Luogo - sepolcro

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 21

Vedi

Inoltre fu detto, ch’egli era inabile a tale ufizio, per non aver pagato le gravezze per lo tempo, che comandava la legge, ma da poco tempo, e sotto nome dello stesso Bartoluccio: e che Cione non aveva mai pagato, e però né come figliuolo dell’altro poteva essere ammesso ad esercitare i Magistrati della Città; che però avvertivano i Conservadori a volerne trovare il vero per l’onor loro e del Comune: e facevano istanza condannarsi Lorenzo come trasgressore della legge. Fu egli subito chiamato a difendere la causa sua, e giustificò concludentissimamente per pubblici strumenti del 1374. la Fiore esser stata legittima moglie di Cione: e lui esser nato nel 1378. costante il detto Matrimonio: e che di poi, morto Cione suo padre, la Fiore si rimaritò a Bartoluccio, il quale ricevuto Lorenzo assai piccolo, lo educò come proprio figliuolo, e l’instruì nell’arte sua d’Orafo, non avendo avuto altri figliuoli: e che di qui nacque, essere stato esso Bartoluccio reputato padre di Lorenzo, e per tale essere stato da tutti creduto; onde a Lorenzo era stato dato sempre il nome di Lorenzo di Bartoluccio. E in confermazione di tal verità, mostrò che dopo la morte di Cione, cioè nel 1413. egli, come suo figlio, aveva convinto e recuperato da alcuni suoi consanguinei alcuni beni, che furono di detto Cione suo padre, per lodo dato da Maso degli Albizi, cittadino allora molto accreditato: e disse d’aver pagato, sotto nome però del detto Bartoluccio, le prestanze al Comune dell’anno 1422. fino allora. Ma perché la legge ordinava, che chi non aveva pagato per 30. anni le gravezze al Comune non fosse abile a godere degli ufizj della città, perciò Lorenzo sul fondamento della medesima sua enunciativa, fu da’ Conservadori di Legge condannato in lire 500. come trasgressore: e quanto all’altro capo della legittimità, fu assoluto, e dichiarato l’accuse o intamburazione, calunniose, e lui esser figliuolo legittimo di Cione di Ser Buonaccorso da Pelago. Dopo questa sentenza ricorse Lorenzo alla Signoria, cioè al Gonfaloniere e Priori, Gonfalonieri di Compagnia, e Dodici Buonomini e rappresentò d’aver, dopo tal condennazione de’ Conservadori di Legge, ritrovato, come Cione suo Padre, fino dell’anno 1375. fu descritto alle prestanze de’ Cittadini fiorentini, e tassato in soldi cinque, al libro di esse prestanze a c. 21. che però faceva istanza esser dalla detta condennazione di lire 500. assoluto e liberato. E la Signoria, riconosciuta questa verità, l’assolvè, e dichiarò lui esser figliuolo di Cione di Ser Buonaccorso, ma inteso volgarmente per Lorenzo di Bartoluccio; che però quando egli accadesse, che sotto questo nome e’ fusse tratto a tale ufizio, s’intendesse esser’esso, e fusse accettato in qualunque Magistrato della città, non ostante tale denominazione. E ordinarono tal fatto, assoluzione, dichiarazione, o altro registrarsi al libro dell’altre leggi o provvisioni a perpetua memoria: e fu passato tal partito ne’ soliti Consigli del Popolo: e del Comune, con tutte le solennità, consuete e solite usarsi allora nell’ordinazioni del Popolo Fiorentino. Ma tempo è ormai di dar fine a questa narrazione. Diciamo dunque per ultimo, che moltissime furono l’opere, che fece Lorenzo di metallo di ogni grandezza. Si gloria la città di Siena di aver avuto di suo getto, per ornamento del Battesimo, due storie della vità di S. Gio: Batista; cioè il battezzare di Cristo, e la presa del Santo per condurlo ad Erode, le quali fece a concorrenza di Jacopo della Fonte, del Vecchietto Sanese, e di Donato. Con suo modello gettò per la Chiesa di S. Maria Novella la figura di bronzo di Lionardo di Stagio Dati, Generale de’ Predicatori, che si vede in atto di giacere sopra il sepolcro di lui. Similmente la Cassa di bronzo, con alcuni angeli dentro, nella quale riposano le ossa de’ SS. Martiri Proto, Jacinto, e Nemesio, nella Chiesa del monastero de’ Romiti degli Angeli: siccome anche la Cassa, che contiene le sacre ceneri di S. Zanobi Vescovo di Firenze, nella Chiesa di S. Maria del Fiore, ornata di bellissime storie della vita del Santo.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 41

