Luogo - Grecia

Numero occorrenze: 10

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

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Le quali cose presupposte, dico che antichissime e nobilissime sono ambedue, mercè che dal primo Plasticatore Iddio, della terra vergine elementaria da sé creata, fu fatta la plastica del primo uomo; ed affermano ancora che Enos figliuolo di Seth fece alcune immagini per incitare i popoli al culto del vero Dio; e leggesi eziandio nelle sacre Carte, che la bella Rachele fuggendo con Giacobbe, rubò gl’Idoli di Laban suo Padre; e che al Popolo d’Israele fu espressamente proibita l’adorazione de’ simulacri. Oltre che, per passar dalle sacre alle profane Storie, non si à egli per indubitato che Nino Rè degli Assirij, avendo celebrate l’essequie di Belo suo Padre primo Rè di Babilonia , ne fece scolpire un’immagine per sua memoria; e non è egli notissimo che i marmi deposta la lor natìa contumacia, ubbidirono in prima allo scarpello di Dipeno , e Scito ; e poi per opera di Mela , di Micciade , e d’ Antermo , si seron più volte vedere in sembiante umano e ferino, non pur la Natura imitando nella giusta proporzione delle membra, ma le passioni tutte dell’animo, esprimendo e commovendo in chi gli mirava; siccome le tre Minerve di Fidia , e la Venere di Scopa , e quella tanto famosa di Prassitele , e tant’altre Statue di quell’età ne fann’ampia e indubitata fede. Aggiungasi che Gige Lidio appresso gli Egizij, Pirro appresso i Greci, e Polignoto Ateniese appresso i Corinti, conciossiaché forse prima, o meglio d’ogn’altro la Pittura usassero in quelle parti, furon perciò in sommo pregio tenuti, e da molto riputati; come anche Demofilo , Nesea , Appollodoro , e molt’altri, che secondo la rozza e barbara maniera di que’ tempi operarono con qualche lode, fino a tanto che Zeusi , Parrasio , e Timante , dando migliore spirito alle tele, e dopo di loro Apelle e Protogene , miracoli di quest’Arte, in quel grado di sovranissima stima e perfezione la collocarono, oltre al quale ella sormontar non potéa. Che però siccome di tutte l’umane cose veggiamo intervenire ch’elleno in prima nascono e crescono, e cresciute anno stato e declinazione; così appunto addivenne di queste due nobilissime Arti, le quali nate come si è detto quasi a par del Mondo, crebbero di tempo in tempo, e dall’ Egitto nella nostra Italia e nella Grecia passando, e quivi oltr’ogni credere famose e celebri divenute; finalmente dopo varj ondeggiamenti e vicende in quella barbara inondazione, che non pure la grandezza del Romano Imperio, ma tutte l’Arti più belle allagò e sommerse, fecero anch’esse miserabil naufragio. Di maniera che cacciate affatto d’ Italia , e perduto il patrimonio di loro antica bellezza, fuggiasche e raminghe, insieme con l’ Imperio se ne tornarono in Grecia ; ma tanto sparute e contraffatte e cambiate dall’esser di prima, che a chiunque le mirava, anzi terrore e spavento recavano, che diletto veruno. Erano le figure senza proporzione, senza disegno, senza colorito, senz’ombre, senz’attitudine, senza scorti, senza varietà, e senza invenzione o componimento, ricinte attorno d’unnero profilo, con occhj grandi e spaventosi, piedi ritti in punta, e mani aguze, con una durezza più che di sasso; la quale infelicità tanto maggiore era nella Scultura e nell’Architettura, quanto che per cagione della durevol materia, ne restano oggi più testimonianze, che della Pittura, nell’infinite Statue e Fabbriche di que’ tempi, fatte senz’ordine proporzione o misura, e atte più tosto a ingenerare compassione, che maraviglia. In tale stato erano allora quest’Arti state un tempo sì chiare, e di sì nobil grido: ma perché in questo gran flusso e riflusso dell’essere, stanno tutte le cose in perpetuo movimento, senza mai trovare posa o fermezza, volle Iddio che la Pittura, e la Scultura, e con quelle l’Architettura, dopo il loro quasi totale abbassamento e rovina, a nuova vita risorgessero, la qual gloria fu per ispecial privilegio alla nostra Toscana conceduta, come a colei che al parere d’Autori gravissimi, queste due Vergini ancor bambine, e fin dall’ Egitto a lei rifuggenti, pietosamente accolse e nudrì, e per lunghissimo spazio di tempo in grande e felice stato mantenne.

