Luogo - Spagna

Numero occorrenze: 5

Vocabolario

1681

Azzurrino

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Azzurrino
, o
Azzurriccio
add. Di colore, che tende all'azzurro, cioè tra bianco, e azzurro.
Azzurro m.
Color cilestro, che anche dicesi
turchino
.
Azzurro d'Alemagna
. Serve a dipignere a olio, a fresco, e a tempera.
Azzurro di biadetti
. Serve a dipignere a olio, e a tempera. Si fa delle lavature di miniera di Spagna.
Azzurro di smalto fatto con vetro
; e serve a dipignere a fuoco, a tempera, e a olio.
Azzurro di vena naturale
; serve a dipignere a fresco, a olio, e a tempera.
Azzurro oltramarino
. Il più bello fra tutti gli azzurri, e serve a dipignere a olio, a fresco, e a tempera. Si fa di pietra detta Lapislazzulo, fine scura, che sia netta di marmo, e da ogni sorte d'altro colore.
Azzurri composti
. Quelli che artificiosamente si fanno con diverse materie.

Vocabolario

1681

Broccatello di Spagna

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Broccatello di Spagna
m. Pietra di durezza pel doppio del marmo, di color rosso mischiato di finissima macchia gialla con un poco di bianco, a foggia di quella drapperìa detta
Broccato
e
Broccatello
.

Vocabolario

1681

Matita

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Matita
f. Sorta di pietra tenera per uso ai nostri Artefici di disegnare. Vien dalla Voce Greca Hoematites, dall'aver color del sangue che dicono Hoema. V. Lapis Amatita.
Matita rossa
. Una sorta di pietra tenera, che ci viene a noi in pezzetti, la quale segata con sega di fil di ferro, e ridotta in punte, serve per disegnare sopra carte bianche e colorate. La migliore viene d'Alemagna.
Matita nera
. Una sorta di pietra nera che viene a noi in pezzi assai grandicelli, e si riduce in punte, tagliandola con la punta d'un coltello; serve per disegnare sopra carta bianca, e colorata. Cavasi questa ne' monti di Francia, ed in diverse altre parti; ma la migliore viene di Spagna.
Matita rossa, e nera, e suo uso
. Oltre al servire ciascuna di esse da per sè, per uso di disegnare disegni, o rossi, o neri, serve ancora adoprandosi l'una e l'altra insieme da intendenti e pratici pittori, o sia in carte colorate (lumeggiandole col gesso) o sia in carte bianche, per condurre a perfezzione, teste al naturale, e figure tanto vaghe, che paiono colorite. Singulari in simili facultà sono stati Cristofano Allori, e Andrea Commodi, celebri Pittori Fiorentini; e di Cristofano Roncalli dalle Pomarance, luogo del Volterrano, Pittore di chiaro nome, veggonsi disegni in matita rossa e nera, di tanto rilievo, e così ben maneggiati, che paiono veramente dipinti.

Vocabolario

1681

Verde

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Verde
m. Spezie di colore, simile a quello, che anno l'erbe e le foglie, quando sono fresche, nel lor vigore. Lat. Viridis color.¶ E verde per verdura. Lat. Viretum.¶ E verde per vigore. Lat. Viriditas, vigor,
Verde acerbo
. Un verde non pieno, cioè che non ancora è giunto alla sua perfezzione; e dicesi acerbo a simiglianza delle frondi e frutte, che non anche dalla Natura perfezzionate, non tengono il verde interamente pieno.
Verde azzurro
. Un color minerale, che ci portano di Spagna, che serve per a fresco e per a tempera.
Verde d'azzurrino d'Alemagna e giallorino
. L'uno e l'altro colore mescolato insieme, serve per dipignere in muro, e in tavole temperato con rosso d'uovo esso verde d'azzurro oltramarino e orpimento; ed è buonissimo per a tempera.
Verde di terra
. Un color naturale e grosso, che agli Antichi serviva, per metter d'oro in cambio del bolo; e serve a dipignere a olio, a fresco, e a tempera.
Verde d'orpimento e d'indaco
. Una sorta di color verde, fatto d'orpimento mescolato con indaco. Questo verde d'orpimento e indaco serve per tigner carte e legnami.
Verde eterno
. Una sorta di color verde assai vivo, detto eterno, perchè non perde mai la sua vivezza, come fanno tutti gli altri colori verdi. Questo non è altro che una velatura fatta a fondo inargentato d'argento in foglia, d'un verderame ben purgato, e ridotto a guisa d'un'acquerello.
Verdegiallo
. Color verde che pende in giallo.
Verdeporro
. Sorta di colore verde, la cui verdezza sbiancata è simile alla verdezza delle foglie de' porri, donde prende il nome.
Verderame
. Un colore assai comune, che si fa nella vinaccia, con piastre di rame poste in aceto; e serve per a tempera, e a olio.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 244

