Luogo - Cupola

Numero occorrenze: 4

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Era l’anno 1436 quando al nostro virtuoso Artefice si presentò occasione, non pure d’esercitare suo talento, sempre curioso d’investigare nuove e utilissime cose, appartenenti alle nostre arti; ma eziandio nel crescere a sé stesso ed all’ingegno suo sempre maggiore rinomanza e fama: e fu quella d’un nobile pensiero, venuto già da qualche tempo avanti agli Operai della Metropolitana Basilica, di procurare (giacché la maravigliosa fabbrica della Cupola era già condotta al suo fine) che con nobile magistero di quella sorta di pittura, che dicesi Musaico di vetri colorati, con più sacre istorie, da uomini di primo sapere, gli occhi del tamburo della medesima si lavorassero; siccome altre finestre pure dell’istessa Chiesa: e riflettendo all’eccedente quantità de’ vetri, che d’ottima maestranza lavorati, richiedevansi per opera sì vasta, avendo avuto sentore d’un tale uomo di queste nostre parti, abitante nella città di Lubeco nell’Alemagna bassa, il più singolare maestro, che in sì fatta facoltà si sapesse essere al mondo, nel giorno de’ 15. di Ottobre di detto anno deliberarono di richiamarlo a questa sua patria, con tutta sua famiglia, per qua esercitare sua professione in servizio della medesima: il che fatto, e dopo avere avuto qua il maestro, furono al nostro Lorenzo Ghiberti allogate tutte l’istorie in vetro degli occhi di esso tamburo, un solo meno, che volle fare Donatello: e fu quello, dove si vede l’incoronazione di Maria sempre Vergine Signora nostra. Fu anche allo stesso Lorenzo data l’incumbenza di fare li tre occhi, che sono sopra le tre porte principali della Chiesa, con tutti quegli delle cappelle e delle tribune: siccome ebbe anche a fare il grande occhio della facciata dinanzi della chiesa di S. Croce: e per la cappella maggiore della Pieve d’Arezzo ebbe a fare pure una bella e grande finestra, siccome per altri luoghi ancora, opere di sì fatto magistero ebbe a condurre.

