Luogo - Francia

Numero occorrenze: 14

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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LXVI. 1666 FELIBIEN Franzese, ne’ suoi Trattenimenti sopra le vite e opere de’ Pittori. Voilà l’estat où estoit l’Italie aù commencement de l’année 1240 quand CIMABUE vint aù monde, le quel estant né pour restablir la Peinture, que les desordres & le guerres en avoient bannie, prit cependant naissance dans le temps des plus grands desordres dont l’Italie ait esté jamais affligée. Comme c’est le premier de tous les Peintres qui a remis au jour un Art si illustre, c’est avec raison qu’on peut le nommer le Maistre de tous ceux qui ont paru depuis ce temps-là. Il estoit d’une noble famille de Florence. Poi soggiugne: Et déroboit les heures de ses leçons pour voir travailler certains Peintres grossiers & ignorans, que ceux qui gouvernoient dans Florence avoient fait venir de Grece, & qui peignoient la Chapelle de l’illustre famille de Gondi, qui est dans l’Eglise de sancta Maria novella. Pymandre m’interrompant, Est-ce, me dit-il qu’il y avoit encore dans la Grece des successeurs de ces grand Peintres dont vous m’avez parlé? C’estoit bien en effet, luy repartis-je, les successeurs de ces fameux Peintres Grecs, mais il y avoit entre les derniers & les premiers la mesme difference, qui se trouvoit entre l’état déplorable où estoit alors ce païs-là, & l’etat florissant où il avoit esté du temps des Zeuxis & des Appelles. C’est-à-dire que ces derniers Peintres dont je parle, n’estoient que les miserables restes de ces grands hommes. Cependant comme si c’eust esté une fatalité à l’Italie de ne pouvoir posseder la Peinture, que par le moyen des Grecs, ce furent eux qui l’y apporterent pour la seconde fois, & qui dés l’an 1013. firent à Florence & en plusieurs autres lieux des Ouvrages de Mosaïque & de Peinture. Che recato in nostro Idioma vuol dire, Ecco lo stato, nel quale era l’Italia al principio dell’anno 1240. quando CIMABUE venne al Mondo; il quale essendo nato per istabilire la Pittura, la quale i disordini e le guerre ne avevano bandita, ebbe i suoi natali in questo mentre, nel tempo delle più gran turbolenze, dalle quali era stata già mai afflitta l’Italia: siccome questi è il primo fra tutti i Pittori, che à rimesso alla luce un’Arte tanto illustre; così con ragione si può chiamare il Maestro di tutti quei che sono venuti doppo questo tempo. Egli era d’una nobil famiglia di Fiorenza etc. Poi soggiugne: Egli rubava l’ore delle sue lezzioni, per veder lavorare alcuni Pittori grossolani ed ignoranti, che quei che governavano in Fiorenza, avevan fatto venire di Grecia, che dipignevano la Cappella dell’illustre famiglia de’ Gondi, che è nella chiesa di S. Maria Novella. Pimandro interrompendomi; puol’ essere, mi disse egli, che vi fussero ancora nella Grecia successori di questi gran Pittori, de’ quali m’avete parlato? Questi eran ben’ in effetto, io gli risposi, i successori di quei famosi Pittori Greci: ma vi correva, tra gli ultimi ed i primi, la medesima differenza, che si trova tra lo stato deplorabile, mel quale era allora quel Paese, e lo stato florido nel quale era stato a tempo degli Zeusi e degli Apelli. Voglio dire, che questi ultimi Pittori, de’ quali io parlo, non erano, che i miserabili avanzi di quei grand’uomini: fra tanto come se fusse stata una fatalità all’Italia di non poter posseder la Pittura, che per mezzo de’ Greci, furono essi quei che ve la portarono per la seconda volta, e che doppo l’anno 1013. fecero a Firenze, ed in molt’altri luoghi dell’opere di Musaico, e di Pittura. Fin qui il FELIBIEN. E avverta il Lettore in questo luogo, che il moderno autore, già tante volte mentovato, per avvalorar suo sentimento, lasciando di far menzione di ciò che disse il Felibien nel luogo sopra notato, lo cita per sé in un altro luogo, nel quale egli non disse mai ciò che esso Autore vuol ch’ei dica, né contradisse a sé stesso, ma asserì quel che veramente fu vero, che gl’Italiani non sono stati i primi inventori della Pittura, e che innanzi, che Cimabue e Giotto incominciassero a far riviver quest’arte, nel fioritissimo Regno della Francia ella si praticava, non punto inferiormente a quello che si faceva in Italia; perché torno a dire, che verissima cosa è che in ogni parte d’Europa avanti a Cimabue, e Giotto si dipigneva, ma alla Greca e Gotica maniera.

