Luogo - Egitto

Numero occorrenze: 18

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

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Le quali cose presupposte, dico che antichissime e nobilissime sono ambedue, mercè che dal primo Plasticatore Iddio, della terra vergine elementaria da sé creata, fu fatta la plastica del primo uomo; ed affermano ancora che Enos figliuolo di Seth fece alcune immagini per incitare i popoli al culto del vero Dio; e leggesi eziandio nelle sacre Carte, che la bella Rachele fuggendo con Giacobbe, rubò gl’Idoli di Laban suo Padre; e che al Popolo d’Israele fu espressamente proibita l’adorazione de’ simulacri. Oltre che, per passar dalle sacre alle profane Storie, non si à egli per indubitato che Nino Rè degli Assirij, avendo celebrate l’essequie di Belo suo Padre primo Rè di Babilonia , ne fece scolpire un’immagine per sua memoria; e non è egli notissimo che i marmi deposta la lor natìa contumacia, ubbidirono in prima allo scarpello di Dipeno , e Scito ; e poi per opera di Mela , di Micciade , e d’ Antermo , si seron più volte vedere in sembiante umano e ferino, non pur la Natura imitando nella giusta proporzione delle membra, ma le passioni tutte dell’animo, esprimendo e commovendo in chi gli mirava; siccome le tre Minerve di Fidia , e la Venere di Scopa , e quella tanto famosa di Prassitele , e tant’altre Statue di quell’età ne fann’ampia e indubitata fede. Aggiungasi che Gige Lidio appresso gli Egizij, Pirro appresso i Greci, e Polignoto Ateniese appresso i Corinti, conciossiaché forse prima, o meglio d’ogn’altro la Pittura usassero in quelle parti, furon perciò in sommo pregio tenuti, e da molto riputati; come anche Demofilo , Nesea , Appollodoro , e molt’altri, che secondo la rozza e barbara maniera di que’ tempi operarono con qualche lode, fino a tanto che Zeusi , Parrasio , e Timante , dando migliore spirito alle tele, e dopo di loro Apelle e Protogene , miracoli di quest’Arte, in quel grado di sovranissima stima e perfezione la collocarono, oltre al quale ella sormontar non potéa. Che però siccome di tutte l’umane cose veggiamo intervenire ch’elleno in prima nascono e crescono, e cresciute anno stato e declinazione; così appunto addivenne di queste due nobilissime Arti, le quali nate come si è detto quasi a par del Mondo, crebbero di tempo in tempo, e dall’ Egitto nella nostra Italia e nella Grecia passando, e quivi oltr’ogni credere famose e celebri divenute; finalmente dopo varj ondeggiamenti e vicende in quella barbara inondazione, che non pure la grandezza del Romano Imperio, ma tutte l’Arti più belle allagò e sommerse, fecero anch’esse miserabil naufragio. Di maniera che cacciate affatto d’ Italia , e perduto il patrimonio di loro antica bellezza, fuggiasche e raminghe, insieme con l’ Imperio se ne tornarono in Grecia ; ma tanto sparute e contraffatte e cambiate dall’esser di prima, che a chiunque le mirava, anzi terrore e spavento recavano, che diletto veruno. Erano le figure senza proporzione, senza disegno, senza colorito, senz’ombre, senz’attitudine, senza scorti, senza varietà, e senza invenzione o componimento, ricinte attorno d’unnero profilo, con occhj grandi e spaventosi, piedi ritti in punta, e mani aguze, con una durezza più che di sasso; la quale infelicità tanto maggiore era nella Scultura e nell’Architettura, quanto che per cagione della durevol materia, ne restano oggi più testimonianze, che della Pittura, nell’infinite Statue e Fabbriche di que’ tempi, fatte senz’ordine proporzione o misura, e atte più tosto a ingenerare compassione, che maraviglia. In tale stato erano allora quest’Arti state un tempo sì chiare, e di sì nobil grido: ma perché in questo gran flusso e riflusso dell’essere, stanno tutte le cose in perpetuo movimento, senza mai trovare posa o fermezza, volle Iddio che la Pittura, e la Scultura, e con quelle l’Architettura, dopo il loro quasi totale abbassamento e rovina, a nuova vita risorgessero, la qual gloria fu per ispecial privilegio alla nostra Toscana conceduta, come a colei che al parere d’Autori gravissimi, queste due Vergini ancor bambine, e fin dall’ Egitto a lei rifuggenti, pietosamente accolse e nudrì, e per lunghissimo spazio di tempo in grande e felice stato mantenne.

