Luogo - san Gimignano

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Discepolo di Simon Memmi, fioriva del 1325. Questo pittore, che dal VasariLe Vite fu detto fratello di Simon Memmi, aiutò lo stesso Simone a dipignere il Capitolo di Santa Maria Novella di Firenze, e in altre opere. Dipinse a fresco nella Chiesa di Santa Croce. Fece una tavola a tempera, che allora fu posta all’Altare maggiore della Chiesa di santa Caterina di Pisa; e in san Paolo a Ripa d’Arno fuori della stessa Città colorì molte cose, e fra queste una tavola per l’Altar maggiore, ove figurò Maria Vergine, san Piero, e san Paolo, e altri Santi; e una simile ne mandò a san Gimignano terra di Toscana. Nel chiostro di san Domenico di Siena dipinse a fresco una Vergine in trono col Figliuolo in braccio, e due Angeli, che gli presentano fiori, san Pietro, e san Paolo, e san Paolo, e san Domenico; e sotto a quest’opera scrisse uno di quei versi lionini, dietro a’ quali tanto si dierono da far gl’ingegni di quei secoli. Lippus me pinxit Memmi, rem gratia tinxit. Un moderno autore asserisce, ch’egli finisse la gran pittura della coronazione di Maria Vergine stata incominciata da Simon Memmi sopra la porta di Camolia e da lui lasciata imperfetta, siccome ancora dice non aversi per vero dagli antiquari di quella Città, ch’egli fosse fratello di Simone, trovandosi quello figliuolo di Martino, e questo figliuolo di Memmo, e non della famiglia de’ Memmi. Oltre a quanto si è notato di sopra, fece quest’artefice molte opere in diverse Città, e luoghi, e particularmente nel Vescovado d’Arezzo, e in san Francesco di Pistoia, e usò scrivere in esse il nome suo con questo grosso latino; Opus Memmi de Senis me fecit, tacendo il suo nome, come attesta il VasariLe Vite.

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L’anno 1343. che di Firenze fu cacciato, dopo un anno di tirannico governo, Gualtieri Franzese, e Conte di Brenna, detto il Duca d’Atene, dopo essergli nel Gonfalonierato di Paolo Bordoni posta taglia di diecimila fiorini d’oro con promessa di gran privilegj a chi l’avesse ucciso, o avesselo dato vivo nelle forze de’ Fiorentini; fu fatto dipingere a Tommaso il ritratto di lui a fresco nella Torre del Palagio del Potestà, oggi del Bargello, ed insieme quegli di tutti i suoi ministri, con mettere sopra la testa, ed a piedi l’arme delle famiglie loro. Ciò furono Cerrettieri Visdomini, Rinieri di Giotto da san Gimignano, Guglielmo d’Assisi, Gabbriello suo figliuolo, Meliadusso d’Ascoli, e Fra Giotto fratello di Rinieri, non ostante che Guglielmo, e’l figliuolo fossero stati morti a furore di popolo, ed a perpetua loro infamia fecero scrivere nelle mitere di ciascuno alcuni mal composti versi, i quali oggi per l’antichità, non che leggere si possano, ne meno si veggono: ma avendogli io in alcune antichissime memorie ritrovati, quegli appunto che furono allora composti; non ho stimato che sia per essere del tutto spiacevole lo scrivergli in questo luogo. Il Duca d’Atene a’ traditori dipinti allato a lui miterati. Avaro traditore e poi crudele Lussurioso ingiusto, e spergiuro Giammai non tenne suo suo stato sicuro.M. Cerrettieri Visdomini mantenitore di libertà al Duca. Come potevi tu durar signore Essendo innanzi in peccato involto E me per tuo consiglio avermi tolto?M. Rinieri Giotti da san Gimignano Capitano de’ fanti del Palagio al Duca. Deh come degnamente mi potevi Far Cavalier, che tu, ed io avari Siamo, e sempre fummo più che Mida Tradendo sempre l’uomo, che ti fida?M. Guglielmo d’Ascesi allora Capitano del Popolo al Duca Tu mi facesti più ch’altr’uom crudele Però mi grava più la tua partita, Che in quel furore, ch’io mi perderei la vita.Gabbriello figliuolo di esso M. Guglielmo Aver Padre crudel m’era diletto Poi vidi gli occhi suoi in palestra insegna, E quello avviene a chi mal c’insegna.M. Meliadusso d’ Ascoli allora Potestà di Firenze Io porto sotto la lima, e la fraude E di te m’ingegnai farti Signore Or ne se fuor per tuo poco valore.Frate Giotto da San Gimignano fratello del Capitano de’ Fanti con un libro in mano Vie più m’incresce di me e mio fratello Veder l’un traditore, e l’altro ingrato, Che veder te di signoria cacciato.

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