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LXVI. 1666 FELIBIEN Franzese, ne’ suoi Trattenimenti sopra le vite e opere de’ Pittori. Voilà l’estat où estoit l’Italie aù commencement de l’année 1240 quand CIMABUE vint aù monde, le quel estant né pour restablir la Peinture, que les desordres & le guerres en avoient bannie, prit cependant naissance dans le temps des plus grands desordres dont l’Italie ait esté jamais affligée. Comme c’est le premier de tous les Peintres qui a remis au jour un Art si illustre, c’est avec raison qu’on peut le nommer le Maistre de tous ceux qui ont paru depuis ce temps-là. Il estoit d’une noble famille de Florence. Poi soggiugne: Et déroboit les heures de ses leçons pour voir travailler certains Peintres grossiers & ignorans, que ceux qui gouvernoient dans Florence avoient fait venir de Grece, & qui peignoient la Chapelle de l’illustre famille de Gondi, qui est dans l’Eglise de sancta Maria novella. Pymandre m’interrompant, Est-ce, me dit-il qu’il y avoit encore dans la Grece des successeurs de ces grand Peintres dont vous m’avez parlé? C’estoit bien en effet, luy repartis-je, les successeurs de ces fameux Peintres Grecs, mais il y avoit entre les derniers & les premiers la mesme difference, qui se trouvoit entre l’état déplorable où estoit alors ce païs-là, & l’etat florissant où il avoit esté du temps des Zeuxis & des Appelles. C’est-à-dire que ces derniers Peintres dont je parle, n’estoient que les miserables restes de ces grands hommes. Cependant comme si c’eust esté une fatalité à l’Italie de ne pouvoir posseder la Peinture, que par le moyen des Grecs, ce furent eux qui l’y apporterent pour la seconde fois, & qui dés l’an 1013. firent à Florence & en plusieurs autres lieux des Ouvrages de Mosaïque & de Peinture. Che recato in nostro Idioma vuol dire, Ecco lo stato, nel quale era l’Italia al principio dell’anno 1240. quando CIMABUE venne al Mondo; il quale essendo nato per istabilire la Pittura, la quale i disordini e le guerre ne avevano bandita, ebbe i suoi natali in questo mentre, nel tempo delle più gran turbolenze, dalle quali era stata già mai afflitta l’Italia: siccome questi è il primo fra tutti i Pittori, che à rimesso alla luce un’Arte tanto illustre; così con ragione si può chiamare il Maestro di tutti quei che sono venuti doppo questo tempo. Egli era d’una nobil famiglia di Fiorenza etc. Poi soggiugne: Egli rubava l’ore delle sue lezzioni, per veder lavorare alcuni Pittori grossolani ed ignoranti, che quei che governavano in Fiorenza, avevan fatto venire di Grecia, che dipignevano la Cappella dell’illustre famiglia de’ Gondi, che è nella chiesa di S. Maria Novella. Pimandro interrompendomi; puol’ essere, mi disse egli, che vi fussero ancora nella Grecia successori di questi gran Pittori, de’ quali m’avete parlato? Questi eran ben’ in effetto, io gli risposi, i successori di quei famosi Pittori Greci: ma vi correva, tra gli ultimi ed i primi, la medesima differenza, che si trova tra lo stato deplorabile, mel quale era allora quel Paese, e lo stato florido nel quale era stato a tempo degli Zeusi e degli Apelli. Voglio dire, che questi ultimi Pittori, de’ quali io parlo, non erano, che i miserabili avanzi di quei grand’uomini: fra tanto come se fusse stata una fatalità all’Italia di non poter posseder la Pittura, che per mezzo de’ Greci, furono essi quei che ve la portarono per la seconda volta, e che doppo l’anno 1013. fecero a Firenze, ed in molt’altri luoghi dell’opere di Musaico, e di Pittura. Fin qui il FELIBIEN. E avverta il Lettore in questo luogo, che il moderno autore, già tante volte mentovato, per avvalorar suo sentimento, lasciando di far menzione di ciò che disse il Felibien nel luogo sopra notato, lo cita per sé in un altro luogo, nel quale egli non disse mai ciò che esso Autore vuol ch’ei dica, né contradisse a sé stesso, ma asserì quel che veramente fu vero, che gl’Italiani non sono stati i primi inventori della Pittura, e che innanzi, che Cimabue e Giotto incominciassero a far riviver quest’arte, nel fioritissimo Regno della Francia ella si praticava, non punto inferiormente a quello che si faceva in Italia; perché torno a dire, che verissima cosa è che in ogni parte d’Europa avanti a Cimabue, e Giotto si dipigneva, ma alla Greca e Gotica maniera.