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Amatista

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Amatista
f. Gioia di non molto valore, del colore del fior del Pesco, e per lo più di color paonazzo, o del color dell'uva, con le macchie granellose dello stesso colore, mà più chiare, o bianche sudice sfumanti. Poca se ne trova, che saldissima sia; perchè quei granelletti tengono non so che del sale, che però ne' lavori piccoli facilmente si sverzano, e stritolano. A noi viene del tenitorio di Roma cavata da frammenti di antichi edificj. è di durezza simile a' Diaspri; si lavora con sega, ruota, e spianatoio, e riceve pulimento acceso. Di questa pietra è fatto tutto l'imbasamento delle colonne grandi del Ciborio della real Cappella di S. Lorenzo. A nostra notizia non è che se ne trovino pezzi maggiori di due terzi di braccio. Trovasi secondo PlinioLib. 37. Cap. nell'India, e questa è la migliore, e tiene color porporino, e alcuna volta pende al color giallo. Ne à l'Arabia, l'Armenia minore, e l'Egitto; in Tarso, in Cipri, in Francia, nelle Spagne si trovavo ancora l'Amatiste, ma di non bella qualità. Molti Autori scrivono di questa pietra, alla quale attribuiscono molte virtù; l'Accademico Ardente dice essere opinione, che questa gioia fosse nell'Anello, col quale S. Giuseppo sposò María sempre Vergine.

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Non men grossa fu quella, che gli fece credere, che quando le macini fatte di macigno di Settignano , e di Montisci si fussero portate al gran Soldano d’Egitto legate in anella prima di forarle, se ne saria cavato gran tesoro, perché in quel paese erano assai più stimate, che gli Smeraldi, de’ quali là avevan montagne più alte, che Montemorello . Gli persuase, che in Mugnone torrente contiguo alla Città si trovasse una pietra nericcia di colore chiamata Elitropia, che rende invisibile chi la tiene addosso; onde egli invaghitosi di questa pietra, per adempire con l’aiuto di quella un cattivo pensiero suggeritogli dalla sua avarizia, d’andare invisibile a pigliar danaro alle tavole de’ Cambiatori, che moltissimi ne erano allora in Firenze , ne volle far consapevoli alcuni Pittori poveri Uomini come lui suoi amici, cioè i già nominati Bruno , e Buffalmacco , i quali come che fossero invitati al lor giuoco, seppero così bene reggere il lazzo, che vi seguirono cose troppe belle, finché avendogli coloro dato ad intendere, ch’e’ l’aveva trovata, e che già s’era fatto loro invisibile, egli se ne tornò a casa, dove fu scoperto dalla moglie; ma egli fondato sopra quella vana opinione del volgo, che le femmine ad ogni cosa faccian perdere la sua virtù, arrivò anche a credere ch’ella l’avesse fatta perdere all’ Elitropia , ch’e’ si credeva d’aver addosso.

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G
Gige Lidio Pittore antico in Egitto 3.
Gio: de’ Cimabue detto Cimabue Pittore, nasce nel 1240. 3 Notizie di sua vita 3 sue opere 45. muore l’anno 1300. 6.
B. Gio: da Salerno dodici de’ suoi frati abita in Ripoli fuor di Firenze 3. Nella Città di Firenze in S. Pancrazio 4 in S. Paolo 4.
Greci Pittori in Firenze 4.
Giotto discepolo di Cimabue 4.
Giorgio Vasari scrittore delle vite de’ Pittori a 8.
Guido Guinicelli 10.
Guido Cavalcanti 10.
Gaddo Gaddi in aiuto del Tafi nell’opere della volta di S. Giovanni 31.
Guglielmo dicesi Tedesco Architetto 35.
F. Gio: da Campi dell’ordine de Predic. Archit. 38.
Gaddo Gaddi Pittor Fiorent, sua vita 39.
Gaddi nobil famiglia Fiorent, suo principio, fine, e quasi risorgimento nella nobil famiglia de’ Pitti 48.
Gio: Pisano Scultore, e Archit. sua vita 41.
Giotto di Bondone Pittore, Scultore, e Architetto Fiorentino, sua vita 44.

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P
Proemio dell’Opera 1.
Pittura, e Scultura sono una cosa stessa 2. lor divisione da che proceda 2. Procedono dallo stesso principio che è il disegno 2. Dall’Egitto in Italia, e poi in Grecia 3. periscono 3. risorgono in Toscana 3.
Plastica del primo Uomo 2.
Prassitele antico Scultore 3.
Pirro antico pittore in Grecia 3.
Polignoto Ateniese antico Pittore in Corinto 3.
Parrasio antico pittore 3.
Protogene antico pittore 3.
Pitture de’ Greci in S. Maria Novella 4.
Palazzo de’ Governatori d’Ancona 5.
Provvisione ottenuta nel Consiglio della Città di Firenze a favor di Giotto 10.
Platone ebbe lode d’essere stato il primo, che riducesse il Dialogo a perfezione 28.
Palazzo de’ Sig. in Arezzo, e Torre della Campana 35.
Ponte alla Carraia quando fondato, e da chi 35.
Palazzo delli Anziani in Firenze e da chi edificato 36. servì poi pel Podestà, oggi pel Bargello 36.
ser Petraccolo dell’Ancisa padre del Petrarca 36.
Ponte alla spugna sopra il fiume dell’Elsa quando edificato, e da chi 38.
Persio si fa chiamare discepolo di Cornuto 42.
Paradiso si piglia per atrio, e portico di Chiesa, avvertimento dell’Autore intorno a ciò 48.
Pietro Berrettini da Cortona 58.
Papa Benedetto IX da Treviso 60 e 63.
Papa Bonifazio VIII. 60.

