Luogo - Or San Michele

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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Fu ancora Eccellente architetto, e molto si adoperò nella fabbrica d’Or San Michele, e rifondò i pilastri di quella loggia. Ne’ tempi di quest’artefice occorse caso in Firenze, con cui se gli aperse largo campo di far conoscere il suo valore, ed eternare il nome in tal professione, e fu questo: L’anno 1333. nel giorno I. di Novembre cominciò così gran pioggia in Firenze, e suo territorio, nell’Alpi, ed altrove, che continuando per quattro giorni, e notti dirottamente a piovere con tuoni, lampi, e fulmini senza intermissione alcuna, in breve alzò l’acqua a gran segno; onde altro non faceva l’impaurita gente, che gridare a Dio pietà, e misericordia, facendo ponti da casa a casa, e da tetto a tetto per lo timore di restar sommersa: Crebbe il fiume d’Arno inondando gran parte dei piani del Casentino, d’Arezzo, e Valdarno di sopra, e messisi innanzi mulini, ed ogni sorte di edificj, in cui s’imbatteva, d’alberi, e persone affogate in gran numero, si congiunse colla Sieve, di cui non inferiore era la piena, la quale avea già coperto tutto il Mugello. Arrivato impetuosamente il giorno de’ quattro alla Città di Firenze coperta la vicina pianura in più luoghi, fino a braccia sei, otto, e dieci; ruppe le porte della Croce, e del Renaio, e gli antiporti delle medesime; entrò in Firenze in altezza di braccia sei, e piu; atterrò il muro del Comune sopra il Corso de’ Tintori per braccia 130, di spazio, onde subito si dilatò l’acqua con grand’impeto per la Città; disfece parte del Convento di santa Croce, con molte case; alzò nel Tempio di san Giovanni fino al piano di sopra dell’altar maggiore, e in santa Reparata fino agli archi delle volte vecchie di sotto al Coro; abbattè la colonna di san Zanobi, ch’è nella piazza di esso Tempio di san Giovanni; ruppe la pescaia d’Ognissanti, ed il muro del Comune da san Friano per braccia 500. in uno stesso tempo rovinò il Ponte alla Carraia, salve solo le due pile del mezzo, ed il Ponte a santa Trinita, salva una pila, ed un arco verso la Chiesa; il Ponte Vecchio, che rimase chiuso di travi, alberi, ed altre rapide prede del fiume, tramandò l’acqua di sopra gli archi, e di subito rovinò con molte case, che sopra quello erano edificate, restando tutte le due pile del mezzo; passò l’acqua sopra il Ponte Rubaconte, ruppe le sponde in più luoghi; e infinite case, e palazzi de’ Cittadini demolì, con morte di molte centinaia di persone, e gran quantità d’animali. Volendo dunque i Fiorentini restaurare in parte i gravi danni fatti da tale inondazione, fu al Gaddi data l’incumbenza di molte fabbriche principalissime, e particularmente de’ ponti. Rifece egli dunque con suo modello il Ponte Vecchio di tutte pietre riquadrate con iscarpello con ispesa di fiorini 60. mila d’oro; similmente fondò il Ponte a santa Trinita, che restò finito del 1346. con ispesa di fiorini 200. mila d’oro, che di nuovo rovinò l’anno 1557. come a suo luogo si dirà. Con sua architettura fecionsi le mulina di san Gregorio. Seguitò, e diede compimento alla maravigliosa fabbrica del Campanile di Santa Maria del Fiore, colla scorta del disegno di Giotto.

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Occorse in quel tempo che per un orribile terremoto rovinarono le mura del Borgo a S. Sepolcro, ond’egli colà chiamato, le tornò a edificare con lode universale d’ognuno. Insorgendo poi le tanto risapute contese, e le guerre a cagione della cacciata da Pietra mala de’ figliuoli di Pietro Sacconi, colla rovina eziandio del Castello, ond’era la Città d’Arezzo col suo Contado tutta in rivolta, egli se ne partì, e tornatosene a Firenze, gli fu dato a fare una statua di marmo d’un Evangelista in atto di sedere, alta quattro braccia, che fu posta allato alla porta principale di santa Maria del Fiore a man sinistra, e dissero allora i professori non essersi veduto de’ maestri di quei secoli fino a quel tempo figura di si bel rilievo, quanto quella. Si portò poi a Roma, ove diede miglior forma a Castel sant’Angelo. Veggiamo in Firenze di mano di costui sul canto d’Or San Michele verso l’Arte della Lana, due figurette di marmo fatte ad istanza de’ Ministri della Zecca, sopra la nicchia, che contiene la figura del san Matteo lor Protettore; e sappiamo essere egli concorso ad inventare i modelli per le bellissime porte, che dovean farsi al Tempio di san Giovanni, insieme cogli altri valent’uomini, benché a lui non toccasse a condur l’opera, ma al Ghiberti, come è notissimo. Andatosene a Milano, vi fu fatto Capo dell’Opera del Duomo, e vi lavorò alcune figure. Tornatosene finalmente per la via di Bologna, fecevi il sepolcro di Papa Alessandro V. pregatone da Leonardo Bruni Aretino, allora inteso per Messer Lionardo d’Arezzo, stato molto favorito da quel Pontefice, la quale opera è nel Convento de’ Frati Minori, ove trovò pure anche quest’artefice sua sepoltura, conciosiacosache egli non avesse appena a quel lavoro dato fine, ch’è fosse colto dalla morte l’anno 1417. e 67. di sua età.

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