Luogo - Palazzo de’ Signori

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Essendo state ne’ tempi di questo artefice rovinate molte case in Firenze per allargare la piazza del Palazzo de’ Signori, e con quelle la Chiesa di santo Romolo, il medesimo Agnolo la rifece con suo disegno. Operò anche di musaico; che però gli furon fatti risarcire i musaici fatti già da Andrea Tafi nella Tribuna del Tempio di san Giovanni, in parte guasti per causa d’essersi i marmi, che coprivano essa Tribuna in più luoghi aperti; ed aver dato adito par entro quelle aperture all’acque, e a’ ghiacci. Risarciti i musaici, fece coprire la stessa Tribuna di nuovi marmi, con intaccare dall’uno, e l’altro de’ lati delle commettiture fino a mezzo il marmo, e rapportare con istucchi composti di mastice, e cera alcuni pezzi in quelle intaccature. Con tale invenzione assicurò per molto tempo quei lavori da ogni accidente. In oltre fece rifare con suo disegno la cornice di marmo sotto il tetto di quella Tribuna, conciosiacosache fosse per avanti assai minore, e men bella. Molto, e molto operò Agnolo, benché con minore applicazione di quel che per altro avrebbe potuto fare, e meno si avanzò nell’arte di quello che presagirono i suoi principj, e la cagione di ciò, fu l’affetto che egli ebbe sempre alla mercatura, alla quale finalmente più si diede, che ad altra cosa.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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Nella storia di Giovacchino, cacciato dal Tempio, nella persona di un vecchio raso in cappuccio rosso, ritrasse dal naturale Alesso Baldovinetti suo maestro: in un altro, con mantello rosso, e con una mano al fianco, che ha sotto una veste azzurra, figurò sé medesimo. Vi è ancora Bastiano da San Gimignano, suo cognato e discepolo, rappresentatovi in persona d’uomo con labbra grosse: un altro che volta le spalle, e ha in testa un berrettino, è Davit Ghirlandajo suo fratello; in altra storia, dov’è l’Angelo, che apparisce a Zaccheria, ritrasse molti cittadini, e fra essi tutti i giovani e vecchj di casa Tornabuoni: e vi son quattro mezze figure fate al naturale, de’ quattro maggiori letterati, che avesse in quel tempo la nostra città, cioè Marsilio Ficino, in abito Canonicale: Cristofano Landino, con un mantello rosso, con una becca nera al collo: Demetrio Calcocondile o Calcondile Ateniese, allora detto Demetrio Greco, in alto di voltarsi a lui: e quegli, che in mezzo a questi tre alza una mano, è l’eruditissimo Angelo Poliziano. Nell’altra storia della Visitazione di Maria Vergine e Santa Elisabetta, fra alcune donne, che essa Vergine accompagnano, ritrasse Ginevra Benci, bellissima fanciulla Fiorentina. Dipinse ancora sopra l’Altar maggiore la tavola isolata, ed altre figure, che sono ne’ sei quadri tutti a tempera, benché dalla parte di dietro, dov’è la Resurrezione di Cristo, restassero imperfette alla morte di lui alcune figure, che furon poi finite da Davit e Benedetto suoi fratelli. Era stato deliberato in Firenze ne’ tempi di questo artefice, che si dovesse fare nel Palazzo de’ Signoridue stanze nobili, una che dovesse servire per l’Audienza, e l’altra per Sala: ed essendone stata data la cura a Benedetto da Majano, aveva egli già effettuato un suo ingegnoso pensiero di cavarle tutte e due nello spazio, che rispondeva sopra la Sala de’ dugento, facendo, che il muro, che la Sala dall’Audienza divide, tuttoché posto in falso, quasi in sé medesimo, e con poco appoggio, a maraviglia si reggesse; onde eran rimase finite l’Audienza, che è quella stanza, che poi fu dipinta da Francesco Salviati con storie del Trionfo di Cammillo: e la Sala, che avanti di giugnere a questa s’incontra, la quale da un maraviglioso orivolo, che vi fu posto, fatto dal celebre Lorenzo dalla Golpaja, fu detta la Sala dell’orivolo, benché ne’ nostri tempi abbia perduto tal nome, e sia chiamata la Sala de’ Gigli. Doveasi dunque dipignere questa Sala, onde al nostro Domenico, riconosciuto allora de’ migliori maestri che maneggiasse pennello, ne fu data l’incumbenza; il quale nella medesima dipinse le figure de’ Santi Fiorentini, e gli altri belli adornamenti, che fino ad oggi vi si veggono, che in riguardo di loro antichità, possiamo dire assai ben conservati. È di mano di Domenico una bellissima tavola nella denominata Sala di Palazzo Vecchio, detta de’ Dugento, dov’è Maria Vergine col Bambino Gesù, e più Santi Fiorentini: e sono sue opere una tavola di San Pietro e San Paolo in San Martino di Lucca: e altre in Pisa, Rimini, e diverse altre città d’Italia. E nella stessa nostra città di Firenze sono di sua mano molti tondi dipinti sopra legname, rappresentanti immagini del Signore, di Maria Vergine, e d’altri Santi. Fu questo pittore molto eccellente nel lavorare di Musaico, arte, che egli imparò da Alesso Baldovinetti: e di sua mano è quella, che si vede nell’archetto sopra la porta di Santa Maria del Fiore, che va verso i Servi. In ultimo, sotto’l patrocinio del Magnifico Lorenzo de’ Medici, prese a dipignere tutta la facciata del Duomo di Siena; e la Cappella di San Zanobi in Firenze, e questa in compagnia di Gherardo Miniatore: ed avendo all’una e all’altra dato principio, fu nel 1495. e nella sua età d’anni 44. sopraggiunto dalla morte. Deve molto a Domenico l’arte della Pittura, e il mondo tutto, non tanto per aver egli assai arricchito e facilitato il modo di operare di Musaico, da quello che avanti a lui si teneva; quanto per esser’ egli stato il primo, che incominciasse a lasciar l’antica e goffa usanza di dipigner panni guarniti di fregiature d’oro a mordente; cominciando in quel cambio ad imitar le guarnizioni ed altri loro abbellimenti co’ colori: ed ancora per aver lavorato così bene a fresco, che molte opere sue, esposte a tutte l’ingiurie de’ tempi, si son conservate intatte i secoli interi. E molto più gli sono obbligati l’arte e gli artefici, per esser egli stato quel maestro, che al Divino Michelagnolo Buonarroti insegnò i principj del disegno. Trovo esser stata moglie di Domenico una tale Antonia di Ser Paolo di Simon Paoli: e non essendo a mia notizia, che egli avesse altre mogli, mi persuado che di lei nascesse il suo figliuolo Ridolfo, che riuscì anch’egli pittore eccellentissimo.

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