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Furono a Lorenzo, oltre al pagamento, date molte onorevolezze, e di più risolverono gli Operai di S. Liperata di metterlo a parte degli onori, che si procacciava l’eccellentissimo Brunellesco nella sua maravigliosa fabbrica della Cupola, con darglielo per compagno; mentre io trovo a un libro di Deliberazioni dell’Opera del 1419. che Filippo di Ser Brunellesco, Lorenzo di Bartoluccio, e Batista d’Antonio sono eletti in Provveditori dell’Opera della Cupola a farla fabbricare e finire con fior. 3. di provvisione per ciascuno, per quanto durerà a fabbricarsi, e finché non sia finita: ed al primo di loro, che mancasse di vita, fu sostituito Giuliano di Arrigo Pittore, vocato Pisello: ed al secondo di loro, che morisse, Mes. Giovanni di Gherardo da Prato. Ma perché tal Deliberazione apportò al Brunellesco gran dispiacere, non andò la cosa molto avanti. E giacché intorno a’ particolari più minuti di tale risoluzione degli Operai il v assai ci lasciò scritto, e con sì bel modo, che ogn’altra espressione che io volessi fare, doverebbe riputarsi men bella; io a quanto egli ne raccontò, rimetto il mio Lettore. Ora, siccome è proprio de’ più sublimi e nobili ingegni, l’essere da coloro, che tali non sono, sottoposti alla maladicenza, la quale però, in luogo della procacciata oppressione, bene spesso onore e grandezza loro cagiona; così a Lorenzo, il quale con sì rare virtù s’era nella sua patria guadagnata gloria immortale, non fu possibile il sottrarsi dalla livorosa rabbia dell’Invidia: il che, quando non mai da altro, si riconosce da una falsa imputazione, che per toglierlo a quegli onori, che e per nascita e per le sue rare qualità personali se gli convenivano, gli fu data nel modo, che più a basso diremo; ma è prima da sapersi quanto appresso. Ebbe per costume l’antica Repubblica Fiorentina, come abbiamo dal vecchio Statuto al trattato terzo del libro terzo, intitolato gli Ordinamenti della Giustizia alla Rubrica 96. e 97. citati da Giovanni Villani, di fare le intamburazioni, che erano alcune segrete notificazioni, le quali facevansi nel Palazzo di un ministro, chiamato l’Esecutore degli Ordinamenti della Giustizia, che era uno de’ tre Rettori forestieri, dopo il Potestà e’l Capitano del Popolo, solamente fatto per difendere i Popolani contro a i Grandi: ed abitava da S. Piero Scheraggio: e queste notificazioni gettavansi in certe casse serrate a chiave, che chiamavano tamburi. E perché essa antica Repubblica reggevasi a governo Democratico o Popolare, che dir vogliamo: e però avendo avuti sempre a sospetto i Grandi e potenti, voleva in tal modo attutarne l’orgoglio, e così rendersi più sicura; quasi in quella guisa che l’Ateniese, simile in governo alla Fiorentina, inventò il violento rimedio dell’esilio di coloro, che pure non altra colpa avevano, che l’aver qualitadi eminenti sopra’l Popolo: e questo chiamavano Ostracismo; onde è, che essa Fiorentina Republica aggiunse alla statutaria disposizione, che se nel tamburo si fusse trovata qualche cedola contro a qualche Popolare, subito dovea stracciarsi senza leggerla, con doversi anche di tale atto rogare pubblico Instrumento: e colui, che avesse tale notificazione fatta fare, dovesse sommariamente e de plano esser condannato. Ma giacché parliamo di tale statutaria disposizione, non voglio lasciar di dire, a benefizio degli eruditi, come dalla medesima, per mio avviso, viene illustrato un bel luogo del Dittamondo di Fazio degli Uberti, nostro antichissimo potea, contemporaneo di Dante, ove dice: Qui non temeva la gente comuna (intende de’ Popolari) Trovarsi nel tambur (esser tamburato), ned esser preso Per lo Bargello senza colpa alcuna. Collo scorrere de’ tempi mutaronsi altresì l’usanze, ed usaronsi pure dalla Fiorentina Republica altre maniere d’intamburazioni: e furon quelle di certi tamburi di legno, che si tenevano appesi in alcune Chiese principali, e particolarmente in S. M. del Fiore, dove stavano appiccati alle colonne: e avevano dalla parte dinanzi scritto il nome di quell’Ufizio o Magistrato a cui elle servivano, e di sopra un’apertura, nella quale si poteva da chiunque volesse mettere, ma non già messa cavare, alcuna notificazione o scrittura: e questo si diceva intamburare, cioè accusare, e querelare. Questo facevano, acciocché fosse lecito a ciascheduno, senza manifestarsi, iscoprire a pubblico benefizio le mancanze di qualunque cittadino: ed è costume praticato nelle Repubbliche, siccome anche in qualche altro luogo, fino a oggi continuato. Avvenne dunque, che essendo il nostro Lorenzo stato tratto l’anno 1443. dell’ufizio de’ dodici Buonuomini, uno de’ tre maggiori, che oggi si dice il Collegio; vi fu chi procurò d’offuscare la sua fama, ed opporsi all’ingrandimento di sua casa, con una notificazione, data per lo Magistrato de’ Conservadori di Legge, del tenore, che segue: Lorenzo di Bartolo, fa le porte di S. Giovanni, di nuovo tratto all’uficio de’ Dodeci, è inabile a tale ufizio, perché non è nato di legittimo matrimonio, perché d. Lorenzo fu figliuolo di Bartolo e Mona Fiore, la quale fu sua femmina, ovvero fante, e fu figliuola d’un lavoratore di Val di Sieve, e maritolla a Pelago a uno chiamato Cione Paltami, uomo della persona molto disutile, e quasi smemorato, il quale non piacque alla detta Fiore: fuggissi da lui, e vennesene a Firenze, capitò alle mani di Bartolo predetto dell’anno 1374. o circa, e in quattro o cinque anni ne ebbe due figliuoli, una prima femmina, poi questo Lorenzo dell’anno circa il 1378. e quello allevò, e insegnolli l’arte sua dell’Orafo: dipoi circa l’anno 1406. morì il detto Cione, e’l detto Bartolo trovato da certi amici, i quali mostrarongli, che male era a vivere in adulterio, la sposò, come di questo è pubblica voce e fama, e come per li strumenti di matrimonj. E s’egli dicesse esser figliuolo di Cione, e non di Bartolo; troverete, che Cione mai ebbe figliuoli della Fiore: e che Lorenzo prese e usò i beni di Bartolo, e quelli ha venduti e usati come figliuolo e legittimo erede: e perché e’ s’è sentito innabile, mai ha accettato l’ufizio del Consolato dell’Arte, al quale più volte è stato tratto; ma sempre per piccola cosa è stato allo specchio, e lasciatosi stracciare. Fin qui son parole proprie della intamburazione.

