Luogo - Etiopia

Numero occorrenze: 8

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1681

Ebano

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Ebano
m. Albero dell'India, il cui legno è dentro nero, e fuori del color del Bossolo, sodo, e di maniera pesante, che non galleggia nell'acqua. Vale a far bellissimi lavori di quadro, e ornamenti di disegni, e pitture; perchè è densissimo, e riceve pulimento lustro maravigliosamente. Il migliore dicono esser quello, che nasce in Etiopia, nero, liscio, e senza vene, e che rotto manda fuori grato odore; e non pochi sono stati coloro, che mal pratichi di queste qualità, si son provvisti, in vece d'Ebano, del Moro e della Spina d'India.

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1681

Giacinto

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Giacinto
e
Iacinto m.
Gioia, che secondo Plinio, depende dall'Amatista, ma è da quella diversa, perchè il colore uveaceo di questa, è più pallido. Dicono trovarsene ancora di colore azzurro (ma assai difettosa) altra volta biancheggiante, tal'ora risplendente in porporino colore. Il Cardano la distingue in quattro sorte; altra simile al Grisolito, densamente gialla; altra gialla chiara, che nel bianco traspare come il Topazio; altra simile al Rubino, o Granato; altra al Sardo, e che nella sua trasparenza risplende in giallo; e molti affermano, che questa gioia, al variar dell'aria, muti la chiarezza, o torbidezza sua. Ne l'Etiopia, e l'India, donde vengono le migliori. Dicono aver virtù contro i fulmini, contro la peste, e che fattole toccare le carni d'un infetto di tal male, si turbi; in oltre che sia atta a fomentare l'allegrezza, scacciare i timori, e fortificare il cuore. L'Accademico Ardente afferma, trovarsi in Pollonia in una Droghería un'Iacinto grande quanto un'ugna, legato in argento, il quale prestano a' feriti, e per continova esperienza si vede, che avvicinato alla ferita la difende dalla putredine. Molt'altre belle virtù gli attribuiscono i Naturali, che per brevità io tralascio; ma a i nostri Artefici serve per vaghi e ricchi ornamenti, e lavori.

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1681

Granata

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Granata f.
Granato m.
Gioia che si trova nell'Etiopia, ed anche in Germania. Dicono esser questa pietra della spezie del Carbonchio; è di rosso scuro colore trasparente, ed il suo rosso è più denso di quello del Carbonchio. Dicono aver virtù di rallegrare il quore, ed Alberto Magno afferma, valere per difender dalle punture delle mosche, e delle vespe; serve a' nostri Artefici, come ogn'altra gioia, per varj ornamenti.

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1681

Grisolito

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Grisolito
m. Lat Crysolitus. Grec. ???s?????? da ???s??, che significa Oro, ?????, che significa Pietra. Una gemma, che si trova in Etiopia, nell'Arabia, e nell'India, simile al Giacinto, che (secondo Plinio) non è lo stesso Giacinto, vien però da' Professori di gioie chiamato Giacinto. Sant'Epifanio in quel luogo dell'Esodo, dove si parla del pettorale del Sacerdote ornato di pietre preziose, nel quale al settimo luogo era il Lingurio, tien ferma opinione, che questo Lingurio fusse il Giacinto, perchè allora con tal nome il Giacinto si chiamava. È questa gemma di colore pendente in rosso, rilucente in aureo colore, alcuna volta qualche poco del ceruleo, o marittimo, e contiene in se alcune gocciole d'oro. Il Cardano(Libro 7. de Subtilitate) vuole che il Grisolito sia di color d'oro lucentissimo, e lo cava da Plinio; la dove i moderni Gioiellieri questo così fatto chiamanoTopazio, e 'l nome di Grisolito danno ad una pietra verde, perchè tale la facevano gli Antichi. Dicesi essere il migliore quel Grisolito, che posto appresso all'oro, pare che quasi l'ammortisca, e faccialo apparir biancheggiante, cioè pendente all'argenteo colore, e questo dicono esser di Tarso. Vi sono altre gemme, che gli Autori chiamano spezie di Grisolito, come sono,
Grisopazzio
,
Grisolampo
,
Sandastro
,
Elettro
,
Grisoleo
, e altre simili, che differiscon fra di loro nel colore più o meno rosso, più e meno aurato, ed in altre particularità di esso colore. Attribuiscono i Naturali al Grisolito varie virtù ed a' nostri Artefici serve, siccome l'altre preziose pietre, per varj ornamenti, e ricchi lavori.