Vocabolario

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Chiaroscuro

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Chiaroscuro
. Pittura d'un color solo, al quale si dà rilievo con chiari e con iscuri del color medesimo. Secondo quello che ne lasciò scritto l'erudito Carlo Dati nelle sue Vite, chiaroscuro è lo stesso che
Monocromato
, una sorta di pittura degli antichi, così detta, perchè era d'un sol colore
. Del Monocromato scrive Plinio nel Libro 35. cap. 3. ma però e da avvertire, che egli quì parla di quella sorta di Monocromato, che usarono i primi inventori dell'Arte, colorendo le figure d'un sol colore, col quale riempievano il dintorno di esse, senza alcun rilevo, per non v'esser, nè ombre, nè lumi. Il qual modo di dipignere viene attribuito a Igienonte, e Dina; perchè trovasi ancora che Zeusi ed Apelle attesero a' Monocromati; ma questi dobbiamo credere che fossero i nostri artificiosi chiariscuri, i quali veramente sono tutti d'un sol colore, o bianco, o giallo, o verde, o altro; perchè il chiaro, lo scuro, e la mezza tinta, o più chiari, o più scuri che sieno, non lasciano d'essere di quello stesso colore, del quale la pittura a chiaroscuro si fa. Lodovico Mongioioso(nel suo Gal. Romæ Hosp.) à tenuta opinione, che sotto nome di Monocromato s'intenda anche quella pittura, che contiene in sè varj colori, ma non mescolati fra di loro: come sono alcuni panni di Turchìa, parendogli che tale sia il sentimento delle parole dello stesso Plinio nel suddetto Lib. 35. cap. II. ove tratta d'alcuni simili panni d'Egitto, e come (diremmo oggi) sono i colori delle carte da giuocare, nelle quali ogni colore è schietto senza mescolanza dell'altro. A questo nome di Monocromato il citato Autore è di parere ancora, che possano ridursi i disegni fatti sopra carta, servendosi della stessa carta per chiaro o per iscuro; onde il soprannominato Carlo Dati stimò, potersi anche dire Monocromati, i disegni di matita nera, o rossa, o di gesso, sopra carta azzurra; i famosi cartoni di Michelagnolo, e d'altri eccellentissimi Pittori; quel ritratto che Apelle principiò col carbone sul muro alla presenza di Tolomeo, e tutte le stampe intagliate in legno o in rame; perchè dice egli (e così è veramente) che quello scuro e chiaro, che da il rilievo, non fa esser la pittura di colori diversi, ma d'un solo, ove più, ove meno profondo. Fra' più celebri Pittori che abbiano operato a chiaroscuro, si contano Andrea del Sarto, Fra Bartolommeo di S. Marco, Fiorentini; Polidoro da Caravaggio, ed altri di lui imitatori, usciti dalla squola di Raffaello.

Vocabolario

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Gomma

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Gomma
f. Umore viscoso, che esce dagli alberi per la scorza, il quale per altro nome dicesi
Orichicco
, e serve a' Pittori, e Miniatori per temperare i colori. Trovasene di diverse qualità, e di differenti colori; quella che per lo più serve a' nostri Artefici è di colore bianco come quello del Zucchero candito, e chiamasi
gomma Arabica
(e volgarmente
Bomberaca
) nome preso da quella gomma, che nella Arabia, Provincia vicina all'Egitto, esce dalla scorza dell'albero detto
Acacia
; benchè (secondo DioscorideLib. 1. Cap. 114.) questa non sia quella stessa.

Vocabolario

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Granito

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Granito
m. Una pietra durissima, e rubida, picchiata di nero e bianco, e talvolta di rosso. Questa si trova in pezzi di smisurata grandezza in Egitto, e sene veggon fatte Colonne, e Obelischi grandissimi. Soncene alcune delle bige, che tirano alquanto al verde: e tutte ricevono bellissimo pulimento. Vien detta ancora
marmo Tebaico
, quella particolarmente, che è picchiata di rosso; perchè si cava da' Monti di Tebe in Egitto
. Di questo marmo è il maraviglioso Obelisco, che da Sisto V. per opera di Domenico Fontana da Mili celebre Architetto, fu trasportato sopra la piazza della Basilica di San Pietro, alto palmi 107. senza la punta, che pure è alta palmi sei, largo in fondo palmi 12. o meglio d'8. in sommità.

