Luogo - santa Maria del Fiore

Numero occorrenze: 7

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 16

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XXIII. 1470. Un buon COMENTATORE di Dante, Manoscritto d’Antonio di M. Palmieri Altoviti Fiorentino, nella Libreria di S. Lorenzo , Qui per esemplo mostra, e dice che quello Dipintore che ebbe nome CIMABUE credette sempre esser nominato per miglior Dipintore del Mondo, e che il suo credere gli venne fallato che nel tempo era nominato un altro, che ebbe nome GIOTTO , e che di CIMABUE non si diceva nulla. XXIV. 1475. Mes. AGNOLO detto il POLIZIANO, nell’iscrizione della Statua di GIOTTO in Santa Maria del Fiore . Ille ego sum, per quem Pictura extinta revixit, Cui tam recta manus, tam fuit et facilis. Naturae deerat nostræ quod defuit Arti: Plus licuit nulli pingere nec melius. Miraris turrim etc.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 59

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Discepolo di Stefano Fiorentino suo Padre, nato 1324, ? 1356. Questo Tommaso imparò l’arte da Stefano Fiorentino suo padre; poi datosi a studiare l’opere di Giotto, ne riuscì così grande imitatore, che ne fu chiamato per soprannome Giottino; anzi giunse a tale, che dicevasi in Firenze per ischerzo, che in lui non operava il proprio spirito, ma quello dello stesso Giotto, tanto che furongli date a fare molte opere a fresco per le Chiese di Firenze, che io non mi estendo in raccontare, già che oggi più non si vedono per essere state consumate dal tempo, o levate, per dar luogo a pitture moderne, o rovinate insieme con gli edificj, sopra i quali furono dipinte. Vedesi però in San Romeo una sua, allora tenuta bellissima, tavola d’un Cristo pianto dalle Marie, che veramente pare di propria mano di Giotto. Operò anche di scultura, e fece di sua mano una delle statue di santa Maria del Fiore , alta braccia quattro, che fu posta da quella parte verso dove poi furono i Pupilli. Dipinse in Roma, ed in molte altre Città d’Italia.

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1686

Pagina 73

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Discepolo d’Andrea Orcagna suo fratello. Fu in questi medesimi tempi Iacopo Orcagna figliuolo di Cione e fratello del celebre pittore, scultore, e achitetto Andrea Orcagna. Di costui fa una assai breve menzione Giorgio Vasari, dicendo ch’egli attendesse, ma con poco profitto, alla scultura, e che per ordinario conducesse sue opere con disegni, e modelli di terra fattigli dallo stesso Andrea; e che quindi avvenisse, che Andrea di buon pittore, ch’egl’era, se bene alquanto instrutto in scultura, si desse poi di proposito a quest’arte, nella quale facesse quelle gran prove, che per quanto poteasi volere in quel secolo, furon note. Questo Iacopo dunque fece di sua mano li quattro marzocchi di pietra, che dorati furon posti su le quattro cantonate di Palazzo vecchio. Attese all’architettura, e con suo modello ed assistenza, fu fatto il fondamento, e la Torre della Porta a San Piero in Gattolino, e si crede di sua mano, e non di Andrea suo fratello, come altri disse, il mulo di tondo rilievo dorato, ch’è sopra la porta della parte di dentro in Santa Maria del Fiore verso la Compagnia di San Zanobi, postovi, come si dice per memoria di Piero da Farnese Capitano de’ Fiorentini contro i Pisani, morto per la pestilenza del 1363. in Castel Fiorentino a’ 19. di Giugno, uomo chiaro non meno per gli egregj suoi fatti, che per la gloriosa posterità: si vede egli armato con uno stocco sopra d’un mulo, poiché mortogli sotto il cavallo, come dice l’Ammirato nella storia Fiorentina restò a piede, abbandonato quasi da tutti i suoi, ed incontratosi in un mulo da soma, lo fe scaricare, e postagli la sella del morto destriero, e montato su quello, e tornato a dar anima a’ suoi, acquistò la vittoria.