Vedi

Ebbe Donatello molti Discepoli nell’arte, che riuscirono eccellenti maestri, e tali furono: ANTONIO DI MATTEO DI DOMENICO GAMBERELLI, detto ANTONIO ROSSELLINO DAL PROCONSOLO Fiorentino, il quale molto nell’arte della Scultura si segnalò. Costuì fece in Firenze nella Chiesa di Santa Croce la sepoltura di Francesco Nori, e sopra a questa una Vergine di bassorilievo. In San Miniato al Monte, poco fuori della città di Firenze, è di sua mano la sepoltura del Cardinale di Portogallo, opera bellissima e di maravigliosa invenzione, finita l’anno 1459. ed io trovo in antiche scritture, essergli stata data a fare detta sepoltura per prezzo di Fiorini quattrocento venticinque, di lire quattro e soldi cinque il fiorino: e dalle medesime ho trovato il nome del padre e avo, ed il casato di esso Antonio. La parola dal Proconsolo, deriva dal posto ove egli teneva sua bottega, vicino ad un luogo così in Firenzenominato; perché in esso luogo era la Residenza del Magistrato de’ Giudici e Notai, ed altri Magistrati del Proconsolo, che è quegli, che nel detto Magistrato tiene il primo posto. Scolpì Antonio pel Duca Malfi una simil sepoltura per la sua Donna: e in Napoli una tavola della Natività di Cristo. E si vede ancora nella Pieve di Empoli in Toscana un San Bastiano di marmo, bellissimo di proporzione, di mezzo naturale. Furono le opere di questo maestro lodate dal Buonarroto: e fino al presente son tenute in gran pregio: e ciò non tanto per la vaghezza e grazia, che diede alle teste, ma per la delicatezza, con che si vede lavorato il marmo: per la morbidezza e leggiadria de’ panni, e per ogni altro più bel precetto dell’arte statuaria, che si vede così bene osservato nell’opere sue, che veramente arrecano stupore: e se alcuna fede prestare si deve essere al proverbio volgare, cioè: Che ogni Artefice sé stesso ritrae, non saprei dire in chi più avverato egli si fosse, che nel Rossellino, il quale fu da natura dotato di un animo così ben composto, e all’eccellenza nell’arte sua ebbe aggiunte qualitadi tanto singolari di modestia e di gentilezza, che fu da tutti, non che amato e riverito, in certo modo adorato. ANTONIO FILARETE, Scultore e Architetto Fiorentino, dicesi pure essere stato Discepolo di Donatello , insieme con Simone fratello di Donato medesimo; ma comunque si fosse la cosa, non pervenne quest’artefice di gran lunga a quel segno, a cui altri giunsero di quella scuola: anzi essendogli stata data a fare ne’ tempi di Eugenio IV. insieme con Simone soprannominato, il getto della Porta di San Pietro in Roma; egli in quella si portò così ordinariamente, che biasimo, anzi che lode guadagnò a sé stesso. Furono fattura d’Antonio alcune sepolture di marmo nella medesima Chiesa, dipoi state distrutte. Scrive il Vasari, che il Filarete, condotto a Milano dal Duca Francesco Sforza, vi desse il disegno del bello Spedale de’ Poveri, detto lo Spedale Maggiore, e di tutti gli edificj, che lo accompagnano, per servizio degl’Infermi e degl’Innocenti fanciulli, fondato, come egli dice, del 1457. e asserisce cavarlo da ciò, che ne scrisse lo stesso Filarete in un suo libro di materie di Architettura, che ei fece in tempo, che tale opera si conduceva, il qual libro poi l’anno 1464. dedicò al Magnifico Piero di Cosimo de’ Medici. E in vero parmi gran cosa, che in ciò abbia il Vasari preso errore: e contuttociò, il Canonico Carlo Torre nel suo ritratto di Milano, dato alle stampe