Luogo - Santa Maria delle Grazie

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 53

Vedi

Discepolo di LORENZO suo padre. Fioriva circa al 1430. Nell’antico libro degli uomini della Compagnia de’ Pittori trovasi descritto quest’artefice nel 1429. e fu fino da quei tempi in questa sua patria non poco adoperato, forse come quelli, che avendo avuto per Padre Lorenzo di Bicci, di cui correva gran fama per lo molto operare, ch’ei fece per la città e per lo Stato, potè anche avere avuta da esso tale introduzione, che non ne fosse stato difficile poi il trovar modo di dar fama a’ proprj pennelli in una quantità grandissima di pitture, che noi troviamo, ch’ei condusse, dico di quelle solamente, alle quali ha perdonato il tempo. Trovasi avere questo pittore, dopo la morte del padre, fatto il ritratto di lui, e quello di sé medesimo, nella Chiesa di Ognissanti in due tondi, nella Cappella di Bartolommeo Lenzi, colle parole attorno, che dicono i nomi loro: e avervi anche dipinte istorie di Maria Vergine, nella quale si studiò d’imitare al possibile molti abiti, che si usavano in quei tempi dagli uomini e dalle donne Fiorentine: fecevi anche la tavola a tempera, e il dossale dell’Altare. Per lo stesso Bartolommeo Lenzi dipinse una tavola, alla quale fu dato luogo nella Chiesa dello Spedale degl’Innocenti. In quella di Santa Trinita, per entro la Cappella degli Spini, dipinse a fresco istorie della Vita di san Giovangualberto, e la tavola pure a tempera. Chiamato in Arezzo, fecevi una tavola per la Chiesa di San Michele e Santa Maria delle Grazie fuori di quella città. Nella Chiesa di San Bernardino dipinse una Immagine di Maria Vergine, che mostra di tenere sotto il sacro ammanto il popolo Aretino: e da uno de’ lati fece vedere lo stesso San Bernardino inginocchioni, con una croce di legno in mano, siccome costumava il Santo di portare, quando andava predicando per quelle città: dall’altro lato dipinse San Niccolò e San Michele Arcangiolo: e nella predella della tavola rappresentò fatti di esso Santo, e miracoli operati per lo più in quella città.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 132

Vedi

Nato 1444, ? 1528. Di Marco della Robbia, fratello di quel famoso Luca, che fu inventore delle figure di terra invetriate, nacque Luca della Robbia. Questi fu bonissimo scultor di marmo, ed ottimo imitatore di Luca. Opere delle sue mani furono in Santa Maria delle Grazie fuori d’Arezzo, in un ornamento di marmo assai grande di una Vergine di mano di Parri Spinelli, molte figurette tonde, e di mezzo rilievo. In San Francesco della stessa Città, una tavola di terra cotta nella Cappella di Puccio di Magio: e una della Circoncisione per la famiglia de’ Bacci, e molte altre. Nella Chiesa, ed in altri luoghi del Sacro Monte della Vernia, fece altre figure e tavole. In Firenze in San Paolo de’ Convalescenti fece tutte le figure di terra cotta della Loggia, e i putti, che si veggono fra l’uno e l’altro arco di quella dello Spedale degl’Innocenti. E comecché fosse molto stimata e desiderata l’opera sua, e avesse anche avuto in sorte di lungamente vivere, ebbe anche a fare altri moltissimi lavori, che per fuggire lunghezza si lasciano di raccontare. Pervenuto finalmente all’età di anni ottantaquattro, se ne passò a vita migliore l’anno 1528. E nella Chiesa di San Pier maggiore nella sepoltura di quella famiglia fu sepolto. Vedesi il ritratto di lui naturale, quanto mai possa essere, nel Chiostro piccolo della Santissima Nunziata, figurato per mano di Andrea del Sarto nella lunetta, dov’esso Andrea dipinse i Frati Serviti, in atto di porre le vestimenta di San Filippo Benizj sopra la testa de’ piccoli fanciulli: ed è un vecchio curvo di persona, vestito di rosso, che si appoggia sopra una mazza. Fu quest’artefice tanto innamorato dell’arte sua, e di coloro, che l’avevano eccellentemente professata, tanto amico, che nell’ultima sua vecchiezza era solito di gloriarsi, più di ogni altra cosa, di essersi trovato da fanciullo a portare il corpo di Donatello alla sepoltura. Ebbe otto figliuoli, due femmine e sei maschi, due de’ quali vestiron l’abito Religioso dell’Ordine de’ Predicatori in San Marco, ammessi a quello instituto dal Padre Fra Girolamo Savonarola, del quale furono sempre amici gli uomini di questa casa; anzi essi furono, che fecero le medaglie, nelle quali esso Padre vedessi rappresentato al vivo. Fra’ maschi furono ancora Girolamo, Luca, e Giovanni. Questo Giovanni attesi all’arte, e di sua mano si vede essere stata fatta una gran tavola di terra cotta invetriata nella Chiesa di San Girolamo delle Monache Gesuate, dette le Poverine, presso alla Zecca vecchia, dove rappresentò la Vergine Annunziata, e appresso molte figure di Angeli, e diversi ornamenti. Fu fatta quest’opera l’anno 1521. Di mano di questo medesimo Giovanni, stimo io senza dubbio, che sia una Vergine di mezzo rilievo, mezza figura, di proporzione quasi quanto il naturale, di terra cotta bianca, col bambino Gesù in braccio, e tre Cherubini sopra la testa, e con ornamento di vaghissime frutte di terra cotta colorata, che fece fare l’anno 1524. Alessandro di Piero Segni nella camera principale del Palazzo nel Castello di Lari nel Pisano, in tempo che esso era Vicario di quel Castello e sua tenuta: la quale immagine, che spira gran devozione, oltre all’essere bellissima, ho io veduta e goduta insieme, coll’occasione di essere in quel governo l’anno 1679. E veramente ella, e per l’aria della testa, e pel decoro dell’attitudine, e delle vesti, e per la venerabile maestà e purità, che ridonda da tutte le sue parti insieme, talmente rapisce gli animi, che appena può altri saziarsi di rimirarla. Il segreto di questi invetriati di terra, mediante una donna che uscì della casa della Robbia, passò in un tale Andrea Benedetto Buglioni, che visse ne’ tempi del Verrocchio. E questo Andrea Benedetto condusse in Firenze e fuori molte opere, fra le quali furono un Cristo risorgente, e appresso alcuni Angeli nella Chiesa de’ Servi, vicino alla Cappella di Santa Barbara: in San Pancrazio un Cristo morto: ed in un mezzo tondo, che era sopra la porta principale di San Pier maggiore, alcune figure. Lasciò questi un figliuolo, che si chiamò Santi Buglioni, che pure venne in possesso di tal segreto, e viveva fino del 1568. In cui io mi fo a credere, che mancasse affatto quest’arte, non essendo a mia notizia, che altri poi abbia in tal magistero operato; sebbene ne’ nostri tempi si son provati molti a ricercarlo, e particolarmente Antonio Novelli Scultore; ma non si son però vedute opere, che molto si assomiglino a quelle de’ nominati maestri, per le difficultà che s’incontrano in tale operazione, come più a lungo diremo nella Vita di dal maestro.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 215

