Luogo - Roma nel Palazzo Pontificio

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Discepolo d’Andrea del Verrocchio. Nato 1466, ? Dipinse questo maestro nella città di Firenze, e per molte città e luoghi d’Italia e fuora, e sempre eccellentemente, e di così buon gusto, e maniera, che meritò di aver per discepolo il gran Raffaello da Urbino, che preso il suo modo di operare, lo ritenne per qualche tempo. Veggonsi in Firenze di mano di Pietro molte belle opere: e fra queste, due tavole nella Chiesa delle Monache di Santa Chiara: due nella Chiesa vicino alla Porta a San Pier Gattolini, che fu de’ Padri Gesuati, Religione a’ tempi nostri rimasa soppressa. Per quelli fece anche bellissime pitture a fresco pel Convento di San Giusto fuori della porta a Pinti, che insieme con esso Convento furono disfatte l’anno 1529 per l’assedio di Firenze. Vedesi anche di sua mano una Pietà a fresco nella facciata del muro della Cappella della nobil famiglia degli Albizzi, dietro alla Chiesa di San Pier Maggiore, sopra una scala che porta in essa Chiesa, opera tanto bella, che nulla di più si può dire. Operò in Roma nel Palazzo Pontificio cose bellissime, che poi furon mandate a terra a tempo di Papa Paolo III, per far la facciata, dove il Divin Michelagnolo dipinse l’universal Giudizio. Colorì una gran volta in Torre Borgia: e nella Chiesa di San Marco una storia di due Martiri, che fu avuta in gran pregio. Fece per diversi mercanti moltissimi quadri, quali con molta propria utilità, e gloria di quest’artefice, mandarono in diverse parti del mondo. Dipinse una tavola per la Chiesa di San Francesco, ed una per quella di S. Agostino, ed altre per la città di Firenze. Né restò Perugia sua patria senza gran numero di bellissime sue opere, che per brevità si tralasciano. Scoperse il Perugino una sì vaga e nobile maniera, che essendo da tutti desiderata, furono moltissimi coloro, che di Francia, Spagna, Alemagna, ed altre Provincie d’Europa si portarono in Italia per apprenderla; onde fu, che ebbe discepoli infiniti: e fra questi, come si è detto, il gran Raffaello da Urbino. Pervenuto finalmente all’età di anni 78. finì la vita l’anno 1524. nel Castello della Pieve, dove fu onorevolmente sepolto. Fu Pietro molto avido del danaro, nel quale aveva gran fiducia; onde non è maraviglia, s’egli è vero quanto ne scrisse il Vasari, che egli fosse uomo di poca pietà, ed in materia di Religione, di opinione a modo suo.

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Discepolo di Pietro Perugino, fioriva intorno al 1510. Bernardo Pinturicchio fu uno di que’ discepoli del Perugino, che al pari, e forse più di ogni altro, imitò la sua maniera. Ebbe grande abilità in disporre e ordinare opere grandi; onde tenne sempre appresso di sé molti maestri in ajuto dell’opere. Dipinse ad istanza di Francesco Cardinal Piccolomini, la Libreria di Siena, fatta da papa Pio II nel Duomo di essa città. Tennesi però per cosa certa, che i disegni e cartoni di tutta quest’opera, fossero fatti da Raffaello da Urbino, suo condiscepolo, e di tenera età, che fino a quel tempo sotto la disciplina di Pietro aveva fatto profitto singolare e maraviglioso. In questa dipinse dieci storie di fatti d’Enea Silvio Piccolomini, che fu poi esso Pio II e similmente una grande storia sopra la parte di essa Libreria, che corrisponde in Duomo, nella quale rappresentò la Coronazione di Pio III pure della stessa famiglia de’ Piccolomini. Fece molte opere in Roma nel Palazzo Pontificio, che furon poi disfatte nella demolizione di quegli edificj: ed operò anche molto per tutta Italia. L’ultimo lavoro, ch’ei fece, o pure che cominciò, fu una tavola della Natività di Maria Vergine per la Chiesa de’ Frati di San Francesco di Siena; e acciocché dipigner la potesse a suo grand’agio e senz’altri divertimenti, gli assegnarono que’ Frati una camera vota di ogni arnese, eccettuato che di un antico cassone, che per la sua grandezza non si poteva muover di luogo, senza pericolo di farlo in pezzi. Il Pinturicchio, a cui dava gran noia quell’impaccio, nella stanza destinata al suo riposo e a’ suoi studi, fece di ciò sì grande schiamazzo: e perché era di stranissimo cervello, tanto si sbatté, e tanto que’ poveri Frati inquietò, che fu loro forza, quasi dissi disperazione, il fare quell’arnese in ogni maniera cavare di luogo: e mentre ciò si faceva, occorse che rompendosi da una parte un pezzo di legno, accomodato per occultare un certo antico segreto, che era dentro al medesimo cassone, furon trovati cinquecento scudi d’oro di Camera: e ciò seguì a vista de’ Frati, che ne rimasero allegrissimi; e quel che fu più, a vista pure dello stesso Pinturicchio; per la qual cosa, per usar le parole dell’Autore, che la racconta, prese il Pinturicchio tanto dispiacere, pel bene, che aveva l’importunità sua cagionato a que’ poveri Frati, e tanto se ne accorò, che gravemente ammalatosi, in breve tempo si morì.

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