Luogo - Florentia

Numero occorrenze: 7

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

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VII. 1350 Messer FRANCESCO PETRARCA, nel quinto Libro dell’Epistole sue famigliari, in lode di Giotto e de’ seguaci di lui, così ragiona. Duos ego novi pictores egregios, nec formosos, Ioctum florentinum Civem, cuius inter modernos fama ingens est, et Simonem Senensem. Lo stesso FRANCESCO PETRARCA nel suo testamento, lasciò a Francesco da Carrara Signor di Padova, un quadro di Nostra Donna; disse egli, Operis IOCTIPictoris egregij, quæ mihi ab amico meo Michele Vannis de Florentia missa est; in cuius pulchritudinem ignorantes non intelligunt, Magistri autem Artis stupent. VIII. 1360 in circa L’eloquentissimo Messer GIOVAN BOCCACCIO Fiorentino Giornata sesta, Novella quinta, dove parla di Giotto. E per ciò avendo egli quell’arte ritornata in luce, che molti Secoli sotto gli errori d’alcuni, che più a dilettare gli occhi delli ignoranti, che a compiacere all’intelletto de’ Savi, dipignendo era stata sepolta, meritamente una delle luci della Fiorentina gloria dir si puote. Lo stesso nella GIOVAN BOCCACCIOvisione Amorosa, Umana man non credo che sospinta Mai fusse a tanto ingegno quanto in quella, Mostrante ogni figura lì distinta; Eccetto se da GIOTTO, al quale la bella Natura parte di sé somigliante Non occultò, nell’Arte in che suggella.

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X. 1375 in circa. CENNINO DI Drea Cennini da Colle, Pittore, lasciò in un suo Manoscritto la seguente memoria. Cennino di Drea Cennini da Colle di Valdelsa, fui informato in nella dett’Arte dodici anni, da Agnolo di Taddeo da Firenze mio Maestro; il quale imparò la dell’Arte da Taddeo suo Padre, el quale fu battezzato da GIOTTO, e fu suo Discepolo anni ventiquattro; il quale GIOTTO rimutò l’Arte del dipignere di Greco in Latino, e ridusse al moderno; e l’ebbe certo più compiuta, che avesse mai nessuno. XI. 1380 in circa. Un Manoscritto nella nominata Libreria di S. Lorenzo intitolato CHIOSE LATINE sopra il DantePurgatorio e Paradiso: Credette Cimabò: Fuit de Florentia et maximus Pictor, pro eo quod neminem credebat sibi adæquari.

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XVI. 1435. FLAVIO BIONDI da Forlì, in Etruria. Paulo post FlorentiaIOTUM habuit Apelli æquiparandum. XVII. 1440 in circa. PIERO BUONINSEGNI Gentiluomo Fiorentino, nel suo Ritratto delle Istorie Fiorentine, Lib. 2 all’anno 1334. Del Mese di Luglio in detto anno si cominciò a fondare il Campanile di Santa Liperata, e fuvi al mettere della prima pietra il Vescovo di Firenze, col Calonacato e Priori con gran processione; e funne fatto capo Maestro Giotto Cittadino Fiorentino, e Dipintore maraviglioso sopra tutti gli altri etc. XVIII. 1445 in circa. Sant’ANTONINO Arcivescovo di Firenze, nella sua Cronica Parte 3. titolo 21. capitolo 6. §. ultimo, all’anno 1333. Per hoc tempus marmorea turris, quæ est ad Reparatæ templum, fundari cœpta est, architectata quidem à Gottho insigni per eam tempestatem pingendi Magistro ex Mugellano Agro oriundo, cuius similis tunc in Italia in Arte pictoria non fuit; is et fundamentis faciendis præfuit; et formam quam nunc videmus præstanti magnificentia operis designavit.