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Mattoni

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Mattoni
, o
Quadrucci
m. Una sorta di lavoro di terra, fatto con proporzionata misura, di forma quadrangolare, e cotto in fornace. Lat. Lateres. Con queste si alzano smisurate moli di fabbriche d'ogni sorte. L'uso suo è antichissimo; essendo che di questi fu fabbricata la famosa torre di Babelle, e le maravigliose Piramidi d'Egitto: e ci è stato, fra gli antichi, chi se n'è servito per edificazione di regij palazzi, e Tempi. In Toscana i migliori formansi di terra che tien di creta, e che biancheggia, ed anche di
sabbione maschio
, che è una qualità di terra, la quale pende in rosso
. Non è atta a buon lavoro la terra pietrosa, sabbionosa, e renosa; è però ottima la terra Samia, l'Autina, e la Modanese; in Ispagna la Sagundea, e nell'Asia la Pergamea.

Vocabolario

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Paragone

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Paragone
m. Sorta di pietra nera, che si cava nell'Egitto, e in alcuni luoghi della Grecia. Serve per saggiar l'oro e l'argento sfregandovisi sopra. Trovasene d'una qualità al quanto meno nera, che serviva agli antichi per istatue, come mostra la figura dell'Ermafrodito in Roma. È pietra durissima, e piglia un bellissimo lustro. Trovasene in Toscana e nelle montagne di Carrara, e ne' monti vicino alla Città di Prato.
Paragone di Fiandra
. Una pietra dura per il doppio del marmo, che riceve bellissimo pulimento. È di color nero affatto: lavorasi con sega, e scarpello facilmente; trovasene di grandezza fino a sei e sette braccia, e d'ogni grossezza. Affermano i pratici, trovarsi il migliore nella Fiandra, e ne' contorni di Liege.
Paragone di Verona
. Una sorta di pietra Paragone assai inferiore dell'altro, che si trova ne' contorni della Città di Verona.

Vocabolario

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Pedere

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Pedere
f. Una gemma, che si trova nell'India, e nell'Egitto, nell'Arabia, in Ponto, nell'Asia, Tracia, e Cipro. Questa gioia unisce in sè un lucido cristallo, benchè l'aria del suo naturar color sia porporina, con un certo aureo splendore; è di molto conforto alla vista, e la migliore è quella dell'India, la quale chiamano
argento
. Quelle dell'altre regioni anno fra di loro alquanta diversità. Di questa gioia scrive Plinio ed altri, che la mettono per la principale fra le gioie bianche.

Vocabolario

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Piramide

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Piramide
f. Un corpo bislungo, che à per base una figura piana, e va da questa a terminare rettamente in un punto, che ne sia fuori. A questa foggia furono fabbricati in Egitto i Sepolcri de' Rè, annoverati fra le maraviglie del Mondo. ¶ Piramide prendesi talora per guglia o obelisco, sebbene diversissima.

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Porfido

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Porfido
m. Una sorta di pietra rossa con minutissimi schizzi bianchi, già dall'Egitto condotta in Italia: vien dalla voce Greca porphyrites, dalla Porpora, che dicono Porphyra. Comunemente si crede, che questa, siccome altre pietre, nel cavarla sia più tenera, di quando ella è stata fuori della cava, alla pioggia, al diaccio, al Sole; perchè tutte queste cose la fanno più dura e più difficile a lavorarsi. Anno osservato alcuni, che questa pietra non solo non si quoce col fuoco, ma stando nella fornace non lascia mai quocer bene i sassi, che le sono attorno. È di tanta durezza, che dagli antichi tempi fino all'anno 1555 nessuno si trovò, che potesse quella maneggiare, per non esservi il modo di temperare scarpelli ed altri strumenti, da poterla lavorare; e in questo tempo al Serenissimo Granduca di Toscana Cosimo I. fu dato un segreto d'un'acqua, con la quale si temperavano i ferri durissimamente: con questo Francesco del Tadda Intagliatore da Fiesole lavorò la bella tazza della bella fonte de' Pitti e suo piede; il Ritratto di esso Granduca, e della Sig. Leonora di Toledo sua Moglie, ed una testa di Giesù Cristo. Dopo il Tadda, venne il segreto inRaffaello Curradi Fiorentino, il quale di essa pietra condusse più opere in Firenze, e fra esse la testa del Granduca Cosimo II. che è nella real Gallería. Questo Raffaello vestì l'abito di Frate Cappuccino, lasciando il segreto a Cosimo Salvestrini, pure Scultor Fiorentino, il quale fra l'altre cose intagliò il gran colosso del Moisè, che è nella grotta del palazzo del Serenissimo Granduca, e sonosi poi fatte altre cose, e fannosi tuttavía.