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P
Proemio dell’Opera 1.
Pittura, e Scultura sono una cosa stessa 2. lor divisione da che proceda 2. Procedono dallo stesso principio che è il disegno 2. Dall’Egitto in Italia, e poi in Grecia 3. periscono 3. risorgono in Toscana 3.
Plastica del primo Uomo 2.
Prassitele antico Scultore 3.
Pirro antico pittore in Grecia 3.
Polignoto Ateniese antico Pittore in Corinto 3.
Parrasio antico pittore 3.
Protogene antico pittore 3.
Pitture de’ Greci in S. Maria Novella 4.
Palazzo de’ Governatori d’Ancona 5.
Provvisione ottenuta nel Consiglio della Città di Firenze a favor di Giotto 10.
Platone ebbe lode d’essere stato il primo, che riducesse il Dialogo a perfezione 28.
Palazzo de’ Sig. in Arezzo, e Torre della Campana 35.
Ponte alla Carraia quando fondato, e da chi 35.
Palazzo delli Anziani in Firenze e da chi edificato 36. servì poi pel Podestà, oggi pel Bargello 36.
ser Petraccolo dell’Ancisa padre del Petrarca 36.
Ponte alla spugna sopra il fiume dell’Elsa quando edificato, e da chi 38.
Persio si fa chiamare discepolo di Cornuto 42.
Paradiso si piglia per atrio, e portico di Chiesa, avvertimento dell’Autore intorno a ciò 48.
Pietro Berrettini da Cortona 58.
Papa Benedetto IX da Treviso 60 e 63.
Papa Bonifazio VIII. 60.

Vocabolario

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Capitello

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Capitello m.
Ornamento e quasi capo della colonna: e se crediamo a ciò che fu scritto, che le colonne fossero dagli antichi ritrovate, e rappresentate a principio in forma d'uomini o donne, in atto di sostenere i pesi delli edifizi (donde poi son derivate le colonne tonde, e i pilastri) non sarà lontano dal proprio, chiamare il capitello, che è la più alta e più ornata parte di quella, il capo stesso della colonna. Sopra questo posano, e leggiadramente si congiungono gli architravi. Furono i capitelli da principio fatti e da i Popoli Dorici della Grecia nell'Acaia e nel Peloponneso, e dalli antichi Toscani, in forma di tazza, sopra di cui posato fosse un coperchio quadro: gli Ionici Popoli della Grecia condotti in Asia in tredici Colonie all'abitazione di tredici Città, nelle sontuose e nobili fabbriche che fecero, v'aggiunsero le scorze. I Corinti, inventore Gallimaco, le foglie; e i Toscani lo composero del Dorico, Ionico, e Corinto, aggiugnendovi le volute, che dicon pure essere state ritrovate dagli Ionici

Vocabolario

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Marmo

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Marmo
m. Pietra fine, e dura; di diverse spezie, e colori.
Marmo bianco del Monte a S. Giuliano
, montagna del territorio di Pisa in Toscana. Una qualità di marmo, che tiene al quanto dell'Alberese. Di questo è incrostato per di fuori il Duomo e il Campanile di quella Città.
Marmo bianco di Parigi
. Una Pietra descritta da Benvenuto Cellini: ed è di color bianco alquanto torbidiccio, e tanto dolce e gentile, che quando si cava si può lavorare co' ferri da legno; ma in processo di tempo piglia una durezza, particolarmente nella superficie, simile a quella degli altri marmi: e dicono ancora trovarsene in Inghilterra.
Marmo bianco di Seravezza e di Campiglia in Toscana
. Una qualità di marmo, buono per lavoro di quadro e qualche poco per figure.
Marmo bianco senza vene
. Un marmo di finissima grana, e grandissimo di mole, il quale si cava nella Grecia. Questa è quella sorta di pietra, della quale gli antichi fecero le grandissime statue tanto note, fra le quali si ammirano in Roma, il Gigante di Monte Cavallo, ed il Nilo di Belvedere. Lavorasi questo marmo con gran facilità.
Marmo bianco
; sue qualità in universale. Anno i marmi bianchi un tale sdegno verso ogni cosa, la qual bianca non sia, che tocchi da calcina, perdono la loro bianchezza, e si tingono di macchie sanguinolenti; da olio, diventano pallidi; da vino rosso, si fanno paonazzi, e se a sorte son bagnati dall'umido, che esce dal castagno, diventano neri fino al di dentro; e non vi è forza di scarpello, che basti a tor via quella bruttura.
Marmo nero
. Una sorta di marmo, che si cava in Toscana, con la quale, insieme con marmo rosso, e marmo bianco, è incrostato per di fuori tutto l'edifizio del Tempio maggiore di Firenze, detto il Duomo. Vas.Introd.
Marmo nero di Carrara
di più sorte; alcuna, che tira al bigio; altra mischiata di rosso; ed altra con vene bige, le quali si veggono sopra la superficie de' marmi bianchi: pigliano quel colore, quando sono offesi dall'aria e dall'acqua.
Marmo rosso
. Una sorta di marmo, che si cava in Toscana, con la quale, insieme con marmo nero, e marmo bianco, è incrostato per di fuori tutto il Tempio del Duomo di Firenze. Vas.Introd.
Marmo trasparente
. Una sorta di pietra che si cava nella Grecia, e in tutte le parti Orientali: di color bianco gialliccio; e fu adoperato dagli Antichi, per edifizi di bagni, e stufe, e per que' luoghi, dove avessero potuto gli abitatori essere offesi dal vento. Veggonsene nella Tribuna di S. Miniato a Monte, vicino a Firenze, soppannate le finestre di essa, per il qual soppanno traspare la luce, particularmente quando sono battute dal Sole; trovasene ancora in opera in altri luoghi di Toscana.

