Luogo - Porta a Pinti

Numero occorrenze: 4

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Della scuola di Taddeo Gaddi. Fra i pittori, che nella celebre scuola di Taddeo Gaddi, e come suoi imitatori alzoron grido non ordinario, in questi tempi fu Don Lorenzo Monaco Camaldolese del Monastero degli Angeli della Città di Firenze; costui avendo bene imitata la maniera di tal maestro, ed essendosi ben fondato in disegno, fu adoperato in moltissime delle più applaudite occasioni d’operare, che in quel tempo si presentassero a persone di quell’arte. Ma per incominciare a ragionar da quelle ch’egli ebbe a fare per la sua Religione, dico ch’egli dipinse la tavola dell’Altar maggiore di suo Monastero, la quale vedeasi nello stesso luogo circa al fine del passato secolo, e poi ne fu levata per dar luogo a moderna pittura; similmente colorì altra tavola per san Benedetto, Chiesa ch’avea quell’Ordine fuori della Porta a Pinti, che l’anno 1529. per l’assedio fu distrutta insieme col Monastero, aveva egli in essa tavola, che fu poi portata a Firenze negli Angeli, dipinto l’Incoronazione di Nostra Signora.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 48

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Ma tornando a Fra Gio. Angelico, sarà egli sempre glorioso, non solo per avere con grande studio e perfezione esercitata l’arte della pittura, ma per l’eccellenza di quei maestri, che da lui ebbero derivazione; conciossiacosaché egli l’insegnasse a Gentile da Fabbriano, e questi a Jacopo Bellini, padre e maestro di Giovanni Bellini, dal quale impararono Giorgione, il famosissimo Tiziano ed altri, da i quali derivò poi la non mai abbastanza celebrata maniera Veneta. Dicono alcuni, persuasi dalla somiglianza della maniera, esser parimente di mano del Beato Fra Giovanni Angelico la pittura di un Tabernacolo, che è fuori della Porta a Pinti, vicino alle mura di Firenze, in un campo già de’ Frati della Calza, oggi delle Monache di Santa Maria Maddalena, nel quale è rappresentato Gesù Cristo Crocifisso, e a’ piedi di esso due Santi dell’Ordine de’ Frati Gesuati di San Girolamo della Calza, detti così da una certa rivolta, che sur una spalla faceva l’abito loro simile ad una calza. Fu institutore di questa Religione il Beato Giovanni Colombini nobile Senese, e fu soppressa da Clemente IX l’anno 1668. insieme con altre di poco numero, in fra le quali quella degli Eremiti di San Girolamo, differente, benché in alcune cose simile, da quella de’ Gesuati. Di essi era stato fondatore il Beato Antonio, Conte di Montegranelli, nobile Fiorentino, nel Convento degli Eremiti di San Girolamo di Fiesole, luogo, che oggi posseggono i Signori Bardi Gentiluomini Fiorentini, e quivi godesi una delle più belle vedute, che sieno intorno a Firenze. Avevano questi Gesuati un Convento nel detto luogo di Pinti, presso al detto Tabernacolo, che in congiuntura dell’assedio di Firenze l’anno 1528. fu demolito con altre molte fabbriche e chiese, in fra le quali la tanto celebre di San Gallo, aggiacenti per ogni parte alle mura della città: ed ottennero in quella vece la Chiesa di San Giovambatista, oggi detta la Calza, posta dentro e presso alla Porta Romana, o di San Piero in Gattolino; onde lasciato l’antico luogo rovinato, restò però loro la padronanza del suolo e del predetto Tabernacolo ove è dipinta la mentovata sacra Immagine.

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1728

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Discepolo d’Andrea del Verrocchio. Nato 1466, ? Dipinse questo maestro nella città di Firenze, e per molte città e luoghi d’Italia e fuora, e sempre eccellentemente, e di così buon gusto, e maniera, che meritò di aver per discepolo il gran Raffaello da Urbino, che preso il suo modo di operare, lo ritenne per qualche tempo. Veggonsi in Firenze di mano di Pietro molte belle opere: e fra queste, due tavole nella Chiesa delle Monache di Santa Chiara: due nella Chiesa vicino alla Porta a San Pier Gattolini, che fu de’ Padri Gesuati, Religione a’ tempi nostri rimasa soppressa. Per quelli fece anche bellissime pitture a fresco pel Convento di San Giusto fuori della porta a Pinti, che insieme con esso Convento furono disfatte l’anno 1529 per l’assedio di Firenze. Vedesi anche di sua mano una Pietà a fresco nella facciata del muro della Cappella della nobil famiglia degli Albizzi, dietro alla Chiesa di San Pier Maggiore, sopra una scala che porta in essa Chiesa, opera tanto bella, che nulla di più si può dire. Operò in Roma nel Palazzo Pontificio cose bellissime, che poi furon mandate a terra a tempo di Papa Paolo III, per far la facciata, dove il Divin Michelagnolo dipinse l’universal Giudizio. Colorì una gran volta in Torre Borgia: e nella Chiesa di San Marco una storia di due Martiri, che fu avuta in gran pregio. Fece per diversi mercanti moltissimi quadri, quali con molta propria utilità, e gloria di quest’artefice, mandarono in diverse parti del mondo. Dipinse una tavola per la Chiesa di San Francesco, ed una per quella di S. Agostino, ed altre per la città di Firenze. Né restò Perugia sua patria senza gran numero di bellissime sue opere, che per brevità si tralasciano. Scoperse il Perugino una sì vaga e nobile maniera, che essendo da tutti desiderata, furono moltissimi coloro, che di Francia, Spagna, Alemagna, ed altre Provincie d’Europa si portarono in Italia per apprenderla; onde fu, che ebbe discepoli infiniti: e fra questi, come si è detto, il gran Raffaello da Urbino. Pervenuto finalmente all’età di anni 78. finì la vita l’anno 1524. nel Castello della Pieve, dove fu onorevolmente sepolto. Fu Pietro molto avido del danaro, nel quale aveva gran fiducia; onde non è maraviglia, s’egli è vero quanto ne scrisse il Vasari, che egli fosse uomo di poca pietà, ed in materia di Religione, di opinione a modo suo.

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1728

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T Tabernacolo d’Andrea del Sarto dallo sdrucciolo d'Orsanmichele 203. Tabernacolo d’Andrea fuori della porta a Pinti 205. Tabernacolo della Pietà nella Cappella degli Albizzi allato alla Chiesa di San Pier Maggiore 125. Tabernacolo in testa di via dell’Ariento, di Luca della Robbia 66. Tamburazione solita farsi anticamente, che cosa sia, e come si facesse. Tavola di Maria Vergine dell’Udienza de’ Consoli dell’Arte de’ Linajuoli, di che sia 43. Tavola di San Bastiano nella Cappella de’ Pucci della Santiss. Annunziata 117. Tavola nella Cappella de’ Capponi nella Chiesa di Santo Spirito 127. Tavola della Sala del Consiglio di Palazzo Vecchio 136. Tavola delle Monache di Luco in Mugello 205. Tavole del Convento distrutto fuori della Porta a San Gallo, venute in potere de’ Serenissimi di Toscana, e poste in Galleria, d’Andrea del Sarto 202. Tavole della Chiesa di Santa Chiara 125. Tempio di San Giovanni, e suo principio 36. e 37. Teodoro Direck Pittore d’Haerlem 123. Testa del Salvatore dell’Altare della Santissima Nunziata 204. Timoteo della Vite Pittore 151. Timoteo di S. Antonino della famiglia de’ Bottigli dell’Ord. de’ Predicatori 45.

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