nel 1674 attribuisce il disegno e invenzione di quella fabbrica a Bramante; sopra la quale contrarietà di pareri non sono ora io per dare giudizio. Fu anche la Chiesa maggiore di Bergamo fatta con disegno di Antonio, il quale finalmente portatosi a Roma, giunto che fu all’età di anni cinquantaquattro, in detta città pagò il debito alla Natura. BERTOLDO Fiorentino, pure suo Discepolo, imitò talmente la maniera del maestro, che dopo la morte di lui ebbe a finire tutti i lavori, che di mano di quel grand’uomo eran rimasi imperfetti in Firenze: e particolarmente finì e rinettò i due bellissimi Pergamidi metallo, che si veggono nell’Ambrosiana Basilica. DESIDERIO Scultore da Settignano, villa vicino a Firenze, ebbe nella sua prima età da Donato i principj dell’arte, e dopo la morte di lui, datosi, come era costume suo, a studiare a tutto suo potere le opere del defunto maestro, in breve si portò ad un altissimo grado di perfezione. Scolpì in marmo le belle figure di bassorilievo, ed altre di tondo rilievo della Cappella del Santissimo Sacramento nella Chiesa di San Lorenzo di Firenze, e fra queste fece un Gesù Bambino, il quale, come cosa rarissima, fu poi levato di luogo, per posarlo sopra all’Altare solamente nelle Feste della Natività di Cristo: e in cambio di quello fu posto sopra il Tabernacolo del Santissimo un simile bambino, fatto da Baccio da Montelupo. Lo stupendo lavoro del basamento, che regge la statua di bronzo di Donato, rappresentante il giovanetto David, la quale si conserva nella Real Galleria, fu delle prime opere della mano di Desiderio. Vedonsi in esso alcune arpie con certi viticci, così bizzarri e sì bene intesi, che sono cosa di maraviglia, anche a’ primi dell’arte. È di suo intaglio il bel sepolcro della Beata Villana in Santa Maria Novella. Per le Monache delle Murate intagliò una piccola Immagine di Maria Vergine sopra una Colonna. Fu opera del suo scarpello, nella Chiesa di Santa Croce, e similissima a quelle di Donato suo maestro, il maraviglioso sepolcro di Carlo Marsuppini: ed in terra appiè del detto sepolcro intagliò una gran lapida per Messer Giorgio, famoso Dottore Segretario della Signoria di Firenze, con un bellissimo bassorilievo, ove esso Messer Giorgio è ritratto al naturale: e fu opera sua un’Arme, che si vede nella facciata della casa de’ Gianfigliazzi, dove è intagliato un Lione, cosa che in quel genere non può essere più bella. Veggonsi di questo grande uomo molti bassirilievi per le case de’ nostri cittadini, e tutti di straordinaria bellezza. Morì finalmente di età di anni vent’otto, lasciando abbozzata una Santa Maria Maddalena Penitente, che poi fu finita da Benedetto da Majano, e oggi si vede nella Chiesa di Santa Trinita de’ Padri Vallombrosani. Ebbe questo Scultore un dono singolarissimo dal cielo di condurre le opere sue, e particolarmente le teste, con tanta grazia e leggiadria, che non solo non si riconosce in esse alcuno stento o difficoltà, ma veggonsi fatte con tanta tenerezza, che maggiore non potrebbe essere, s’elle non fossero non di marmo, ma di cera: e l’arie sono tanto vezzose, che rapiscono gli occhj de’ riguardanti: e certo, che se la morte non avesse reciso il filo della vita di lui in età così immatura, avrebbe egli senza dubbio, al pari di ogni altro grande uomo, arricchita la patria e il mondo di opere singularissime, e quasi dissi divine.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 91