Vocabolario

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Marmo

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Marmo
m. Pietra fine, e dura; di diverse spezie, e colori.
Marmo bianco del Monte a S. Giuliano
, montagna del territorio di Pisa in Toscana. Una qualità di marmo, che tiene al quanto dell'Alberese. Di questo è incrostato per di fuori il Duomo e il Campanile di quella Città.
Marmo bianco di Parigi
. Una Pietra descritta da Benvenuto Cellini: ed è di color bianco alquanto torbidiccio, e tanto dolce e gentile, che quando si cava si può lavorare co' ferri da legno; ma in processo di tempo piglia una durezza, particolarmente nella superficie, simile a quella degli altri marmi: e dicono ancora trovarsene in Inghilterra.
Marmo bianco di Seravezza e di Campiglia in Toscana
. Una qualità di marmo, buono per lavoro di quadro e qualche poco per figure.
Marmo bianco senza vene
. Un marmo di finissima grana, e grandissimo di mole, il quale si cava nella Grecia. Questa è quella sorta di pietra, della quale gli antichi fecero le grandissime statue tanto note, fra le quali si ammirano in Roma, il Gigante di Monte Cavallo, ed il Nilo di Belvedere. Lavorasi questo marmo con gran facilità.
Marmo bianco
; sue qualità in universale. Anno i marmi bianchi un tale sdegno verso ogni cosa, la qual bianca non sia, che tocchi da calcina, perdono la loro bianchezza, e si tingono di macchie sanguinolenti; da olio, diventano pallidi; da vino rosso, si fanno paonazzi, e se a sorte son bagnati dall'umido, che esce dal castagno, diventano neri fino al di dentro; e non vi è forza di scarpello, che basti a tor via quella bruttura.
Marmo nero
. Una sorta di marmo, che si cava in Toscana, con la quale, insieme con marmo rosso, e marmo bianco, è incrostato per di fuori tutto l'edifizio del Tempio maggiore di Firenze, detto il Duomo. Vas.Introd.
Marmo nero di Carrara
di più sorte; alcuna, che tira al bigio; altra mischiata di rosso; ed altra con vene bige, le quali si veggono sopra la superficie de' marmi bianchi: pigliano quel colore, quando sono offesi dall'aria e dall'acqua.
Marmo rosso
. Una sorta di marmo, che si cava in Toscana, con la quale, insieme con marmo nero, e marmo bianco, è incrostato per di fuori tutto il Tempio del Duomo di Firenze. Vas.Introd.
Marmo trasparente
. Una sorta di pietra che si cava nella Grecia, e in tutte le parti Orientali: di color bianco gialliccio; e fu adoperato dagli Antichi, per edifizi di bagni, e stufe, e per que' luoghi, dove avessero potuto gli abitatori essere offesi dal vento. Veggonsene nella Tribuna di S. Miniato a Monte, vicino a Firenze, soppannate le finestre di essa, per il qual soppanno traspare la luce, particularmente quando sono battute dal Sole; trovasene ancora in opera in altri luoghi di Toscana.