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Ora se da quanto s’è portato fin quì, che pure è un bene scarso saggio di ciò che del molto, ch’è stato detto e scritto in quattro interi secoli, potrebbe addursi, si può cavar conseguenza, che L’IGNARA PLEBE NON SOLO, MA QUALCHE BUONO AUTORE DEL PASSATO, E DEL PRESENTE SECOLO, CAMMINANDO SU L’ALTRUI FEDE, ED ALLA CIECA, SIASI LASCIATO PORTARE DA SÌ VANA CREDENZA, ED ERRONEA OPINIONE, il lasciamo alla considerazione di chi legge; e se l’Autore soggiungerà che con le pochissime pitture da esso addotte a confermazione di sua sentenza, dico di quelle ch’egli stesso confessa che oggi più non si veggono, ma resta la fede di lor bontà appresso al Baldo, e’l Bumaldo, e con quelle che pur’ oggi si veggono tutte fatte, com’e’ dice, avanti gli anni di Cimabue, e ne’ suoi tempi, ABBIA IL TEMPO PADRE DELLA VERITÀ, ANZI DELLE BUGIE SEVERO FISCALE, LE FALLACIE FATTO PALESI; sovvengagli che nelle cose labilissime e frali, com’è la Pittura, il tempo non è Padre della verità, ma della menzogna, non iscopritore di chiarezza e di lume, ma apportatore di tenebre; il che senza ch’io adduca esempi (come ben potrei fare senza scostarmi dalla materia che si tratta) conoscerà molto bene la per altro buona erudizione dello stesso. Ma perché tali pitture non ognuno à visto, né può vedere, per chiarirsi sul fatto, dell’erroneità de’ suoi supposti, riduciamola al discorso, e diciamo così. Verissima cosa è, che per ogni pittura, che si è rimasta oggi di quelle ch’e’ dice anno scoperto questa verità col tempo, al certo al certo che quattrocento anni fa ne eran mille, che poi il tempo à distrutte; laonde, siccome stolta cosa sarebbe di chi volesse scrivere oggi, che i disegni del divino Michelagnolo Buonarroti, la vivacità del gran Raffaello, il colorito del Correggio, di Tiziano, e del Veronese, il rilievo del Bassano, la nobiltà e verità de’ mai a bastanza lodati Carracci, fussero meno stimabili di quelle del suo Gio. da Capognano, e del nostro Geppe da S. Gimignano, l’uno e l’altro Pittori ordinatissimi; così dee credere ogni persona, che Uomini così dotti e savi, anzi primi lumi della letteratura, e, o Dilettanti, o Professori, che peregrinarono per l’Italia, e pel Mondo, non avrebbero scritto cosa tanto contraria al senso, quanto fusse, che l’opere di Cimabue e di Giotto, fussero superiori a quelle d’ogn’altro Pittore di que’ Secoli, e d’alcuni altri avanti, mentre che pure tante e tant’altre pitture, erano per tutta Italia e fuori, di diversi Maestri più antichi, e di que’ medesimi tempi ancora che Cimabue e Giotto operavano; né tante nobilissime Città d’Italia, e Provincie, avrebbono a gara proccurato d’avere a sé prima Cimabue e’ suoi Discepoli, e molto più doppo di lui il celebratissimo Giotto, per ornare i lor Tempj, il lor Monasteri, i Palazzi Reali, i Fori, i Tribunali, e quanti suntuosi Edificj sapeva la magnificenza loro esporre all’ammirazione degli Uomini. Tali furono, per camminar coll’ordine della Storia, Firenze, Ascesi, Arezzo, Pisa, Roma ne’ tempi di Bonifazio VIII. Avignone, e molti luoghi della Francia in tempo di Clemente V. Padova, Verona, ed altri luoghi dello Stato Veneto, Ferrara, Ravenna, Urbino, Lucca, Napoli, Gaeta, Rimini, Milano, e tutta la Toscana, per nulla dire delle Terre, Castella, Monasteri, ed altri luoghi sparsi per quelli Stati. A tutto questo aggiungasi, che la nobiliss. e virtuosiss. Città di Bologna, dove, per quanto si à da più Autori, ma particolarmente da Cherubino Gherardacci Eremitano, Scrittor della Storia di essa Città, fu chiamato Buonamico Buffalmacco, dice egli, eccellente Pittore a dipigner le storie de’ voltoni nella Cappella de’ Bolognini nella Chiesa di S. Petronio, ebbe quelle sue pitture in sì gran conto, che soggiunge il medesimo Autore, che furono fatti ripari, e difensivi per quelle sottrarre a i pericoli, e danni delle piogge.

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E pare anche ch’e’ dovesse dire ch’e’ non fusse chiamato a Roma, ma che per ordine di quel Papa e’ fosse fatto andare a Roma, a finir quell’opere; perch’e’ non si sà che PapaClemente V, che fu creato in Perugia l’anno 1305, essendo egli in Francia, stesse mai a Roma, avendo là trasportata la Sede, & in Avignone. La verità però si crede essere, che non Clemente V, ma Niccola IV lo chiamasse a Roma, dove gli fece finire la Tribuna cominciata da detto Fra Jacopo da Turrita in S. Giovanni Laterano, che ebbe suo fine l’anno 1292, doppo appunto seguita la morte di Niccola IV, mancato nel 1291. e Papa Clemente V fu poi creato nel 1305.

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Essendo poi seguita la morte di Bonifazio VIII. e doppo quella di Benedetto IX. di lui successore, Clemente V. che fu creato doppo di lui condusse Giotto in Avignone, dove fece molte bellissime opere in tavola, e a fresco, come ancora in molti luoghi della Francia; delle quali avendo riportato rimunerazioni e guadagni eguali al merito suo, l’anno 1316. fece ritorno alla Patria carico di ricchezze e d’onore; portò seco il ritratto di quel Pontefice, del quale fece dono a Taddeo Gaddi suo discepolo. Poco dipoi fu per opera de’ SS. della Scala condotto a Padova, dove s’era poco avanti fabbricata la Chiesa del Santo, e vi dipinse una bellissima cappella. In questo tempo e’ ricevette in Casa sua il nostro Poeta Dante, come di sopra s’è accennato, quindi passò a Verona, e in quella Città ritrasse M. Cane della Scala, e per un suo Palazzo fece molte belle pitture, e una tavola per la Chiesa de’ frati di S. Francesco.

Vocabolario

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Amatista

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Amatista
f. Gioia di non molto valore, del colore del fior del Pesco, e per lo più di color paonazzo, o del color dell'uva, con le macchie granellose dello stesso colore, mà più chiare, o bianche sudice sfumanti. Poca se ne trova, che saldissima sia; perchè quei granelletti tengono non so che del sale, che però ne' lavori piccoli facilmente si sverzano, e stritolano. A noi viene del tenitorio di Roma cavata da frammenti di antichi edificj. è di durezza simile a' Diaspri; si lavora con sega, ruota, e spianatoio, e riceve pulimento acceso. Di questa pietra è fatto tutto l'imbasamento delle colonne grandi del Ciborio della real Cappella di S. Lorenzo. A nostra notizia non è che se ne trovino pezzi maggiori di due terzi di braccio. Trovasi secondo PlinioLib. 37. Cap. nell'India, e questa è la migliore, e tiene color porporino, e alcuna volta pende al color giallo. Ne à l'Arabia, l'Armenia minore, e l'Egitto; in Tarso, in Cipri, in Francia, nelle Spagne si trovavo ancora l'Amatiste, ma di non bella qualità. Molti Autori scrivono di questa pietra, alla quale attribuiscono molte virtù; l'Accademico Ardente dice essere opinione, che questa gioia fosse nell'Anello, col quale S. Giuseppo sposò María sempre Vergine.

Vocabolario

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Calcina

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Calcina
f. Materia per murare; una pietra cotta in fornace (per lo più d'Alberese, benchè si faccia anche di marmo, e d'altra pietra) lievitata poi a poco a poco con acqua, e mescolata con rena a proporzione, come è notissimo: serve a collegare ogni sorta di pietra, sasso, e lavoro negli edifizj. La migliore si fa con pietre di cava, nelle parti marittime degli Edui in Francia; e fassi ancora d'ostriche, e di conchiglie.
Calcina maghera
. Quella che è mescolata con troppa più rena del convenevole.
Calcina grassa
. Quella che è mescolata con manco rena del convenevole.