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Rena

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Rena
f. Una moltitudine di minutissime pietruzze, che si fanno dal frangersi delle maggiori pietre, secondo alcuni Autori. Vitruvio fu di parere, ch'ella fosse una sorte di terra abbruciata, e fatta divenire non più soda della terra cotta, e più tenera del tufo, per forza de' fuochi racchiusi sotto i monti. Comunque sia la cosa, è la rena di più sorte; cioè
rena di cava
,
rena di fiume
, e
rena di mare
; e questa è di più colori, e qualità cioè,
rena rossa
,
rena bianca
,
rena nera
,
rena incarbonchiata
, e
rena ghiaiosa
. È notissimo il servigio della rena messa nella calcina per murare. La più grossa e più tenace è quella di cava, ma facilmente si fende; e però s'adopera ne' muri, e nelle volte continovate: e la ghiaiosa serve, per far quella calcina, colla quale si riempiono le fondamenta. La rena di quei fiumi o fossati, che anno gran pendìo, serve ancora ella per murare, purchè ne sia tolta via la prima scorza più grassa e fangosa; che però sarà bene, pigliar quella, che si trova sotto la caduta dell'acqua, come più netta e purgata. Contrassegni dell'ottima qualità della rena sono, quando posta in un panno bianco, non lascera alcuna macchia, ovvero stropicciata con la mano, striderà; il che sarà segno, ch'ella sia di qualità pietrosa, e non terrosa. E dee ancora esser cavata di fresco, perchè esposta all'aria si putrefa, e quasi si riduce in terra. Vitruvio e Plinio dicono, che per ogni misura di calcina si dieno tre misure di rena di cava, e di quella di mare e di fiume solamente due. L'istesso Plinio dice, che gli antichi si servivano della rena d'Etiopia, d'India, e d'Egitto. Noi ci serviamo per lo più di quella de' fiumi. Non mancano buoni Autori, che scrivono, non doversi usare la rena del mare nelle fabbriche; perchè, per lo falso umore, ch'è in essa, fa dissolvere le coverture, o intonachi, delle muraglie; il quale dissolvere dicesi propriamente, scanicare: contuttociò volendola usare, si pigli di quella, che nereggia e lustra come vetro, e di quella che è più vicino alla riva.

Vocabolario

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Sarda

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Sarda
, o
Corniola
f. Gemma nobile, e antica, così detta, secondo Plinio, per essere stata prima ritrovata in Sardo, Provincia dell'Asia. Da questa voce è detto il Sardonico. Trovansene in Babilonia, nell'aprir che si fanno alcune cave di sassi, tra le quali nascono esse gemme. Ne à l'Epiro, e l'India di color rosso, di color di minio, e questa assai grossa, e altra ancora di color rosso che par foderato d'argento. Altre sene trovan' in Arabia; nell'Albanía sene vedono alcune che paion foderate d'oro. Ancora nella Persia, nell'Armenia, nell'Egitto, ed ancora in Germania presso al Reno, ma tutte diversificano fra di loro alquanto di colore. Si distinguono in
sarde maschi
, e
sarde femmine
; i maschi tengono maggiore splendore delle femmine. Questa Gemma non s'imbratta per lo molto maneggiarla, che facciano gli Artefici. Il color suo naturalmente è rosso scuro nella superficie, ma la trasparenza, e la sua luce lo dimostran più chiaro, massimamente se non è molto grossa; sebbene ancora sene trovano delle gialle, o pendenti in giallo, alcune bianche, ed ancora delle mescolate di tutti questi colori. Oltre a i varj servigi d'abbellimenti, che da esse ricevono le nostre Arti, si dice abbiano varie virtù, come di ristagnare il sangue del naso, e vena del petto, e rallegrare il cuore. Si chiamano anche tra' Professori di gioie, Corniole; perchè poco differiscono le Corniole dalle Sarde, anzi secondo buoni Autori sono una specie di quelle.

Vocabolario

1681

Smeraldo

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Smeraldo
m. Gemma lucidissima, e trasparente di color verde. Si trova in Soría, in Egitto, e in Etiopia, e in questo luogo è durissima. Trovasene ancora in altre parti. L'Egiziane, e quelle di Cipro, sono le migliori; quelle d'Etiopia anno un verde più profondo, ma bene spesso ineguale; e non sono del tutto nette. Ne sono anche in Armenia, e in Persia; ma non trasparenti. Nella Media ne cavano con diverse macchie, talvolta a foggia d'onde di mare, e talvolta ancora d'animali, d'erbe, e simili. Altre ancora sene trovano in altre regioni con altre diverse qualità e sono bene spesso falsificate. È questa gioia assai sdegnosa, e patisce per ogni 'ngiuria di fuoco, o di ferro, o d'altri metalli. à virtù di ricreare mirabilmente la vista, che sia stanca per lungo fissarsi e dicono anche, che non mai si muti, nè al Sole o altro lume, nè all'ombra; ma sempre tenga vivi i medesimi raggi, senza accrescergli, o diminuirgli. Serve a' nostri Artefici per varj e ricchi ornamenti.

