Luogo - Sala del maggior Consiglio

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

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S Sala del maggior Consiglio di Venezia, anticamente dipinta di verde a chiaro scuro 79. Sagrazione della Chiesa di S. M. Nuova dedicata a S. Egidio, da chi fatta 100. Sagrazione della Cattedrale Fiorentina 100. Sangimignano Terra di Toscana 34. pitture per quelle Chiese 84. 95. San Ranieri Pisano 4. Sebeto pitt. sue opere 83. Sepolcro di Mess. Cino da Pistoia da chi fatto 32. Sepoltura di Papa Alessandro V. in Bologna 107. Sepoltura della moglie di Paolo Guinigi in S. Martino di Lucca 96. Scale della Villa del Poggio a Caiano da chi fatte, e con qual disegno 34. Scarperia Castello in Toscana 32. da chi fatte, e perché 32. Scipione Ammirato Istorico 55. Serafino Serafini pitt. Modanese 110. D. Silvestro Monaco Camaldolese miniat. 61. Simon Memmi sua vita 3. suo ritratto 4. il primo che levasse l’uso di dipignere in un sol campo storia sopra storia 5. sua morte in Avignone, contro ciò che dice il Vasari 5. brutta effigie di lui descritta dal Petrarca 5. 36. 55. Simon da Villa antico Medico burlato 27. Simone, e Iacopo Davanzi loro vita 83. Simon Roti nobile Fiorentino Sergente Generale di Battaglia del Sereniss. Granduca Ferdinando II. 99. Sollazzino pitt. 69. Spedale della Scala di Siena 31. Spedal Grande di Siena 39. Spedale di Monna Agnesa di Siena 39. Spinello Aretino pitt. 56. Statue della facciata del Duomo da chi fatte 32. 107. Statue del Campanile di Firenze 107. Stefano pitt. Fiorentino sua vita 33. *Muore 1350.* 34. Stefano Veronese pitt. 79. Stieri di Francesco degli Albizzi Provveditore dell’Opera del Duomo 40. 71.

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Discepolo di Jacopo Bellini suo Padre, dipingeva nel 1464. morto nel 1515. Viverà, quanto durerà il mondo, la memoria di questo artefice, il quale, coll’amore ch’egli ebbe agli studj dell’arte della pittura, coll’ottimo gusto suo, colla nuova, e bella maniera di colorire, si lasciò addietro molto e molto il secco e duro modo degli altri, che in quelle parti avanti a lu operato avevano; intantoché poté (come suo maestro) infondere nell’animo del gran Tiziano le prime idee dell’operar perfetto. Veggonsi le sue pitture fino dal 1464. Fu singolare nel dipignere immagini sacre, alle quali diede maravigliosa devozione. Piacquegli il compartire la proporzione delle sue figure, per ordinario, di forma minore del naturale, facendole in tal modo campeggiare in grande spazio. Operò diligentemente, a segno che fra le sue pitture non si vede uccelletto, o altro piccolo animale, erba, fiore e fino i piccoli sassolini, che non siano interamente finiti. Usò dipigner sempre sopra le tavole, comeché a tempo suo poco o punto fossero in uso le tele. Non è possibile a dire, quanta fosse l’onestà del suo pennello, conciossiecosaché non si sia trovato alcuno fino ad oggi, che fralle molte sue pitture abbia saputo ancora vedere una femmina non vestita. Operò moltissimo nella sua patria in pubblico e in privato: e da principio faceva i suoi lavori a tempera, finché venuto a Venezia Antonello da Messina, col modo di dipignere a olio, appreso da Giovanni da Bruggia Pittor Fiammingo: e da questo avendo esso modo imparato, quello poi tenne sempre. Veggonsi in detta città, in S. Job, una Vergine con più Angeli, ed il Santo piagato, San Francesco, San Sebastiano, e San Luigi, ciascheduno molto propriamente rappresentati. In San Giovanni un Salvadore al Giordano. Nella Sala del maggior Consiglio, a competenza di Gentile suo fratello, fece due storie de’ fatti di quella Repubblica col Pontefice Alessandro III, la battaglia navale di Zeno Doge, e Ottone figliuolo dello’mperador Federigo: e la storia lasciata imperfetta dal Vivarino, e da esso Giovanni finita, dove fu rappresentato Ottone avanti al Padre, per ottener la Pace col Pontefice, ed altre. Fece la tavola di Maria Vergine con Gesù, ed alcuni Angeli nella Sagrestia de’ Frati: un’altra tavola pure colla Vergine, ed alcuni Santi e Sante in San Zaccheria: un’altra in San Gio. Grisostomo, dove dipinse San Girolamo, con detto Santo, e San Luigi: e un’altra nella Cappella della Concezione in San Francesco della Vigna, nella quale figurò la Vergine con San Sebastiano: ed un ritratto al naturale. Moltissime opere fece per quella città e suo stato, che lungo sarebbe il raccontarle. Finalmente l’anno 1515. e della sua età il novantesimo, se ne passò a vita migliore. Di questo pittore parlò l’Ariosto, chiamandolo Gian Bellino.