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1686

Pagina 96

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Avendo questo artefice inteso, che nella Città di Firenze l’Arte de’ Mercatanti di Callimala voleva dare a fare una delle porte di san Giovanni, ancor’esso se ne venne alla nostra patria, e sapendo che a colui doveva allogarsi, che nel fare una delle storie, che la dovevano abbellire, averebbe data maggior sodisfazione; si pose con ogni studio a fare la sua, la quale condusse con tanto artifizio, e con si bel pulimento, che non ha dubbio alcuno, che suo sarebbe stato quel gran lavoro, se egli non avesse avuto tre gran concorrenti, Donatello, il Brunellesco, e’l Ghiberti. Scrive il Vasari, ch’egli scolpisse di sua mano quella bella Vergine Assunta, che si vede nella mandorla, ch’è sopra la porta del fianco di santa Maria del Fiore dalla parte de’ Servi, opera per certo bellissima; ma noi abbiam provato assai concludentemente nella Notizia della vita di Nanni d’Antonio di Banco discepolo di Donatello, che quella scultura non fu altrimenti fatta per mano di Iacopo della Quercia, ma dello stesso Nanni di Banco; onde fu errore del Vasari, seguitato poi da fra Isidoro Ugurgieri nel suo libro delle Pompe Sanesi, e da altri, che ultimamente anno scritto sopra simili materie.

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1686

Pagina 98

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Dicasi però contro a quello che il Vasari scrisse, che il natale di Lorenzo, come stato discepolo dell’Aretino, seguì molto avanti al 1400. Dice il Vasari, che Donatello, giovanetto di poca età, aiutò a Lorenzo a dipignere la storia dell’Assunzione di Maria Vergine accanto all’altra storia del san Tommaso, ch’egli avea dipinta nella facciata del convento di santa Croce in su la piazza, e che quella restò finita del 1450. e qui credasi pure al Vasari quanto all’avere avuto in sua scuola da giovanetto il celebre scultore Donatello, perché nel modo del panneggiare dello stesso Donatello scorge ognuno, che bene intende un non so che della scuola del maestro, benché ridotto a perfezione assai maggiore, e perché lo stesso Vasari, il quale molto ben conobbe persone, ch’esso Donatello avevano assai ben conosciuto, e praticato, non disse cosa inverisimile; onde noi in tutto e per tutto alla sentenza di lui ci soscriviamo; ma non potè già esser vero, che Donatello aiutasse a Lorenzo nella storia dell’Assunta finita dell’anno 1450. ne tampoco del san Tommaso, che aveva avuta sua fine del 1418. perché Donatello essendo nato dell’anno 1383. l’anno 1450. era in età di 67. anni, e del 1418. avevane 35. e così bisogna dire, ch’egli da giovanetto frequentasse la scuola di Lorenzo, e gli fosse in aiuto dell’opere prima del 1400. nel qual tempo se Lorenzo era già pittore, e operava, come potremo noi fermare il suo natale del 1400. Ma lasciamo da parte le contradizioni, che si riconoscono nella storia del Vasari, e le conietture, che quindi resultano, e diciamo che egli non è altrimenti vero, che Lorenzo nascesse del 1400. perché del 1375. già egli esercitava l’arte, ed eccone l’indubitate prove. Io trovo in un Libro delle prestante di questa Città in Camera FiscaleLaurentius Biccij pictor Florenum unum, et sol. 5. ed in altro Laurentius Biccij pictor florenum unum, sol. 3. dan. 8. In un libro degli Operai di santa Maria del Fiore, a’ 22. giorni di Novembre 1386. leggesi quanto segue appresso. Operarii, etc. Deliberaverunt etc. quod Laurentius Bicci pictor qui picturis ornavit figuras Fidei et Spei sitas in facie loggie Platee Dominorum versus orientalem plagam habeat, et habere possit pro dictis picturis, auro, coloribus, eius labore, et ceteris computatis in totum F. 90. aurei et non ultra. Inoltre in un Protocollo di Ser Guido di Ser Salvi, di Ser Francesco Bonini esistente in Archivio Fiorentino io trovo, che Lorenzo del 1398. già aveva moglie, della quale si fa menzione con queste parola Domina Lucia filia quondam Angeli IoannisPopuli sancti Simonis Uxor Laurentii Bicci pictoris Populi sancti Florentii. con che pare, che resti interamente provato il nostro assunto contro il Vasari.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 107