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XXV. 1476 BRANDOLINI, nella Storia di Messer POGGIO suo Padre, da lui tradotta In questo tempo si cominciò a fondare il Campanile di marmo di S. Liperata, e GIOTTO fu l’Architettore singular Maestro in quel tempo di Pittura. XXVI. 1480 BATISTA PLATINA Cremonese nella vita di Benedetto XI. IOCTUM Pictorem illa ætate egregium ad pingendas Martyrum historias in ædibus a se structis conducere in animo habuit. XXVII. 1490 VERINO de Illustratione Urbis Florentiæ lodato dal Poliziano e da altri celebri Autori chiamato Longaevus, dice …………… IOCTUS revocavit ab Orco Picturam ……………… XXVIII. 1493 LIBER CHRONICARUMper viam Epitomatis & Breviarij compilatus stampato in Norimberga da Antonio Koberger, Florentia, cum omni Italiæ Civitatum flos nuncupetur etiam prætaer pulchritudinem, et Civium urbanitatem viros quoque in omni genere virtutis prœstantiores habuit; Parla di diversi celebri uomini Fiorentini, e poi di Dante, del quale doppo aver detto alcune cose, così ragiona; Ille Florentinis parentibus Florentiæ natus obijt Ravennæ patria exul. E poi proseguisce coll’Elogio di Giotto del seguente tenore: Paulo post IOCTUM habuit Pictorem celeberrimum Apelli æquiparandum: habuit quoque Accursium Iurisconsultorum principem: etc. XXIX. 1500 MAFFEI detto il VOLTERRANO in Antropologiæ Libro XXI. de ijs qui in varijs Artibus claruerunt, pone in primo luogo fra’ Pittori Giotto, e dice così. In pictura ZOTHUS Florentinus anno etc. cuius opera per Italiam extant, plurima, præsertim Florentiæ, Romæ verò Navicula Petri fluctuantis. Da ciò che si è mostrato fin quì, potrà riconoscer l’Autore, quanto di sussistenza abbia in sé la massima da lui portata nell’Opera sua, CHE NON SOLO L’IGNARA PLEBE, MA QUALCHE BUONO AUTORE DEL PRESENTE E DEL PASSATO SECOLO, CAMMINANDO SU L’ALTRUI FEDE, ED ALLA CIECA, SIASI LASCIATO PORTARE DA SÌ VANA CREDENZA, ED ERRONEA OPINIONE. Or quì vorrei che mi fosse detto (supponendo per vero che anche nelle cose mondane sia necessaria qualche fede) a chi avrebbe egli voluto che gli AUTORI DEL PASSATO E DEL PRESENTE SECOLO quella prestata avessero, per credere con qualche fondamento, che Cimabue e Giotto fossero stati grandi uomini, e i primi restauratori del Disegno e della Pittura. Se poi, quest’Autore vuole che la sua sola autorità a tutte l’altre prevaglia, fa di mestiere che egli a coloro faccia ricorso, che anno occhio da non saper vedere il contrario; perché, secondo quel poco di gusto ch’io possa aver acquistato in quest’Arte, nello spazio di presso a quarant’anni, ch’io ò per mio solo divertimento atteso a tutto ciò che a Disegno e Pittura appartiene, e per quanto mi è riuscito fin qui arrivare a conoscere, dopo un quasi continuo studio fatto per sedici anni in circa sopra le Pitture e Disegni degli antichi Maestri, ad effetto di potere, il meglio che a me fosse possibile, assistere all’ordinazione della maravigliosa raccolta di Disegni fatta dalla gloriosa memoria del Sereniss. Cardinal Leopoldo di Toscana, mentre pel Sereniss. Granduca Cosimo III. nostro Signore, se ne son formati i già tanto rinomati Libri, non saprei già mai altro dire, se non che verissimo fosse tutto ciò che di Cimabue e di Giotto fu da tante e così dotte penne lasciato scritto, e per conseguenza che quest’Autore che tanto le controverte, s’inganni all’ingrosso. Siccome è patente al senso l’altro sbaglio che si riconosce in quel suo DEL PASSATO, E DEL PRESENTE SECOLO, conciossiacosaché io abbia fin quì fatto vedere, che la sua penna in su la bella prima si è lasciata indietro due Secoli intieri, ed i migliori, con gli attestati in contrario di uomini di sì grand’essere, de’ quali io ò citata la minima parte.