Vocabolario

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Ordine d'Architettura

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Ordine d'Architettura
. Quella proporzionata disposizione, che dà l'Artefice alle parti dell'edificio, mediante la quale ciascheduna ritiene il suo sito in quella grandezza, che si ricerca, conforme al fine, che si prescrive il medesimo Artefice. Dicesi anche simetría, che è quanto dire disposizione a misura: e benchè sotto questo termine Ordine, s'intendano le disposizoni delle particulari stanze, che alla natura di qualsivoglia abitazione si convengono; contuttociò pare, che in pratica, per non sò qual proprietà o eccellenza, solo agli ornamenti di essi edifizi s'appropri questa voce: ed in questo modo presa pare si possa dire, che l'Ordine d'Architettura è un concerto o componimento di varie parti proporzionate fra di loro; le quali annesse, a guisa di membra, formano un corpo intero, in cui si vede leggiadría e bellezza, atta a soddisfare l'occhio di chi le mira. Gli Ordini adunque (così presi) dell'Architettura son diversi, e la loro differenza consiste nella diversità delle proporzioni, che possono con ottima regola trovarsi nelle loro parti principali, e nel numero, e diversità delle medesime parti. De' molti Ordini d'Architettura, che dagli antichi furono ritrovati, e posti in uso, solo cinque sono dagli ottimi Artefici stati approvati, cioè il Toscano, il Dorico, lo Ionico, il Corinto, e 'l Composito, de' quali a suo luogo; avvertendo, che anno preso tali denominazioni da' popoli, che o ne furono gli inventori, o ne frequentarono l'uso. Usano in valersi gli Architetti di questi Ordini nella struttura degli edifizij (come dice un moderno Autore) secondo la qualità di ciascuno, nel modo, che tiene la Natura nella produzione degli alberi, la quale gli fa rozzi, e grossi nel piede, nelle parti più alte più sottili, e nella sommità più ornati; che però servonsi prima del Toscano, o del Dorico, come più massicci e robusti degli altri, sopra questi alzano lo Ionico, e finalmente il Corinto, o 'l Composito, che sono i più delicati, ed ornati di tutti gli altri.
Ordine Attico
, altrimenti dicesi
Ordine Bastardo
, che non segue la proporzione degli altri Ordini: usasi per lo più nelle parti superiori degli edifizi.
Ordine Bastardo
. V. Ordine Attico.
Ordine Composito
o
Ordine Composto
, detto da alcuni ancora
Ordine Italico
, o
Ordine Latino
. Uno de' cinque ordini dell'Architettura, del quale Vitruvio non fece particolar menzione: è un composto degli altri quattr'Ordini, cioè Dorico, Ionico, Corinto, e Toscano; onde sortisce il nome di composito, o composto. Fu alcuna volta usato dagli antichi, e si adopera molto fra' moderni: è, siccome il Corinto, al quanto più gracile degli altri tre. La sua colonna, con la base e capitello, è per dieci volte la sua grossezza.
Ordine Composto
. V. Ordine Composito.
Ordine Corinto
. Uno de' cinque Ordini d'Architettura, che fu molto in pregio appresso i Romani, essendosene valuti per lasciar nelle fabbriche alcuna memoria di loro stessi, come mostrano l'arco di Pola, le spoglie del Tempio della Pace, e 'l Panteon. Questo, conforme ancora si è detto del Composito, è alquanto più gracile degli altri tre: ed è la sua colonna, con la base e capitello, per dieci volte la sua grossezza.
Ordine Dorico
. Uno de' cinque Ordini d'Architettura il più massiccio e più forte, che avessero i Greci, e meglio collegato degli altri Ordini; e se ne servirono i Romani ne' Templi de' loro falsi Dei, con più o meno intaglio o lavoro, secondo la qualità del Dio a cui era dedicato. Con quest'Ordine fecesi in Firenze la fabbrica de' Magistrati, detta degli Uffizij con architravi spianati sopra le colonne. In quest'Ordine la lunghezza della colonna è otto volte la sua grossezza: ed usasi ancora alcuna volta insieme col Corinto, e Composito, in uno stesso edificio.
Ordine Gottico
. Dicesi quel modo di lavorare tenuto nel tempo de' Goti, di maniera Tedesca, di proporzione in niuna cosa simile a' cinque buoni Ordini d'Architettura antichi; ma di fazzione in tutto barbara, con sottilissime colonne, e smisuratamente lunghe, avvolte, e in più modi snervate, e poste l'una sopra l'altra, con un'infinità di piccoli tabernacoli, e piramidi, risalti, rotture, mensoline, fogliami, animali, e viticci, ponendo sempre cosa sopra cosa, senza alcuna regola, ordine, e misura, che vedersi possa con gusto.
Ordine Ionico
. Uno de' cinque Ordini d'Architettura, alquanto più svelto del Dorico, fatto dagli antichi ad imitazione degli uomini, che son fra 'l tenero e 'l robusto, però messonlo in opera in fabbriche dedicate ad Apolline, a Diana, e a Bacco, e talora a quelle di Venere. È Ordine leggiadrissimo, come mostrano le fabbriche fatte con esso dagli antichi, e da' moderni. Questo, insieme col Dorico, è alquanto più robusto del Corinto, e del Composito, ma non quanto il Toscano. La lunghezza della sua colonna, con la base e capitello, per nove volte la sua grossezza.
Ordine Rustico
Ordine Toscano
. Uno de' cinque Ordini d'Architettura, più nano, e di maggior grossezza degli altri Ordini, e più semplice nelle modanature, ne' capitelli, e nelle base, e altri suoi membri. Chiamasi Toscano, perchè mentre dalla Grecia s'introdusse l'Architettura in Italia (come dice Daniel BarbaroLib. 4. cap. 70.) ebbe il suo primo stato nell'Etruria, da i Rè della quale fu usato nelle loro fabbriche. Se ne valsero ancora i nostri antichi, per far porte, finestre, ponti, castelli, e torri da Città, e da campagna, porti di Mare, fortezze: e perchè il più robusto, anche fra tutti gli altri il più durevole. In quest'Ordine la lunghezza della colonna, con la base e suo capitello, è per sette volte la sua grossezza, misurata nel vivo dell'imoscapo, o ratta da piede.