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Figlio di Paolo Caliari, nato... morto 1596. Questo virtuosissimo giovane operò assai insieme con Benedetto Caliari suo zio, e fratello di Paolo, e con Gabriello Caliari suo proprio fratello: e tutti e tre furono allo stesso Paolo d’ajuto in molte opere: e diedero fine ad alcune delle sue pitture, restate imperfette per la morte di esso, che seguì l’anno 1598 e particolarmente al bel quadro della Manna, che è in Venezia nella Cappella del Sagramento nella Chiesa de’ Santi Apostoli. Fra le prime opere, che facesse Carlo, essendo ancora in età di diciassette anni, fu un Adone morto, e Venere in atto di piangerlo: e similmente un’Angelica e Medoro, che ne’ tronchi degli alberi imprimono i nomi loro: e questa fu poi intagliata in rame da Raffael Sadeler. È però da sapersi, che avendo Paol Veronese insegnata l’arte a questo giovanetto, per la grande stima che e’ faceva del Bassano vecchio, per quanto alla forza ed al rilievo appartiene, volle, ch’egli stesse alcun tempo appresso del medesimo, affinché egli quella bella maniera apprendesse. Dipoi dipinse insieme con Gabriello suo fratello, la gran tavola pel Refettorio del Convento di S. Jacopo della Giudecca, dove figurò Cristo nostro Signore sedente alla mensa, con Levì banchiere, con molti degli Scribi e Farisei: e nella Sala del maggior Consiglio due storie d’Alessandro III. In quella degli Antipregadi fece storie d’Ambascerie de’ Persiani alla Repubblica. In San Niccolò de’ Frari, e in altre Chiese e Conventi fece co’ medesimi altre opere. Per la Chiesa di Santa Giustina di Padova, dipinse pure insieme con esso alcune istorie de’ fatti di San Paolo e San Matteo Apostoli. Veggionsi lor pitture in Venezia per molte case di private persone, in Trevigi, in Vicenza e in Brescia. Visse Carlo, insieme con Gabrielle suo fratello, in continua pace e senz’alcuna emulazione: e dipigneva l’uno sopra l’opere dell’altro, con che accrescevano a sé stessi tuttavia maggiore onore e ricchezza; ma perché non è capace l’umana condizione di goder molto a lungo vera felicità, appena fu Carlo all’età pervenuto d’anni ventisei, che soverchiamente affaticato negli studj dell’arte, sopraggiunto da etica febbre, se ne morì, lasciando di sé fama immortale. Di questo valente giovane, nella Galleria si vede un quadro da Altare alto cinque braccia in circa, rappresentante il miracolo di San Fridiano Vescovo di Lucca, quando raffrena il fiume Serchio, che avea inondate le campagne circonvicine, e lo fa tornare nel suo letto: V’è il Santo Vescovo in abiti Pontificali con in mano il Rastrello da muover terra, col quale va riunendo le rotture degli argini per cui sgorgavano impetuosamente l’acque: e dietro a lui una mezza figura, che tiene il Pastorale, le quali due figure potrebbero dirsi di Paolo medesimo, se il nome di Carlo figliuolo di Paolo Caliari, non si leggesse in un angolo del quadro. La Madonna pure graziosamente vestita col suo vaso di balsamo a’ piedi, e posta nel mezzo della tavola, sembra totalmente di Paolo, potendosi ragionevolmente credere essersi introdotta nel quadro, questa gran santa, per devozione di chi ne fece la spesa. Nella parte superiore v’è la gran Vergine Madre sostenuta da nuvole e Angeli, quasi dir si voglia, che per la di lei intercessione seguisse il miracolo. Questo bel quadro, a cui, per la sua mole può darsi il nome di singolare, stette lungo tempo come nascoso nella Terra di Castelfranco di sotto, lontano venti miglia in circa da Firenze, di dove, per attenzione del Serenissimo Gran Principe Ferdinando di gloriosa memoria, trasportato nell’appartamento da esso abitato, e adornato da numerosa e famosissima Quadreria, com’è noto, oggi nella Galleria della Real Casa si conserva.

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