Vocabolario

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Diaspro

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Diaspro
m. Pietra dura, che si annovera fra le Gioie di minor pregio, e trovasene di diversi colori, e di varie spezie.
Diaspro
detto
Granito rosso
, o
Granito Orientale
. Pietra durissima di color rosso alquanto macchiato con piccole macchie di forme diverse, tutte diacciate, altre rosse sbiadate, altre bianche sudice, altre bige, altre nere; ma le più rosse sbiadate. Serve solamente per lavori di quadro, perchè quel diacciato, che à in sè, impedisce il poterne far lavori di commesso gentile, schiantando con facilità. Si lavora con sega, ruote, e spianatoi; e riceve pulimento assai buono, ma non quanto i Diaspri Orientali: se ne trovano pezzi di ragionevole grandezza.
Diaspro
detto
Melochite
. Una spezie di Diaspro, che nasce in Arabia, in Persia, e in Cipri; à colore simile alla malva, e senza trasparenza. L'usano in Germania assai, per tenere appeso al collo di piccoli Fanciulli.
Diaspro di Barga
detto
Bianco e rosso
. Una pietra dura di color rosso scuro; tramezzata di macchie bianche, che si lavora a forza di sega, spianatoio, e smeriglio. Trovasi a Barga nello stato Fiorentino, in lunghezza di braccia cinque, larghezza di due e mezzo, il maggior pezzo: serve per ornamenti e lavori di commesso.
Diaspro di Boemia avvinato
, di varj colori. Pietra durissima con diverse righe a similitudine, quanto alla forma, del legname dell'ulivo segato; ma di diversi colori, cioè rosse scure, nericce, bianchicce, e azzurrigne, pendenti in giallo, più chiare e più scure, e avvinate: altre larghe per la grossezza d'una penna da scrivere, altre più strette, ed altre sottili, quanto fila minutissime, o capelli, alterate da qualche macchia bianca livida, o azzurrigna, con qualche magagna, ma senza peli: nelle macchie, che più s'assomigliano all'Agata, riceve bellissimo pulimento. Lavorasi con sega, spianatoio, e ruota: serve per lavori di commesso, e forme; e trovansi pezzi di grandezza fino a due terzi di braccio.
Diaspro di Boemia chiaroscuro
. Pietra durissima di color nero, contenente in sè alcune nuvole sfumate, fra il bianco, il nero, e l'azzurro, e attorno à macchie fra 'l rosso e 'l giallo, e 'l bianco sudicio, le quali pure anno in sè alcune macchie tonde nere, granite di qualche piccolissima macchia gialliccia; riceve pulimento acceso; si lavora con sega, ruote, e spianatoi: serve per lavori di commesso; trovansene di grandezza d'un palmo, e queste son le maggiori; à qualche pelo.
Diaspro di Boemia color di Rose
. Pietra durissima del color della Rosa, con macchie a foggia delle vene del legname, ma più sfumate; alcune delle quali di color di Rosa, strette a principio, nel raggirarsi poi fra loro si dilatano alquanto; altre di colore fra 'l bianco, e 'l rosato; ed altre fra 'l bianco, e 'l verde, rigirate da una macchia di giallo dorato con altre macchie capelline, ed alcune rosse rosate più accese nell'estremità. Trovasene di grandezza di mezzo braccio: serve per lavori di commesso, perchè riceve pulimento acceso acuto; ma nelle macchie che pendono in verde, riceve pulimento grasso. à qualche magagna, o tarlo; ed alcune, ma rarissime e piccolissime macchie in forma tonda, e queste sono trasparenti: lavorasi con sega, ruota e spianatoio.
Diaspro di Boemia colori diversi
. Pietra durissima, tutta lineata per lungo con vene capelline e nere ondeggianti, e qualcheduna bianca sudicia sottilissima. È del color proprio della noce d'India; e vogliono alcuni, che sia veramente legno, che in quelle, parti si petrifichi. Si lavora come gli altri diaspri, con sega, ruote, e spianatoi; serve per lavori di commesso, e se ne trovano pezzi assai piccoli.
Diaspro di Boemia
, detto
Verde di Boemia
. Pietra durissima, che per essere alquanto ruspa, e grassa, riceve ordinario pulimento. À fondo verde, ed è abbagliata di macchie paonazze, più o meno scure, picchiettata o granita da altre piccolissime macchie, bianche e gialle: à gran quantità di peli, e alcune vene bianche sottilissime. Lavorasi con sega, spianatoio, e ruota: e di Boemia ci vien portata in pezzi non maggiori d'un braccio. Serve per lavori di forme, di commesso, e d'altro.
Diaspro di Boemia giallo e rosso
. Pietra durissima, macchiata con macchie gialle dorate vivissime ed accese, che si raggirano intorno ad altre macchie rosse focate, più o meno scure, sfilate a foggia d'una nappa di seta con le fila dilatate o sparse, più corte e più lunghe, ed alcune che si raggiran fra di loro a foggia d'onde, e queste più larghe; e fra esse appariscono alcune macchiette violate di diverse forme di color giallo sudicio, e giallo chiaro, abbagliate o velate sopra di un certo avvinato più chiaro, e più scuro, tramezzate; ed anche alcune di esse circondate da alcune righette, o venuzze nere; e dove le macchie pendono fra 'l giallo chiaro, e 'l bianco, si vede la pietra trasparente. Serve per lavori di commesso; e si lavora con sega, spianatoi, e ruote, ricevendo lucidissimo pulimento: se ne trovano pezzi di grandezza di mezzo braccio in circa; anno qualche magagna, che chiamano
tarlo
, per esser simile al legno tarlato; ma però sono alquanto rare.
Diaspro di Boemia giallo scuro, prima sorta
. Pietra durissima d'ottimo pulimento, di color giallo scuro, attorniata di righe di giallo acceso, e altre di giallo sudicio sfumate: ed à in se qualche vena bianca e paonazza. Portancela di Boemia in pezzi di mezzo braccio al più, si lavora con sega, spianatoio, e ruota; serve per lavori di commesso, e forme.
Diaspro di Boemia giallo scuro, seconda sorta
. Pietra durissima, che di quel luogo c'è portata in piccoli pezzi; è di colore tutto giallo scuro: à contuttociò alcune magagne, rotture, e peli, ed alcune sottilissime venuzze come capelli; ma però molto lontane l'una dall'altra. Lavorasi con sega, spianatoio, e ruota; serve per lavori di commessi.
Diaspro di Boemia più colori scuri
. Una pietra durissima, che altro non è (secondo i Periti) che legno della quercia impietrito. Di questa pietra veramente maravigliosa, nella real Gallerìa del Serenissimo Granduca, è un tronco o ramo, lungo circa un braccio, che segato per testa, mostra tutto il lineamento della parte interiore di tal legno; e non è a notizia nostra, che se ne sieno veduti altri pezzi. Vale per lavori di commesso; tagliasi, e puliscesi come gli altri Diapri, con sega, ruote, e spianatoi. Riceverebbe bellissimo pulimento, se non avesse molte doppiezze, e falde, ed alcuni piccolissimi peli, grossi come capelli, che gli danno qualche impedimento.
Diaspro di Boemia rosso e giallo
. Pietra durissima di fondo rosso scuro, nel quale si raggirano alcune macchie gialle ondate, alcune più, alcune meno chiare; tiene ancora alcune macchie verdi sfumate, altre nericce, e rosse scure sudice, con qualche vena bianca sudicia, a somiglianza di quella dell'Agata, e queste son trasparenti. Il maggior pezzo non eccede la grandezza d'una mano: lavorasi con sega, spianatoio, e ruota; riceve bel pulimento; e serve per lavori di commesso.
Diaspro di Boemia varj colori
. Pietra durissima fregiata di strisce verdi scure, che dolcemente terminano in righe verdi chiare, con altre righe rosse focate, assai strette. à altre strisce in mezzo gialle chiare accese, e gialle scure; e tra 'l verde veggonsi alcune gocciolette rosse focate, alcun'altre di color carnicino sudicio; e queste solamente son trasparenti. Riceve pulimento grasso, ed à qualche pelo, o vena. I pezzi che si veggono quà, sono d'una grandezza d'una mano al più. Lavorasi con sega, spianatoio, e ruota; e serve per lavori di commesso.
Diaspro di Boemia verde e bigio