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Venghiamo adesso a far nota d’alcuni pochi Autori fra’ molti, che sono stati NEL SUO PASSATO E PRESENTE SECOLO, cioè di alcuni di quegli che prima del Vasari, e doppo anno scritto; e veggiamo, se per ragione della propria autorità, e della propria professione, meritino appresso al mondo tanta fede, ch’e’ non si possa più dire che essi CAMMINANDO SU L’ALTRUI FEDE, ED ALLA CIECA, SIANSI LASCIATI PORTARE DA SÌ VANA CREDENZA, ED ERRONEA OPINIONE. XXX. 1503 Fra IACOPO FILIPPO da Bergamo, nel Supplimento alle Croniche , Libro 6. ove parla di Firenze, dice: Florentia autem, cum omnium Italiæ civitatum flos nuncupetur, et præter pulchritudimen et civium urbanitatem, viros quoque in omni genere virtutum præstantionres habuit: in primis quidem theologos, et philosophos, ac poetas, Franciscum Petrarcham, et Dantem, et Accursum Iurisconsultorum principem, qui ius civile primus explanavit, et IOCTUM Pictorem celeberrimum, qui antiquam pingendi Artem nobilissimam reddidit etc. Et libro 13. ad annum Christi 1342. ZOTUS denique Florentinus plæclarissimi in Pictura ingenij vir, qui superioribus diebus antiquam longo tempore pingendi Artem nobilissimam reddidit, hisdem temporibus eam ob rem in precio existens; cum à Benedicto Pontifice in Avenionem, ad pingendum Martyrum historias ingenti precio statutum fuisset, morte præventus, rem omisit. XXXI. 1530 Monsignor GIOVANNI della CASA, nel Galateo. Per la qual cosa si potrebbe per avventura dire, che GIOTTO non meritasse quelle commendazioni ch’alcun crede, per aver’ egli rifiutato d’esser chiamato Maestro, essendo egli non solo Maestro, ma senza alcun dubbio singular Maestro secondo quei tempi. XXXII. 1534 Il TRADUTTORE del Supplemento delle Croniche di F. IACOPO FILIPPO da Bergamo Lib. 6. dove parla di Firenze, e de’ Fiorentini più rinomati GIOTTO Dipintore nobilissimo, e singolare, el quale ritrovò l’Arte antica della Pittura. E Lib. 13. all’anno 1342. ZOTO Fiorentino nella Pittura celeberrimo, e singolare, non solo in questi tempi, ma per molti anni innanti: per la qual cosa, essendo per tutt’el Mondo famoso fu chiamato da Benedetto in questa età Papa, che andasse a Vignone, per dipingere l’Istorie de’ Martiri; e fu condotto con grandissimo prezzo, dove infermandosi, poich’ebbe principiato, morì, e lasciò tal’ opera totalmente imperfetta. XXXII. 1530 MICHELAGNOLO BUONARRUOTI, citato dal Vasari, parlando d’una Tavolina a tempera ch’era nel tramezzo della Chiesa d’Ognissanti, dipinta da Giotto con infinita diligenza (dove era la morte di Maria Vergine cogli Apostoli attorno, e con un Cristo, che in braccio l’anima di lei riceveva) era solito dire, che la proprietà di tale Storia dipinta non poteva esser più simile al vero di quel ch’ell’era. XXXIV. 1535 Messer FRANCESCO ALUNNO da Ferrara , nella Fabbrica del Mondo. Pittori celebrati da’ nostri Poeti, CIMABUE e GIOTTO Fiorentini etc. CIMABUE Fiorentino, che ne’ suoi tempi ottenne l’onore e primo luogo nella Pittura, tanto che GIOTTO venne tale, che’l vinse e superò. GIOTTO Latine Iochtus, ebbe un ingegno di tanta eccellenza, che niuna cosa della Natura, madre di tutte le cose, e operatrice col continuo girar de’ Cieli, fu, che egli, con lo stile, e con la penna, e col pennello, non dipignesse così simile a quella, che non simile, anzi più tosto dessa paresse.