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Fiorivano nel 1520. Essendo certa cosa, che ogni buon pittore, nell’operar suo, cerchi al possibile di farsi imitatore della natura e del vero, è degno di ammirazione il vedersi contuttociò fra molti artefici maniere tra di loro tanto diverse, e che col solo seguitar che e’ fanno i dettami del proprio ingegno, si faccia ciascheduno miglior maestro nel proprio modo, di quello sarebbe talvolta riuscito, s’egli avesse seguitato la maniera altrui. Questo si vide particolarmente in Jeronimo Bos, il quale fiorì in Fiandra nella città di Shertoghen Bosch, che in Latino vale Silva Ducum, ne’ primi tempi, che que’ maestri vi cominciarono a dipignere alquanto lodevolmente; se non che il suo panneggiare fu più franco di quello, che per ognuno allora in quelle parti si costumava, che era secco e di pieghe molto spesse e replicate. Fu anche più spedito nel maneggiare il pennello, facendo le sue pitture, quasi alla prima, sopra tavole ingessate: e usò, avanti di cominciare a dipignere esse tavole, dar loro sopra un colore di carne, sopra il quale distendeva i colori. Fu anche diversissimo da ogni altro de’ suoi tempi: e valente assai nell’inventar capricci di cose estremamente terribili e spaventose, come larve, spiriti, stregherie, maleficj, ed altre rappresentazioni infernali e diaboliche, benché attendesse ancora ad ogni altra sorta d’invenzione. In Amsterdam era di mano di quest’uomo l’anno 1604 una Vergine, che va in Egitto, dove si vedeva San Giuseppe, in atto umile, domandar della strada ad un contadino, e Maria Vergine graziosamente sedente sopra un giumento: in lontananza era una rupe, in cui egli aveva rappresentato, intorno ad un’osteria molte bizzarre figure, che facevano ballare un orso, accompagnate da altre belle curiosità. Era pure in Amsterdam un’altra tavola del Limbo de’ Santi Padri, liberati dal Signore: e poco distante si vedeva la persona di Giuda trascinata per una corda, appiccatagli strettamente al collo da maligni spiriti, ovvero figurata pel capestro, con cui si diede la morte: ed era cosa curiosa il vedere la bizzarria e varietà di que’ mostri infernali, e quanto naturale pareva il fumo e la veduta dell’oscuro carcere de’ dannati, che in poca distanza da quel luogo appariva. Vedevasi pure in quella città di sua mano un Cristo portante la Croce, nella quale egli aveva usata più modestia, astenendosi dalle molte baje, che era solito nelle sue storie rappresentare, fossero qualunque si volessero. In Haerlem, in casa Giovanni Dietringeren, erano alcuni Santi in certi sportelli, e in uno era un Santo Monaco, che disputava con un Eretico, facendo porre sopra il fuoco alcuni libri dell’una e dell’altra religione: e si vedeva il libro del Santo volar fuori dalle fiamme, e gli altri bruciarsi. Facevano anche bella veduta le legne, e alcuni libri inceneriti, il tutto imitato maravigliosamente. Il volto del Santo appariva grave e modesto; laddove gli altri erano arcigni e scomposti. Nell’altro sportello era un miracolo, dove si vedeva un Re caduto in terra. Nella nominata città di Shertoghen, erano ancora sue opere, come in altre città di quelle parti: e fino nell’Escuriale di Spagna furono collocate sue pitture, e tenute in gran prezzo. Questo è quanto si ha di notizia di Jeronimo Bos. Nella stessa città di Shertoghen, fu ancora un certo Lodovico Jans Vandenbus, che era molto valente in far frutti e fiori, che fingeva in alcune caraffe di vetro, con molta pazienza e imitazione del vero, facendo apparire sopra i fiori la rugiada, e quegli animaletti, che son soliti volarvi sopra. Valse ancora nelle figure: e di sua mano si vedeva in casa di Melchior Wyntgis a Meidelburg un bellissimo San Girolamo, quattro tondi grandi, alcuni fuochi incendiarj, frutti, fiori e altri pezzetti di quadri assai belli. Vi fu ancora un certo Jacomo Razzet, di mano del quale erano alcuni vetri benissimo dipinti. Di questi null’altra notizia si ha, se non che e’ fu paesano de’ soprannominati due Pittori.

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