. Pietra durissima, che in alcuna parte è tutto verde acerbo, venato di verde più scuro; ed in altre parti è mischiato di macchie bige, tramezzate d'alcune macchiette verdi chiare sudice, e picchiettate d'altre piccole macchie bianche sudice. Riceve pulimento grasso, e non è punto trasparente. Serve per lavori di commesso, e forme. Lavorasi con sega, spianatoio, e ruota; e non se ne à se non piccoli pezzi.
Diaspro di Boemia verde e rosso
. Pietra durissima circondata di tutto verde scuro, in qualche luogo sfumante in verde giallo; e dentro al verde à certe macchie rosse accese, a guisa di sangue che sia stato sparso in terra in gran copia; intorno alle quali veggonsi in qualche distanza altre piccole macchie di figura tonda del medesimo sangue. à molte rotture, e peli; nelle parti salde riceve pulimento acceso: la maggior grandezza, che si trovi, è di circa mezzo braccio, lavorasi con sega, spianatoio, e ruota. Serve per lavori di commesso, colonnette, e forme.
Diaspro di Boemia verde mischiato
. Pietra durissima mischiata di colori, verdi, gialli, rossi, carnati, bianchi, e neri, e fra di loro confusi, con un certo velamento che gli rende tutti uniti in una bella macchia. Piglia pulimento acceso. Nelle macchie carnate s'assomiglia all'Agata ed in queste è trasparente, e nell'altre nò. Trovansene pezzi di grandezza d'una mano al più. Altri verdi ve ne sono di simile durezza; ma con macchie in forma di strisce, sfumate di colori verdi scuri, verdi chiari, rossi focati, e rossi sudici; le quali strisce tutte son picchiettate de' medesimi colori, cioè di rosso nel verde e di verde nel rosso, e così vadisi discorrendo: nelle macchie rosse sudice è trasparente, e nelle altre nò. La maggior grandezza che si vegga fra noi è d'un terzo di braccio: lavorasi come tutti gli altri diaspri, con l'aiuto dello smeriglio, per mezzo di seghe, spianatoi, e ruote; serve per lavori di commesso, e forme.
Diaspro di Cipri
. Pietra durissima, e forse il più degno e prezioso diaspro che si trovi: è di color rosso focato; si lavora solamente a forza di ruota: trovasene in grandezza d'un braccio al più. Di questa gemma sono i Globi dell'Arme del Serenissimo di Toscana, e gli ornamenti de' guanciali sopra i sepolcri dell'Altezze, nella Real Cappella di San Lorenzo.
Diaspro di Corsica
, altrimenti detto
Verde di Corsica
. Pietra dura per la metà del Diaspro di Francia, di color verde chiaro, macchiato di macchie maggiori e minori, di color verde scuro, ed altre bianche. Vien dall'Isola di Corsica, trovandosene pezzi di grandezza di braccia tre al più. Serve per ogni lavoro di sega, o scarpello.
Diaspro di Francia rosso
. Pietra durissima di color rosso focato, tramezzato di macchie larghe di color giallo sudicio, e sparse di bianco livido, tutte trasparenti, che spargono dai lati, diversi rami, o punte terminate. La macchia rossa è lavorata attorno graziosamente da una certa vena, composta di minutissimi e quasi invisibili punti nericci. Serve per lavori di commesso, e riceve pulimento acceso. Trovansene di grandezza d'un palmo, e si lavora con sega, spianatoio, e ruota.
Diaspro Orientale
. Pietra dura sopra ogni altro diaspro, e quanto il Calcedonio, e da noi stimatissima. Veggonsene di color verde porro, che è macchiato di macchie verdi più scure; ed anche del giallo chiaro e scuro, mischiato di vene gialle più scure, anzi pendenti in rosso. Lavorasi solamente a forza di sega, spianatoio, e ruota; e l'maggior pezzo si trova di grandezza di mezzo braccio.
Diaspro Orientale verde
, detto
Elitropia
. Pietra durissima, e trasparente, di fondo verde scuro, sfregata di giallo, con certe macchiette piccole, fra di loro molto lontane, di diverse forme, le quali chiamano
sangue
, per essere del proprio color del sangue. Serve a lavori di commesso, colonnette, forme, ed altri simili. Trovasene di grandezza di mezzo braccio al più: riceve gran pulimento, benchè abbia qualche magagnuzza, rottura, o pelo; ma però assai distanti l'una dall'altra. Veggonsene ancora alcuni pezzi con fondo verde acerbo, ma alquanto più chiaro del primo, colle gocciole del sangue più minute, senza sfregi gialli, ma con qualche pelo; e riceve pulimento molto acceso, e bello, e non traspare. Serve per lavori di commesso come l'altro; e lavorasi con sega, spianatoio, e ruota; e si à in piccoli pezzi.
Diaspro di Sicilia
detto
Corallina
. Pietra dura di color giallo sudicio, mischiata di vene e macchie sottili, bianche livide, rosse vive, e capelline. Si lavora con sega, e spianatoio, e serve per ornamenti, e lavori di commessi.
Diaspro di Sicilia
, detto
Fiorito di Sicilia
. Pietra durissima, che riceve pulimento acceso: è di maravigliosa bellezza, contenendo in sè macchie molto vaghe, di diverse grandezze, e forme, che tirano più tosto al tondo, benchè in alcuni luoghi facciano qualche angoletto. Son le macchie di color rosso focato, tutte dintornate d'un sottilissimo profilo bianco lattato, con un fondo paonazzo, e sotto ove più, ove meno scure. Stimasi fra' Professori questa pietra esser la più bella e la più vaga, che tra' diaspri si trovi: a noi vien portata dall'Isola di Sicilia in pezzi di mezzo braccio al più serve per lavori di commesso, di forme, di piccole colonne, e pilastri, fregi, e simili; e si lavora con sega, ruota, e spianatoio, e smeriglio.
Diaspro di Sicilia giallo calcedoniato
. Pietra durissima tramezzata di vene di Calcedonio, bianche livide, o bianche avvinate, trasparenti; e nel resto è tinta di macchie avvolte gialle non molto grandi; lavorasi con sega, ruota, e spianatoio; e riceve pulimento acceso. Serve per lavori di commesso, trovandosene di grandezza d'un palmo, o poco più.
Diaspro di Sicilia
detto
Giallo lionato di Sicilia
. Pietra durissima, che vien di Sicilia; ed è del colore della pelle del Lione, tutta rigata per lungo con righe interrotte gialle sudice, e gialle pendenti in rossiccio, con altre che pendono in giallo scuro, e in nero. Si trova in piccolissimi pezzi: lavorasi con sega, ruote, e spianatoi, ricevendo acceso pulimento: serve per lavori di quadro, e di forme; à però in sè minimissimo tarlo. Di questa pietra è fatto il primo fregio, sopra il primo imbasamento del Ciborio della real Cappella di S. Lorenzo.
Diaspro di Sicilia più colori
. Una pietra dura quanto gli altri Diaspri, e con falda simile al Fiorito di Sicilia; con questa differenza, che dove nel Fiorito il sottilissimo profilo bianco circonda alcune macchie di più forme piccole; in questo lo stesso profilo contorna macchie grandi; e dove in quello il profilo è scempio, in questo è doppio, e mette in mezzo una striscia picchiettata di diversi scuri colori; e tutta insieme detta striscia circonda le macchie sopra notate, grandi quanto una mezza mano, di color rosse di sangue, picchietate di piccoli granelletti ineguali, gialli dorati, con alcune minutissme venuzze nere, che circondano essi piccoli granelletti: è ancora attraversata in alcuni luoghi da qualche vena bianca livida serve per lavori di commesso, e sene trovano pezzi di mezzo braccio in circa, che si lavorano con sega, spianatoi, e ruote, ricevendo pulimento bellissimo.
Diaspro di Sicilia venato
. Pietra dura, che si lavora solamente a forza di sega, spianatoi, e smeriglio. È di color giallo lionato di righe pendenti in giallo, in verde, in nero. Si trova in piccoli pezzi, cioè di lunghezza di un braccio e mezzo, e d'altezza d'un terzo di braccio in circa. Cavasi ne' contorni della Città di Catania in Sicilia. Trovasene ancora del non rigato, ma con macchia tonda assai scura, e cruda, di color giallo chiaro, e sudicio, picchiettata di verde scuro assai, ma sfumato; questa però à qualche magagna e pelo. Servono l'uno, e l'altro per ornamenti, e lavori di commesso.

