, tenendo in sua stanza uomini a tal’ effetto salariati. Non ebbe gran concetto di sé stesso; anziché avendo vedute alcune opere di Raffaello, seppe così ben contenersi, che non mai volle uscir di Firenze, non parendogli per verun conto di poter concorrere con uomini di sì rara virtù. Non era però egli di così mediocre valore, quanto la sua modestia il faceva parere: e avrebbe senza dubbio la nostra città, oltre alle tante opere da esso condotte, vedutene di sua mano anche delle più belle, se però la morte, nel più bello del suo operare, cioè nella sua età d’anni quarantadue, non l’avesse tolto da questo mondo, il che seguì appunto l’anno 1524.

Con il contributo di