Luogo - Mugello

Numero occorrenze: 6

Vocabolario

1681

Abeto

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Abeto m.
Albero, il cui legname serve molto alle fabbriche d'edificj e navilj. Questo per la sua gran lunghezza e grossezza, con difficoltà si piega sotto i pesi, e col proprio non aggrava le muraglie; si difende qualche poco dal tarlo, ed è dispostissimo al fuoco; che però usano gli Architetti di situarlo per lo più in luoghi lontani da' pericoli d'incendj. Se ne trovano in gran copia nelle montagne della Falteronanegli Appennini, e in altre montagne di Toscana. I più lontani dalla Città di Firenze son quelli che nascono nel Casentino, e nella Falterona, che ci son dati da' PP. Eremiti di Camaldoli, e dall'Opera di S. Maria del Fiore. Quei di Camaldoli si stimano da' Professori più gentili, e per conseguenza servon bene a far lavoro di legname segato; là dove quei dell'Opera, per nascere in luogo più alpestre, e meno esposto al Sole, riescono più duri; e però usano di valersene per lo più per lavori interi di travi, e simili. Trovasene anche nel monte Senario luogo de' PP. Eremiti dell'Ordine de' Servi, nel Mugello, e ne' monti della Contea di Vernio, tutti di buone grossezze e qualità; ma non essendovi il comodo della vicinanza dell'acqua d'Arno, come negli altri nominati luoghi, anno una grave spesa per condursi alla Città. Leombatista Albertiscrive, che ne' tempi de' suoi Padri, il monte Morello presso a Firenze sei miglia, era coperto di questi Alberi, e che per essere il monte assai ripido, con le dilavazioni dell'acque ne rimase del tutto spogliato; e ne' tempi nostri altro non si vede nella superficie di esso monte se non pietre, e nella cima si scorgono tuttavìa i residui delle buche, donde furono diradicati gli Abeti.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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Fece Giotto acquisto di roba assai, e nel Mugello, ond’egli trasse i natali, comperò alcune possessioni; e come ch’e’ fusse ingegnosissimo, ebbe anche il pregio di ottimo ragionatore, e fu assai pronto e arguto nelle risposte, e ne’ motti. Io in questo luogo per sollevare alquanto l’animo di chi legge, ne recherò alcuni de’ molti, che di lui raccontar si potrebbono.

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1681

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Sopra questa Collina si vedono a’ nostri tempi molte case abitate da’ lavoratori di terre, alcune delle quali però, per quanto mostra la loro struttura, furono anticamente fortissime Torri, e poi demolite in gran parte furon ridotte a forma d’ordinarie abitazioni. Vedesi però una di queste Torri fatta di pietre quadre, chiamata la Torre di Romagnano, alla quale sono state congiunte alcune stanze per uso di lavoratori, e questa si è conservata quasi intatta, ed è il luogo appunto dove la Collina incomincia a pigliare il nome di Colle. Questo vago monticello finalmente fu la patria del nostro grande Artefice, luogo che per vaghezza di posto, salubrità dell’aria, fertilità del terreno, e per altre sue qualità può chiamarsi un de’ più degni che abbia la bellissima Valle del Mugello, ma la maggiore delle sue glorie si è l’essere stato Patria di Giotto.

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1681

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C
Cimabue. vedi Gio: de Cimabuoi.
Chiesa di S. Maria Novella 3. Descrizione del Tempio antico 4. Si pone la prima pietra della nuova fabbrica 4.
Cappella de’ Gondi detti del palazzo in S. M. Novella lasciata in piedi nella rovina della Chiesa vecchia 4.
Cardinal Latino Domenicano pone la prima pietra della nuova Chiesa di S. M. Novella 4.
Chiesa di S. Ciriaco d’Ancona 5.
Cimabue, e Giotto Fiorentini, i primi che doppo i moderni Greci dessero miglioramento al disegno e alla pittura 8.
Comento di Dante di Piero nella Libreria di S. Lorenzo del Sereniss. G.D. 10.
Altro Comento del 1334. 11.
Altro Comento con gli argomenti delle due Cantiche fatti da M. Gio. Boccaccio in essa Libreria 12 Chiose latina sopra il Purgatorio, e’l Paradiso di Dante in d. Libr. 12 Dell’Imolese 12. Di Francesco di Bartolo da Buti 13 Del Landino 15. Altro Comento manoscritto d’Antonio Altoviti in detta Libreria a 15.
Cennino Cennini da Colle di Valdelsa Pittore, discepolo d’Agnol Gaddi 12.
Cimabue, e Giotto come possano dirsi meglio ritrovatori che ristauratori della Pittura 28.
Cristiana Religione non mai fu senza immagini da venerarsi su gli altari 28.
Culto dell’immagini quando ebbe principio 28.
Chiese si dedicano a Dio in onore de’ Santi 32. Uso di dedicarle 32.
Chiesa di S. Gio. era già la Cattedrale, o Chiesa maggiore, o Vescovale di Firenze 32.
Chiesa di S. Lorenzo Basilica Ambrosiana 32.
Chiesa di S. Pietro in Ciel d’oro antichissima in Firenze 34.
Campanile di S. Marco di Venezia quando cominciato a edificare 35.
Chiesa di S. Andrea di Pistoia 35.
Chiesa di S. Maria Maggiore in Firenze 35.
Campanile del Duomo di Pisa quando fondato, e da chi 35.
Chiesa di S. Salvadore del Vescovado 36.
Chiesa di S. Michele Bertelli detto degli Antinori 36.
Campanile di Badia quando edificato 36.
Chiesa di S. Croce in Firenze, e i primi Chiostri quando edificati 36.
Castelli di Scarperia in Mugello, di Castelfranco, e S. Gio: quando edificati 36.
Chiesa di S. Maria del Fiore in Firenze 37.
Casa delli Uberti, e altri ribelli disfatte 37.
Campo santo di Pisa quando cominciato a edificare, e da chi 42.
Cappella dove si conserva la sacra Cintola in Prato, da chi inventata, con altre fabbriche di quella Chiesa 42.
Capocchio da Siena 59.
Casella professore di musica 59.
Carlo Martello Re d’Ungheria 60.
Clemente V. condusse Giotto in Avignone 49.
Carlo di Re di Calavria fece andar Giotto a Napoli in servizio del Re Ruberto suo Padre 49.
Casa de’ Cerchi posta a piè del Ponte vecchio, e sua erudizione 50.
Calandrino, e sue notizie 64.
Il Cardinal di Gaeta Legato del Papa in Siena 68.