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1681

Minio

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Minio
m. L'artifizio del miniare.
Minio
. Sorta di color rosso, per dipignere a olio; ed è quello stesso, del quale gli Antichi si servivano, per tignere, nel giorno delle feste, il viso della statua di Giove; del quale anche si dipignevano il corpo i Trionfanti. Fu usato ancora da' nobili d'Etiopia: Teofrasto afferma, che questo color fosse trovato negli anni ventinove dopo l'edificazione di Roma: e Plinio ed altri, scrivono il modo di farlo.¶ Vi è un'altro minio più comune, che si fa con piombo e biacca, a forza di fuoco, del quale i Pittori ordinariamente si servono.

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1681

Rena

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Rena
f. Una moltitudine di minutissime pietruzze, che si fanno dal frangersi delle maggiori pietre, secondo alcuni Autori. Vitruvio fu di parere, ch'ella fosse una sorte di terra abbruciata, e fatta divenire non più soda della terra cotta, e più tenera del tufo, per forza de' fuochi racchiusi sotto i monti. Comunque sia la cosa, è la rena di più sorte; cioè
rena di cava
,
rena di fiume
, e
rena di mare
; e questa è di più colori, e qualità cioè,
rena rossa
,
rena bianca
,
rena nera
,
rena incarbonchiata
, e
rena ghiaiosa
. È notissimo il servigio della rena messa nella calcina per murare. La più grossa e più tenace è quella di cava, ma facilmente si fende; e però s'adopera ne' muri, e nelle volte continovate: e la ghiaiosa serve, per far quella calcina, colla quale si riempiono le fondamenta. La rena di quei fiumi o fossati, che anno gran pendìo, serve ancora ella per murare, purchè ne sia tolta via la prima scorza più grassa e fangosa; che però sarà bene, pigliar quella, che si trova sotto la caduta dell'acqua, come più netta e purgata. Contrassegni dell'ottima qualità della rena sono, quando posta in un panno bianco, non lascera alcuna macchia, ovvero stropicciata con la mano, striderà; il che sarà segno, ch'ella sia di qualità pietrosa, e non terrosa. E dee ancora esser cavata di fresco, perchè esposta all'aria si putrefa, e quasi si riduce in terra. Vitruvio e Plinio dicono, che per ogni misura di calcina si dieno tre misure di rena di cava, e di quella di mare e di fiume solamente due. L'istesso Plinio dice, che gli antichi si servivano della rena d'Etiopia, d'India, e d'Egitto. Noi ci serviamo per lo più di quella de' fiumi. Non mancano buoni Autori, che scrivono, non doversi usare la rena del mare nelle fabbriche; perchè, per lo falso umore, ch'è in essa, fa dissolvere le coverture, o intonachi, delle muraglie; il quale dissolvere dicesi propriamente, scanicare: contuttociò volendola usare, si pigli di quella, che nereggia e lustra come vetro, e di quella che è più vicino alla riva.

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1681

Rubino

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Rubino
, o
Carbonchio
m. Gemma, così chiamata per la simiglianza che tiene col fuoco. Trovasi in India, in Etiopia, ed anche in Germania, e questi si chiamano
rubini di rocca nuova
. Sono di diverse spezie, e qualità, tutti per tirano al colore di viola, quali più quali meno risplendenti. Si distinguono in
rubini maschi
, e
rubini femmine
. I primi contengono in se un molto acceso ardore: i secondi spandono il loro splendore più al difuori. Veggonsene alcuni attraversati di bianche macchie. Quelli di Germania non sono di così sottile splendore. La differenza che è fra 'l Rubino, e 'l Carbonchio, da altro non depende, che dall'eccellenza, e perfezzione di questa pietra, la quale, quando arriva agli ultimi carati, si dice Carbonchio. È sua qualità particulare il risplendere maravigliosamente. E a' nostri Artefici serve per varj ornamenti.

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1681

Smeraldo

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Smeraldo
m. Gemma lucidissima, e trasparente di color verde. Si trova in Soría, in Egitto, e in Etiopia, e in questo luogo è durissima. Trovasene ancora in altre parti. L'Egiziane, e quelle di Cipro, sono le migliori; quelle d'Etiopia anno un verde più profondo, ma bene spesso ineguale; e non sono del tutto nette. Ne sono anche in Armenia, e in Persia; ma non trasparenti. Nella Media ne cavano con diverse macchie, talvolta a foggia d'onde di mare, e talvolta ancora d'animali, d'erbe, e simili. Altre ancora sene trovano in altre regioni con altre diverse qualità e sono bene spesso falsificate. È questa gioia assai sdegnosa, e patisce per ogni 'ngiuria di fuoco, o di ferro, o d'altri metalli. à virtù di ricreare mirabilmente la vista, che sia stanca per lungo fissarsi e dicono anche, che non mai si muti, nè al Sole o altro lume, nè all'ombra; ma sempre tenga vivi i medesimi raggi, senza accrescergli, o diminuirgli. Serve a' nostri Artefici per varj e ricchi ornamenti.
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