Vocabolario

1681

Diaspro

Vedi
Diaspro
m. Pietra dura, che si annovera fra le Gioie di minor pregio, e trovasene di diversi colori, e di varie spezie.
Diaspro
detto
Granito rosso
, o
Granito Orientale
. Pietra durissima di color rosso alquanto macchiato con piccole macchie di forme diverse, tutte diacciate, altre rosse sbiadate, altre bianche sudice, altre bige, altre nere; ma le più rosse sbiadate. Serve solamente per lavori di quadro, perchè quel diacciato, che à in sè, impedisce il poterne far lavori di commesso gentile, schiantando con facilità. Si lavora con sega, ruote, e spianatoi; e riceve pulimento assai buono, ma non quanto i Diaspri Orientali: se ne trovano pezzi di ragionevole grandezza.
Diaspro
detto
Melochite
. Una spezie di Diaspro, che nasce in Arabia, in Persia, e in Cipri; à colore simile alla malva, e senza trasparenza. L'usano in Germania assai, per tenere appeso al collo di piccoli Fanciulli.
Diaspro di Barga
detto
Bianco e rosso
. Una pietra dura di color rosso scuro; tramezzata di macchie bianche, che si lavora a forza di sega, spianatoio, e smeriglio. Trovasi a Barga nello stato Fiorentino, in lunghezza di braccia cinque, larghezza di due e mezzo, il maggior pezzo: serve per ornamenti e lavori di commesso.
Diaspro di Boemia avvinato
, di varj colori. Pietra durissima con diverse righe a similitudine, quanto alla forma, del legname dell'ulivo segato; ma di diversi colori, cioè rosse scure, nericce, bianchicce, e azzurrigne, pendenti in giallo, più chiare e più scure, e avvinate: altre larghe per la grossezza d'una penna da scrivere, altre più strette, ed altre sottili, quanto fila minutissime, o capelli, alterate da qualche macchia bianca livida, o azzurrigna, con qualche magagna, ma senza peli: nelle macchie, che più s'assomigliano all'Agata, riceve bellissimo pulimento. Lavorasi con sega, spianatoio, e ruota: serve per lavori di commesso, e forme; e trovansi pezzi di grandezza fino a due terzi di braccio.
Diaspro di Boemia chiaroscuro
. Pietra durissima di color nero, contenente in sè alcune nuvole sfumate, fra il bianco, il nero, e l'azzurro, e attorno à macchie fra 'l rosso e 'l giallo, e 'l bianco sudicio, le quali pure anno in sè alcune macchie tonde nere, granite di qualche piccolissima macchia gialliccia; riceve pulimento acceso; si lavora con sega, ruote, e spianatoi: serve per lavori di commesso; trovansene di grandezza d'un palmo, e queste son le maggiori; à qualche pelo.
Diaspro di Boemia color di Rose
. Pietra durissima del color della Rosa, con macchie a foggia delle vene del legname, ma più sfumate; alcune delle quali di color di Rosa, strette a principio, nel raggirarsi poi fra loro si dilatano alquanto; altre di colore fra 'l bianco, e 'l rosato; ed altre fra 'l bianco, e 'l verde, rigirate da una macchia di giallo dorato con altre macchie capelline, ed alcune rosse rosate più accese nell'estremità. Trovasene di grandezza di mezzo braccio: serve per lavori di commesso, perchè riceve pulimento acceso acuto; ma nelle macchie che pendono in verde, riceve pulimento grasso. à qualche magagna, o tarlo; ed alcune, ma rarissime e piccolissime macchie in forma tonda, e queste sono trasparenti: lavorasi con sega, ruota e spianatoio.
Diaspro di Boemia colori diversi
. Pietra durissima, tutta lineata per lungo con vene capelline e nere ondeggianti, e qualcheduna bianca sudicia sottilissima. È del color proprio della noce d'India; e vogliono alcuni, che sia veramente legno, che in quelle, parti si petrifichi. Si lavora come gli altri diaspri, con sega, ruote, e spianatoi; serve per lavori di commesso, e se ne trovano pezzi assai piccoli.
Diaspro di Boemia
, detto
Verde di Boemia
. Pietra durissima, che per essere alquanto ruspa, e grassa, riceve ordinario pulimento. À fondo verde, ed è abbagliata di macchie paonazze, più o meno scure, picchiettata o granita da altre piccolissime macchie, bianche e gialle: à gran quantità di peli, e alcune vene bianche sottilissime. Lavorasi con sega, spianatoio, e ruota: e di Boemia ci vien portata in pezzi non maggiori d'un braccio. Serve per lavori di forme, di commesso, e d'altro.
Diaspro di Boemia giallo e rosso
. Pietra durissima, macchiata con macchie gialle dorate vivissime ed accese, che si raggirano intorno ad altre macchie rosse focate, più o meno scure, sfilate a foggia d'una nappa di seta con le fila dilatate o sparse, più corte e più lunghe, ed alcune che si raggiran fra di loro a foggia d'onde, e queste più larghe; e fra esse appariscono alcune macchiette violate di diverse forme di color giallo sudicio, e giallo chiaro, abbagliate o velate sopra di un certo avvinato più chiaro, e più scuro, tramezzate; ed anche alcune di esse circondate da alcune righette, o venuzze nere; e dove le macchie pendono fra 'l giallo chiaro, e 'l bianco, si vede la pietra trasparente. Serve per lavori di commesso; e si lavora con sega, spianatoi, e ruote, ricevendo lucidissimo pulimento: se ne trovano pezzi di grandezza di mezzo braccio in circa; anno qualche magagna, che chiamano
tarlo
, per esser simile al legno tarlato; ma però sono alquanto rare.
Diaspro di Boemia giallo scuro, prima sorta
. Pietra durissima d'ottimo pulimento, di color giallo scuro, attorniata di righe di giallo acceso, e altre di giallo sudicio sfumate: ed à in se qualche vena bianca e paonazza. Portancela di Boemia in pezzi di mezzo braccio al più, si lavora con sega, spianatoio, e ruota; serve per lavori di commesso, e forme.
Diaspro di Boemia giallo scuro, seconda sorta
. Pietra durissima, che di quel luogo c'è portata in piccoli pezzi; è di colore tutto giallo scuro: à contuttociò alcune magagne, rotture, e peli, ed alcune sottilissime venuzze come capelli; ma però molto lontane l'una dall'altra. Lavorasi con sega, spianatoio, e ruota; serve per lavori di commessi.
Diaspro di Boemia più colori scuri
. Una pietra durissima, che altro non è (secondo i Periti) che legno della quercia impietrito. Di questa pietra veramente maravigliosa, nella real Gallerìa del Serenissimo Granduca, è un tronco o ramo, lungo circa un braccio, che segato per testa, mostra tutto il lineamento della parte interiore di tal legno; e non è a notizia nostra, che se ne sieno veduti altri pezzi. Vale per lavori di commesso; tagliasi, e puliscesi come gli altri Diapri, con sega, ruote, e spianatoi. Riceverebbe bellissimo pulimento, se non avesse molte doppiezze, e falde, ed alcuni piccolissimi peli, grossi come capelli, che gli danno qualche impedimento.
Diaspro di Boemia rosso e giallo
. Pietra durissima di fondo rosso scuro, nel quale si raggirano alcune macchie gialle ondate, alcune più, alcune meno chiare; tiene ancora alcune macchie verdi sfumate, altre nericce, e rosse scure sudice, con qualche vena bianca sudicia, a somiglianza di quella dell'Agata, e queste son trasparenti. Il maggior pezzo non eccede la grandezza d'una mano: lavorasi con sega, spianatoio, e ruota; riceve bel pulimento; e serve per lavori di commesso.
Diaspro di Boemia varj colori
. Pietra durissima fregiata di strisce verdi scure, che dolcemente terminano in righe verdi chiare, con altre righe rosse focate, assai strette. à altre strisce in mezzo gialle chiare accese, e gialle scure; e tra 'l verde veggonsi alcune gocciolette rosse focate, alcun'altre di color carnicino sudicio; e queste solamente son trasparenti. Riceve pulimento grasso, ed à qualche pelo, o vena. I pezzi che si veggono quà, sono d'una grandezza d'una mano al più. Lavorasi con sega, spianatoio, e ruota; e serve per lavori di commesso.
Diaspro di Boemia verde e bigio
