Luogo - Libreria Vaticana

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 63

Vedi

Egli è ben vero ch’io non ho mai saputo rinvergare da quale Scrittore abbia tratto l’Autore delle Vite de’ Pittori Bolognesi queste parole: Franco del quale non posso che parlare con un poco più di rispetto, come quello che venne giudicato a que’ tempi eguale ad ogni altra anche all’istesso Giotto, quando non mandò Benedetto Nono a riconoscer l’opera di quelli a Firenze, et a levarlo, che da Bologna ancor non si facesse venir questo Franco per servirsene a dipinger non solo, ma a miniare i volumi stessi della libreria Vaticana, come che si sottile e fina operazione da verun’altro non bene usata, altro sapere ricercasse, altra diligenza di che trovavansi provvisti gli artefici di que’ tempi.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 108

Vedi

F Franco Bolognese *sua vita* 1. Versi di Dante intorno a sue qualitadi 2. Opera di manio per la Libreria Vaticana 2. Fonda sua scuola in Bologna 2. Francesco Petrarca suo ritratto 4. fatto due volte ritrarre da Pandolfo Malatesta da Rimini. Suoi versi sopra Laura sua amata 4. 5. Illustrazione di alcuni di essi 4. Sue Lettere familiari 5. Franco Sacchetti novellatore Fiorentino 11. sue novelle 13. 16. 18. 22. 29. 67. Francesco Rondinelli scrittore della Relazione del Contagio l’anno 1630. e 1633. 56. Francesco di Neri Sellari scult. 80. Fraternita di santa Maria della Misericordia d’Arezzo 107. Fulmine caduto l’anno 1358. sopra il Campanile di santa Maria Novella 63.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 90

Vedi

Discepolo del Beato Fra Giovanni Angelico, nato 1400, ? 1478. Non è gloria minore di questo artefice l’essere stato discepolo nell’arte della pittura del celebre e gran Servo di Dio il Beato Fra Giovanni Angelico dell’Ordine de’ Predicatori, di quella che sia l’esserli anche stato simile ne’ grandi studj e nella diligenza dell’operare: e quel che più importa, ne’ costumi non dissimile; onde a gran ragione sempre gli fu molto caro. Ebbe egli sì grande applicazione al lavoro, che maraviglia non fu, che gli riuscisse il condurre infinite opere, che lungo sarebbe il descriverle. Fece in Firenze la tavola dell’Altare per la Compagnia di San Marco. Per la Chiesa di San Friano dipinse il Transito di San Girolamo, che fu poi guasto per acconciare la facciata della Chiesa lungo la strada. Nel celebre Palazzo de’ Medici in via Larga, dipinse tutta la Cappella con istorie de’ Magi. Venuto poi il Palazzo in potere del Marchese Gabriello Riccardi, da questi passò nel Marchese Francesco suo Nipote: ed essendo convenuto dar luogo ad alcune scale nobili, fatte fare da esso Marchese Francesco, da quella parte, fu necessario valersi, senza molto danno però della medesima Cappella, di una minima parte di essa, onde alcune poche pitture di Benozzo, per quanto teneva un certo biscanto, furono mandate a terra; ma ciò seguì non senza il necessario provvedimento a quel poco, che per pura necessità fu guasto. In Roma nella Chiesa di Santa Maria in Araceli, luogo ove anticamente furono diversi Templi de’ falsi Dei, dipinse Benozzo per entro la Cappella de’ Cesarini diverse storie della Vita di Santo Antonio da Padova: e vi ritrasse al naturale il Cardinal Giuliano Cesarini, che si soscrisse il primo dopo il Papa nel Concilio Fiorentino, e Antonio Colonna, opere, che furono allora degl’intendenti di quest’arte, avute in sommo pregio. Maravigliosa poi e per la sua grandezza e per la sua bontà, fu l’opera che egli fece in Pisa, cioè a dire la pittura di una facciata di muro del Campo Santo, dico quanto si estende la fabbrica, la quale abbellì con tutte le storie della Creazione del Mondo giorno per giorno, poi l’Arca, il Diluvio, la Torre di Nembrot, l’Incendio di Sodoma, la Nascita di Mosè, fino all’uscita del Popolo dall’Egitto nel Deserto: e tutte le storie Ebree fino a David e Salomone: opera da occupare una infinità di pittori, non che un solo pittore; ma questa fu poco, rispetto a quanto si vede fatto da esso per tutte le città della Toscana. Era in Roma, ne’ tempi che vi fu Benozzo, un certo Melozzo da Forlì, ancora egli pittore, che fu pure molto diligente e studioso, principalmente negli scorti: e dipinse ad istanza del Cardinale Riario nipote di Sisto IV la Tribuna dell’Altar maggiore de’ Santi Apostoli, dove fece vedere, oltre alle buone parti, che egli mostrò avere quella sua pittura, una grandissima pratica nelle cose di Prospettiva ne’ casamenti e nello scorto delle figure allonsù. Dipinse anche costui per lo stesso Pontefice la Libreria Vaticana.

Con il contributo di