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LXIII. 1655 ANDREA SCOTO d’Anversa della Compagnia di Giesù, Italiæ Libro I in FlorentiaSanctæ Mariæ Novellæ: Verum mortuorum Claustrum, et Fratrum Capitulum videre non omittas, architectonicè enim et pictura ita excellit, ut cuique admirationi sit; ac velim cures, ut ex illis Fratribus unus aut alter tibi imaginem IOANNIS CIMABUE indicet, qui anno 1200. Picturam in Italia restituere cœpit, cum tot annis ante Grecis Pictoribus usi fuissent, à quo, velut à primario Italo fonte, Pictores omnes emanarunt à Bararborum in Italiam adventu. LXIV. 1656 LORENZO BEYERLINCK, nel Teatro della Vita Umana, stampato in Lione, in verbo Pictores. ZOTUS Florentinus etc. in Pictura satis prœclarus fuit. LXV. 1657 FRANCESCO SCANNELLI da Forlì, nel suo Microcosmo della Pittura a 4. fa menzione degli Scrittori di Pittura, Giorgio Vasari, Raffael Borghini, e Giovampaolo Lomazzo, e si sottoscrive alle loro sentenze con queste parole. Siccome non tralasciano gli Scrittori mentovare, non mancano anche del pari ridurre alla memoria l’origine, e vero rinascimento all’Italia di questa nuova fenice, che mediante gl’ingegni della Toscana stimasi dalla maggior parte regenerata.

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Considerarono ancora quei prudenti uomini quanto sia difficile il potersi a lungo andare ben reggere, e governare una comunità, tutto che al divino culto, e sante operazioni destinata, senz’alcun ordine, o regola, e però formarono un libro di Carta Pergamena in quella proporzione, che noi diciamo oggi Imperiale, in cui a principio descrissero loro incominciamento, ordine, e regole, tempo per tempo, fino all’anno 1404. nel quale esse regole restarono approvate, e soscritte dall’Ordinario, e lasciarono il rimanente per le note da farsi per ordine d’alfabeto de’ fratelli, che erano a principio, e che dipoi fossero per descriversi in essa Compagnia: Ma perché questo unico libro, dopo il corso di sopra 300. anni si vede in molte parti lacerato, e guasto, onde gran fatto essere non potra, che in processo di tempo possa ancora lacerarsi piu, e forse perdersi del tutto; a fine che anche a’ secoli futuri più sicuramente si trasmetta l’intera notizia di si nobile azione in ogni sua minuta circostanza, ho voluto in questo luogo tutte le ordinazioni, ch’egli contiene, che poche sono in numero a parola a parola trascrivere, e sono le seguenti. Al Nome di Dio Omnipotente, et della Beata Vergine Maria, et di Messere Santo Giovanni Batista et di Messer Santo Zenobio Confessore et di Madonna Santa Reparata Vergine et del glorioso Messer Santo Lucha Evangelista Padre et principio et fondamento di questa Compagnia et Fraternitade et di tutti Santi et Sante di Paradiso. et ad onore et a riverentia della Santa Madre Ecclesia. Et di Messere lo Papa et di suoi fratri Cardinali; Et di Messere lo Veschovo di Firenze et del suo Chericato et a fructo et consolatione dellanime di tucti coloro che sono et saranno di questa Compagnia et Fraternita. Questi Chapitoli et ordinamenti della Compagnia del glorioso Messere Santo Luca Evangelista che fanno et ordinano quelli dell larte de Dipintori di Firenze a sua laude et a sua reverenzia et a consolazione dell’anime nostre. Et fu trovata et cominciata nelli Anni Domini … xxxviiij a di xvij dottobre la vigilia del glorioso nostro advocato Messer Santo Luca Evangelista. Questi Capituli et ordinamenti furono trovati et