. Pietra durissima, che in alcuna parte è tutto verde acerbo, venato di verde più scuro; ed in altre parti è mischiato di macchie bige, tramezzate d'alcune macchiette verdi chiare sudice, e picchiettate d'altre piccole macchie bianche sudice. Riceve pulimento grasso, e non è punto trasparente. Serve per lavori di commesso, e forme. Lavorasi con sega, spianatoio, e ruota; e non se ne à se non piccoli pezzi.
Diaspro di Boemia verde e rosso
. Pietra durissima circondata di tutto verde scuro, in qualche luogo sfumante in verde giallo; e dentro al verde à certe macchie rosse accese, a guisa di sangue che sia stato sparso in terra in gran copia; intorno alle quali veggonsi in qualche distanza altre piccole macchie di figura tonda del medesimo sangue. à molte rotture, e peli; nelle parti salde riceve pulimento acceso: la maggior grandezza, che si trovi, è di circa mezzo braccio, lavorasi con sega, spianatoio, e ruota. Serve per lavori di commesso, colonnette, e forme.
Diaspro di Boemia verde mischiato
. Pietra durissima mischiata di colori, verdi, gialli, rossi, carnati, bianchi, e neri, e fra di loro confusi, con un certo velamento che gli rende tutti uniti in una bella macchia. Piglia pulimento acceso. Nelle macchie carnate s'assomiglia all'Agata ed in queste è trasparente, e nell'altre nò. Trovansene pezzi di grandezza d'una mano al più. Altri verdi ve ne sono di simile durezza; ma con macchie in forma di strisce, sfumate di colori verdi scuri, verdi chiari, rossi focati, e rossi sudici; le quali strisce tutte son picchiettate de' medesimi colori, cioè di rosso nel verde e di verde nel rosso, e così vadisi discorrendo: nelle macchie rosse sudice è trasparente, e nelle altre nò. La maggior grandezza che si vegga fra noi è d'un terzo di braccio: lavorasi come tutti gli altri diaspri, con l'aiuto dello smeriglio, per mezzo di seghe, spianatoi, e ruote; serve per lavori di commesso, e forme.
Diaspro di Cipri
. Pietra durissima, e forse il più degno e prezioso diaspro che si trovi: è di color rosso focato; si lavora solamente a forza di ruota: trovasene in grandezza d'un braccio al più. Di questa gemma sono i Globi dell'Arme del Serenissimo di Toscana, e gli ornamenti de' guanciali sopra i sepolcri dell'Altezze, nella Real Cappella di San Lorenzo.
Diaspro di Corsica
, altrimenti detto
Verde di Corsica
. Pietra dura per la metà del Diaspro di Francia, di color verde chiaro, macchiato di macchie maggiori e minori, di color verde scuro, ed altre bianche. Vien dall'Isola di Corsica, trovandosene pezzi di grandezza di braccia tre al più. Serve per ogni lavoro di sega, o scarpello.
Diaspro di Francia rosso
. Pietra durissima di color rosso focato, tramezzato di macchie larghe di color giallo sudicio, e sparse di bianco livido, tutte trasparenti, che spargono dai lati, diversi rami, o punte terminate. La macchia rossa è lavorata attorno graziosamente da una certa vena, composta di minutissimi e quasi invisibili punti nericci. Serve per lavori di commesso, e riceve pulimento acceso. Trovansene di grandezza d'un palmo, e si lavora con sega, spianatoio, e ruota.
Diaspro Orientale
. Pietra dura sopra ogni altro diaspro, e quanto il Calcedonio, e da noi stimatissima. Veggonsene di color verde porro, che è macchiato di macchie verdi più scure; ed anche del giallo chiaro e scuro, mischiato di vene gialle più scure, anzi pendenti in rosso. Lavorasi solamente a forza di sega, spianatoio, e ruota; e l'maggior pezzo si trova di grandezza di mezzo braccio.
Diaspro Orientale verde
, detto
Elitropia
. Pietra durissima, e trasparente, di fondo verde scuro, sfregata di giallo, con certe macchiette piccole, fra di loro molto lontane, di diverse forme, le quali chiamano
sangue
, per essere del proprio color del sangue. Serve a lavori di commesso, colonnette, forme, ed altri simili. Trovasene di grandezza di mezzo braccio al più: riceve gran pulimento, benchè abbia qualche magagnuzza, rottura, o pelo; ma però assai distanti l'una dall'altra. Veggonsene ancora alcuni pezzi con fondo verde acerbo, ma alquanto più chiaro del primo, colle gocciole del sangue più minute, senza sfregi gialli, ma con qualche pelo; e riceve pulimento molto acceso, e bello, e non traspare. Serve per lavori di commesso come l'altro; e lavorasi con sega, spianatoio, e ruota; e si à in piccoli pezzi.
Diaspro di Sicilia
detto
Corallina
. Pietra dura di color giallo sudicio, mischiata di vene e macchie sottili, bianche livide, rosse vive, e capelline. Si lavora con sega, e spianatoio, e serve per ornamenti, e lavori di commessi.
Diaspro di Sicilia
, detto
Fiorito di Sicilia
. Pietra durissima, che riceve pulimento acceso: è di maravigliosa bellezza, contenendo in sè macchie molto vaghe, di diverse grandezze, e forme, che tirano più tosto al tondo, benchè in alcuni luoghi facciano qualche angoletto. Son le macchie di color rosso focato, tutte dintornate d'un sottilissimo profilo bianco lattato, con un fondo paonazzo, e sotto ove più, ove meno scure. Stimasi fra' Professori questa pietra esser la più bella e la più vaga, che tra' diaspri si trovi: a noi vien portata dall'Isola di Sicilia in pezzi di mezzo braccio al più serve per lavori di commesso, di forme, di piccole colonne, e pilastri, fregi, e simili; e si lavora con sega, ruota, e spianatoio, e smeriglio.
Diaspro di Sicilia giallo calcedoniato
. Pietra durissima tramezzata di vene di Calcedonio, bianche livide, o bianche avvinate, trasparenti; e nel resto è tinta di macchie avvolte gialle non molto grandi; lavorasi con sega, ruota, e spianatoio; e riceve pulimento acceso. Serve per lavori di commesso, trovandosene di grandezza d'un palmo, o poco più.
Diaspro di Sicilia
detto
Giallo lionato di Sicilia
. Pietra durissima, che vien di Sicilia; ed è del colore della pelle del Lione, tutta rigata per lungo con righe interrotte gialle sudice, e gialle pendenti in rossiccio, con altre che pendono in giallo scuro, e in nero. Si trova in piccolissimi pezzi: lavorasi con sega, ruote, e spianatoi, ricevendo acceso pulimento: serve per lavori di quadro, e di forme; à però in sè minimissimo tarlo. Di questa pietra è fatto il primo fregio, sopra il primo imbasamento del Ciborio della real Cappella di S. Lorenzo.
Diaspro di Sicilia più colori
. Una pietra dura quanto gli altri Diaspri, e con falda simile al Fiorito di Sicilia; con questa differenza, che dove nel Fiorito il sottilissimo profilo bianco circonda alcune macchie di più forme piccole; in questo lo stesso profilo contorna macchie grandi; e dove in quello il profilo è scempio, in questo è doppio, e mette in mezzo una striscia picchiettata di diversi scuri colori; e tutta insieme detta striscia circonda le macchie sopra notate, grandi quanto una mezza mano, di color rosse di sangue, picchietate di piccoli granelletti ineguali, gialli dorati, con alcune minutissme venuzze nere, che circondano essi piccoli granelletti: è ancora attraversata in alcuni luoghi da qualche vena bianca livida serve per lavori di commesso, e sene trovano pezzi di mezzo braccio in circa, che si lavorano con sega, spianatoi, e ruote, ricevendo pulimento bellissimo.
Diaspro di Sicilia venato
. Pietra dura, che si lavora solamente a forza di sega, spianatoi, e smeriglio. È di color giallo lionato di righe pendenti in giallo, in verde, in nero. Si trova in piccoli pezzi, cioè di lunghezza di un braccio e mezzo, e d'altezza d'un terzo di braccio in circa. Cavasi ne' contorni della Città di Catania in Sicilia. Trovasene ancora del non rigato, ma con macchia tonda assai scura, e cruda, di color giallo chiaro, e sudicio, picchiettata di verde scuro assai, ma sfumato; questa però à qualche magagna e pelo. Servono l'uno, e l'altro per ornamenti, e lavori di commesso.