Vedi

Fu questo Pittore, in età di dieci anni in circa, posto dal padre all’arte della lana; ma in quella sua prima età diede segni così grandi d’inclinazione all’arte della pittura, che dallo stesso suo padre, levato da quel mestiere, fu posto ad imparare a disegnare, prima da alcuni maestri di poco nome, e poi da Luca Signorelli da Cortona, uno de’ più celebri che vivessero in quel secolo in quelle parti: e stette con esso molti anni, seguitandolo in tutti i luoghi, dove egli era chiamato a operare, ajutandolo nell’opere: e ciò fece particolarmente nel Duomo d’Orvieto nella Cappella di Maria Vergine. Ma perché il giovane s’andava tuttavia più avanzando nella pratica e nell’ottimo gusto del colorire, avendo sentita la gran fama, che correva della bella maniera di Pietro Perugino, lasciato Luca Signorelli, s’acconciò con esso Pietro: e nel tempo stesso ch’egli aveva sotto sua disciplina il gran Raffaello suo paesano, e amico del Perugino, guadagnò il Genga la grande abilità ch’egli ebbe poi sempre nelle materie attenenti alla prospettiva; e con questo pure e colla pratica della persona di Raffaello, e col molto che egli studiò poi nella città di Firenze, dove venne apposta per tale effetto, si fece così ben pratico, e prese sì buona maniera di dipignere, che poté poi, come si dirà, operare assai con Timoteo delle Vite, che seguitava la maniera dello stesso Raffaello. Dipinse nella città di Siena molte stanze della casa di Pandolfo Petrucci. Servì Guidobaldo Duca d’Urbino in varie pitture di scene per commedie e apparati insieme, col mentovato Timoteo: e con questo fece la Cappella di San Martino nel Vescovado. In Roma nella Chiesa di Santa Caterina in strada Giulia, dipinse la Resurrezione di Cristo. Essendo egli già buon prospettivo, e bene incamminato nell’architettura, diedesi in essa città di Roma a fare studj grandi da quell’anticaglie; onde divenne ottimo Architetto; che però furon fatte con suo disegno moltissime fabbriche, e fra queste la Torre del Palazzo Imperiale sopra Pesaro, che fu stimata opera bellissima: e si può dire, che con suo modello e consiglio si fortificasse quella città. Edificò il Palazzo vicino all’altro soprannominato, ed il Corridojo sopra la corte d’Urbino verso il giardino. Diede il disegno del Convento degli Zoccolanti al Monte Baroccio, e di Santa Maria delle Grazie e del Vescovado di Sinigaglia. Portatosi a Mantova, restaurò e rimodernò il Vescovado, e fece il modello della facciata del Duomo, nel quale superò sé stesso. E finalmente tornato alla patria, fatto già vecchio, in una sua villa chiamata le Valle, in età di settantacinque anni agli 11 di Luglio 1551, cristianamente morì. Fu il Genga uomo universalissimo, e fece molte opere di pittura e d’architettura per altre città e luoghi, che per brevità si sono tralasciate. Fu ottimo inventore di mascherate e d’abiti: né gli mancò una singolar maestria in far modelli di terra e di cera. Fu buon musico, ottimo parlatore, e nella conversazione dolcissimo, e tanto cortese ed amorevole verso i parenti ed amici, quanto mai desiderar si possa: ed è lode singolare, dovuta alla bontà di quest’uomo, il non essersi mai di lui sentita cosa mal fatta.

Con il contributo di