fatti da buoni et discreti huomini dell Arte de Dipintori di Firenze al tempo di Lapo Gucci Dipintore Vanni Cinuzzi Dipintore Chapitani della Corsino Bonaiuti Dipintore detta Chompagnia Pasquino Cenni Dipintore Segna darignano Dipintore Bernardo Daddi Dipintore Chonsiglieri della Jacopo di Chasentino Dipintore detta Compagnia Chonsiglio Gherardi Dipintore Domenico Pucci Dipintore Kamerlinghi della Piero Giovannini Dipintore d. Compagnia. Conciò sia cosa che nostro intendimento sia, mentre che semo in questo peregrinaggio pericoloso da argomentare d avere lo Beato Messere Santo Luca Evangelista per nostro spetiale advocato dinanzi alla Maiestà Divina et dinanzi alla gloriosa Vergine Maria che sono specchio di purita si convengono servigiali puri et netti di pecchato. Ordiniamo ke tutti quelli ke venghono o verranno a scriversi a questa Compagnia huomini o Donne sieno chontriti et chonfessi de loro peccati o almeno chon intendimento di confessarsi il più tosto che potra acconciamente. Et ke i Capitani o i Kamerlinghi chelli scriveranno si annuntino loro ciò e beni ke questa Compagnia fa. Et qualunque fia ricevuto a questa Compagnia sia tenuto di dire ogni di cinque pater nostri cum emque ave Maria. Et se per dimenticanza o vero per alcuna altra sollicitudine non li dicesse ogni di possali dire il di sequente o quando sene raccordera. Et accio ke dovutamente si possa conservare al servigio del Beato Messere Santo Lucha Evangelista sisi debbia spessamente confessare et chomunichare almeno una volta l’Anno se puote fare licitamente E sia manifesto a tucti ke nostro intendimento si è ke questi Capituli non leghino niuna persona a colpa macciascuno adoperi quello Buono ke puote o sa secondo ke Dio ella sua Madre el Beato Messere Santo Luca gliele concede per grazia Ordiniamo ke questa Compagnia abbia quattro Capitani et quatro Consiglieri et due Kamerlinghi come scripto e di sopra i quali Chapitani et Chamerlinghi sieno et esser debbiano sempre dell Arte de Dipintori Buoni diritti et Leali. E Consiglieri possano essere dell Arte et fuori della detta Arte come a loro piacesse e ke i Capitani vecchi colloro Consiglio innumero di xvj. si debbiano raunare nella Chiesa di Santa Maria Nuova la prima Domenicha dottobre et la prima Domenicha daprile et ordinatamente debbano eleggere et nominare octo huomini dellarte et i quattro ke più boci anno di loro rimanghano e debbano essere Capitani. Et i detti Chapitani ivi chiamati debano eleggere quactro Consiglieri ciaschuno il suo siccome alloro parra o piacera et due Kamerlinghi et debano intrare innoficio in Kal. dinovembre e bastino sei mesi innoficio et in Kal. di Maggio. et abbiano divieto che da ivi a uno Anno non possano ne debiano avere niuno officio nella detta Compagnia. Et ke i detti Kamerlinghi vecchi debbiano et siano tenuti di rendere ragione a Chapitani nuovi chenterranno de sei mesi channo tenuto il Conto dell Entrata et dell Uscita et se avesseno fatte spese non licite et dovute ke i detti Chapitani gli debano fare rimettere di suo nella detta Compagnia. Et senogli rimettesse chel debbiano radere dellibro della detta Compagnia et più non vi sia. Ordiniamo ke ongni prima Domenicha del Mese vi debbiano essere i Capitani e Chamerlinghi et que della Compagnia e porre il Desco fuori e scrivere quelli ke vorranno entrare alla detta Compagnia e fare paghare soldi tre per Anno agl huomini et soldi due alle Donne e raccordare chi ae a pagare che