Vocabolario

1681

Inchiostro

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Inchiostro
m. Materia liquida e nera, per uso di disegnare, e formare le lettere, ed è di varie ragioni.
Inchiostro da scrivere
. Quello che s'adopra a scrivere con le penne dagli Scrittori a mano; Ci sono varj modi, e segreti di fare tale inchiostro, il quale deve esser liquidissimo, perchè facilmente scorra dalla penna su la carta; il corpo principale suol'esser galluzza, vetriolo, ed altri ingredienti soliti da adoperarsi da i Tintori di seta, nel fare la loro tinta nera.
Inchiostro da Stampatori
. Quello che adoprano li Stampatori di caratteri: costa di nero di fumo, e di vernice liquida. Ne fanno ancora di varj e diversi colori, come rosso, turchino, verde, giallo, e d'altri; ma per questi bisogna che la vernice sia di quella che è chiara bene, ed in luogo di essa si servono della trementina.
Inchiostro da Stampatori in rame
. Quello che adoprano coloro, che stampano i rami intagliati, o sia a bolino, o con acqua forte. È composto di una sorta di terra nera, che si chiama,
terra da Stampatori
, la quale si macina su la pietra come tutti i colori de' Pittori, e ridotta in polvere s'incorpora su la medesima pietra con olio di lino ben cotto. In Francia usano un'altra sorte d'inchiostro, che fanno con tartaro di botte arso con olio di noce cotto, con appiccarvi dentro la fiamma, tenendovela quanto occorre, secondo che l'inchiostro vorranno far liquido o sodo, dal qual'abbruciamento par che sia detto inchiosto, quasi e??a?s??, voce Greca, che è lo stesso che in LatinoInustum, che vuol dire arso. Poi lo macinano sopra pietra insieme coll'olio in tal modo abbruciato; e volendolo dare sopra il rame, mantengon sempre esso rame caldo. L'impressione fanno sopra carta bagnata; e bagnano la carta in questo modo, cioè: bagnano due fogli, e fra ogni due fogli bagnati ne pongono uno non bagnato, lasciandoli stare così ammassati per dodici ore in circa e ben caricati, e poi gli mettono in opera, nettando prima bene il rame inchiostrato con la palma della mano, o col mazzo piccolo.
Inchiostro della China
. Una qualità d'inchiostro, non liquido nè corrente, ma solido; composto di nero di fumo, infuso con gomma, e risecco in panellini lunghi un dito in circa, ben formati in figura quadrangolare. L'usano in quelle parti per iscrivere, fregandolo prima sopra una lastra di pietra dura, che sono i loro calamai, e con poche gocciole d'acqua dissolvendolo in quella quantità che a loro bisogna, v'intingono il pennello, col quale scrivono, non essendo appresso di essi l'uso delle penne.¶ A' nostri Artefici serve mirabilmente per disegnare figure, o paesetti, i quali appariscono tocchi d'acquerello: l'adoperano in questo modo. Intingono il pennello nell'acqua, e poi con esso sfregano l'inchiostro più o meno, secondo che vogliono, che il tocco o la macchia venga più chiara o più scura.