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1686

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Non fu meno valoroso nel gettare di bronzo; onde avendo Giotto fatto un bellissimo disegno d’una delle Porte di San Giovanni con istorie della vita del Santo: fu ordinato a lui il farla di bronzo. Ciò fu sotto il Governo del Gonfaloniere Peruzzi l’Anno 1331. contro a ciò che pare abbia creduto il Vasari, e diedela finita del 1339. Fu allora quest’opera, come cosa in quella età creduta d’impareggiabile bellezza, posta alla porta del mezzo di quel Tempio, finché da Lorenzo Ghiberti furon fatte l’altre, e quella levata, e posta alla porta, che è rimpetto al Bigallo, dove è fino al presente. Operò parimente molto d’Architettura, particolarmente dopo la morte d’Arnolfo, e di Giotto. Fu fatto con suo disegno il Castello di Scarperia in Mugello per timore, che si aveva allora in Firenze della venuta dell’Esercito Imperiale.

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1686

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Fu ancora Eccellente architetto, e molto si adoperò nella fabbrica d’Or San Michele, e rifondò i pilastri di quella loggia. Ne’ tempi di quest’artefice occorse caso in Firenze, con cui se gli aperse largo campo di far conoscere il suo valore, ed eternare il nome in tal professione, e fu questo: L’anno 1333. nel giorno I. di Novembre cominciò così gran pioggia in Firenze, e suo territorio, nell’Alpi, ed altrove, che continuando per quattro giorni, e notti dirottamente a piovere con tuoni, lampi, e fulmini senza intermissione alcuna, in breve alzò l’acqua a gran segno; onde altro non faceva l’impaurita gente, che gridare a Dio pietà, e misericordia, facendo ponti da casa a casa, e da tetto a tetto per lo timore di restar sommersa: Crebbe il fiume d’Arno inondando gran parte dei piani del Casentino, d’Arezzo, e Valdarno di sopra, e messisi innanzi mulini, ed ogni sorte di edificj, in cui s’imbatteva, d’alberi, e persone affogate in gran numero, si congiunse colla Sieve, di cui non inferiore era la piena, la quale avea già coperto tutto il Mugello. Arrivato impetuosamente il giorno de’ quattro alla Città di Firenze coperta la vicina pianura in più luoghi, fino a braccia sei, otto, e dieci; ruppe le porte della Croce, e del Renaio, e gli antiporti delle medesime; entrò in Firenze in altezza di braccia sei, e piu; atterrò il muro del Comune sopra il Corso de’ Tintori per braccia 130, di spazio, onde subito si dilatò l’acqua con grand’impeto per la Città; disfece parte del Convento di santa Croce, con molte case; alzò nel Tempio di san Giovanni fino al piano di sopra dell’altar maggiore, e in santa Reparata fino agli archi delle volte vecchie di sotto al Coro; abbattè la colonna di san Zanobi, ch’è nella piazza di esso Tempio di san Giovanni; ruppe la pescaia d’Ognissanti, ed il muro del Comune da san Friano per braccia 500. in uno stesso tempo rovinò il Ponte alla Carraia, salve solo le due pile del mezzo, ed il Ponte a santa Trinita, salva una pila, ed un arco verso la Chiesa; il Ponte Vecchio, che rimase chiuso di travi, alberi, ed altre rapide prede del fiume, tramandò l’acqua di sopra gli archi, e di subito rovinò con molte case, che sopra quello erano edificate, restando tutte le due pile del mezzo; passò l’acqua sopra il Ponte Rubaconte, ruppe le sponde in più luoghi; e infinite case, e palazzi de’ Cittadini demolì, con morte di molte centinaia di persone, e gran quantità d’animali. Volendo dunque i Fiorentini restaurare in parte i gravi danni fatti da tale inondazione, fu al Gaddi data l’incumbenza di molte fabbriche principalissime, e particularmente de’ ponti. Rifece egli dunque con suo modello il Ponte Vecchio di tutte pietre riquadrate con iscarpello con ispesa di fiorini 60. mila d’oro; similmente fondò il Ponte a santa Trinita, che restò finito del 1346. con ispesa di fiorini 200. mila d’oro, che di nuovo rovinò l’anno 1557. come a suo luogo si dirà. Con sua architettura fecionsi le mulina di san Gregorio. Seguitò, e diede compimento alla maravigliosa fabbrica del Campanile di Santa Maria del Fiore, colla scorta del disegno di Giotto.

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