paghi Anchora ordiniamo accio chella nostra Compagnia sia ben sollecitata di buoni et discreti huomini che dove l Vfficio de Capitani Consiglieri e Chamarlinghi duravano semesi e posirecharono aun anno che sopra detti Vfici si chavino di quattro Mesi in quattro Mesi che viene la tratta tre volte La prima tratta si faccia addi diciotto dottobre la Mattina e lanno della festa del glorioso mess. Sancto Luca nostro avocato e cominci di primo di Novembre La seconda tracta si faccia la prima Domenica di Febraio e comincino luficio di primo di Marzo La terza tratta si faccia la prima Domenica di giungno et comincino luficio di primo di Lulglio i quali Capitani Consiglieri e Camarlinghi dalla finita dalloro uficio a un anno non possano ne debbano nella Compagnia avere alcuno uficio. Fu questo Capitolo fatto et ordinato neglianni di Christo MCCCLXXXVI di diciotto d Ottobre il di della festa del glorioso Appostolo Mess. Sancto Luca Vangelista nostro protectore per venticinque Savi e discreti huomini dellarte de dipintori della detta Compagnia A honore e riverenza di Dio e della sua pretiosa Madre Vergine Maria e del Beato Messer Sancto Lucha Evangelista nostro protectore dinanzi a Dio, e capo di questa Compagnia. I Capitani che furono nel Mille tre cento novanta cinque nella fine del loro ufficio del Mese d’Ottobre colloro consiglio e altri huomini della Compagnia di numero di xxiiij. ordinarono che ongni anno il di di Sancta Maria Magdalena che a di xxij. di Luglio si faccia uno rinovale nella Cappella di Messer Sancto Lucha e che i Capitani che sieno pe tempi debbano pagare e far pagare a ognuno chi puo ovuole soldi due per uno e che de questi danari sidebbano dare a Preti e pagare la cera ch al detto rinovale siponesse come parra a detti Capitani che alotta saranno e che tutti quegli che al detto rinovale se ritrovaranno stieano divotamente con silenzio a pregare i Dio per tutti i Morti fedeli Cristiani passati di questa vita e massimamente per quegli di questa Compagnia iquali fussono in purgatorio che i Dio gli conduca a beni di Vita eterna. Amen. In Christi nomine amen Anno incarnationis eiusdem Millesimo quadringentesimo quarto indictione tertia decima die tertio decimo Mensis Februarij actum Florentie in Episcopali Curia Florentina presentibus Ser Anthonio lacobi et Ser Petro Francisci Tieri Notarijs Episcopalis Curie Florentine Testibus ad infrascripta habitis vocatis et rogatis: Venerabilis Vir Dominus lacobus de Caniplo Arincus utriusque Iuris Doctor reverendi in Christo Patris et Dom. Dom. Iacobi Dei et Apostolicæ Sedis gratia Episcopi Florentini Vicarius generalis. Visis suprascriptis Capitulis et eorum quolibet et eis particulariter examinatis et lectis et demum repertis iuxtis ydoneis et congruis ad predicta Capitula ordinamenta et statuta dicte Sotietatis Ser Luce approbavit et adfirmavit ac mandavit per se et suos inofficio successores contradicta ordinamenta et quodlibet eorum non venire debere sed pro approbatis et confirmatis autoritate qua fungitur haberi voluit et madavit et dictam sotietatem ydoneam bonam et sufficientem similiter comprobavit Ego Laurentius olim Ser Angeli Bandini de Florentia Notarius publicus atque Imperiali auctoritate Iudex ordinarius et nunc Notarius Episcopalis curie Fiorentine predictis dum agebuntur interfui et ea rogatus scripsi etc. Dipoi seguono i nomi de’ Descritti per ordine alfabetico.

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