Vocabolario

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Tempo

Vedi
Tempo
m. Misura del moto. Stimerassi forse cosa impropria, ch'io mi ponga quì a dichiarar questa voce, la quale par che poco si confaccia col mio assunto, che fu principalmente di esplicar parole e termini, che più frequentemente occorrono nel parlare o legger materie appartenenti a disegno. Ma sebbene si porrà mente, si troverà essere anche stato mio fine, l'erudire, per quanto mi sia possibile, la mente di chiunque voglia applicarsi a quest'Arte, acciocchè meglio quelle possa professare; e perchè le varie cognizioni che si posson portare sotto questa parola Tempo, possono non poco giovare a colui, che vorrà inventare in Pittura, particolarmente, dove si parlerà dell'Età del Mondo e dell'uomo: io non voglio lasciare di metterle in questo luogo. Le parti dunque del tempo, sono, l'ore, i giorni, le settimane, i mesi, e gli anni: dell'ore si compone il giorno, di giorni la settimana, di settimane i mesi, di mesi l'anno, di anni si compongono diversi periodi, fra' quali si numerano principalmente, i Lustri, l'Eta, i Secoli.
Secolo
, e
Lustro
Il Secolo è un periodo decorso di cent'anni, il lustro di cinque.
Età dell'Uomo
L'Età non à periodo fermo, o si abbia riguardo all'età del Mondo, o all'età dell'uomo; perchè nell'uomo
Infanzia
L'infanzia, che è la prima età, è lo spazio della nascita del fantolino, fino a ch'ei non comincia a parlare, onde è detto con voce Latina infante, cioè non parlante.
Puerizia
Segue la puerizia o fanciullezza, che dura fin che non apparisce l'uso della ragione, atto a distinguere il bene dal male, che suol'essere fra 'l primo e 'l secondo settenio.
Adolescenza
Dipoi ne viene l'adolescenza, detta così dal crescere ed impor vita notabilmente, che si estende intorno al ventiduesimo anno.
Gioventù
A questa succede la gioventù, che dura fino al trentacinquesimo in circa.
Virilità
Dipoi la virilità, che arriva fino al cinquantesimo.
Vecchiaia
, e
Decrepitezza
Dopo la vecchiaia, e dal settantesimo in là succede la decrepitezza: e tutti questi periodi dell'umana età si pigliano non istrettamente, ma con qualche latitudine, di più e di meno, secondo la robustezza o debolezza delle complessioni.
Età del Mondo
L'Età del Mondo sono altresì sette. La prima ebbe suo cominciamento dalla creazione del Mondo, e durò fino al diluvio universale. La seconda principiò dalla fine del diluvio, e pervenne al termine dell'uscita degli Ebrei dall'Egitto, per andare alla terra promessa. La terza dalla detta uscita d'Egitto fino alla fondazione del Tempio di Salomone. La quarta dalla fondazione di esso Tempio, fino alla di lui distruzione fatta dagli Assirj, o come altri vogliono a tutta la cattività Babilonese. La quinta dal fine di detta cattività de' Giudei, che fu nel principio della Monarchía Persiana, per infino alla venuta del Messía Figliuolo di Dio, incarnatosi di María sempre Vergine. La sesta cominciò dall'Incarnazione del Figliuol di Dio, o vogliamo dire prima venuta o avvento del Messía, per ricomprare il genere umano; e durerà fin'alla seconda venuta, ovvero avvento del medesimo, a giudicare il Mondo nell'estremo ed universal giudizio. La settima comincerà terminato il giudizio universale, finito il Mondo, per durare per tutta l'eternità.
Olimpiade
, e
Bisesto
Erano appresso gli Antichi in pregio altri diversi periodi d'anni, e spezialmente appresso i Greci furon famose le
Tetraeteridi
, cioè i periodi di quattro, co' quali segnavano le celebratissime loro Olimpiadi, dette dal luogo dove si celebravano i corsi de' cavalli in onore di Giove, che aveva suo Tempio in Olimpia posta nella region Pisana in Grecia. A noi però sono in pregio per lo bisesto, inventore Giulio Cesare, per il quale ogni quattr'anni si cresce un giorno di più; cioè dopo lo scorso di tre anni di 365. giorni l'uno, viene il quarto che ne à 366. e ciò si fa per uguagliare all'anno il corso del Sole, che è qual cosa più di 365. periodi o revoluzioni: dicesi bisesto, perchè il giorno 24. di Febbraio, che in Latino si dice Sexto Kal. Martias, si replicava ancora il dì 25. dove s'inseriva il giorno aggiunto: dal dirsi dunque nell'
anno bisestile
o
anno intercalare
, due volte Sexto Kal. n'è avvenuto il dirsi l'
anno intercalare bisesto
.
Aureo numero
, ed
Epatta
Avevano ancora la Ennea decaeteride, cioè il decorso di 19. anni solari, del quale si serve ancora la santa Chiesa Romana, e chiamalo il