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L Lambert Lombardus 303. Lazzaro Calvi 247. Libri Corali, miniati dal B. Fra Gio. Angelico 46. Libro dell’Evangelio di San Giovanni, conservasi nella Cappella di Palazzo Vecchio 57. Lippo Dalmasi. Fu discepolo di Vitale. Apprese il nome di Filippo delle Madonne per le molte che ne faceva 31. Quello che dice il Malvasia delle Madonne di Lippo. Quello che dicesse Guido Reni, e quale fosse il suo parere. Preparazione, che faceva Lippo quando doveva dipingere una madonna, pel rispetto che le portava. Reflessione dell’Autore intorno alla pietà, che dovrebbe usare un pittore nel fare tali immagini. Poi si fa Religioso 32. Scrittori intorno ai fatti di Lippo. Immagini e altre pitture fatte da Lippo 33. Lodovico Jans Vandembus 242. Lorenzo Ghiberti. Si chiama anche Nencio di Bartoluccio 1. Errori presi dal Vasari circa la vita di questo grand’uomo. Persone della famiglia di Lorenzo Ghiberti, che hanno goduto 2. Sepoltura e case della sua Famiglia 2. e 3. Fa da principio la professione del pittore, e fece una tavola a Rimini. Maestri, che fecero i modelli delle porte di San Giovanni. Prezzo di dette porte. Fa la prima porta 5. Statua di San Giovambatista d’Orsanmichele. Fece molte statue e getti di bronzo. Operò anche di musaico. Statua di San Matteo 6. Strumento dell’allogagione della detta statua 7. Statua di Santo Stefano d’Orsanmichele 11. Gli sono allogate le pitture degli occhi della Cupola di Santa Maria del Fiore 12. Fece molte belle cose pel Pontefice Eugenio IV. Fa la terza porta di San Giovanni, bellissima. Si leva la porta d’Andrea Pisano, e vi si mette la sua. Lode di Michelagnolo Buonarroti di dette porte. Impiega nella fattura di queste porte Lorenzo anni quaranta 15. Fu dato per compagno al Brunellesco nella fabbrica della Cupola 18. Accusa data a Lorenzo per via di tamburazione 20. Ebbe un figliuolo, chiamato Vittorio, che terminò l’ornato delle porte di San Giovanni: non Bonaccorso, come dice il Vasari 22. Morte di Lorenzo Ghiberti 21. Fra Lorenzo Mereno 232. Lorenzo Vecchietti 289. Luca Cornelisz de Kocck 221. Luca Gassel pittore 309. Luca di Leida pittore e scultore 177. Fece molte opere in disegno di età di dodici anni 178. Gara di Luca e di Alberto nell’intagliare in rame 179. Viaggi di Luca. Infermità e morte 183. Luca della Robbia scultore. Discepolo di Lorenzo Ghiberti. Fu inventore delle figure in terra invetriate e colorite 65. Sue opere 66. Sua famiglia. Sua morte non si sa in che tempo seguisse 67.

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V Valerio Zuccheri Pittore di musaico 332. Uberto Eych, fratello di Giovanni. Vedi Giovanni 24. Vetri degli occhi della Cupola a chi si dessero a fare 12. Ugo de Goes Pittore 152. Il Vignuola 321. Vincent Geldersman 304. Vincenzio Zuccheri 333. Volta de’ Peruzzi, dipinta da Paolo Uccello 64. Willem di Key Pittore 308. Willem di Cleef 303.

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