Vocabolario

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Paragone

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Paragone
m. Sorta di pietra nera, che si cava nell'Egitto, e in alcuni luoghi della Grecia. Serve per saggiar l'oro e l'argento sfregandovisi sopra. Trovasene d'una qualità al quanto meno nera, che serviva agli antichi per istatue, come mostra la figura dell'Ermafrodito in Roma. È pietra durissima, e piglia un bellissimo lustro. Trovasene in Toscana e nelle montagne di Carrara, e ne' monti vicino alla Città di Prato.
Paragone di Fiandra
. Una pietra dura per il doppio del marmo, che riceve bellissimo pulimento. È di color nero affatto: lavorasi con sega, e scarpello facilmente; trovasene di grandezza fino a sei e sette braccia, e d'ogni grossezza. Affermano i pratici, trovarsi il migliore nella Fiandra, e ne' contorni di Liege.
Paragone di Verona
. Una sorta di pietra Paragone assai inferiore dell'altro, che si trova ne' contorni della Città di Verona.

Vocabolario

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Serpentino

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Serpentino
m. Pietra diversa da quella che chiamano pietra serpentina. Questo è di color verde, alquanto scuro, à in sè alcune crocette pendenti in giallo per la lunghezza di tutta la pietra. È duro più del Porfido, ma più facile a lavorare. Cavasi nella Grecia; serve per lo più a far colonne, e pavimenti, base, maschere, e altri simili ornati; E perchè con tutta la sua durezza ad ogni modo facilmente schianta, non serve a far figure.