ciclo decennovennale della luna
, ovvero il
ciclo dell'aureo numero
, e serve per trovare il principio dell'epatta, la quale è quel numero di giorni, del quale l'anno ordinario di 365. giorni eccede l'anno lunare o della luna, di 354. giorni; sicchè essendo questo svario, fra li detti due anni, di giorni undici, l'epatta cammina di undici in undici anni moltiplicati, con questo che ogni volta ch'e' si tocca del trentesimo, devesi ritenere il numero che avanza sopra il 30. che va gettato via; perchè allora l'anno è di tredici lune, e fassi l'
embolismo
, cioè l'intercalare d'un mese: e ciò si proseguisce fino all'anno diciannovesimo dell'aureo numero; perchè allora l'epatta deve costare non più d'undici, ma di dodici giorni; acciocchè nel principio del ciclo dell'aureo numero, che succede, ritorni l'epatta ad essere allo stesso numero, che fu a principio dello stesso aureo numero: e ciò si fa perchè le lunazioni, ed i novilunij, o vogliamo dire il principio delle lune nuove, non iscorrano verso la fine de' mesi; ma tornino agli stessi giorni, ne' quali furono in prima.
Anno Sabatico
, e
Giubbileo
Appresso gli Ebrei due erano i più notabili periodi annuali, uno che si chiamava
settimana annuale
, ed era un decorso di sett'anni, l'ultimo de' quali chiamavasi anno sabatico, nel quale la terra dovea riposare, sendo loro da Dio comandato, che per quell'anno ella non si lavorasse: l'altro era detto giubbileo, ed era un periodo di 50. anni, l'ultimo de' quali era del giubbileo; nel quale, non solo si doveva far riposar la terra dalle culture, ma di più si dovevano scancellare le partite a' debitori, condonandogliele, e dar la libertà a' servi: l'uno e l'altro periodo cominciava all'entrare dell'Autunno. Da quest'anno del giubbileo à preso il nome il nostro giubbileo, nella visita de' luoghi santi di Roma, per acquistar le sacre e plenarie Indulgenze delle commesse colpe. Osservavasi prima in esso il decorso del Secolo, dipoi fu ridotto al periodo di 50. anni, e finalmente alla revoluzione d'ogni venticinquesimo anno, com'è al presente.
Anno
L'Anno è la revoluzione di dodici Mesi, e dividesi in lunare e solare; l'
anno lunare
è quello spazio di tempo, che mette la Luna, nel far dodici volte il corso del Cielo, o vogliamo dire nel congiugnersi essa dodici volte col Sole, consumandovi giorni 354. L'
anno solare
, detto anche
anno tropico
, cioè di revoluzione, è quello spazio di tempo, che il Sole consuma, nello scorrere tutto il zodiaco del Cielo, consumandovi giorni 365. et una quarta parte scarsa. Consta l'anno di quattro punti più notabili, due detti
equinozzj
, e due
soltizzj
, con quest'ordine; l'
equinozzio vernale
, il
solstizzio estivo
, l'
equinozzio autunnale
, il
solstizzio iemale
o
solstizzio vernereccio
; dalli quali punti incominciano le stagioni dell'anno, primavera, state, autunno, e verno: di questo non c'è differenza niuna; solo nel principiar dell'anno, che secondo le diverse nazioni, diverso prendesi il principio di esso, come si pratica al presente (per non dir degli antichi) che gli Ecclesiastici seguendo l'uso degli antichi Romani lo cominciano alle Calende di Gennaio; i Toscani a' 25. di Marzo, quello dicesi a nativitate, questo a conceptione; ma i Pisani principiato, noi Fiorentini terminato lo computiamo.
Mese
Il Mese è la duodecima parte dell'anno, e sono i mesi lunari e solari; il mese lunare è quello spazio di tempo, che è tra un novilunio e l'altro, e consta di giorni 29. poco più o poco meno. Il mese solare è quello spazio di tempo impiegato dal Sole, nello scorrere ciascheduno de' dodici segni del zodiaco. Erano appresso gli antichi, molto usati i mesi lunari; noi presentemente ci serviamo de' solari: e perchè il Sole scorre alcuni segni più presto, altri più tardi; per questo i mesi sono ineguali, alcuni di giorni trenta, altri di giorni trentuno, ed uno di giorni ventotto; quali sieno gli uni e quali gli altri, l'indica questo tetrastico, o quadernario. Trenta dì è Novembre, Aprile, Giugno, e Settembre; Di ventotto cen'è uno; Tutti gli altri son trentuno. I nomi de' mesi sono, Gennaio 31. Febbraio 28. Marzo 31. Aprile 30. Maggio 31. Giugno 30. Luglio 31. Agosto 31. Settembre30. Ottobre 31. Novembre 30. Dicembre 31. Appresso i Romani antichi dividevasi il mese in kalende, none, e idi; ed i giorni intermedij con la denominazione di primo, secondo, terzo etc. avanti alle none, o agli idi, o alle calende, si nominava.