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Occorse in quel tempo che per un orribile terremoto rovinarono le mura del Borgo a S. Sepolcro, ond’egli colà chiamato, le tornò a edificare con lode universale d’ognuno. Insorgendo poi le tanto risapute contese, e le guerre a cagione della cacciata da Pietra mala de’ figliuoli di Pietro Sacconi, colla rovina eziandio del Castello, ond’era la Città d’Arezzo col suo Contado tutta in rivolta, egli se ne partì, e tornatosene a Firenze, gli fu dato a fare una statua di marmo d’un Evangelista in atto di sedere, alta quattro braccia, che fu posta allato alla porta principale di santa Maria del Fiore a man sinistra, e dissero allora i professori non essersi veduto de’ maestri di quei secoli fino a quel tempo figura di si bel rilievo, quanto quella. Si portò poi a Roma, ove diede miglior forma a Castel sant’Angelo. Veggiamo in Firenze di mano di costui sul canto d’Or San Michele verso l’Arte della Lana, due figurette di marmo fatte ad istanza de’ Ministri della Zecca, sopra la nicchia, che contiene la figura del san Matteo lor Protettore; e sappiamo essere egli concorso ad inventare i modelli per le bellissime porte, che dovean farsi al Tempio di san Giovanni, insieme cogli altri valent’uomini, benché a lui non toccasse a condur l’opera, ma al Ghiberti, come è notissimo. Andatosene a Milano, vi fu fatto Capo dell’Opera del Duomo, e vi lavorò alcune figure. Tornatosene finalmente per la via di Bologna, fecevi il sepolcro di Papa Alessandro V. pregatone da Leonardo Bruni Aretino, allora inteso per Messer Lionardo d’Arezzo, stato molto favorito da quel Pontefice, la quale opera è nel Convento de’ Frati Minori, ove trovò pure anche quest’artefice sua sepoltura, conciosiacosache egli non avesse appena a quel lavoro dato fine, ch’è fosse colto dalla morte l’anno 1417. e 67. di sua età.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 52

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Io trovo, che fu costui adoperato anche in cose di Architettura dagli Operai di Santa Maria del Fiore, i quali a Filippo di Ser Brunellesco, a Gio: d’Antonio di Banco, e a Donato di Niccolò (che è Donatello) cittadini Fiorentini, fecero pagare in una volta scudi 45. da dividersi fra di loro, come loro parrà, per un modello della Cupola di Santa Maria del Fiore, murata con mattoni e calcina, senz’armadura, per esemplo, come per Deliberazione degli Operai dell’anno 1419. Il Vasari suddetto assegnò al mancare di costui l’anno 1430. cioè molti anni avanti quello del maestro suo Donatello; ma in questo ho io trovato in antiche scritture de’ Manoscritti di casa Strozzi, essere egli morto non nel 1430. ma nel 1421. Ma comunque si fosse la cosa, egli è certo, che la morte di questo artefice seguì con non poco dolore de’ suoi concittadini, per aver egli saputo congiugnere alla molta civiltà de’ proprj natali, un tratto amorevole e gentile, ad un vivere giusto e ben costumato, e possiamo anche dire, che in Firenze mancasse un grande amico a queste belle arti, dell’esercizio delle quali non ostanteché e’ fosse in ufizj e maneggi pubblici molto adoperato, egli sempre più di ogni altra cosa usò di gloriarsi.

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