Luogo - Santo Spirito

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

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Discepolo di … . nato …. ? …. Fra gli altri pittori di nome, che ebbe la città di Siena nel secolo del 300. uno fu il Berna, ch’è un nome tronco da Bernardo, o da Bernaba, siccome Francia puote essere da Francese; e se a costui il Cielo avesse voluto conceder lunga vita, siccome la trista sorte, sua presto volle che fosse reciso il filo de’ suoi giorni averebbe egli lasciato di sé stesso gran fama; ma non è però ch’egli nel picciol corso degli anni suoi non operasse tanto, che bastasse per farlo conoscere, per quanto concedeva quella età, per valent’uomo. Dipinse in Siena sua patria nella Chiesa di Sant’Agostino a fresco due Cappelle; ed in una facciata una grandissima storia, in cui fece vedere un giovane condotto alla morte dalla Giustizia, assistito da Religiosi, che il confortavano, e lo rappresentò tanto al vivo, che fu stimata opera singularissima. Dipinse in Cortona, poi fu chiamato a Firenze, dove nella Cappella di san Niccolò in santo Spirito fece le pitture, delle quali fino a’ nostri tempi si ragiona, non tanto per fama di lor bontà, quanto per la disgrazia, che toccò alle medesime di essere nel terribile incendio di quella Chiesa rimase preda del fuoco. Andò poi a Sangimignano, Terra di Valdelsa, dove dipinse a fresco nella Pieve cose assai; e già aveva alle medesime dato quasi l’ultima mano, quando volle la sventura sua, ch’egli cadesse da un palco fatto per quel lavoro, a cagione della quale caduta infranto, e percosso in due giorni se ne morì, e ciò fu circa gli anni di nostra salute 1380. Ebbe costui un suo discepolo, che si chiamò Giovanni, nativo del Castello di Asciano dello Stato di Siena; al quale toccarono a finire le poche cose, che di quell’opera restarono imperfette. Questi pure fu chiamato a Firenze, dove dipinse nel Palazzo de’ Medici, ed in Siena sua patria fece vedere sue pitture nello Spedale della Scala, che furon molto lodate.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Discepolo di Fra Filippo Lippi, nato 1437, ?1515.* Fu Sandro Botticelli, fin da’ primi anni della sua puerizia, d’ingegno molto elevato: e mostrò sempre una più che ordinaria facilità in apprendere tutte le cose, che il padre suo, cittadin Fiorentino, desiderosissimo del profitto di lui, procurava fargli insegnare; ma il figliuolo aveva altresì un cervello così stravagante ed inquieto, che in nessuna cosa trovava fermezza; tantoché annoiatosi Mariano, che così chiamavasi suo padre, di tanta instabilità, levollo da ogni altro studio, e messelo a bottega dell’orefice. E perché pel grande affaticarsi, che in que’ tempi facevano gli uomini di quel mestiere, nelle cose appartenenti al disegno, prima di mettersi all’arte, era una gran famigliarità, e pratica fra’ Pittori, Scultori e Orefici; coll’occasione della conversazione di costoro, cominciò il giovanetto a darsi tutto al disegno e alla pittura, talché avendo in quella interamente fermato suo genio volubile, fu dal padre accomodato con Fra Filippo Lippi, il quale così bene l’istruì ne’ precetti dell’arte, che in breve tempo reselo bonissimo pittore. Dal che in somma si riconosce esser verissimo, che non mai si adatta l’ingegno dell’uomo, tuttoché perspicace ed elevato si manifesti, a cosa, che buona sia, ogni qualvolta questa alla di lui inclinazione anche confacevole non sia. Onde scrisse una dotta penna, essere il genio una calamita fedele, che può bene violentata volgersi all’opposto della sua tramontana, ma non può giammai acquietarvisi tanto, che ella non senta il forte stimolo della contraria inclinazione, finché gli venga fatto finalmente il condur l’uomo per quella via, alla quale lo destinò la natura. Quindi è, che dovrebbe essere il primo pensiero de’ padri, che desiderano mettere i proprj figliuoli nella strada della virtù (ciocché degli Ateniesi raccontano gli antichi Scrittori) il porre ogni studio, prima di ogni altra cosa, nel riconoscere il genio: e poi, secondo esso, quegli incamminare. La prima opera, che partorisse il pennello di Alessandro, fu una figura della Fortezza, dipinta da lui fra le tavole di altre Virtù, che colorirono Antonio e Piero del Pollajuolo, nella Residenza del magistrato della mercanzia di Firenze, nelle spalliere del tribunale. Dipinse poi una tavola in Santo Spirito per la Cappella de’ Bardi, dove con grande amore e diligenza colorì alcune olive e palme: un’altra tavola per le Monache di San Barnaba: e una altresì per le Convertite. Dipoi nella Chiesa d’Ognissanti dipinse un S. Agostino, a concorrenza di Domenico del Ghirlandajo, che nell’altra parte aveva dipinto un San Girolamo: le quali pitture erano già situate nel tramezzo di quella Chiesa, allato alla porta del Coro; ma volle il Granduca Cosimo l’anno 1566. affinch’ella fosse più luminosa capace, si levasse il tramezzo; il che anche fu fatto alle Chiese di Santa Croce, e di Santa Maria Novella, di San Remigio, ed altre, dentro e fuori di città, stando allora il Clero nel Coro avanti all’Altare; onde fu necessario, con ordinghi ed instrumenti adatti al bisogno, levar’ esse pitture dell’antico luogo, ed in altro luogo di quella Chiesa collocarle, ove fino al presente tempo si veggono ben conservate. Lavorò molto per diverse altre Chiese delle città, e pel Magnifico Lorenzo de’ Medici, e per molte case di cittadini condusse gran quantità di quadri, e molti tondi; uno de’ quali, e de’ maggiori, con Maria Vergine e Gesù ed alcuni Angeli, si vede oggi nella casa del Cavaliere Alessandro Valori. Ebbe particolar talento in dipignere piccole figure, e vaghe storiette, fra le quali bellissime furono reputate alcune, ch’egli condusse per la casa de’ Pucci in quattro quadri, ne’ quali egli rappresentò la Novella del Boccaccio di Anastasio degli Onesti.

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