Settimana
La Settimana, detta Grecamente
eddomada
, è un decorso di sette giorni, che perpetuamente ricorre in giro. I suoi giorni appresso i Gentili si denominavano da' sette pianeti così, giorno del Sole, della Luna, di Marte, di Mercurio, di Giove, di Venere, e di Saturno. Dagli Ebrei col nome di Sabato, aggiuntovi primo, secondo, terzo etc. siccome anche tutta la settimana chiamavano sabato. S. Silvestro Papa, per levare l'uso de' Gentili, fu quelli che ordinò si domandassero i giorni della settimana col nome di
ferie
, coll'aggiunto di prima, seconda terza etc ma la prima feria, come giorno dedicato a Dio N. S. dies Dominicus, ovvero dies Dominica, e volgarmente Domenica, fu appellato; e l'ultima feria con quello di Sabato; e quest'uso si ritiene dagli Ecclesiastici: noi però gli chiamamo così, Domenica, Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, e Sabato.
Giorno
Il Giorno è la settima parte della settimana; e dividesi in
giorno naturale
ed in
giorno civile
, ovvero
giorno astronomico
: il giorno civile è dalla levata del Sole sopra del nostro orizonte o piano, fino al tramontar di esso sotto 'l medesimo piano: il cui opposto tempo dicesi notte, che è lo spazio dal tramontar del Sole, alla di lui levata o nascita. Il giorno civile è quello che risulta da un'intera revoluzione del Cielo, per il quale si comprende un giorno naturale, insieme con la sua notte: i giorni civili sono per tutto il Mondo eguali, e costano di ventiquattr'ore; i naturali sono ineguali, or maggiori, cioè nella state, or minori, come nel verno; e più e meno và di differenza, secondo che più e meno il paese s'accosta verso l'equatore, o linea equinoziale, sotto 'l quale i giorni naturali e le notti sono eguali. I giorni naturali a tutti cominciano col nascer del Sole, terminano col di lui occaso, o tramontare; non così i civili, perchè gli Ebrei gli principiavano dal tramontar del Sole, e furono in ciò seguitati dagli Ateniesi, e da altre nazioni, siccome dagli Italiani, che in tal foggia principiano il giorno, sebbene noi Fiorentini lo principiamo mezz'ora doppo l'occaso: per lo contrario i Babilonesi lo principiavano dalla levata del Sole, gli antichi Umbri dal mezzo giorno, gli antichi Romani dalla mezza notte, seguitati in ciò dagli Astrologi, e dalla maggior parte di Europa.
Ora
L'ora è la ventiquattresima parte del giorno civile, la prima delle quali, come sopra s'è detto, diversamente si prende, secondo la diversità delle nazioni. Gli Italiani moderni la prima ora dopo l'occaso del Sole, e nello stesso occaso la ventiquattresima, benchè noi Fiorentini indugiamo mez'ora dopo, e diconsi quest'ore Italiane. Gli Spagnuoli, i Franzesi, e' Tedeschi, con gli Astrologi, dividon l'ore in due parti, cominciando da mezza notte a mezzo giorno, e da mezzo giorno a mezza notte. I Babilonij dalla prima ora dopo la nascita del Sole, fino all'altro oriente: per l'opposito degli Italiani. E da queste tre diverse maniere di principiare a numerar l'ore, ne nascono le tre diverse sorte d'oriuoli solari, cioè Italiani, Astronomici, e Babilonij. L'ora finalmente dividesi in quattro parti, detti
quarti
, ovvero in 60. minuti, 15. per quarto.

Vocabolario

1681

Turchina

Vedi
Turchina
f. Gemma di color turchino o cilestro non trasparente. Trovasi nella Scizia, o Tartaría, nella Media, in Cipro, ed in Egitto. È posta da Plinio nel numero de' Diaspri col nome di
Caino
, così per lo colore cilestro che à in sè. Chiamasi dagli Autori anche
Turchese
. Di questa gioia vogliono alcuni, come dice l'Arias Montano, sopra l'Esodo Cap. 18. che nella sacra Scrittura si parli nell'ottavo luogo delle pietre poste nel pettorale del Sacerdote; perchè la parola Sabò presa da' Greci e Latini per Acate, da' Caldei detta
Turxala
, che propriamente significa Turchina, o Turchese
. La distinguono in maschio, e femmina; e quantunque alcuno, che à modernamente scritto di questa gemma, dica non esser'ella atta all'intaglio, noi però veggiamo il contrario; perchè nella stanza della real Gallería chiamata la tribuna, si à una testa d'un Giulio Cesare intagliata in una Turchina di grandezza quasi quanto l'uovo dell'oca con mirabile artificio, della quale anche fa menzione il Bocchi nelle sue Bellezze di Firenze.
Con il contributo di