Vocabolario

1681

Tempo

Vedi
Tempo
m. Misura del moto. Stimerassi forse cosa impropria, ch'io mi ponga quì a dichiarar questa voce, la quale par che poco si confaccia col mio assunto, che fu principalmente di esplicar parole e termini, che più frequentemente occorrono nel parlare o legger materie appartenenti a disegno. Ma sebbene si porrà mente, si troverà essere anche stato mio fine, l'erudire, per quanto mi sia possibile, la mente di chiunque voglia applicarsi a quest'Arte, acciocchè meglio quelle possa professare; e perchè le varie cognizioni che si posson portare sotto questa parola Tempo, possono non poco giovare a colui, che vorrà inventare in Pittura, particolarmente, dove si parlerà dell'Età del Mondo e dell'uomo: io non voglio lasciare di metterle in questo luogo. Le parti dunque del tempo, sono, l'ore, i giorni, le settimane, i mesi, e gli anni: dell'ore si compone il giorno, di giorni la settimana, di settimane i mesi, di mesi l'anno, di anni si compongono diversi periodi, fra' quali si numerano principalmente, i Lustri, l'Eta, i Secoli.
Secolo
, e
Lustro
Il Secolo è un periodo decorso di cent'anni, il lustro di cinque.
Età dell'Uomo
L'Età non à periodo fermo, o si abbia riguardo all'età del Mondo, o all'età dell'uomo; perchè nell'uomo
Infanzia
L'infanzia, che è la prima età, è lo spazio della nascita del fantolino, fino a ch'ei non comincia a parlare, onde è detto con voce Latina infante, cioè non parlante.
Puerizia
Segue la puerizia o fanciullezza, che dura fin che non apparisce l'uso della ragione, atto a distinguere il bene dal male, che suol'essere fra 'l primo e 'l secondo settenio.
Adolescenza
Dipoi ne viene l'adolescenza, detta così dal crescere ed impor vita notabilmente, che si estende intorno al ventiduesimo anno.
Gioventù
A questa succede la gioventù, che dura fino al trentacinquesimo in circa.
Virilità
Dipoi la virilità, che arriva fino al cinquantesimo.
Vecchiaia
, e
Decrepitezza
Dopo la vecchiaia, e dal settantesimo in là succede la decrepitezza: e tutti questi periodi dell'umana età si pigliano non istrettamente, ma con qualche latitudine, di più e di meno, secondo la robustezza o debolezza delle complessioni.
Età del Mondo
L'Età del Mondo sono altresì sette. La prima ebbe suo cominciamento dalla creazione del Mondo, e durò fino al diluvio universale. La seconda principiò dalla fine del diluvio, e pervenne al termine dell'uscita degli Ebrei dall'Egitto, per andare alla terra promessa. La terza dalla detta uscita d'Egitto fino alla fondazione del Tempio di Salomone. La quarta dalla fondazione di esso Tempio, fino alla di lui distruzione fatta dagli Assirj, o come altri vogliono a tutta la cattività Babilonese. La quinta dal fine di detta cattività de' Giudei, che fu nel principio della Monarchía Persiana, per infino alla venuta del Messía Figliuolo di Dio, incarnatosi di María sempre Vergine. La sesta cominciò dall'Incarnazione del Figliuol di Dio, o vogliamo dire prima venuta o avvento del Messía, per ricomprare il genere umano; e durerà fin'alla seconda venuta, ovvero avvento del medesimo, a giudicare il Mondo nell'estremo ed universal giudizio. La settima comincerà terminato il giudizio universale, finito il Mondo, per durare per tutta l'eternità.
Olimpiade
, e
Bisesto
Erano appresso gli Antichi in pregio altri diversi periodi d'anni, e spezialmente appresso i Greci furon famose le
Tetraeteridi
, cioè i periodi di quattro, co' quali segnavano le celebratissime loro Olimpiadi, dette dal luogo dove si celebravano i corsi de' cavalli in onore di Giove, che aveva suo Tempio in Olimpia posta nella region Pisana in Grecia. A noi però sono in pregio per lo bisesto, inventore Giulio Cesare, per il quale ogni quattr'anni si cresce un giorno di più; cioè dopo lo scorso di tre anni di 365. giorni l'uno, viene il quarto che ne à 366. e ciò si fa per uguagliare all'anno il corso del Sole, che è qual cosa più di 365. periodi o revoluzioni: dicesi bisesto, perchè il giorno 24. di Febbraio, che in Latino si dice Sexto Kal. Martias, si replicava ancora il dì 25. dove s'inseriva il giorno aggiunto: dal dirsi dunque nell'
anno bisestile
o
anno intercalare
, due volte Sexto Kal. n'è avvenuto il dirsi l'
anno intercalare bisesto
.
Aureo numero
, ed
Epatta
Avevano ancora la Ennea decaeteride, cioè il decorso di 19. anni solari, del quale si serve ancora la santa Chiesa Romana, e chiamalo il
ciclo decennovennale della luna
, ovvero il
ciclo dell'aureo numero
, e serve per trovare il principio dell'epatta, la quale è quel numero di giorni, del quale l'anno ordinario di 365. giorni eccede l'anno lunare o della luna, di 354. giorni; sicchè essendo questo svario, fra li detti due anni, di giorni undici, l'epatta cammina di undici in undici anni moltiplicati, con questo che ogni volta ch'e' si tocca del trentesimo, devesi ritenere il numero che avanza sopra il 30. che va gettato via; perchè allora l'anno è di tredici lune, e fassi l'
embolismo
, cioè l'intercalare d'un mese: e ciò si proseguisce fino all'anno diciannovesimo dell'aureo numero; perchè allora l'epatta deve costare non più d'undici, ma di dodici giorni; acciocchè nel principio del ciclo dell'aureo numero, che succede, ritorni l'epatta ad essere allo stesso numero, che fu a principio dello stesso aureo numero: e ciò si fa perchè le lunazioni, ed i novilunij, o vogliamo dire il principio delle lune nuove, non iscorrano verso la fine de' mesi; ma tornino agli stessi giorni, ne' quali furono in prima.
Anno Sabatico
, e
Giubbileo
Appresso gli Ebrei due erano i più notabili periodi annuali, uno che si chiamava
settimana annuale