Vedi

Questo Melozzo è stato occasione a più di uno scrittore di questo secolo, di riprendere il Vasari, di avere sbagliato dal chiamare questo pittore Benozzo al chiamarlo Melozzo, quasiché non fossero due pittori; ma che questo fosse lo stesso con quello. Mi sono io maravigliato molto di così inconsiderata riprensione, e che non abbiano essi, o veduta o prestata fede alla protesta, che di ciò fa lo stesso Vasari nella Vita di Benozzo, dichiarandosi di avere avute notizie dell’uno e dell’altro, e l’uno dall’altro, con qualità molto proprie, distinguendo e particolarizzando, e riprendendo ancora alcuni, che al suo tempo così fatta leggerezza pubblicavano. Io pertanto desideroso di far nota la verità di questo fatto, ho voluto riconoscerla dall’antiche memorie, che nella città di Pisa si veggiono di esso Benozzo Fiorentino, ad esclusione di quanto si son dati a credere coloro, che in ciò hanno ripreso il Vasari: e quello, che impedito da altre applicazioni, non potei io medesimo fare; si compiacque far per me la pia e sempre gloriosa memoria del dottissimo Niccolò Stenone, il quale stato Eretico Luterano, poi in Firenze fattosi Cattolico, e divenuto esemplarissimo Sacerdote, finalmente fu fatto Vescovo di Hannovera nella Germania, vicino a Brunswick; il cui nome è notissimo al mondo. Questi dunque, dopo aver veduto il sepolcro di esso Benozzo nelCampo Santo di Pisa, me ne diede di propria mano la seguente relazione: Fui jeri a vedere l’inscrizione, della quale ella desidera sapere certe circostanze; e la trovai sopra la pietra, che cuopre il di lui sepolcro, il quale è nella parte Orientale dell’andito Settentrionale tra sei sepolcri o pietre sepolcrali, che poste l’una accanto all’altra, occupano il traverso dell’andito, il più vicino a quel muro, la di cui parte inferiore da esso è stata con pitture del Vecchio Testamento ornata sopra il piano dipinta da Jotto, se ben mi ricordo di quel che mi disse chi mi vi condusse; e per più prontamente trovare esso sepolcro, o per specificare maggiormente il di lui luogo, avendo risguardo alle di lui pitture, è appunto sotto quella parte dell’istoria di Joseppe, dove egli ha tutti i suoi fratelli intorno di sé, e sia per scoprirsi ad essi, sia per riprendergli. Ancora sotto l’inscrizione stanno le armi, che sono etc. L’inscrizione mandatami del medesimo è quella, che segue: HIC TUMULTUS EST BENOTII FLORENTINI QUI PROXIME HASPIXIT HYSTORIAS HU(N)C SIBI PISA NORUM DONAVIT HUMANITAS.M.CCCC.LXXVIII. Tengo anche appresso di me (mandatomi dallo stesso Stenone) il disegno dell’arme di Benozzo, che sotto l’inscrizione si vede, in cui vengono rappresentate due mazze incrocicchiate, e nella sommità di ciascuna è una palla assai grande, e sopra essa una piccola pallina, ed assomigliansi a due mazze ferrate o siano due scettri; dall’estremità loro pendono due filetti legati, che insieme verso la punta dello scudo si uniscono in forma di una legatura, e al capo di esso si vede come un rastrello di due denti, sotto de’ quali sono tre gigli. Di maniera tale, che quando non bastasse per far conoscere a’ moderni per falso questo loro supposto, e l’antichità della storia del Vasari, e l’autorità del medesimo, che ci assicura in Roma, in Firenze e in Pisa aver parlato con molti, che Benozzo e Melozzo conobbero e praticarono, pare, che non dovranno più recare in dubbio ciò che intorno a Benozzo pittor Fiorentino, fino a’ presenti tempi si riconosce per detta iscrizione, e quanto di lui e del Vasari e da noi è stato scritto.

Con il contributo di