, e m. Gemma, che si trova alcuna volta di color purpurino, altre volte turchino. Questa dicono , e quella . È molto densa; secondo Beda, migliore è stimata quella, che meno traspare, benchè altri sieno di diverso parere. Tiene alcuna volta qualche mescolanza col Rubino, e quando è più simile al Cielo sereno, allora è più stimata. Il Cardano dice, non esservi pietra, che in durezza sia più simile al Diamante che 'l Saffiro. è di molto diletto all'occhio. L'ottimo è quello che à in se alcune nugole scure, che declinano al rosso. è difficile a lavorarsi, non tanto per la sua durezza, quanto perchè à in se certi punti cristallini, che danno impedimento. Trovasi nella Media, e altrove. À molte virtù e agli Artefici nostri serve per varj ornamenti. Pronuziasi comunemente questa voce con l'accento sù la penultima sillaba, e così da' Poeti vien posta ne' versi endecasillabi in fine di verso: ma i Gioiellieri usano di pronunziar la detta penultima sillaba disaccentata, e far tutta la voce di suono sdrucciolo.
Vocabolario toscano dell'arte del disegno
1681
Smeraldo
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m. Gemma lucidissima, e trasparente di color verde. Si trova in Soría, in Egitto, e in Etiopia, e in questo luogo è durissima. Trovasene ancora in altre parti. L'Egiziane, e quelle di Cipro, sono le migliori; quelle d'Etiopia anno un verde più profondo, ma bene spesso ineguale; e non sono del tutto nette. Ne sono anche in Armenia, e in Persia; ma non trasparenti. Nella Media ne cavano con diverse macchie, talvolta a foggia d'onde di mare, e talvolta ancora d'animali, d'erbe, e simili. Altre ancora sene trovano in altre regioni con altre diverse qualità e sono bene spesso falsificate. È questa gioia assai sdegnosa, e patisce per ogni 'ngiuria di fuoco, o di ferro, o d'altri metalli. à virtù di ricreare mirabilmente la vista, che sia stanca per lungo fissarsi e dicono anche, che non mai si muti, nè al Sole o altro lume, nè all'ombra; ma sempre tenga vivi i medesimi raggi, senza accrescergli, o diminuirgli. Serve a' nostri Artefici per varj e ricchi ornamenti.
Vocabolario toscano dell'arte del disegno
1681
Turchina
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f. Gemma di color turchino o cilestro non trasparente. Trovasi nella Scizia, o Tartaría, nella Media, in Cipro, ed in Egitto. È posta da Plinio nel numero de' Diaspri col nome di , così per lo colore cilestro che à in sè. Chiamasi dagli Autori anche. Di questa gioia vogliono alcuni, come dice l'Arias Montano, sopra l'Esodo Cap. 18. che nella sacra Scrittura si parli nell'ottavo luogo delle pietre poste nel pettorale del Sacerdote; perchè la parola Sabò presa da' Greci e Latini per Acate, da' Caldei detta , che propriamente significa Turchina, o Turchese. La distinguono in maschio, e femmina; e quantunque alcuno, che à modernamente scritto di questa gemma, dica non esser'ella atta all'intaglio, noi però veggiamo il contrario; perchè nella stanza della real Gallería chiamata la tribuna, si à una testa d'un Giulio Cesare intagliata in una Turchina di grandezza quasi quanto l'uovo dell'oca con mirabile artificio, della quale anche fa menzione il Bocchi nelle sue Bellezze di Firenze.