, ed era un decorso di sett'anni, l'ultimo de' quali chiamavasi anno sabatico, nel quale la terra dovea riposare, sendo loro da Dio comandato, che per quell'anno ella non si lavorasse: l'altro era detto giubbileo, ed era un periodo di 50. anni, l'ultimo de' quali era del giubbileo; nel quale, non solo si doveva far riposar la terra dalle culture, ma di più si dovevano scancellare le partite a' debitori, condonandogliele, e dar la libertà a' servi: l'uno e l'altro periodo cominciava all'entrare dell'Autunno. Da quest'anno del giubbileo à preso il nome il nostro giubbileo, nella visita de' luoghi santi di Roma, per acquistar le sacre e plenarie Indulgenze delle commesse colpe. Osservavasi prima in esso il decorso del Secolo, dipoi fu ridotto al periodo di 50. anni, e finalmente alla revoluzione d'ogni venticinquesimo anno, com'è al presente.
Anno
L'Anno è la revoluzione di dodici Mesi, e dividesi in lunare e solare; l'
anno lunare
è quello spazio di tempo, che mette la Luna, nel far dodici volte il corso del Cielo, o vogliamo dire nel congiugnersi essa dodici volte col Sole, consumandovi giorni 354. L'
anno solare
, detto anche
anno tropico
, cioè di revoluzione, è quello spazio di tempo, che il Sole consuma, nello scorrere tutto il zodiaco del Cielo, consumandovi giorni 365. et una quarta parte scarsa. Consta l'anno di quattro punti più notabili, due detti
equinozzj
, e due
soltizzj
, con quest'ordine; l'
equinozzio vernale
, il
solstizzio estivo
, l'
equinozzio autunnale
, il
solstizzio iemale
o
solstizzio vernereccio
; dalli quali punti incominciano le stagioni dell'anno, primavera, state, autunno, e verno: di questo non c'è differenza niuna; solo nel principiar dell'anno, che secondo le diverse nazioni, diverso prendesi il principio di esso, come si pratica al presente (per non dir degli antichi) che gli Ecclesiastici seguendo l'uso degli antichi Romani lo cominciano alle Calende di Gennaio; i Toscani a' 25. di Marzo, quello dicesi a nativitate, questo a conceptione; ma i Pisani principiato, noi Fiorentini terminato lo computiamo.
Mese
Il Mese è la duodecima parte dell'anno, e sono i mesi lunari e solari; il mese lunare è quello spazio di tempo, che è tra un novilunio e l'altro, e consta di giorni 29. poco più o poco meno. Il mese solare è quello spazio di tempo impiegato dal Sole, nello scorrere ciascheduno de' dodici segni del zodiaco. Erano appresso gli antichi, molto usati i mesi lunari; noi presentemente ci serviamo de' solari: e perchè il Sole scorre alcuni segni più presto, altri più tardi; per questo i mesi sono ineguali, alcuni di giorni trenta, altri di giorni trentuno, ed uno di giorni ventotto; quali sieno gli uni e quali gli altri, l'indica questo tetrastico, o quadernario. Trenta dì è Novembre, Aprile, Giugno, e Settembre; Di ventotto cen'è uno; Tutti gli altri son trentuno. I nomi de' mesi sono, Gennaio 31. Febbraio 28. Marzo 31. Aprile 30. Maggio 31. Giugno 30. Luglio 31. Agosto 31. Settembre30. Ottobre 31. Novembre 30. Dicembre 31. Appresso i Romani antichi dividevasi il mese in kalende, none, e idi; ed i giorni intermedij con la denominazione di primo, secondo, terzo etc. avanti alle none, o agli idi, o alle calende, si nominava.
Settimana
La Settimana, detta Grecamente
eddomada
, è un decorso di sette giorni, che perpetuamente ricorre in giro. I suoi giorni appresso i Gentili si denominavano da' sette pianeti così, giorno del Sole, della Luna, di Marte, di Mercurio, di Giove, di Venere, e di Saturno. Dagli Ebrei col nome di Sabato, aggiuntovi primo, secondo, terzo etc. siccome anche tutta la settimana chiamavano sabato. S. Silvestro Papa, per levare l'uso de' Gentili, fu quelli che ordinò si domandassero i giorni della settimana col nome di
ferie
, coll'aggiunto di prima, seconda terza etc ma la prima feria, come giorno dedicato a Dio N. S. dies Dominicus, ovvero dies Dominica, e volgarmente Domenica, fu appellato; e l'ultima feria con quello di Sabato; e quest'uso si ritiene dagli Ecclesiastici: noi però gli chiamamo così, Domenica, Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, e Sabato.
Giorno
Il Giorno è la settima parte della settimana; e dividesi in
giorno naturale
ed in
giorno civile
, ovvero
giorno astronomico
: il giorno civile è dalla levata del Sole sopra del nostro orizonte o piano, fino al tramontar di esso sotto 'l medesimo piano: il cui opposto tempo dicesi notte, che è lo spazio dal tramontar del Sole, alla di lui levata o nascita. Il giorno civile è quello che risulta da un'intera revoluzione del Cielo, per il quale si comprende un giorno naturale, insieme con la sua notte: i giorni civili sono per tutto il Mondo eguali, e costano di ventiquattr'ore; i naturali sono ineguali, or maggiori, cioè nella state, or minori, come nel verno; e più e meno và di differenza, secondo che più e meno il paese s'accosta verso l'equatore, o linea equinoziale, sotto 'l quale i giorni naturali e le notti sono eguali. I giorni naturali a tutti cominciano col nascer del Sole, terminano col di lui occaso, o tramontare; non così i civili, perchè gli Ebrei gli principiavano dal tramontar del Sole, e furono in ciò seguitati dagli Ateniesi, e da altre nazioni, siccome dagli Italiani, che in tal foggia principiano il giorno, sebbene noi Fiorentini lo principiamo mezz'ora doppo l'occaso: per lo contrario i Babilonesi lo principiavano dalla levata del Sole, gli antichi Umbri dal mezzo giorno, gli antichi Romani dalla mezza notte, seguitati in ciò dagli Astrologi, e dalla maggior parte di Europa.
Ora
L'ora è la ventiquattresima parte del giorno civile, la prima delle quali, come sopra s'è detto, diversamente si prende, secondo la diversità delle nazioni. Gli Italiani moderni la prima ora dopo l'occaso del Sole, e nello stesso occaso la ventiquattresima, benchè noi Fiorentini indugiamo mez'ora dopo, e diconsi quest'ore Italiane. Gli Spagnuoli, i Franzesi, e' Tedeschi, con gli Astrologi, dividon l'ore in due parti, cominciando da mezza notte a mezzo giorno, e da mezzo giorno a mezza notte. I Babilonij dalla prima ora dopo la nascita del Sole, fino all'altro oriente: per l'opposito degli Italiani. E da queste tre diverse maniere di principiare a numerar l'ore, ne nascono le tre diverse sorte d'oriuoli solari, cioè Italiani, Astronomici, e Babilonij. L'ora finalmente dividesi in quattro parti, detti
quarti
, ovvero in 60. minuti, 15. per quarto.
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