Vocabolario

1681

Marezzo

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Marezzo
m. Lavoro fatto a onde, a similitudine del Mare, o sia naturalmente o artificiosamente fatto. Fatto dalla natura si vede in alcune sorte di legnami, pieni di simili onde, sebbene tutte d'un medesimo colore; dall'Arte vengono tinti, quei fogli ripieni d'onde di varj colori, che perciò si dicono comunemente
fogli marezzati
; ed a noi vengono di Francia, e di Fiandra.

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1681

Matita

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Matita
f. Sorta di pietra tenera per uso ai nostri Artefici di disegnare. Vien dalla Voce Greca Hoematites, dall'aver color del sangue che dicono Hoema. V. Lapis Amatita.
Matita rossa
. Una sorta di pietra tenera, che ci viene a noi in pezzetti, la quale segata con sega di fil di ferro, e ridotta in punte, serve per disegnare sopra carte bianche e colorate. La migliore viene d'Alemagna.
Matita nera
. Una sorta di pietra nera che viene a noi in pezzi assai grandicelli, e si riduce in punte, tagliandola con la punta d'un coltello; serve per disegnare sopra carta bianca, e colorata. Cavasi questa ne' monti di Francia, ed in diverse altre parti; ma la migliore viene di Spagna.
Matita rossa, e nera, e suo uso
. Oltre al servire ciascuna di esse da per sè, per uso di disegnare disegni, o rossi, o neri, serve ancora adoprandosi l'una e l'altra insieme da intendenti e pratici pittori, o sia in carte colorate (lumeggiandole col gesso) o sia in carte bianche, per condurre a perfezzione, teste al naturale, e figure tanto vaghe, che paiono colorite. Singulari in simili facultà sono stati Cristofano Allori, e Andrea Commodi, celebri Pittori Fiorentini; e di Cristofano Roncalli dalle Pomarance, luogo del Volterrano, Pittore di chiaro nome, veggonsi disegni in matita rossa e nera, di tanto rilievo, e così ben maneggiati, che paiono veramente dipinti.

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1681

Rastrello

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Rastrello
m. Rastione, strumento de' Gettatori di metallo. V. Rastione.¶ Rastrello strumento dentato, sì di ferro come di legno, col quale si sceverano i sassi dalla terra, e la paglia dalle biade, ed è proprio degli Agricoltori.¶ E rastrello si dice a quello strumento di legno dentato, dove i calzolai appiccano le scarpe.¶ E rastrello nelle armi o imprese, vale la figura del rastrello, o sia dentato da una parte, come quello delli Agricoltori; il che è proprio contrassegno de' Cadetti, o Minori della real Casa di Francia; o sia dentato da ambedue a guisa di quello de' Calzolai, come portano le nobilissime Famiglie de' Salviati, degli Uguccioni, degli Aldobrandini, degli Asini, ed altre della Città di Firenze.¶ E rastrello dicesi a quei legni con mensole a viticcio, dove si posano l'armi in aste; il quale strumento dicesi anche
rastrelliera
.
¶ E
rastrello
dicesi anche quello steccato, che si fa dinanzi alle porte delle Fortezze, o d'altri luoghi, che stieno guardati, ed all'uscio di esse porte fatto di stecconi. Lat. Cataracta.

Vocabolario

1681

Rosso

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Rosso
add. Di color rosso. Lat. Rubeus.
Rosso
m. Colore simile a quello del sangue, o di porpora. Lat. Color rubeus.
Rosso di terra
. Sorta di color naturale, che serve a' Pittori per dipignere a olio, a fresco, e a tempera.
Rosso di Caldana
. Una pietra tenera di color rosso scuro, simile al rosso di Cipri, e ancora di color rosso chiaro. Questa riceve bel pulimento, e quella molto abbagliato. Serve per lavorare di commesso e di quadro, pavimenti, e simili. Viene dello Stato di Siena verso Montalcino, dove si trova di piccoli pezzi d'un braccio in circa.
Rosso di Cipri
. Una pietra di color rosso scuro.
Rosso di Corliano
. Una pietra non molto dura di color rosso sudicio più e meno chiaro, (con molte macchie in forma d'onde) composto di venuzze nere, mescolate d'alcune piccole macchiuzze bianche, ed'altre rosse. Serve per fare stipiti di porte, e pavimenti. Riceve ordinario pulimento. Si cava nel Genovese.
Rosso di Francia
. Una pietra dura pel doppio del marmo, cioè quanto il Paragone, tinta d'un color rosso molto vivo, con macchie bianche alquanto livide; vale a far colonne, ed altri ornamenti. Trovasi in gran pezzi e riceve maraviglioso pulimento.
Rosso di Siena
. Una pietra, dura quanto il Paragone, di color rosso focato, che piglia bellissimo pulimento. Trovasene mescolata con vene, con macchie turchine, e qualcheduna gialla, nel nominato luogo di Caldana.

Vocabolario

1681

Vetro

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Vetro
m. Materia lucida, e trasparente composta di rena splendida, e d'alcune sorte d'erbe, per forza di fuoco.
Vetro macinato
. Il vetro ridotto in polvere sottilissima, che mescolata con quei colori, che per lor natura difficilmente seccano, gli fa seccare prestamente. V. Olio cotto.
Vetri colorati
. Sono vetri mescolati con colori cotti a fuoco, e servono per vetriate di finestre; e migliori, e più lucidi son quelli di Francia, Fiandra, ed Inghilterra, benchè ne vengano ancora di Venezia, ma questi son molto carichi di colore, onde assai impediscono la trasparenza, e conseguentemente diminuiscon la luce.
Con il contributo di